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mercoledì, settembre 02, 2015

Hallenstadion Zürich, 22.08.2015 “Pippo Pollina: das grosse Finale”
di Fabio Antonelli



L’11 ottobre del 2012, nella magnifica cornice del Krone Circus di Monaco di Baviera, ebbi l’onore di assistere a uno dei più importanti concerti del lungo Tour con cui Pippo Pollina portò in giro “Süden” il fortunatissimo disco realizzato a sei mani con i musicisti bavaresi Werner Schmidbauer e Martin Kälberer e rimasi letteralmente stupefatto dall’accoglienza riservata dal pubblico tedesco a quell’evento, basti pensare a come la data fosse sold out da mesi e che la struttura ha una capienza di 5.000 posti.

Ora, invece, è passata poco più di una settimana da quel sabato 22 agosto in cui Pippo Pollina ha voluto congedarsi dal suo amato pubblico, dopo aver dichiarato di non voler più suonare dal vivo fino al 2017, attraverso un magnifico concerto durato quasi quattro ore, in cui  ha raccolto sul palco numerosissimi ospiti.

E’ vero, ha giocato in casa, si potrebbe direbbe usando una terminologia cara a chi ama il calcio, perché questo evento l’ha voluto realizzare all’Hallenstadion di Zurigo, la sua città adottiva, quello che l’ha accolto quasi fosse un proprio figlio molti anni fa, però credo che radunare un pubblico pagante di 13.000 persone, con biglietti che andavano da 80 a 50 franchi, in questo periodo di crisi economica, non sia proprio risultato da buttare …

Ciò però che fa più impressione, in termini positivi, è che queste grandi cifre ruotano intorno non a un cantante pop bensì a uno dei migliori esponenti della nostra canzone d’autore, uno che nelle canzoni canta si l’amore, ma anche l’impegno sociale, il desiderio di cambiare, di ribaltare tutto ciò che appare scontato e inevitabile, il tutto sempre con grande umanità, umiltà e soprattutto onestà intellettuale.

Forse è proprio questo suo essere autentico, unito alla forte volontà di avvicinarsi costantemente al pubblico spiegando quasi sempre nella lingua locale le canzoni prima di eseguirle, che è colto da un pubblico che, per la stragrande maggioranza, non capisce nulla dei testi delle sue canzoni se non attraverso le traduzioni sempre presenti nei libretti dei suoi dischi.

Altrimenti non mi spiegherei come un pubblico generalmente abbastanza freddo, come quello svizzero e tedesco, possa magari ridere a crepapelle durante alcune presentazioni, applaudire come un forsennato, fino ad arrivare letteralmente a saltare sulle poltroncine durante l’esecuzione dei pezzi più trascinanti.

In tal senso faccio una prima considerazione rivolta a chi mi sta leggendo e magari si starà chiedendo chi sia questo Pippo Pollina, perché in Italia è pressoché sconosciuto.

Di proposito non dico nulla, invito solo a cercare la sua musica, si accorgerà subito come la sua musica non sia per niente “pallosa”, anzi credo sia la dimostrazione di come la canzone impegnata possa essere anche gradevolissima da ascoltare, soprattutto quando sa toccare il cuore.

Torniamo però alla serata, Pippo ha suonato per quasi quattro ore insieme al suo fedele gruppo, il Palermo Acoustic Quintet e all’Orchestra da Camera “Musica viva”, diretta da Willy Honegger, ma mai come in quest’occasione il tempo è volato via, grazie anche alla presenza di ospiti molto diversi fra loro per stile, linguaggio musicale, quasi a voler dimostrare che la musica non può che unire popoli e culture anche molto distanti e lontane fra loro.

La lunga carrellata di ospiti è stata però aperta non da un musicista ma da Giovanni Impastato, fratello di Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino, giornalista, attivista e poeta italiano, noto per le sue denunce contro le attività di cosa che gli costarono la vita in un attentato, il 9 maggio 1978, a dimostrazione che per Pippo musica e impegno civile sono inscindibili e “Centopassi”, la sua canzone dedicata a Peppino, ne è il segno.

Alcuni degli ospiti della serata sono artisti che hanno collaborato con lui, come ad esempio Giorgio Conte che ha duettato con lui in “Mare mare mare”, canzone presente nel suo ultimo album “L’appartenenza” o la catanese Etta Scollo, che ha eseguito in duo con Pippo un paio di pezzi da brivido o come i già citati Werner Schmidbauer e Martin Kälberer, coautori di “Süden”.

