lunedì, febbraio 16, 2026

Pippo Pollina – Fra guerra e pace

Fra guerra e pace, la vita di ogni giorno continua.

di Fabio Antonelli


Lo scorso 6 dicembre per l’etichetta Jazzhouse Records di Friburgo è uscito Fra guerra e pace che, se non ho sbagliato a contare, è il venticinquesimo album di Pippo Pollina, ultimo di un lungo percorso musicale nato nel lontano 1987 con il suo primo disco Aspettando che sia mattino.

Venticinque album in trentotto anni di carriera sono un bottino considerevole e magari ci si potrebbe aspettare un calo fisiologico di creatività, invece, questo nuovo capitolo musicale è forse uno dei migliori in assoluto della sua lunga carriera musicale, un disco fortemente voluto, politico, con una impellente voglia di continuare a dire la propria in un momento come questo in cui “La guerra è una dimensione dalla quale l’uomo non si è mai staccato veramente. Quel luogo dove la distruzione e lo sterminio familiarizzano con le altre vicende della vita. Con l’amore, con le nascite, con la fame o la sete.” come si evince per parola dello stesso Pollina, dal cospicuo libretto che accompagna il disco.

Disco che si presenta con un ottimo package in cartonato che include il libretto vero e proprio e la custodia sempre in cartonato e plastica del cd, con una copertina costituita da una foto di una band proveniente da tempi lontani, leggo poi dal libretto essere una foto gentilmente concessa a Pollina dalla famiglia Avvento di Camporeale.

Ma veniamo alle tracce del disco. Vigolais, il brano di apertura, pieno di lirismo, toccante, delicato, splendidamente arrangiato, è dedicato a Chasper Bardill, figlio del noto cantautore svizzero Linard Bardill, tragicamente scomparso il 24 maggio 2025 all'età di 38 anni a causa di un incidente in montagna, vittima di una valanga sul Rimpfischhorn, sopra Zermatt, nel Canton Vallese. È cantato in modo autobiografico, in prima persona, esprimendo quel desiderio della vittima di un ultimo saluto, un ultimo abbraccio reso impossibile dall’improvvisa dipartita, toccanti i versi “Ed abbracciarvi / tutto d’un fiato / questo sì, adesso sì. / Senza parole / nel verde di un prato, / proprio così. / E non ci sarà vento / quella sera di maggio / non ci sarà più rimpianto”.

Il volo del colibrì è, invece, un vibrante invito a vivere la propria vita a pieno, a credere ai propri sogni, a continuare la strada intrapresa, sicuri che le tenebre, sebbene imminenti, non faranno paura. È evidentemente un canto di speranza, bellissimi poi i versi finali “Canta ma non dimenticare / chi ha pagato il conto / per la parola che arricchisce / il tuo racconto. / La dignità della memoria / che rischiara / (e la fronte sfiora) / la notte è dura / arriva ancora / ma non fa paura”.

È ancora la speranza a prevalere sullo sconforto nella successiva Fra i petali del girasole, canzone dalla struttura rockeggiante scritta a quattro mani con Luigi Mariano, cantautore salentino, che narra la storia di un soldato ucraino in licenza mentre sogna una vita migliore dopo la guerra, lontano dal Donbas. La canzone si chiude poeticamente così “E poi su questo oceano radioattivo / io più ti guardo e più mi sento vivo. / Bacio i tuoi capelli color del miele / un’onda fra i petali del girasole / E finirà lo so… / questa guerra inutile”.

La notte dei cristalli, quarta traccia dell’album è stato anche il primo singolo e video ad anticipare l’uscita dell’album, vedendo all’opera per la prima volta in assoluto Pippo Pollina con i figli Julian “FABER” e Madlaina in una canzone dedicata alla tragica notte del 9 novembre del 1938 in cui avvenne un pogrom da parte della popolazione tedesca, favorita dalla Gestapo, nei confronti degli ebrei, a seguito dell’attentato condotto il 7 novembre a Parigi dal diciassettenne ebreo polacco Herschel Grynszpan ai danni del diplomatico tedesco Ernst Eduard vom Rath. Da una delle pagine più buie della storia recente Pippo Pollina riesce a costruire una magnifica canzone molto pacata ed intimista introdotta dal flicorno di Alessandro Presti con versi stupendi come questi “Sarai come quando hanno bruciato il tempio / in nome di Perseo / E hanno spento il sogno caro a Galileo. / Sarai come quando hanno cercato l’oro / e hanno trovato sangue, / nell’oscurità di una notte qualunque”.

Ancora più rivolta al presente è la successiva Free Palestina, con quel oud ad ambientarla perfettamente, lo stile rock e versi pieni di sofferenza senza fine “Non ci sono carezze, verità e certezze ieri né domani. / Poche le mani amiche e gonfie le ferite. / Non ci sono canzoni a riempire di suoni le sere di Gaza / Pietre, polvere e catrame. Freddo sete e fame. “cui fanno da contraltare le voci sparse nel mondo al grido di “Free Palestina”.

Lava la pioggia è, invece, un poeticissimo canto purificatore, dall’incedere prima lento, battente e poi piano piano crescente, un inno alla pioggia capace di lavare via dolori e sofferenze, di donare un briciolo di speranza “Lava la pioggia / e ingrossa / i fiumi d’orgoglio e velocità. / Sulle nostre vendette / le piroette / d’odio e viltà. / Lava la pioggia lava / col suo dolore / ci salverà”.

