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lunedì, febbraio 16, 2026

Pippo Pollina – Fra guerra e pace

Fra guerra e pace, la vita di ogni giorno continua.

di Fabio Antonelli


Lo scorso 6 dicembre per l’etichetta Jazzhouse Records di Friburgo è uscito Fra guerra e pace che, se non ho sbagliato a contare, è il venticinquesimo album di Pippo Pollina, ultimo di un lungo percorso musicale nato nel lontano 1987 con il suo primo disco Aspettando che sia mattino.

Venticinque album in trentotto anni di carriera sono un bottino considerevole e magari ci si potrebbe aspettare un calo fisiologico di creatività, invece, questo nuovo capitolo musicale è forse uno dei migliori in assoluto della sua lunga carriera musicale, un disco fortemente voluto, politico, con una impellente voglia di continuare a dire la propria in un momento come questo in cui “La guerra è una dimensione dalla quale l’uomo non si è mai staccato veramente. Quel luogo dove la distruzione e lo sterminio familiarizzano con le altre vicende della vita. Con l’amore, con le nascite, con la fame o la sete.” come si evince per parola dello stesso Pollina, dal cospicuo libretto che accompagna il disco.

Disco che si presenta con un ottimo package in cartonato che include il libretto vero e proprio e la custodia sempre in cartonato e plastica del cd, con una copertina costituita da una foto di una band proveniente da tempi lontani, leggo poi dal libretto essere una foto gentilmente concessa a Pollina dalla famiglia Avvento di Camporeale.

Ma veniamo alle tracce del disco. Vigolais, il brano di apertura, pieno di lirismo, toccante, delicato, splendidamente arrangiato, è dedicato a Chasper Bardill, figlio del noto cantautore svizzero Linard Bardill, tragicamente scomparso il 24 maggio 2025 all'età di 38 anni a causa di un incidente in montagna, vittima di una valanga sul Rimpfischhorn, sopra Zermatt, nel Canton Vallese. È cantato in modo autobiografico, in prima persona, esprimendo quel desiderio della vittima di un ultimo saluto, un ultimo abbraccio reso impossibile dall’improvvisa dipartita, toccanti i versi “Ed abbracciarvi / tutto d’un fiato / questo sì, adesso sì. / Senza parole / nel verde di un prato, / proprio così. / E non ci sarà vento / quella sera di maggio / non ci sarà più rimpianto”.

Il volo del colibrì è, invece, un vibrante invito a vivere la propria vita a pieno, a credere ai propri sogni, a continuare la strada intrapresa, sicuri che le tenebre, sebbene imminenti, non faranno paura. È evidentemente un canto di speranza, bellissimi poi i versi finali “Canta ma non dimenticare / chi ha pagato il conto / per la parola che arricchisce / il tuo racconto. / La dignità della memoria / che rischiara / (e la fronte sfiora) / la notte è dura / arriva ancora / ma non fa paura”.

È ancora la speranza a prevalere sullo sconforto nella successiva Fra i petali del girasole, canzone dalla struttura rockeggiante scritta a quattro mani con Luigi Mariano, cantautore salentino, che narra la storia di un soldato ucraino in licenza mentre sogna una vita migliore dopo la guerra, lontano dal Donbas. La canzone si chiude poeticamente così “E poi su questo oceano radioattivo / io più ti guardo e più mi sento vivo. / Bacio i tuoi capelli color del miele / un’onda fra i petali del girasole / E finirà lo so… / questa guerra inutile”.

La notte dei cristalli, quarta traccia dell’album è stato anche il primo singolo e video ad anticipare l’uscita dell’album, vedendo all’opera per la prima volta in assoluto Pippo Pollina con i figli Julian “FABER” e Madlaina in una canzone dedicata alla tragica notte del 9 novembre del 1938 in cui avvenne un pogrom da parte della popolazione tedesca, favorita dalla Gestapo, nei confronti degli ebrei, a seguito dell’attentato condotto il 7 novembre a Parigi dal diciassettenne ebreo polacco Herschel Grynszpan ai danni del diplomatico tedesco Ernst Eduard vom Rath. Da una delle pagine più buie della storia recente Pippo Pollina riesce a costruire una magnifica canzone molto pacata ed intimista introdotta dal flicorno di Alessandro Presti con versi stupendi come questi “Sarai come quando hanno bruciato il tempio / in nome di Perseo / E hanno spento il sogno caro a Galileo. / Sarai come quando hanno cercato l’oro / e hanno trovato sangue, / nell’oscurità di una notte qualunque”.

Ancora più rivolta al presente è la successiva Free Palestina, con quel oud ad ambientarla perfettamente, lo stile rock e versi pieni di sofferenza senza fine “Non ci sono carezze, verità e certezze ieri né domani. / Poche le mani amiche e gonfie le ferite. / Non ci sono canzoni a riempire di suoni le sere di Gaza / Pietre, polvere e catrame. Freddo sete e fame. “cui fanno da contraltare le voci sparse nel mondo al grido di “Free Palestina”.

Lava la pioggia è, invece, un poeticissimo canto purificatore, dall’incedere prima lento, battente e poi piano piano crescente, un inno alla pioggia capace di lavare via dolori e sofferenze, di donare un briciolo di speranza “Lava la pioggia / e ingrossa / i fiumi d’orgoglio e velocità. / Sulle nostre vendette / le piroette / d’odio e viltà. / Lava la pioggia lava / col suo dolore / ci salverà”.

