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mercoledì, settembre 02, 2015

Hallenstadion Zürich, 22.08.2015 “Pippo Pollina: das grosse Finale”
di Fabio Antonelli



L’11 ottobre del 2012, nella magnifica cornice del Krone Circus di Monaco di Baviera, ebbi l’onore di assistere a uno dei più importanti concerti del lungo Tour con cui Pippo Pollina portò in giro “Süden” il fortunatissimo disco realizzato a sei mani con i musicisti bavaresi Werner Schmidbauer e Martin Kälberer e rimasi letteralmente stupefatto dall’accoglienza riservata dal pubblico tedesco a quell’evento, basti pensare a come la data fosse sold out da mesi e che la struttura ha una capienza di 5.000 posti.

Ora, invece, è passata poco più di una settimana da quel sabato 22 agosto in cui Pippo Pollina ha voluto congedarsi dal suo amato pubblico, dopo aver dichiarato di non voler più suonare dal vivo fino al 2017, attraverso un magnifico concerto durato quasi quattro ore, in cui  ha raccolto sul palco numerosissimi ospiti.

E’ vero, ha giocato in casa, si potrebbe direbbe usando una terminologia cara a chi ama il calcio, perché questo evento l’ha voluto realizzare all’Hallenstadion di Zurigo, la sua città adottiva, quello che l’ha accolto quasi fosse un proprio figlio molti anni fa, però credo che radunare un pubblico pagante di 13.000 persone, con biglietti che andavano da 80 a 50 franchi, in questo periodo di crisi economica, non sia proprio risultato da buttare …

Ciò però che fa più impressione, in termini positivi, è che queste grandi cifre ruotano intorno non a un cantante pop bensì a uno dei migliori esponenti della nostra canzone d’autore, uno che nelle canzoni canta si l’amore, ma anche l’impegno sociale, il desiderio di cambiare, di ribaltare tutto ciò che appare scontato e inevitabile, il tutto sempre con grande umanità, umiltà e soprattutto onestà intellettuale.

Forse è proprio questo suo essere autentico, unito alla forte volontà di avvicinarsi costantemente al pubblico spiegando quasi sempre nella lingua locale le canzoni prima di eseguirle, che è colto da un pubblico che, per la stragrande maggioranza, non capisce nulla dei testi delle sue canzoni se non attraverso le traduzioni sempre presenti nei libretti dei suoi dischi.

Altrimenti non mi spiegherei come un pubblico generalmente abbastanza freddo, come quello svizzero e tedesco, possa magari ridere a crepapelle durante alcune presentazioni, applaudire come un forsennato, fino ad arrivare letteralmente a saltare sulle poltroncine durante l’esecuzione dei pezzi più trascinanti.

In tal senso faccio una prima considerazione rivolta a chi mi sta leggendo e magari si starà chiedendo chi sia questo Pippo Pollina, perché in Italia è pressoché sconosciuto.

Di proposito non dico nulla, invito solo a cercare la sua musica, si accorgerà subito come la sua musica non sia per niente “pallosa”, anzi credo sia la dimostrazione di come la canzone impegnata possa essere anche gradevolissima da ascoltare, soprattutto quando sa toccare il cuore.

Torniamo però alla serata, Pippo ha suonato per quasi quattro ore insieme al suo fedele gruppo, il Palermo Acoustic Quintet e all’Orchestra da Camera “Musica viva”, diretta da Willy Honegger, ma mai come in quest’occasione il tempo è volato via, grazie anche alla presenza di ospiti molto diversi fra loro per stile, linguaggio musicale, quasi a voler dimostrare che la musica non può che unire popoli e culture anche molto distanti e lontane fra loro.

La lunga carrellata di ospiti è stata però aperta non da un musicista ma da Giovanni Impastato, fratello di Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino, giornalista, attivista e poeta italiano, noto per le sue denunce contro le attività di cosa che gli costarono la vita in un attentato, il 9 maggio 1978, a dimostrazione che per Pippo musica e impegno civile sono inscindibili e “Centopassi”, la sua canzone dedicata a Peppino, ne è il segno.

Alcuni degli ospiti della serata sono artisti che hanno collaborato con lui, come ad esempio Giorgio Conte che ha duettato con lui in “Mare mare mare”, canzone presente nel suo ultimo album “L’appartenenza” o la catanese Etta Scollo, che ha eseguito in duo con Pippo un paio di pezzi da brivido o come i già citati Werner Schmidbauer e Martin Kälberer, coautori di “Süden”.

C’è stato anche il cantautore svizzero-tedesco  Linard Bardill, che, nel lontano 1987, scoprì per caso Pippo mentre cantava “Eskimo” di Guccini, cercando di vivere di musica suonando per le strade della Svizzera e, conosciutolo meglio, lo invitò a partecipare a un progetto discografico in lingua romancia e alla relativa tournée. Fu la svolta per Pippo.