C’è stato anche il cantautore svizzero-tedesco  Linard Bardill, che, nel lontano 1987, scoprì per caso Pippo mentre cantava “Eskimo” di Guccini, cercando di vivere di musica suonando per le strade della Svizzera e, conosciutolo meglio, lo invitò a partecipare a un progetto discografico in lingua romancia e alla relativa tournée. Fu la svolta per Pippo.

Pippo ha poi voluto sul palco anche una serie di artisti con i quali non ha mai collaborato direttamente ma che ammira fortemente, alcuni noti al pubblico svizzero e tedesco come Gigi Moto, Büne Huber von Patent Ochsner, Stefan Stoppok, uno invece a noi molto noto, Eugenio Finardi, un musicista che ha sempre stimato per lo spirito ribelle e la coerenza.

Non ultimi sono saliti sul palco, duettando con Pippo, anche i figli Madlaina e Iulian, entrambi cresciuti a suon di musica e che ora stanno cercando di intraprendere un proprio percorso artistico. Se la prima è apparsa molto emozionata sia nel cantare il pezzo scritto per “Süden”, sia nel duetto con Giorgio Conte dove è apparsa un po’ impacciata nel cercare di ricreare l’incanto di “Com’è bella la luna”, invece, il figlio maggiore, che ha voluto da subito scegliersi Faber come nome d’arte proprio per non far pensare di essere in qualche modo raccomandato dal padre, ha dimostrato di possedere voce, grinta e durezza da far impallidire lo stesso Pippo, credo anzi se ne sentirà parlare.

Per dovere di cronaca il mega concerto, dopo una serie di acclamatissimi bis, s’è concluso al ritmo di una forsennata “Bella ciao” che ha visto tutto il pubblico convenuto a Zurigo cantare e ballare, davvero un finale emozionante.

Io però non voglio chiudere qui, bensì fare una mia considerazione del tutto personale.

So che un paio di anni fa Pippo ha sottoposto all’attenzione della giuria che sceglie i brani per il Festival di Sanremo, due suoi pezzi inediti che non sono stati però presi in considerazione. Scelta lecita per carità, soprattutto nel caso fosse stata dettata da motivazioni puramente artistiche, un po’ meno nel caso in cui si fosse giustificata la bocciatura con la considerazione che Pippo Pollina è un big solo all’estero e non in Italia, quasi che gli onori e i meriti guadagnati in terra straniera qui non avessero valore … Ma si sa che qui si è big solo se si arriva da Amici o X-Factor…

Ciò che più sorprende il sottoscritto è, invece, che un Club come il Tenco, che ha fatto della canzone d’autore il proprio vessillo, non abbia mai invitato Pippo, l’unico, credo, esponente della canzone d’autore italiana che sia riuscito a esportare la propria opera, per lo più scritta e cantata in italiano, oltre confine.

E’ vero, la sua musica può anche non piacere e si sa che i gusti musicali sono del tutto personali e per questo sempre opinabili però, se penso che sul palco dell’Ariston, in una recente edizione, tanto per fare un esempio, s’è esibito Marco Fabi, cugino del ben più famoso Niccolò beh, allora mi domando come mai non si sia ancora rimediato a questa ingiustizia.

Sito ufficiale di Pippo Pollina: http://www.pippopollina.com/
Pippo Pollina su Facebook: http://www.facebook.com/pollinaofficial

venerdì, febbraio 28, 2014

Recensione CD "L'appartenenza" di Pippo Pollina

Pippo Pollina è reduce da un 2013 straordinario.

Nel maggio scorso ha festeggiato i suoi cinquant’anni di vita con tre straordinari concerti sold out nella “sua” Zurigo, ai quali hanno partecipato ospiti del calibro di Franco Battiato, Inti-Illimani, Linard Bardill, Konstantin Wecker, Martin Kälberer, Werner Schmidbauer, Giorgio Conte tanto per citarne alcuni.

In agosto ha poi concluso nella splendida cornice dell’Arena di Verona davanti a più di diecimila persone, la lunga e fortunatissima tournée legata al disco Süden, scritto a sei mani con Martin Kälberer e Werner Schmidbauer.

Poi una breve pausa, giusto il tempo per scrivere finalmente un album tutto in italiano o quasi. E’ stata una scrittura di getto ma in realtà pensiamo che questo disco lo meditasse e sedimentasse in cuor suo da tanto, perché L’appartenenza, così s’intitola il nuovo lavoro, è un vero e proprio concept album, segno evidente di una sorta di bilancio della propria esistenza, in cui il fil rouge che unisce le tredici tracce è proprio il concetto di appartenenza, intesa come tutte quelle cose e quei valori ritenuti importanti per la propria vita, cui si è legati, cui è legato il proprio nome e la propria firma, non tanto a livello artistico quanto a livello umano.