Lascia estasiati nell’ascolto la successiva canzone Questo tempo insieme, secondo singolo e video di questo album. La canzone vede riuniti nel canto Pippo Pollina, Marcello Mandreucci, Alfonso Moscato e la voce di strada Raquel Romeo, strepitosa scoperta, almeno per il sottoscritto. Queste voci così diverse fra loro si incrociano e mescolano in un canto che è un inno alla gioia dello stare insieme, potere immenso della musica. Segno di vero amore il suggello finale “Se mi cercherai io sempre ci sarò. / E ti aspetto anche se non te lo dirò”.

Il fiume è un brano che scorre lento come un fiume di pianura ma che inesorabile trascina con sé tutti gli istanti di un’esistenza, quelli realmente vissuti e quelli semplicemente sognati “E ti avrò se mai ti avrò / ombra di un istante / E sarai un sogno al mattino / Il bacio di un amante / che c’era e non c’era. / Nuvola straniera di frontiera…”.

Dolcissimo e pieno di poesia è Hasta siempre, il pezzo dedicato a José Alberto Mujica Cordano, il politico e guerrigliero uruguaiano che continuò a vivere in una piccola fattoria a Rincón del Cerro, alla periferia di Montevideo anche durante il suo mandato di presidente dell’Uruguay, rinunciando a vivere nel palazzo presidenziale, autoriducendosi lo stipendio governativo. Il testo sarebbe da riportare per intero, ma non lo farò, dico solo che è tutto da ascoltare per la sua amorevole delicatezza, sia musicale sia poetica.

Il brano successivo Rosabianca è dedicato a Sophie Magdalena Scholl, la giovane attivista tedesca appartenente appunto alla Rosa Bianca, il gruppo di ispirazione cristiana di amici tedeschi che pubblicarono una serie di manifesti contro la dittatura del nazionalsocialismo, scegliendo la ribellione non violenta al regime, che fu catturata e, infine, ghigliottinata dai nazisti. Ancora un brano che lascia il segno, che ricorda questa straziante vicenda, per non dimenticare, soprattutto in questo periodo sospeso tra ignavia o revisionismi “Eppure un giorno si dirà / sarà stato qualche libro / o un prete di periferia. / Ma si chiamava verità / e ti cantava ad alta voce / la sua dolce melodia”.

Il disco si chiude con Piccola canzone per noi, una dolce e delicatissima canzone direi necessaria per riappacificare l’animo dopo tanto dolore e sofferenza, “Piccola canzone per noi / che accarezzi piano”.

In definitiva un gran bel disco, forse uno dei più belli in assoluto tra quelli ascoltati nel 2025, con un Pippo Pollina in gran spolvero sia dal punto di vista musicale con notevoli invenzioni melodiche, sia dal punto di vista dei testi carichi di poesia, che non sente il passare degli anni ma, anzi, appare più ispirato che mai.

Un disco che non troverete in streaming né su Spotify né su altre piattaforme per scelta dell’autore che, ancora una volta, ha preferito prediligere la distribuzione classica della propria musica attraverso i supporti fisici CD e LP oltre che, ovviamente, attraverso una fitta scaletta di concerti tra Svizzera, Austria, Germania, Liechtenstein ed Italia quasi sempre sold out.

Buon ascolto, che di canzoni così ne abbiamo un gran bisogno.














Pippo Pollina

Fra guerra e pace

Jazzhaus Records – 2025

Tracklist

01. Vigolais

02. Il volo del colibrì

03. Fra i petali del girasole

04. La notte dei cristalli

05. Free Palestina

06. Lava la pioggia

07. Questo tempo insieme

08. Il fiume

09. Hasta siempre

10. Rosabianca

11. Piccola canzone per noi

Crediti

Pippo Pollina (voce, chitarra acustica, pianoforte)

Julian Pollina “FABER” e Madlaina Pollina – (voci in La notte dei cristalli)

Marcello Mandreucci, Alfonso Moscato e Raquel Romeo – (voci in Questo tempo insieme)

Lenka Bonaventurova (viola)

Daniel Frankenberg (violino)

Jonas Moosmann (violino)

Stefania Verità (violoncello)

Martin Kälberer (pianoforte, tastiere, fisarmonica, harmonium)

Daniel Stelter (chitarra acustica ed elettrica)

Alex Klier (basso elettrico)

Sven Faller (contrabbasso)

Roberto Petroli (sassofono, clarinetto, clarinetto basso)

Alessandro Presti (flicorno)

Marcio Robino (flauto)

Tommy Baldu (batteria e percussioni)

Martin Kälberer (batteria, percussioni, duduk, mandolino, mandola)

Werner Schmidbauer (armonica)

Daniel Stelter (mandolino e oud)

Registrato nell'estate del 2025 presso Malawi Studio (Bad Endorf, Germania), Indigo Records (Palermo, Italia) e Centochimere Studio (Zurigo, Svizzera). Masterizzato presso LXK Studios a Monaco di Baviera da Alex Klier. Prodotto e arrangiato per Jazzhaus Records (Friburgo, Germania) da Pippo Pollina e Martin Kälberer. Partitura e arrangiamenti per archi e fiati di Roberto Petroli. Foto di copertina per gentile concessione della famiglia AVVENTO (Camporeale, Italia). Progetto grafico di Marc Raner.