Pippo ha poi voluto sul palco anche una serie di artisti con i quali non ha mai collaborato direttamente ma che ammira fortemente, alcuni noti al pubblico svizzero e tedesco come Gigi Moto, Büne Huber von Patent Ochsner, Stefan Stoppok, uno invece a noi molto noto, Eugenio Finardi, un musicista che ha sempre stimato per lo spirito ribelle e la coerenza.

Non ultimi sono saliti sul palco, duettando con Pippo, anche i figli Madlaina e Iulian, entrambi cresciuti a suon di musica e che ora stanno cercando di intraprendere un proprio percorso artistico. Se la prima è apparsa molto emozionata sia nel cantare il pezzo scritto per “Süden”, sia nel duetto con Giorgio Conte dove è apparsa un po’ impacciata nel cercare di ricreare l’incanto di “Com’è bella la luna”, invece, il figlio maggiore, che ha voluto da subito scegliersi Faber come nome d’arte proprio per non far pensare di essere in qualche modo raccomandato dal padre, ha dimostrato di possedere voce, grinta e durezza da far impallidire lo stesso Pippo, credo anzi se ne sentirà parlare.

Per dovere di cronaca il mega concerto, dopo una serie di acclamatissimi bis, s’è concluso al ritmo di una forsennata “Bella ciao” che ha visto tutto il pubblico convenuto a Zurigo cantare e ballare, davvero un finale emozionante.

Io però non voglio chiudere qui, bensì fare una mia considerazione del tutto personale.

So che un paio di anni fa Pippo ha sottoposto all’attenzione della giuria che sceglie i brani per il Festival di Sanremo, due suoi pezzi inediti che non sono stati però presi in considerazione. Scelta lecita per carità, soprattutto nel caso fosse stata dettata da motivazioni puramente artistiche, un po’ meno nel caso in cui si fosse giustificata la bocciatura con la considerazione che Pippo Pollina è un big solo all’estero e non in Italia, quasi che gli onori e i meriti guadagnati in terra straniera qui non avessero valore … Ma si sa che qui si è big solo se si arriva da Amici o X-Factor…

Ciò che più sorprende il sottoscritto è, invece, che un Club come il Tenco, che ha fatto della canzone d’autore il proprio vessillo, non abbia mai invitato Pippo, l’unico, credo, esponente della canzone d’autore italiana che sia riuscito a esportare la propria opera, per lo più scritta e cantata in italiano, oltre confine.

E’ vero, la sua musica può anche non piacere e si sa che i gusti musicali sono del tutto personali e per questo sempre opinabili però, se penso che sul palco dell’Ariston, in una recente edizione, tanto per fare un esempio, s’è esibito Marco Fabi, cugino del ben più famoso Niccolò beh, allora mi domando come mai non si sia ancora rimediato a questa ingiustizia.

Sito ufficiale di Pippo Pollina: http://www.pippopollina.com/
Pippo Pollina su Facebook: http://www.facebook.com/pollinaofficial

venerdì, febbraio 28, 2014

Recensione CD "L'appartenenza" di Pippo Pollina

Pippo Pollina è reduce da un 2013 straordinario.

Nel maggio scorso ha festeggiato i suoi cinquant’anni di vita con tre straordinari concerti sold out nella “sua” Zurigo, ai quali hanno partecipato ospiti del calibro di Franco Battiato, Inti-Illimani, Linard Bardill, Konstantin Wecker, Martin Kälberer, Werner Schmidbauer, Giorgio Conte tanto per citarne alcuni.

In agosto ha poi concluso nella splendida cornice dell’Arena di Verona davanti a più di diecimila persone, la lunga e fortunatissima tournée legata al disco Süden, scritto a sei mani con Martin Kälberer e Werner Schmidbauer.

Poi una breve pausa, giusto il tempo per scrivere finalmente un album tutto in italiano o quasi. E’ stata una scrittura di getto ma in realtà pensiamo che questo disco lo meditasse e sedimentasse in cuor suo da tanto, perché L’appartenenza, così s’intitola il nuovo lavoro, è un vero e proprio concept album, segno evidente di una sorta di bilancio della propria esistenza, in cui il fil rouge che unisce le tredici tracce è proprio il concetto di appartenenza, intesa come tutte quelle cose e quei valori ritenuti importanti per la propria vita, cui si è legati, cui è legato il proprio nome e la propria firma, non tanto a livello artistico quanto a livello umano.

La canzone che più di tutte spiega il punto di partenza di quest’album è proprio la traccia omonima, una vera e propria dichiarazione d’intenti e di solide aderenze ai propri ideali, anche se ogni scelta di campo porta inevitabilmente a farsi domande sul proprio passato “Ci sarà nel silenzio / oscurità per vedere quello che non sono stato / quello che non ho compreso tutto l'amore atteso / tutto l'amore”, ma soprattutto sull’incerto futuro “Ma dove vai tempo che mi illudi? Cosa fai tempo che ...?”.