La canzone che più di tutte spiega il punto di partenza di quest’album è proprio la traccia omonima, una vera e propria dichiarazione d’intenti e di solide aderenze ai propri ideali, anche se ogni scelta di campo porta inevitabilmente a farsi domande sul proprio passato “Ci sarà nel silenzio / oscurità per vedere quello che non sono stato / quello che non ho compreso tutto l'amore atteso / tutto l'amore”, ma soprattutto sull’incerto futuro “Ma dove vai tempo che mi illudi? Cosa fai tempo che ...?”.

Non è, però l’unica canzone a parlarci chiaramente di appartenenza, basta ascoltare Cantautori. Pippo da sempre, con le proprie canzoni, è voluto entrare a far parte di chi scrive canzoni solo quando abbia davvero qualcosa da comunicare e che considera le canzoni veicoli privilegiati attraverso il quale far correre le idee. Eccolo allora cantare “Siamo tutti orfani di Lucio e di Fabrizio / non perché difetti a noi l'arguzia né il coraggio / ma é solo una questione di cuore e di paesaggio / di idee che mai diventano scorta d'equipaggio. / Siamo tutti orfani di Giorgio e di Gabriella / di Piero e di Luigi che riposan su una stella / parenti stretti di Enzo Sergio e di Gaetano /compagni di bevute di alcool e metano”. Se tutto questo non è senso di appartenenza.

Ancora, sempre a proposito di appartenenza, c’è una delle canzoni più intense e dolenti del disco Laddove crescevano i melograni, in cui Pippo spiega le ragioni profonde che l’hanno portato a lasciare l’Italia nel 1985. E’ canzone di dolci ricordi “lo sguardo ingenuo delle ragazze stava cambiando poco a poco / e le osservavo senza capire il gioco suadente del sorriso / che ricamavano su quella bocca alito dolce di fiordaliso” frammisti ad altri dolorosi “Crollavano tutti come birilli attori prima dell'abbandono / lo stato in cravatta al funerale e un attimo prima a firmare il condono” fino all’unica scelta possibile “E mi dicevo corri ragazzo prima che il germe della vergogna / possa vincere il tuo disprezzo possa ubriacarti come una spugna / e mi dicevo corri fai in fretta prima che uccidano la fantasia / con una scatola usa e getta con un controllo di polizia” non senza rimpianti però “Laddove crescevano i melograni ci torno ogni tanto di nascosto / a piangere l'uomo che non sono stato ad assaporare l'odore del mosto”.

Sempre in tema autobiografico, sebbene musicalmente molto diversa, tesa e vibrante di rock, è Sono chi sei sono chissà, in cui Pippo ripercorre, attraverso una serie d’immagini, la propria esistenza. Una canzone quindi fatta di bilanci, in cui l’immagine più bella potrebbe essere proprio questa “Sono la solitudine di una notte deserta l'inquietudine incompresa della libertà”, perché spesso scegliere di agire coerentemente per la libertà, porta a essere soli e incompresi.

C’è però forse una canzone, Da terra a terra, che più di tutte riesce a spiegare quale profonda amarezza possa scaturire dal vedere crollare davanti ai propri occhi certe impavide utopie “Io si c'avevo creduto a un mondo dove si uniscon le mani / da terra a terra queste mani nel sacro fuoco degli altipiani / in mezzo ai grattacieli alle fabbriche delle illusioni / fra le pagine dei vangeli fra le lacrime delle passioni” e in quei tristi momenti non resta forse che aggrapparsi alle persone che ci amano e ci vivono accanto “Tutto sarà tenerezza, laddove la giustizia è tenerezza / e il tuo sorriso è un lieve pensiero il peregrinare lento d'un veliero”.

Anche Risveglio, giocata su toni delicati e sognanti, vuol valorizzare l’importanza di chi condivide con noi gli stessi ideali “E sarò il tuo fiore nel giardino / la tua sofferenza la tua fatica / e del tuo sollievo la voce amica / che ti parlerà ...” in una dimensione quasi onirica “Tutto sarà il sogno mai sognato / e sarà preghiera sul sagrato / e tutto sarà il viaggio mai finito / vicino a te ... accanto a te ...”. Con lui la voce e la lingua tedesca del bavarese Schmidbauer.

Nel disco c’è spazio anche per l’amore, quell’amore viscerale per la propria terra natia “Ti vogghiu beni puru ca semu luntani / puru ca nun ti ricordi li me occhi lu me nnomi” che mai verrà meno “Ti pirdunu terra mia nun t`abbandunu / ca lu coru t'apparteni ora e sempri” e che, cantato nei solchi della tradizione in Ti vogghiu beni, segna il ritorno di Pippo alla propria lingua natia, impegnato in un toccante duetto con Etta Scollo, una delle voci più significative della Sicilia.