Lascia estasiati nell’ascolto la successiva canzone Questo tempo insieme, secondo singolo e video di questo album. La canzone vede riuniti nel canto Pippo Pollina, Marcello Mandreucci, Alfonso Moscato e la voce di strada Raquel Romeo, strepitosa scoperta, almeno per il sottoscritto. Queste voci così diverse fra loro si incrociano e mescolano in un canto che è un inno alla gioia dello stare insieme, potere immenso della musica. Segno di vero amore il suggello finale “Se mi cercherai io sempre ci sarò. / E ti aspetto anche se non te lo dirò”.

Il fiume è un brano che scorre lento come un fiume di pianura ma che inesorabile trascina con sé tutti gli istanti di un’esistenza, quelli realmente vissuti e quelli semplicemente sognati “E ti avrò se mai ti avrò / ombra di un istante / E sarai un sogno al mattino / Il bacio di un amante / che c’era e non c’era. / Nuvola straniera di frontiera…”.

Dolcissimo e pieno di poesia è Hasta siempre, il pezzo dedicato a José Alberto Mujica Cordano, il politico e guerrigliero uruguaiano che continuò a vivere in una piccola fattoria a Rincón del Cerro, alla periferia di Montevideo anche durante il suo mandato di presidente dell’Uruguay, rinunciando a vivere nel palazzo presidenziale, autoriducendosi lo stipendio governativo. Il testo sarebbe da riportare per intero, ma non lo farò, dico solo che è tutto da ascoltare per la sua amorevole delicatezza, sia musicale sia poetica.

Il brano successivo Rosabianca è dedicato a Sophie Magdalena Scholl, la giovane attivista tedesca appartenente appunto alla Rosa Bianca, il gruppo di ispirazione cristiana di amici tedeschi che pubblicarono una serie di manifesti contro la dittatura del nazionalsocialismo, scegliendo la ribellione non violenta al regime, che fu catturata e, infine, ghigliottinata dai nazisti. Ancora un brano che lascia il segno, che ricorda questa straziante vicenda, per non dimenticare, soprattutto in questo periodo sospeso tra ignavia o revisionismi “Eppure un giorno si dirà / sarà stato qualche libro / o un prete di periferia. / Ma si chiamava verità / e ti cantava ad alta voce / la sua dolce melodia”.

Il disco si chiude con Piccola canzone per noi, una dolce e delicatissima canzone direi necessaria per riappacificare l’animo dopo tanto dolore e sofferenza, “Piccola canzone per noi / che accarezzi piano”.

In definitiva un gran bel disco, forse uno dei più belli in assoluto tra quelli ascoltati nel 2025, con un Pippo Pollina in gran spolvero sia dal punto di vista musicale con notevoli invenzioni melodiche, sia dal punto di vista dei testi carichi di poesia, che non sente il passare degli anni ma, anzi, appare più ispirato che mai.

Un disco che non troverete in streaming né su Spotify né su altre piattaforme per scelta dell’autore che, ancora una volta, ha preferito prediligere la distribuzione classica della propria musica attraverso i supporti fisici CD e LP oltre che, ovviamente, attraverso una fitta scaletta di concerti tra Svizzera, Austria, Germania, Liechtenstein ed Italia quasi sempre sold out.

Buon ascolto, che di canzoni così ne abbiamo un gran bisogno.














Pippo Pollina

Fra guerra e pace

Jazzhaus Records – 2025

Tracklist

01. Vigolais

02. Il volo del colibrì

03. Fra i petali del girasole

04. La notte dei cristalli

05. Free Palestina

06. Lava la pioggia

07. Questo tempo insieme

08. Il fiume

09. Hasta siempre

10. Rosabianca

11. Piccola canzone per noi

Crediti

Pippo Pollina (voce, chitarra acustica, pianoforte)

Julian Pollina “FABER” e Madlaina Pollina – (voci in La notte dei cristalli)

Marcello Mandreucci, Alfonso Moscato e Raquel Romeo – (voci in Questo tempo insieme)

Lenka Bonaventurova (viola)

Daniel Frankenberg (violino)

Jonas Moosmann (violino)

Stefania Verità (violoncello)

Martin Kälberer (pianoforte, tastiere, fisarmonica, harmonium)

Daniel Stelter (chitarra acustica ed elettrica)

Alex Klier (basso elettrico)

Sven Faller (contrabbasso)

Roberto Petroli (sassofono, clarinetto, clarinetto basso)

Alessandro Presti (flicorno)

Marcio Robino (flauto)

Tommy Baldu (batteria e percussioni)

Martin Kälberer (batteria, percussioni, duduk, mandolino, mandola)

Werner Schmidbauer (armonica)

Daniel Stelter (mandolino e oud)

Registrato nell'estate del 2025 presso Malawi Studio (Bad Endorf, Germania), Indigo Records (Palermo, Italia) e Centochimere Studio (Zurigo, Svizzera). Masterizzato presso LXK Studios a Monaco di Baviera da Alex Klier. Prodotto e arrangiato per Jazzhaus Records (Friburgo, Germania) da Pippo Pollina e Martin Kälberer. Partitura e arrangiamenti per archi e fiati di Roberto Petroli. Foto di copertina per gentile concessione della famiglia AVVENTO (Camporeale, Italia). Progetto grafico di Marc Raner.

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