Non è, però l’unica canzone a parlarci chiaramente di appartenenza, basta ascoltare Cantautori. Pippo da sempre, con le proprie canzoni, è voluto entrare a far parte di chi scrive canzoni solo quando abbia davvero qualcosa da comunicare e che considera le canzoni veicoli privilegiati attraverso il quale far correre le idee. Eccolo allora cantare “Siamo tutti orfani di Lucio e di Fabrizio / non perché difetti a noi l'arguzia né il coraggio / ma é solo una questione di cuore e di paesaggio / di idee che mai diventano scorta d'equipaggio. / Siamo tutti orfani di Giorgio e di Gabriella / di Piero e di Luigi che riposan su una stella / parenti stretti di Enzo Sergio e di Gaetano /compagni di bevute di alcool e metano”. Se tutto questo non è senso di appartenenza.

Ancora, sempre a proposito di appartenenza, c’è una delle canzoni più intense e dolenti del disco Laddove crescevano i melograni, in cui Pippo spiega le ragioni profonde che l’hanno portato a lasciare l’Italia nel 1985. E’ canzone di dolci ricordi “lo sguardo ingenuo delle ragazze stava cambiando poco a poco / e le osservavo senza capire il gioco suadente del sorriso / che ricamavano su quella bocca alito dolce di fiordaliso” frammisti ad altri dolorosi “Crollavano tutti come birilli attori prima dell'abbandono / lo stato in cravatta al funerale e un attimo prima a firmare il condono” fino all’unica scelta possibile “E mi dicevo corri ragazzo prima che il germe della vergogna / possa vincere il tuo disprezzo possa ubriacarti come una spugna / e mi dicevo corri fai in fretta prima che uccidano la fantasia / con una scatola usa e getta con un controllo di polizia” non senza rimpianti però “Laddove crescevano i melograni ci torno ogni tanto di nascosto / a piangere l'uomo che non sono stato ad assaporare l'odore del mosto”.

Sempre in tema autobiografico, sebbene musicalmente molto diversa, tesa e vibrante di rock, è Sono chi sei sono chissà, in cui Pippo ripercorre, attraverso una serie d’immagini, la propria esistenza. Una canzone quindi fatta di bilanci, in cui l’immagine più bella potrebbe essere proprio questa “Sono la solitudine di una notte deserta l'inquietudine incompresa della libertà”, perché spesso scegliere di agire coerentemente per la libertà, porta a essere soli e incompresi.

C’è però forse una canzone, Da terra a terra, che più di tutte riesce a spiegare quale profonda amarezza possa scaturire dal vedere crollare davanti ai propri occhi certe impavide utopie “Io si c'avevo creduto a un mondo dove si uniscon le mani / da terra a terra queste mani nel sacro fuoco degli altipiani / in mezzo ai grattacieli alle fabbriche delle illusioni / fra le pagine dei vangeli fra le lacrime delle passioni” e in quei tristi momenti non resta forse che aggrapparsi alle persone che ci amano e ci vivono accanto “Tutto sarà tenerezza, laddove la giustizia è tenerezza / e il tuo sorriso è un lieve pensiero il peregrinare lento d'un veliero”.

Anche Risveglio, giocata su toni delicati e sognanti, vuol valorizzare l’importanza di chi condivide con noi gli stessi ideali “E sarò il tuo fiore nel giardino / la tua sofferenza la tua fatica / e del tuo sollievo la voce amica / che ti parlerà ...” in una dimensione quasi onirica “Tutto sarà il sogno mai sognato / e sarà preghiera sul sagrato / e tutto sarà il viaggio mai finito / vicino a te ... accanto a te ...”. Con lui la voce e la lingua tedesca del bavarese Schmidbauer.

Nel disco c’è spazio anche per l’amore, quell’amore viscerale per la propria terra natia “Ti vogghiu beni puru ca semu luntani / puru ca nun ti ricordi li me occhi lu me nnomi” che mai verrà meno “Ti pirdunu terra mia nun t`abbandunu / ca lu coru t'apparteni ora e sempri” e che, cantato nei solchi della tradizione in Ti vogghiu beni, segna il ritorno di Pippo alla propria lingua natia, impegnato in un toccante duetto con Etta Scollo, una delle voci più significative della Sicilia.

La Sicilia è sempre stata ben presente in Pippo e a un eroe di quella terra, don Pino Puglisi, ucciso da Cosa Nostra il giorno del suo 56º compleanno, per il suo costante impegno evangelico e sociale, è dedicata l’accorata ma delicata, E se ognuno fa qualcosa, in cui risuona, quasi come un’eco, una domanda “Ma chi è lei? / Ce lo dica Don Pino che di eroi ci nutriamo / per riempire quel vuoto, quel niente che siamo”.