La Sicilia è sempre stata ben presente in Pippo e a un eroe di quella terra, don Pino Puglisi, ucciso da Cosa Nostra il giorno del suo 56º compleanno, per il suo costante impegno evangelico e sociale, è dedicata l’accorata ma delicata, E se ognuno fa qualcosa, in cui risuona, quasi come un’eco, una domanda “Ma chi è lei? / Ce lo dica Don Pino che di eroi ci nutriamo / per riempire quel vuoto, quel niente che siamo”.

Se la Sicilia, com’è ovvio che fosse, è molto presente in un disco che parla di appartenenza, nella track-list troviamo però anche Helvetia una canzone di stampo folk dedicata da Pippo alla Svizzera, la terra che l’ha accolto, cui canta questi bei versi quasi fossero rivolti alla propria amata “Tu mi hai guardato e mi hai capito/ senza parola proferire / e mi hai abbracciato con un dito / e mi hai baciato all'imbrunire. / E mi hai sfamato con un candito / mi hai regalato dieci lire. / E quando tutto precipitava /mi hai sussurrato non andar via / il mondo è grande ma la tua casa / ti aspetta ed ha già nostalgia / delle canzoni delle parole / delle tue malinconie / che fendono queste nebbie al sole / che oscurano le bugie”. Una Svizzera ben lontana dai tanti cliché che l’accompagnano e da quel essere spesso paese odiato senza alcun valido motivo.

Tra i valori più importanti, i legami più forti, non potevano certo mancare quelli con le persone con cui è vissuto, ecco allora due canzoni molto poetiche.

La prima, Anniventi, è dedicata al figlio tenendo però sempre ben presente un valore irrinunciabile come la libertà “Qualunque sarà la via / qualunque la tua compagnia / qualunque la tua idea. / Vai vai vai ...”. Un invito a guardare avanti sempre e comunque.

La seconda, Adesso che, dedicata invece alla madre e che si chiude con questi dolcissimi versi “E se ti sorprendo incerta lo sguardo lontano / ti seguirò senza farmi vedere … / Ti stringo lieve dammi la tua mano”.

Qualcuno, leggendo la track-list ci dirà: ma Mare mare mare? Ve ne siete forse dimenticati? No, assolutamente. E’ la canzone che, di fatto, apre il disco dopo la strumentale Preludio e in maniera spensierata, anche molto ironica, ironia resa ancora più percepibile dalla partecipazione di Giorgio Conte. In questo brano è espresso, in pochi versi, l’immenso desiderio di vivere una giornata al mare da parte di un uomo come Pippo che, nativo di Palermo, si è trovato catapultato a vivere per tanti anni in un paese come la Svizzera, in cui il mare non si vede neppure guardando con il binocolo. “Mare mare mare datemi una giornata al mare / sarò un idiota un superficiale un personaggio demenziale” così recita l’accattivante ritornello e sono sicuro che, se Pippo e Giorgio questa canzone l’avessero cantata a Sanremo, una volta tanto Festival della Canzone Italiana e Premio Tenco (per altro entrambi sempre freddi nei confronti di Pippo) avrebbero trovato il trait d’union.

Un grande disco, arrangiato e suonato magistralmente, se qualcuno ancora non l’avesse intuito.




















Artista: Pippo Pollina
Titolo album: L’appartenenza
Etichetta: Jazzhaus Records
Distributore: Artist First

Produzione artistica: Pippo PollinaMartin Kälberer
Anno di uscita: 2014

Durata totale: 48:34

Elenco tracce:                                   
01. Preludio
02. Mare mare mare
03. Cantautori
04. Laddove crescevano i melograni
05. Sono chi sei sono chissà
06. Anniventi
07. Da terra a terra
08. Helvetia
09. Ti vogghiu beni
10. L’appartenenza
11. E se ognuno fa qualcosa
12. Risveglio
13. Adesso che

Brani migliori:
Da terra a terra
Laddove crescevano i melograni
Mare mare mare

Musicisti e Ospiti:
Pippo Pollina: voce, chitarre acustiche, chitarre classiche, piano acustico
Martin Kälberer: voce, programming, piano acustico, tastiere, percussioni, fisarmonica
Walter Keiser: batteria
Roberto Petroli: sassofoni, clarinetto, EWI
Stefania Verità: violoncello
Jean Pierre Von Dach: chitarre elettriche, chitarre acustiche

Giorgio Conte: voce (2)
Etta Scollo: voce (9)
Werner Schmidbauer: voce (12)

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