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mercoledì, febbraio 07, 2024

Gina Fabiani – Coraggio! Un incredibile viaggio dentro sé, fuori da ogni logica commerciale

di Fabio Antonelli

Nel lontano 2008 la cantautrice casertana Gina Fabiani pubblicò l’album “Segreto” (2008 – Il Popolo del Blues / Materiali sonori) vincendo il Premio Ciampi 2008 come Migliore album d’esordio e il Premio Ciampi 2009 per la migliore cover di Piero Ciampi e, sempre nel 2009, arrivando tra i finalisti per la Targa Tenco Miglior album d’esordio. Per vedere però uscire un suo nuovo album si è dovuto aspettare il 2023 quando, finalmente, ha visto la luce “Coraggio!”. Un titolo profetico…



Comincerei dalla copertina del disco, una splendida foto che ritrae il tuo viso di profilo, con la testa inclinata leggermente indietro e immersa nel buio, come immerse nel buio sono le scritte laterali riportanti il titolo, il tuo nome e, più in piccolo, il cognome (cosa che nel tuo precedente disco Segreto, non compariva, eri solamente Gina), quasi a dire che in questo disco sei proprio tu, non un personaggio, ma tu e la tua vita. Un titolo, invece, che non è semplicemente Coraggio ma Coraggio!, un punto esclamativo che fa la differenza, che trasforma questa espressione in un’esortazione, quasi un auto convincimento.

Sicuramente questo disco, realizzato a cinquant’anni suonati, quasi quindici anni dopo quello d'esordio, doveva essere intimo e personale, almeno nell'intento.

La foto suggerisce l'emersione dopo questo viaggio al centro del mio cuore ed il titolo è, come dici bene tu, un'esortazione; non mi piace l'idea del coraggio come preludio alla lotta, penso invece che debba essere la dotazione base per affrontare la sconfitta e la delusione senza sconti e senza retorica.

Coraggio è anche il titolo della canzone che apre il disco, una canzone di riflessioni sulla propria esistenza che diventano poesia, come quelle foglie che "quando cadono / vogliono semplicemente andar via / non abbandono ma determinazione / di dire addio agli alberi" o quelle onde che "quando s'infrangono vogliono / semplicemente andar via / non abbandono ma determinazione / di dire addio all'oceano". Trovo poi meraviglioso quel recitato, quell'immagine di te che ti inabissi nelle viscere della terra, che contrasta con il tuo desiderio di volare e sognare. Quel verso finale, quasi un’ancora di salvezza, "Quando la notte mi metto a cantare..." mi ha fatto venire in mente un pensiero spesso ripetuto da Pippo Pollina "La musica mi ha salvato la vita e ancora lo farà", è così anche per te?

Coraggio è chiaramente un manifesto: un inno alla solitudine, all'abbandono, alla ricerca di sé, alla volontà di sottrarsi allo sciocco teatrino che può diventare la vita e concedersi di rimestare nelle proprie viscere.

Non credo che la musica mi abbia salvato la vita, sicuramente la musica è un fatto identitario per chi fa questo mestiere ma io non la ritengo una cosa assoluta o sacra; ho altre passioni ed un'indole alla divagazione che mi consente di avere un certo distacco, la mia carriera lo dimostra: mi sono lasciata distrarre dalla vita e mi sono sempre concessa una sana mancanza d'ambizione. Il "mettersi a cantare di notte", finale della canzone, è più un'immagine liberatoria e catartica!



Un ritmo in lento crescendo, dettato dalle percussioni, ci riporta in superficie ed ecco innalzarsi una splendida accorata preghiera laica rivolta al cielo che ci sovrasta "Ladro! Ridammi le stelle che ti ho prestato / quando ero il leone / quando la terra girava leggera / e il mio passo era sicuro / e c'era / tutto un universo di certezze che mi sospingeva / e andavo generosa e fiera come un treno". C'è poi quel "Respiro, respiro, respiro" ripetuto più volte che sembra voler dire "son viva, nonostante tutto, nonostante un tumulto nel petto, son viva". È questo il senso della canzone Preghiera d’aria?

Decisamente sì!

Preghiera d'aria è senz'altro il pezzo che amo di più, non so nemmeno spiegarmi bene il motivo ma credo che sia perché è un po' come percepisco il mio modo di stare al mondo, sempre in bilico tra rabbia e vitalità!

Prendere atto del tempo che passa è doloroso ma dà anche la libertà di farsi finalmente travolgere dalle cose, chiedere indietro al cielo la sicurezza perduta e respirare!

In Eternità l'atmosfera è indubbiamente più pacata, è un soffermarsi ad ammirare ciò che si ha, a godersi l'amore della persona che si ama, con cui si condivide l'esistenza. È come un invito a vivere il presente, ad assaporare gli attimi di felicità che la vita ci regala, come affacciati all'eternità. I versi "Di notte ti sento respirare / mi commuove immaginarti in un sogno di barche / felice come un bambino / mentre a vele spiegate ritorni da me" mi hanno fatto pensare al mito di Ulisse, c'è appunto aria di eternità... È per caso stata scritta in una circostanza particolare?

Ho una modalità di scrittura abbastanza anomala perché la genesi delle mie canzoni può svilupparsi anche nell'arco di più di dieci anni, come nel caso di Eternità.

Di solito mi ispira una sensazione più che un fatto; un momento, appunto, che si dilata nel tempo e questa per me è l'unica possibilità di essere eterni che abbiamo perché tutto cambia e si trasforma e tutto muore ma alcuni squarci di luce ci si riverberano dentro per sempre!



Miseria comincia con quel crepitio della puntina sul disco, sembra quasi provenire da lontano, è di una tenerezza estrema, è un fare i conti con sé stessa, ogni giorno della propria esistenza. Trovo bellissimi questi versi "Che settembre si è seduto / proprio sul 31 agosto / sul mio risveglio stonato / una domenica mattina / una barca gigante che ha fallito l'approdo / è la mia naufraga faccia / è l'abitudine al tempo". Straziano il cuore. Ma credo ci sia comunque voglia di futuro in quel finale "Ma vado avanti / per la miseria che mi porto dietro" o sbaglio?