Se la Sicilia, com’è ovvio che fosse, è molto presente in un disco che parla di appartenenza, nella track-list troviamo però anche Helvetia una canzone di stampo folk dedicata da Pippo alla Svizzera, la terra che l’ha accolto, cui canta questi bei versi quasi fossero rivolti alla propria amata “Tu mi hai guardato e mi hai capito/ senza parola proferire / e mi hai abbracciato con un dito / e mi hai baciato all'imbrunire. / E mi hai sfamato con un candito / mi hai regalato dieci lire. / E quando tutto precipitava /mi hai sussurrato non andar via / il mondo è grande ma la tua casa / ti aspetta ed ha già nostalgia / delle canzoni delle parole / delle tue malinconie / che fendono queste nebbie al sole / che oscurano le bugie”. Una Svizzera ben lontana dai tanti cliché che l’accompagnano e da quel essere spesso paese odiato senza alcun valido motivo.

Tra i valori più importanti, i legami più forti, non potevano certo mancare quelli con le persone con cui è vissuto, ecco allora due canzoni molto poetiche.

La prima, Anniventi, è dedicata al figlio tenendo però sempre ben presente un valore irrinunciabile come la libertà “Qualunque sarà la via / qualunque la tua compagnia / qualunque la tua idea. / Vai vai vai ...”. Un invito a guardare avanti sempre e comunque.

La seconda, Adesso che, dedicata invece alla madre e che si chiude con questi dolcissimi versi “E se ti sorprendo incerta lo sguardo lontano / ti seguirò senza farmi vedere … / Ti stringo lieve dammi la tua mano”.

Qualcuno, leggendo la track-list ci dirà: ma Mare mare mare? Ve ne siete forse dimenticati? No, assolutamente. E’ la canzone che, di fatto, apre il disco dopo la strumentale Preludio e in maniera spensierata, anche molto ironica, ironia resa ancora più percepibile dalla partecipazione di Giorgio Conte. In questo brano è espresso, in pochi versi, l’immenso desiderio di vivere una giornata al mare da parte di un uomo come Pippo che, nativo di Palermo, si è trovato catapultato a vivere per tanti anni in un paese come la Svizzera, in cui il mare non si vede neppure guardando con il binocolo. “Mare mare mare datemi una giornata al mare / sarò un idiota un superficiale un personaggio demenziale” così recita l’accattivante ritornello e sono sicuro che, se Pippo e Giorgio questa canzone l’avessero cantata a Sanremo, una volta tanto Festival della Canzone Italiana e Premio Tenco (per altro entrambi sempre freddi nei confronti di Pippo) avrebbero trovato il trait d’union.

Un grande disco, arrangiato e suonato magistralmente, se qualcuno ancora non l’avesse intuito.




















Artista: Pippo Pollina
Titolo album: L’appartenenza
Etichetta: Jazzhaus Records
Distributore: Artist First

Produzione artistica: Pippo PollinaMartin Kälberer
Anno di uscita: 2014

Durata totale: 48:34

Elenco tracce:                                   
01. Preludio
02. Mare mare mare
03. Cantautori
04. Laddove crescevano i melograni
05. Sono chi sei sono chissà
06. Anniventi
07. Da terra a terra
08. Helvetia
09. Ti vogghiu beni
10. L’appartenenza
11. E se ognuno fa qualcosa
12. Risveglio
13. Adesso che

Brani migliori:
Da terra a terra
Laddove crescevano i melograni
Mare mare mare

Musicisti e Ospiti:
Pippo Pollina: voce, chitarre acustiche, chitarre classiche, piano acustico
Martin Kälberer: voce, programming, piano acustico, tastiere, percussioni, fisarmonica
Walter Keiser: batteria
Roberto Petroli: sassofoni, clarinetto, EWI
Stefania Verità: violoncello
Jean Pierre Von Dach: chitarre elettriche, chitarre acustiche

Giorgio Conte: voce (2)
Etta Scollo: voce (9)
Werner Schmidbauer: voce (12)

Link:

mercoledì, dicembre 12, 2012

Pippo Pollina - Werner Schmidbauer - Martin Kälberer presentano “Süden”


11.10.2012 - Krone Circus – Monaco di Baviera

di Fabio Antonelli

L’11 ottobre scorso, ho avuto l’onore di essere invitato da Pippo Pollina al concerto di presentazione del nuovo disco “Süden”, tenutosi nel più grande circo stabile d’Europa, il Krone Circus di Monaco di Baviera.

So per certo di essere stato invitato come amico, ma penso che sotto sotto ci fosse anche l’intenzione di rendermi partecipe, di farmi toccare con mano, quell’enorme successo che sta riscontrando ormai non più solo nella sua terra d’adozione, la Svizzera, dove da anni risiede con la propria famiglia a Zurigo, ma anche in Germania, in Austria, in tutta quell’area che risponde al nome di Mitteleuropa.

Sinceramente avrei potuto anche scriverne a caldo, subito dopo aver vissuto quell’esperienza, direi indimenticabile, ma ho invece preferito lasciar sedimentare le emozioni, che quei magici momenti vissuti in terra straniera si stratificassero nel mio cuore.

Cercherò di essere obiettivo, anche se lungi da me il redigere una razionale cronaca della serata.

Semmai cercherò di riportare alla luce alcune suggestioni, partendo dall’attesa, l’arrivo composto dei ben 2500 spettatori paganti che da mesi avevano prenotato quella serata di presentazione di “Suden”, un disco a sei mani che porta la firma anche di Werner Schmidbauer e Martin Kälberer, l’attesa frenetica al bar per l’ultimo boccale di ottima birra bavarese, l’ultima sigaretta (quasi fosse quella concessa a un condannato a morte) per chi, poi la campanella, che avvisa che mancano solo quindici minuti all’inizio dello spettacolo previsto rigorosamente per le ore 20.00 (direi un orario impensabile da noi), mancano ormai dieci minuti ma già gli uscieri si apprestano a chiudere i battenti.

Entrato in quella magnifica struttura, in cui il legno è il materiale che domina, dalla forma circolare come tutti i tendoni da circo (sebbene questo non sia un tendone), mi rendo conto del motivo di tanto rigore nel far rispettare gli orari d’inizio concerto, c’è tanto di televisione tedesca che riprenderà il tutto per poi trasmettere in seguito l’intero concerto.

Tra il pubblico e il palco quindi ci sono un po’ di addetti alle riprese e il braccio della gru che poi farà sorvolare la telecamera telecomandata radente, le teste degli spettatori, ma è un disturbo del tutto sopportabile.

All’ingresso dei tre musici sul palco io provo subito a scattare qualche fotografia, faccio in tempo però solo a scattare una foto, un addetto alla sicurezza mi si avvicina, mi dice qualcosa in tedesco che ovviamente non comprendo, ma mi è comunque chiaro che non potrò più fotografare nulla da quel momento in poi, probabilmente per motivi legati ai diritti televisivi.


Meglio quindi rispettare le regole, qui non siamo certo in Italia …



E’ proprio Pippo, accolto da un calorosissimo applauso, ad aprire lo spettacolo con “Dove sei stato” uno dei brani contenuti nel nuovo disco dal quale i tre attingeranno per gran parte dell’intera serata, s’intuisce da subito che la struttura del Krone Circus è di quelle che garantisce un’acustica impeccabile per questo genere di musica. Si parte alla grande.

Tra una canzone e l’altra Pippo e Werner, cercano di spiegare com’è nata la loro amicizia, l’idea di realizzare questo disco insieme, io ovviamente non comprendo nullo visto che il tedesco mi è totalmente oscuro, intuisco solo di cosa stiano parlando grazie ad una precedente intervista realizzata con Pippo. Non capisco nulla ma percepisco che il pubblico è letteralmente rapito dai due, spesso il racconto è sottolineato da fragorose risate del pubblico, sembra quasi di essere a un cabaret dove i confini e i ruoli si confondono, non so bene se la parte della spalla la stia reggendo Werner o Pippo, so solo che la gente ride divertita.

Non tutto però quanto è rappresentato sul palco è da ridere, perché Pippo a un cero punto parla della propria terra natia, marchiata a fuoco dalla presenza invadente e opprimente della mafia, è il momento di una toccante “Centopassi”, è l’occasione per parlare del suo fuggire dalla sostanziale privazione di libertà di pensiero, del suo migrare all’estero di cui “Chiaramonte Gulfi” rappresenta solo l’aspetto più ironico.

Il legame con la tradizione e con la propria terra natia non è mai rinnegato, superba la sua esibizione con il tamburello, arte musicale trasmessale dal percussionista Alfio Antico, che qui s’intreccia con uno strumento nato invece proprio in territorio svizzero, il curiosissimo Hang, che nelle mani sapienti di Martin, capaci di passare continuamente dalla fisarmonica, alle percussioni, alle tastiere e a tanto altro, riesce a ipnotizzare tutti i presenti.

E’ il momento di una pausa, di un’altra sigaretta per chi proprio non ne può fare a meno, poi è ancora Pippo a far ripartire lo spettacolo con “Qualcosa di grande”, una delle canzoni più belle del nuovo disco insieme a “Bruno”, la canzone dedicata a Bruno Manser, lo speleologo misteriosamente scomparso in Borneo, dopo aver duramente contrastato i disboscamenti selvaggi voluti dalle multinazionali del legname, per l’occasione sul palco a cantare c’è anche Madlaina Pollina, figlia di Pippo, giovanissima autrice del brano. La sua esibizione è quasi da consumata frequentatrice di palchi musicali, alla fine il pubblico apprezza con grande entusiasmo.