La tua domanda mi consente di dire che senza Stefano Ciuffi, arrangiatore e produttore del disco, coautore di alcuni dei pezzi (tra cui Miseria) e musicista e polistrumentista incredibile che ha suonato praticamente l'intero disco, Coraggio! non esisterebbe!

Ha immaginato un mondo sonoro che permettesse alle mie canzoni di galleggiare e vibrare.

Miseria in particolare non era facile dato il chiaro rischio di melodrammaticità che già dal titolo viene evocata.

Poi diciamo che fare i conti con me stessa - ormai è chiaro - era l'unica cosa che veramente mi interessava fare in questo disco!

Arriviamo così ad Amara, canzone in forma di blues, un blues che sa di piantagioni di cotone, che evoca sofferenza, forse quella di un futuro che a volte sembra irraggiungibile "O sortilegio o malasorte / che la fortuna ha braccia troppo corte… / …ggiando un po' di futuro / tra oggi e domani c'è il solito muro", forse per colpa dell'amore sempre così troppo poco comprensibile "L'amore è raro ed attento / e lo capisco a stento", ma anche qui sembra in fondo esserci la possibilità di una risalita "Io tocco il fondo / tu tocchi il fondo / è la guerra dei fondi tu affondi / Io invece vado su / Io invece vado su”. Questa risalita la vedi una possibilità offerta dalla vita stessa o più una tua volontà?

Amara è un gioco: mi sono in fondo sempre sentita più una cantante di blues che una cantautrice così come mi sento più una sopravvivente che una resiliente! In generale, negli anni, ho sviluppato una forma d'irritazione nei confronti di questa tendenza a idealizzare sé stessi e le proprie "miserie"; siamo - anche e spesso - ridicoli, piccoli, disorientati, inadeguati ma siamo anche resistenti, a volte nostro malgrado!

Di Tienimi non voglio dire nulla se non che è una splendida canzone d'amore. Aggiungo solo che a chiunque sia dedicata questa canzone, quei sentimi, tienimi, arrenditi, guardami, fermami, vorrei tanto che ognuno li rivolgesse al proprio amato/a, perché vogliono dire affidarsi all'altro, in un coinvolgimento totale o, almeno, io l'ho percepita così. Ma lascio a te la parola.

L'ho scritta per il mio compagno e sì, c'è poco da dire se non che è la "mia" canzone d'amore!

Personalmente amo tantissimo Precipitando, trovo questo brano una summa di questo tuo intero percorso di immersione dentro il tuo cuore e, sembra, che alla fine tu "faccia pace" con te stessa, o così almeno mi sembra di cogliere da questi versi finali "Guardo questo mare di macerie / sorrido e mi preparo ad atterrare / guardo questo mare di macerie / è la mia disfatta / è la terra matta dove si spezzano i piedi / guardo questo mare di macerie / e queste mani piccole che non sono ali / ma che mai riuscirebbero a scavarmi la fossa" con quella lunga, liberatoria, risata finale o, forse no, come sembra suggerire quella voce che sembra arrivare da lontano "Se sapessi come fare a restare senza farmi male...". Non tutto è concluso?

Eh sì, gli ultimi due pezzi di Coraggio! sono un modo per chiudere il cerchio e continuare; abbiamo cercato di inserire in ogni canzone degli elementi che allargassero la percezione e la spostassero su piani meno puliti e meno chiari ma, forse, più evocativi e in Precipitando questo intento si disvela fino al finale di Amen! I rumori, le scordature, le distorsioni e la "risata" che prende il posto di un'improvvisazione; questi ed altri piccoli autosabotaggi musicali accompagnano una presa di coscienza che passa attraverso il non prendersi troppo sul serio e la confusione, il magma che ricomincia a farti pulsare le vene, nel bene e nel male.



I due brani, Precipitando e Amen, in effetti, sono quasi un unico brano e tutto ha un senso in questo epilogo con emersione dall'inconscio. A questo punto ti chiedo com'è stato tornare a scrivere un album dopo quindici anni da quello d'esordio, personalmente pensavo con dispiacere di averti ormai persa dalle scene musicali. Ed ora?

In realtà non sono tornata a scrivere ma, come ti ho accennato prima, alcuni pezzi hanno avuto una genesi molto lunga, altri sono nati producendo il disco! La voglia di realizzarlo è divenuta prepotente nel 2021 e anche la decisione di farlo con Stefano ha accelerato e definito tutto!

Non sono mai stata particolarmente lineare o produttiva e, sinceramente, ne vado fiera; non sento l'esigenza di definirmi continuamente, mi piace fare cose diverse con la musica ed intorno alla musica ma anche fuori dalla musica anche se non ho mai fatto un lavoro diverso da questo.

Sono molto più brava, per come sono cresciuta e per carattere, a gestire un'anarchica precarietà che l'inserimento disciplinato nel "business" musicale; non mi interessa esserci a tutti i costi o che mi venga riconosciuto qualcosa!

Mi piace produrre cose in cui mi riconosco fuori da ogni logica di marketing e sono felice che Coraggio! sia quel che è.