Voglio però sottolineare una cosa che mi ha colpito, seppur caloroso il pubblico tedesco è incredibilmente rispettoso di chi sta sul palco, ascolta con la massima attenzione ogni singola canzone, solo alla fine applaude o no quanto appena ascoltato, un comportamento che in Italia purtroppo è riscontrabile solo nell’ambito della musica classica.

Durante la seconda parte del concerto c’è spazio ancora per un classico del repertorio di Pippo, “Sambadio” accolto con grande entusiasmo dai presenti, segno che la sua musica ha ormai fatto breccia nel DNA del pubblico tedesco, la conclusione dell’intera sera è affidata a “Passa il tempo”, un brano che permette ai tre di ringraziare tutti quelli che hanno garantito questo spettacolo di altissimo livello.

Qui termina ufficialmente la serata, la televisione chiude le riprese ma la musica continua, un pubblico ormai scatenato non vuole staccarsi dai suoi beniamini, si susseguono ben quattro pezzi tra cui un’incredibile “Bella Ciao”, con tutto il pubblico tedesco in piedi a battere il tempo con le mani, un qualcosa che in Italia forse sarebbe possibile vedere solo al Concerto del 1° maggio.

Già, a proposito di Concerto del 1° maggio, non sarebbe ora che anche in Italia qualcuno si accorgesse del talento di quest’artista, capace di smuovere e accalorare anche i freddi spiriti teutonici?


Sito ufficiale di Süden: www.suedenmusik.com
Sito ufficiale di Werner Schmidbauer: www.wernerschmidbauer.de
Sito ufficiale di Pippo Pollina: www.pippopollina.com
Sito ufficiale di Martin Kälberer: www.martinmusic.de


mercoledì, luglio 25, 2012

Recensione CD "Süden" di Schmidbauer Pollina Kälberer


Schmidbauer Pollina Kälberer: “Süden”
Aria di passato per continuare a sperare nel futuro, disco necessario!
di Fabio Antonelli

Questo disco è la storia di un'amicizia.
Ci sono cose che stanno scritte nell'aria e che aspettano solo di essere lette, così come ci sono tante canzoni che aleggiano nel vento in attesa che qualcuno le componga e le regali a tutti noi.
Allo stesso modo le amicizie sono quelle perle che improvvisamente arricchiscono la collana della nostra vita in maniera improvvisa ma naturale.
Cantare e suonare insieme, frequentarci con regolarità e scambiarci idee di vita e passioni è stata una cosa che fin dall'inizio della nostra conoscenza ci è sembrata ovvia e quasi scontata. Eppure parlavamo lingue diverse e provenivamo da due realtà culturali lontane …
(Pippo Pollina)

Così inizia il commento di Pippo Pollina a questo suo nuovo disco scritto a sei mani con Werner Schmidbauer e Martin Kälberer, due musicisti bavaresi conosciuti davvero per caso una sera in cui suonava in un bar e d’improvviso gli si ruppe una corda della chitarra, chiese allora se qualcuno dei presenti fosse in grado di cambiarla mentre nel frattempo avrebbe raccontato barzellette e fu così che si fece avanti Werner che, cercata la corda giusta la riparò rapidamente. Vista l’abilità dello sconosciuto, Pippo gli chiese se era un musicista e, avutane conferma, gli chiese di cantare con lui una sua canzone e così avvenne. Quella sera in sala c’era anche l’amico Martin, erano in realtà venuti entrambi per ascoltare Pippo, attirati dalle lodi tessute dal loro organizzatore a Bad Aibling nei confronti di questo cantautore italiano.

Lì, in quella sera, è nato un rapporto di sincera amicizia, di scambi d’idee, d’ideali comuni vissuti con intensità e che è confluito in questo magnifico disco.

Sembra incredibile come queste tre voci e queste lingue, apparentemente così lontane fra loro, siano riuscite a miscelarsi, a sovrapporsi, a incastonarsi creando un caleidoscopico universo dal quale ci si lascia ben presto irretire e di fronte al quale si rimane estasiati, quasi senza fiato, nel vedere come la musica sia davvero linguaggio universale.

Musicalmente il disco respira a pieni polmoni aria di anni ’70, a più riprese sembra di ascoltare quelle sonorità, quel gusto per le melodie, l’uso dei cori a più voci che caratterizzarono il magico e irripetibile sound del Festival di Woodstock, vengono così in mente nomi come Crosby, Stills, Nash & Young, è come se si facesse un tuffo nel passato per riuscire a guardare con più speranza in un futuro ancora possibile e realizzabile.