Il mio futuro è un'incognita assoluta... vedremo!

mercoledì, settembre 02, 2015

Hallenstadion Zürich, 22.08.2015 “Pippo Pollina: das grosse Finale”
di Fabio Antonelli



L’11 ottobre del 2012, nella magnifica cornice del Krone Circus di Monaco di Baviera, ebbi l’onore di assistere a uno dei più importanti concerti del lungo Tour con cui Pippo Pollina portò in giro “Süden” il fortunatissimo disco realizzato a sei mani con i musicisti bavaresi Werner Schmidbauer e Martin Kälberer e rimasi letteralmente stupefatto dall’accoglienza riservata dal pubblico tedesco a quell’evento, basti pensare a come la data fosse sold out da mesi e che la struttura ha una capienza di 5.000 posti.

Ora, invece, è passata poco più di una settimana da quel sabato 22 agosto in cui Pippo Pollina ha voluto congedarsi dal suo amato pubblico, dopo aver dichiarato di non voler più suonare dal vivo fino al 2017, attraverso un magnifico concerto durato quasi quattro ore, in cui  ha raccolto sul palco numerosissimi ospiti.

E’ vero, ha giocato in casa, si potrebbe direbbe usando una terminologia cara a chi ama il calcio, perché questo evento l’ha voluto realizzare all’Hallenstadion di Zurigo, la sua città adottiva, quello che l’ha accolto quasi fosse un proprio figlio molti anni fa, però credo che radunare un pubblico pagante di 13.000 persone, con biglietti che andavano da 80 a 50 franchi, in questo periodo di crisi economica, non sia proprio risultato da buttare …

Ciò però che fa più impressione, in termini positivi, è che queste grandi cifre ruotano intorno non a un cantante pop bensì a uno dei migliori esponenti della nostra canzone d’autore, uno che nelle canzoni canta si l’amore, ma anche l’impegno sociale, il desiderio di cambiare, di ribaltare tutto ciò che appare scontato e inevitabile, il tutto sempre con grande umanità, umiltà e soprattutto onestà intellettuale.

Forse è proprio questo suo essere autentico, unito alla forte volontà di avvicinarsi costantemente al pubblico spiegando quasi sempre nella lingua locale le canzoni prima di eseguirle, che è colto da un pubblico che, per la stragrande maggioranza, non capisce nulla dei testi delle sue canzoni se non attraverso le traduzioni sempre presenti nei libretti dei suoi dischi.

Altrimenti non mi spiegherei come un pubblico generalmente abbastanza freddo, come quello svizzero e tedesco, possa magari ridere a crepapelle durante alcune presentazioni, applaudire come un forsennato, fino ad arrivare letteralmente a saltare sulle poltroncine durante l’esecuzione dei pezzi più trascinanti.

In tal senso faccio una prima considerazione rivolta a chi mi sta leggendo e magari si starà chiedendo chi sia questo Pippo Pollina, perché in Italia è pressoché sconosciuto.

Di proposito non dico nulla, invito solo a cercare la sua musica, si accorgerà subito come la sua musica non sia per niente “pallosa”, anzi credo sia la dimostrazione di come la canzone impegnata possa essere anche gradevolissima da ascoltare, soprattutto quando sa toccare il cuore.

Torniamo però alla serata, Pippo ha suonato per quasi quattro ore insieme al suo fedele gruppo, il Palermo Acoustic Quintet e all’Orchestra da Camera “Musica viva”, diretta da Willy Honegger, ma mai come in quest’occasione il tempo è volato via, grazie anche alla presenza di ospiti molto diversi fra loro per stile, linguaggio musicale, quasi a voler dimostrare che la musica non può che unire popoli e culture anche molto distanti e lontane fra loro.

La lunga carrellata di ospiti è stata però aperta non da un musicista ma da Giovanni Impastato, fratello di Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino, giornalista, attivista e poeta italiano, noto per le sue denunce contro le attività di cosa che gli costarono la vita in un attentato, il 9 maggio 1978, a dimostrazione che per Pippo musica e impegno civile sono inscindibili e “Centopassi”, la sua canzone dedicata a Peppino, ne è il segno.

Alcuni degli ospiti della serata sono artisti che hanno collaborato con lui, come ad esempio Giorgio Conte che ha duettato con lui in “Mare mare mare”, canzone presente nel suo ultimo album “L’appartenenza” o la catanese Etta Scollo, che ha eseguito in duo con Pippo un paio di pezzi da brivido o come i già citati Werner Schmidbauer e Martin Kälberer, coautori di “Süden”.

C’è stato anche il cantautore svizzero-tedesco  Linard Bardill, che, nel lontano 1987, scoprì per caso Pippo mentre cantava “Eskimo” di Guccini, cercando di vivere di musica suonando per le strade della Svizzera e, conosciutolo meglio, lo invitò a partecipare a un progetto discografico in lingua romancia e alla relativa tournée. Fu la svolta per Pippo.

Pippo ha poi voluto sul palco anche una serie di artisti con i quali non ha mai collaborato direttamente ma che ammira fortemente, alcuni noti al pubblico svizzero e tedesco come Gigi Moto, Büne Huber von Patent Ochsner, Stefan Stoppok, uno invece a noi molto noto, Eugenio Finardi, un musicista che ha sempre stimato per lo spirito ribelle e la coerenza.

Non ultimi sono saliti sul palco, duettando con Pippo, anche i figli Madlaina e Iulian, entrambi cresciuti a suon di musica e che ora stanno cercando di intraprendere un proprio percorso artistico. Se la prima è apparsa molto emozionata sia nel cantare il pezzo scritto per “Süden”, sia nel duetto con Giorgio Conte dove è apparsa un po’ impacciata nel cercare di ricreare l’incanto di “Com’è bella la luna”, invece, il figlio maggiore, che ha voluto da subito scegliersi Faber come nome d’arte proprio per non far pensare di essere in qualche modo raccomandato dal padre, ha dimostrato di possedere voce, grinta e durezza da far impallidire lo stesso Pippo, credo anzi se ne sentirà parlare.

Per dovere di cronaca il mega concerto, dopo una serie di acclamatissimi bis, s’è concluso al ritmo di una forsennata “Bella ciao” che ha visto tutto il pubblico convenuto a Zurigo cantare e ballare, davvero un finale emozionante.

Io però non voglio chiudere qui, bensì fare una mia considerazione del tutto personale.

So che un paio di anni fa Pippo ha sottoposto all’attenzione della giuria che sceglie i brani per il Festival di Sanremo, due suoi pezzi inediti che non sono stati però presi in considerazione. Scelta lecita per carità, soprattutto nel caso fosse stata dettata da motivazioni puramente artistiche, un po’ meno nel caso in cui si fosse giustificata la bocciatura con la considerazione che Pippo Pollina è un big solo all’estero e non in Italia, quasi che gli onori e i meriti guadagnati in terra straniera qui non avessero valore … Ma si sa che qui si è big solo se si arriva da Amici o X-Factor…

Ciò che più sorprende il sottoscritto è, invece, che un Club come il Tenco, che ha fatto della canzone d’autore il proprio vessillo, non abbia mai invitato Pippo, l’unico, credo, esponente della canzone d’autore italiana che sia riuscito a esportare la propria opera, per lo più scritta e cantata in italiano, oltre confine.

E’ vero, la sua musica può anche non piacere e si sa che i gusti musicali sono del tutto personali e per questo sempre opinabili però, se penso che sul palco dell’Ariston, in una recente edizione, tanto per fare un esempio, s’è esibito Marco Fabi, cugino del ben più famoso Niccolò beh, allora mi domando come mai non si sia ancora rimediato a questa ingiustizia.

Sito ufficiale di Pippo Pollina: http://www.pippopollina.com/
Pippo Pollina su Facebook: http://www.facebook.com/pollinaofficial

venerdì, febbraio 28, 2014

Recensione CD "L'appartenenza" di Pippo Pollina

Pippo Pollina è reduce da un 2013 straordinario.

Nel maggio scorso ha festeggiato i suoi cinquant’anni di vita con tre straordinari concerti sold out nella “sua” Zurigo, ai quali hanno partecipato ospiti del calibro di Franco Battiato, Inti-Illimani, Linard Bardill, Konstantin Wecker, Martin Kälberer, Werner Schmidbauer, Giorgio Conte tanto per citarne alcuni.

In agosto ha poi concluso nella splendida cornice dell’Arena di Verona davanti a più di diecimila persone, la lunga e fortunatissima tournée legata al disco Süden, scritto a sei mani con Martin Kälberer e Werner Schmidbauer.

Poi una breve pausa, giusto il tempo per scrivere finalmente un album tutto in italiano o quasi. E’ stata una scrittura di getto ma in realtà pensiamo che questo disco lo meditasse e sedimentasse in cuor suo da tanto, perché L’appartenenza, così s’intitola il nuovo lavoro, è un vero e proprio concept album, segno evidente di una sorta di bilancio della propria esistenza, in cui il fil rouge che unisce le tredici tracce è proprio il concetto di appartenenza, intesa come tutte quelle cose e quei valori ritenuti importanti per la propria vita, cui si è legati, cui è legato il proprio nome e la propria firma, non tanto a livello artistico quanto a livello umano.

La canzone che più di tutte spiega il punto di partenza di quest’album è proprio la traccia omonima, una vera e propria dichiarazione d’intenti e di solide aderenze ai propri ideali, anche se ogni scelta di campo porta inevitabilmente a farsi domande sul proprio passato “Ci sarà nel silenzio / oscurità per vedere quello che non sono stato / quello che non ho compreso tutto l'amore atteso / tutto l'amore”, ma soprattutto sull’incerto futuro “Ma dove vai tempo che mi illudi? Cosa fai tempo che ...?”.

Non è, però l’unica canzone a parlarci chiaramente di appartenenza, basta ascoltare Cantautori. Pippo da sempre, con le proprie canzoni, è voluto entrare a far parte di chi scrive canzoni solo quando abbia davvero qualcosa da comunicare e che considera le canzoni veicoli privilegiati attraverso il quale far correre le idee. Eccolo allora cantare “Siamo tutti orfani di Lucio e di Fabrizio / non perché difetti a noi l'arguzia né il coraggio / ma é solo una questione di cuore e di paesaggio / di idee che mai diventano scorta d'equipaggio. / Siamo tutti orfani di Giorgio e di Gabriella / di Piero e di Luigi che riposan su una stella / parenti stretti di Enzo Sergio e di Gaetano /compagni di bevute di alcool e metano”. Se tutto questo non è senso di appartenenza.

Ancora, sempre a proposito di appartenenza, c’è una delle canzoni più intense e dolenti del disco Laddove crescevano i melograni, in cui Pippo spiega le ragioni profonde che l’hanno portato a lasciare l’Italia nel 1985. E’ canzone di dolci ricordi “lo sguardo ingenuo delle ragazze stava cambiando poco a poco / e le osservavo senza capire il gioco suadente del sorriso / che ricamavano su quella bocca alito dolce di fiordaliso” frammisti ad altri dolorosi “Crollavano tutti come birilli attori prima dell'abbandono / lo stato in cravatta al funerale e un attimo prima a firmare il condono” fino all’unica scelta possibile “E mi dicevo corri ragazzo prima che il germe della vergogna / possa vincere il tuo disprezzo possa ubriacarti come una spugna / e mi dicevo corri fai in fretta prima che uccidano la fantasia / con una scatola usa e getta con un controllo di polizia” non senza rimpianti però “Laddove crescevano i melograni ci torno ogni tanto di nascosto / a piangere l'uomo che non sono stato ad assaporare l'odore del mosto”.