Tutto il disco è stato suonato dai tre amici musicisti, con solo pochi altri contributi e questo contribuisce a dare compattezza all’intero lavoro e allo steso tempo a conferire un’aria conviviale, gli spettatori del loro tour possono star sicuri che ascolteranno dal vivo uno spettacolo non molto lontano da quanto è stato suonato in studio di registrazione, l’impressione è che quest’amicizia, questa complicità sia rintracciabile in ogni singola nuota suonata.

Le tracce che compongono la tracklist sono ben sedici per un minutaggio di oltre 63 minuti, quasi che la copiosità della messe prodotta dai tre, fatichi a stare nello spazio consentito da un cd singolo, ma vi assicuro che di queste tracce nulla è superfluo, nulla suona inappropriato e non c’è una traccia che non emozioni profondamente.

Per motivi di spazio e anche di lingua, unica pecca è che il libretto riporta i testi delle canzoni nella lingua originale in cui sono state scritte senza traduzioni, mi limiterò a toccare solo alcuni brani, partendo proprio da quello di apertura “Passa il tempo”, una canzone di Pippo, pregna di malinconia per tutto quello che inevitabilmente passa, ma la speranza non muore mai perché “Passa il tempo … Però non passa il mio amore, lui non muore, lui non capirà qual è il senso di queste parole. E per questo sopravviverà”.

Una delle canzoni più belle in assoluto per l’intrinseca dolcezza è “Bruno” ed è firmata da Madlaina Pollina, figlia di Pippo che, oltre a dimostrarsi un’ottima autrice, ci dona un bellissimo cameo con la sua meravigliosa voce. Ancora adesso scrivendone mi vengono le lacrime agli occhi ripensando ai versi “Look at the river that flows like me / look at the sun and there I will be / forever here in the place I love / I’m here and there I’m beyond and above“ dedicati a Bruno Manser il quarantottenne speleologo misteriosamente scomparso nell’agosto del 2000 in Borneo, dopo aver vissuto, unico bianco, con la popolazione Penan, un'etnia nomade nascosta nella giungla dello Sarawak e averne difeso il territorio dall’ignobile sfruttamento delle multinazionali del legname.

“Camminando” dipinge quello che è lo stato d’animo di chi abbandona la propria patria in cerca di migliore fortuna, magari anche deludendo le aspettative nutrite da altri “Ed io penso a mia madre e con lei i suoi sorrisi, / mi vedeva dottore nei suoi sogni ormai in crisi, / ed io penso alle sue carezze e al suo pianto salato / quando venne il giorno triste in cui me ne sono andato” però sempre guardando avanti “Camminando, camminando troverai la tua strada, / sarà come la volevi e non è poi lontana, / Camminando, camminando avrai freddo alle mani / Ed allora metti i guanti ed affronta il domani”.

Un dolcissimo e suadente pianoforte apre “La vita è bella così com’è”, un’intima canzone di quelle che riguardano la sfera personale di un autore, è il canto del non detto “Cosa non mi hai detto / In questo tempo lungo e mai distratto / Cosa non ti ho detto / Lo capirai se ancora non l’hai fatto” e del non vissuto “Perché la vita è bella così com’è / E nessuno mai può dirle addio / Finché avrà i vostri occhi / A illuminarla”. Una canzone che guarda oltre la vita e che è dedicata a una persona Elke, nel libretto non è detto altro.

C’è ancora il pianoforte ad aprire “Dove sei stato”, ma qui ha un ritmo più incalzante, il brano è molto corale e lingua italiana e tedesca si contendono alla pari gli spazi per parlare del tema della lontananza, partendo dalla domanda iniziale “Dove sei stato in tutto questo tempo in cui non t'ho cercato” fino all’invocazione finale “rimani qui … geh bleib halt da…”.

E’ sempre il pianoforte a introdurci nell’atmosfera quasi impalpabile di “Ultima dolcezza”, poi entra la voce meravigliosa e calda di Pippo a cantare questi versi “Adesso che il vento si è posato su di noi / e la terra è un puntino lontano / e la pace dei tuoi occhi fra queste onde sull’oceano / ecco cosa resterà / sarai un’ombra tutta scolpita nel meriggio / sarai una lunga sete figlia del miraggio / la vita è una speranza, è il tuo sorriso acceso / la vita è l’innocenza di un bacio mai perduto”, è il momento di una fisarmonica e a chiudere ancora il pianoforte. Che cosa posso aggiungere? E’ solo puro incanto.