Sempre in tema autobiografico, sebbene musicalmente molto diversa, tesa e vibrante di rock, è Sono chi sei sono chissà, in cui Pippo ripercorre, attraverso una serie d’immagini, la propria esistenza. Una canzone quindi fatta di bilanci, in cui l’immagine più bella potrebbe essere proprio questa “Sono la solitudine di una notte deserta l'inquietudine incompresa della libertà”, perché spesso scegliere di agire coerentemente per la libertà, porta a essere soli e incompresi.

C’è però forse una canzone, Da terra a terra, che più di tutte riesce a spiegare quale profonda amarezza possa scaturire dal vedere crollare davanti ai propri occhi certe impavide utopie “Io si c'avevo creduto a un mondo dove si uniscon le mani / da terra a terra queste mani nel sacro fuoco degli altipiani / in mezzo ai grattacieli alle fabbriche delle illusioni / fra le pagine dei vangeli fra le lacrime delle passioni” e in quei tristi momenti non resta forse che aggrapparsi alle persone che ci amano e ci vivono accanto “Tutto sarà tenerezza, laddove la giustizia è tenerezza / e il tuo sorriso è un lieve pensiero il peregrinare lento d'un veliero”.

Anche Risveglio, giocata su toni delicati e sognanti, vuol valorizzare l’importanza di chi condivide con noi gli stessi ideali “E sarò il tuo fiore nel giardino / la tua sofferenza la tua fatica / e del tuo sollievo la voce amica / che ti parlerà ...” in una dimensione quasi onirica “Tutto sarà il sogno mai sognato / e sarà preghiera sul sagrato / e tutto sarà il viaggio mai finito / vicino a te ... accanto a te ...”. Con lui la voce e la lingua tedesca del bavarese Schmidbauer.

Nel disco c’è spazio anche per l’amore, quell’amore viscerale per la propria terra natia “Ti vogghiu beni puru ca semu luntani / puru ca nun ti ricordi li me occhi lu me nnomi” che mai verrà meno “Ti pirdunu terra mia nun t`abbandunu / ca lu coru t'apparteni ora e sempri” e che, cantato nei solchi della tradizione in Ti vogghiu beni, segna il ritorno di Pippo alla propria lingua natia, impegnato in un toccante duetto con Etta Scollo, una delle voci più significative della Sicilia.

La Sicilia è sempre stata ben presente in Pippo e a un eroe di quella terra, don Pino Puglisi, ucciso da Cosa Nostra il giorno del suo 56º compleanno, per il suo costante impegno evangelico e sociale, è dedicata l’accorata ma delicata, E se ognuno fa qualcosa, in cui risuona, quasi come un’eco, una domanda “Ma chi è lei? / Ce lo dica Don Pino che di eroi ci nutriamo / per riempire quel vuoto, quel niente che siamo”.

Se la Sicilia, com’è ovvio che fosse, è molto presente in un disco che parla di appartenenza, nella track-list troviamo però anche Helvetia una canzone di stampo folk dedicata da Pippo alla Svizzera, la terra che l’ha accolto, cui canta questi bei versi quasi fossero rivolti alla propria amata “Tu mi hai guardato e mi hai capito/ senza parola proferire / e mi hai abbracciato con un dito / e mi hai baciato all'imbrunire. / E mi hai sfamato con un candito / mi hai regalato dieci lire. / E quando tutto precipitava /mi hai sussurrato non andar via / il mondo è grande ma la tua casa / ti aspetta ed ha già nostalgia / delle canzoni delle parole / delle tue malinconie / che fendono queste nebbie al sole / che oscurano le bugie”. Una Svizzera ben lontana dai tanti cliché che l’accompagnano e da quel essere spesso paese odiato senza alcun valido motivo.

Tra i valori più importanti, i legami più forti, non potevano certo mancare quelli con le persone con cui è vissuto, ecco allora due canzoni molto poetiche.

La prima, Anniventi, è dedicata al figlio tenendo però sempre ben presente un valore irrinunciabile come la libertà “Qualunque sarà la via / qualunque la tua compagnia / qualunque la tua idea. / Vai vai vai ...”. Un invito a guardare avanti sempre e comunque.

La seconda, Adesso che, dedicata invece alla madre e che si chiude con questi dolcissimi versi “E se ti sorprendo incerta lo sguardo lontano / ti seguirò senza farmi vedere … / Ti stringo lieve dammi la tua mano”.

Qualcuno, leggendo la track-list ci dirà: ma Mare mare mare? Ve ne siete forse dimenticati? No, assolutamente. E’ la canzone che, di fatto, apre il disco dopo la strumentale Preludio e in maniera spensierata, anche molto ironica, ironia resa ancora più percepibile dalla partecipazione di Giorgio Conte. In questo brano è espresso, in pochi versi, l’immenso desiderio di vivere una giornata al mare da parte di un uomo come Pippo che, nativo di Palermo, si è trovato catapultato a vivere per tanti anni in un paese come la Svizzera, in cui il mare non si vede neppure guardando con il binocolo. “Mare mare mare datemi una giornata al mare / sarò un idiota un superficiale un personaggio demenziale” così recita l’accattivante ritornello e sono sicuro che, se Pippo e Giorgio questa canzone l’avessero cantata a Sanremo, una volta tanto Festival della Canzone Italiana e Premio Tenco (per altro entrambi sempre freddi nei confronti di Pippo) avrebbero trovato il trait d’union.

Un grande disco, arrangiato e suonato magistralmente, se qualcuno ancora non l’avesse intuito.




















Artista: Pippo Pollina
Titolo album: L’appartenenza
Etichetta: Jazzhaus Records
Distributore: Artist First

Produzione artistica: Pippo PollinaMartin Kälberer
Anno di uscita: 2014

Durata totale: 48:34

Elenco tracce:                                   
01. Preludio
02. Mare mare mare
03. Cantautori
04. Laddove crescevano i melograni
05. Sono chi sei sono chissà
06. Anniventi
07. Da terra a terra
08. Helvetia
09. Ti vogghiu beni
10. L’appartenenza
11. E se ognuno fa qualcosa
12. Risveglio
13. Adesso che

Brani migliori:
Da terra a terra
Laddove crescevano i melograni
Mare mare mare

Musicisti e Ospiti:
Pippo Pollina: voce, chitarre acustiche, chitarre classiche, piano acustico
Martin Kälberer: voce, programming, piano acustico, tastiere, percussioni, fisarmonica
Walter Keiser: batteria
Roberto Petroli: sassofoni, clarinetto, EWI
Stefania Verità: violoncello
Jean Pierre Von Dach: chitarre elettriche, chitarre acustiche

Giorgio Conte: voce (2)
Etta Scollo: voce (9)
Werner Schmidbauer: voce (12)

Link:

giovedì, maggio 30, 2013

Recensione CD "Mezzanota" di Chiara Jerì e Andrea Barsali



Mezzanota è il titolo del nuovo progetto della giovane cantautrice Chiara Jerì che, per l’occasione, si fa accompagnare in questo percorso musicale dal chitarrista Andrea Barsali.

Il contributo di Andrea, però, va ben al di là del semplice accompagnamento musicale con la sua fedele chitarra classica (per altro sempre curatissimo), poiché oltre che essere autore degli arrangiamenti, è anche coproduttore del disco con Chiara, tanto che il disco è firmato da entrambi.

Quale invece il ruolo di Chiera Jerì in questo disco che è stato definito dai due “l’istante in cui l’Intenzione diventa Musica” dove, notate bene, intenzione e musica sono scritte con la maiuscola?

Beh, lei qui presta la sua potente e profondissima voce ad alcuni tra i più bei pezzi della canzone d’autore italiana come La donna cannone di Francesco De Gregori, Canzone seconda di Pippo Pollina, Fino all’ultimo minuto di Piero Ciampi nonché l’inedita Amore mio hai ragione di Maurizio Tollo, già collaboratore di Chiara nel suo disco d’esordio, ma è soprattutto quando si mette a scrivere i testi a uscire a pieno la sua cifra stilistica.

Prendiamo ad esempio Notturno delle parole fuori posto, che si pone non a caso al centro della tracklist. Il brano, ispirato da questi versi “la raganella disidratata sul vetro inaridì / evaporò / bevve il sangue verde / il falco gira, e gli attribuiscono infamie, e arriva l’acqua, come sempre in ritardo” di Fabrizio De Andrè, ha fruttato a Chiara la vittoria nel 2009 al concorso musicale “Un notturno per Faber” organizzato a Genova dalla Fondazione De André e MySpace Italia, segno che anche come autrice di testi è artista capace di lasciare il segno.

Non è però l’unico esempio di buona scrittura presente in questo disco, provate ad ascoltare Innesco e sparo, ispirata a un avvenimento realmente accaduto, l’esecuzione fredda, lenta e atroce di Giannino Losardo, avvenuta nel lontano 1980 e che all’epoca dei fatti, era sindaco di Cetraro, una delle tante pagine buie della Calabria ma in fondo simile ad altre tante brutte storie della nostra povera Italia, proprio come quella raccontata in Malincuore, forse la canzone più bella in assoluto del suo primo disco Mobile Identità e qui inserita come ghost track a fine disco.

Musicalmente parlando, invece, i due si compensano alla perfezione in questo progetto, quanto Andrea con la sua chitarra sa inerpicarsi con i suoi arpeggi fino a raggiungere vette quasi inesplorate così Chiara sa inabissarsi con la propria voce fino a toccare profondità inaccessibili ad altre signore della canzone italiana.

Sentieri e suggestioni che magicamente però diventano univoci quando arrivano al cuore di chi ascolta. Un concetto semplice che il titolo dell’album spiega bene. Chiara e Andrea ci mettono Mezzanota, l’altra  metà è dentro ognuno di noi. Fategli ascoltare questo disco e s’incontreranno…



















Artista: Chiara Jerì e Andrea Barsali
Titolo album: Mezzanota
Etichetta: Autoprodotto

Produzione artistica:

Anno di uscita: 2013

Durata totale: 45:23


Elenco tracce:                                   
01. La ballata della Ginestra
02. La donna cannone
03. Amore mio hai ragione
04. Canzone II
05. Notturno dalle parole scomposte
06. Innesco e sparo
07. A goccia a goccia
08. Fino all’ultimo minuto
09. Vorrei

Brani migliori:
Notturno dalle parole scomposte
Innesco e sparo
Amore mio hai ragione


Musicisti e Ospiti:
Chiara Jerì: voce
Andrea Barsali: chitarra classica


Link:
www.facebook.com/andrea.barsali