E’ molto diverso il sound di “Il mondo è la mia patria”, un brano molto accattivante che nei contenuti rispecchia in pieno il modo di vedere il mondo di Pippo “Il mondo è la mia patria, il mondo è la mia via / il suo canto al tramonto mi tiene compagnia / Ed ogni suo sorriso ed ogni suo dolore / E’ una ferita aperta sul mio cammino in fiore”, ideali sempre ben presenti e mai rinnegati neppure quando è avvenuto l’incontro che gli ha cambiato la vita “Poi un bel giorno guardando i tuoi occhi / così grandi e diversi dai miei / da coprire milioni di sguardi/ lo rifarei”.

E’ davvero difficile discernere il meglio tra tante gemme, proprio come quando ci s’imbatte in quella meraviglia di “Qualcosa di grande”, una canzone dall’andamento quasi epico, in cui Pippo, partendo da un’umana riflessione “E rinascerò volgendo gli occhi al cielo / come non ho fatto / un po’ perduto / un po’ distratto / e me ne andrò / per la mia strada / convinto di un’idea / di un’altra vita che mi aspetta” giunge a una fiduciosa speranza, quasi una convinzione “E sarà / qualcosa di grande / a mostrarmi quel mondo / che verrà / a bussare alla porta / la mia casa è aperta / e sorrido e rincorro parole / Il mattino è un preludio un trionfo del sole / sarà”. Splendida.

Come dicevo prima, è soprattutto dettata da motivi di spazio la scelta di non affrontare una a una anche le tracce scritte da Werner Schmidbauer perché meriterebbero altrettanto spazio di riflessione, ne cito solo una “Im Süden von meim Herzen” perché contiene in se il motivo fondamentale per cui questo disco è stato intitolato “Süden”. Basta ascoltare i versi cantati da Pippo per rendersene conto “Al sud del mio cuore c’è una casa di campagna / dove tutto è quiete riposano i pensieri / e dove il vento si è fermato in un abbraccio dolce / ed i tuoi occhi un cielo dove lo sguardo fugge”, sembra che anche il cuore abbia una sua mappa geografica e che anche lì possa esistere un sud, che non è ovviamente un luogo geografico ma un modo di vivere la vita, dove vi è ancora spazio per l’amore e soprattutto per la speranza in un futuro umanamente possibile, un futuro che non sia solo economia e finanza e dove tutto non sia usa e getta come lo è ad esempio la maggior parte della musica attuale.

Mi chiedo: è solo il disco di tre inguaribili sognatori? Non credo, penso che ci sia tanto bisogno di un disco che, guardando al passato e senza mai rinnegarlo, anzi gettandovi le fondamenta, abbia il coraggio di portare avanti i propri ideali guardando al futuro con fiducia perché sono solo le armi di sempre, amore e speranza, a poterci risollevare dopo ogni caduta.

Concludo sottolineando il bellissimo package cartonato che, almeno per la versione italiana, include un bellissimo libretto con i testi, le note di credito (unica pecca come dicevo le traduzioni) ma soprattutto con dei bellissimi scatti fotografici in bianco e nero di Andrea Bix (tranne ”Nebelmeer di U.Stolle). Nella copertina i tre musicisti sono fotografati sulle colonne del tempio di Selinunte (Trapani), quasi a voler comunicare che dalle macerie del passato si può costruire con fiducia un futuro migliore.

Non lasciatevelo assolutamente sfuggire! 


















Schmidbauer Pollina Kälberer
Süden

Storie di note - 2012

Acquistabile presso i migliori negozi di dischi

Tracklist
01. Passa il tempo
02. Die ganz groBe Kunst
03. Bruno
04. Mia san zua
05. Camminando
06. Im Süden von meim Herzen
07. La vita è bella così com’è
08. Nebelmeer
09. Dove sei stato?
10. Eis und Schnee
11. Ultima dolcezza
12. Gschenk
13. Il mondo è la mia patria
14. Zusammen-Hang
15. Qualcosa di grande
16. Zwoa Gschichtn oa Liad

Crediti
Werner Schmidbauer: voce, chitarra, guitalele, armonica a bocca
Pippo Pollina: voce, chitarra, tamburello, pianoforte (7)
Martin Kälberer: voce, pianoforte, keyboards/programming, percussioni, fisarmonica, vibrandoneon, hang, mandolino
Madlaina Pollina: voce (3)
Michael Mikes Lücker: chitarra (1, 3, 4, 5, 7, 9, 13)
Thomas Simmerl: batteria (1, 3, 4, 11, 13)

Prodotto da: W. Schmidbauer, P. Pollina, M.  Kälberer

Registrazione e missaggio: aprile/maggio 2012 presso Malawi-Mystery-Mix Studio Hemhof di Martin Kälberer

Coverdesign e foto: Andrea Brix (foto “Nebelmeer” di U. Stolle)

Sito ufficiale di Süden: www.suedenmusik.com
Sito ufficiale di Werner Schmidbauer: www.wernerschmidbauer.de
Sito ufficiale di Pippo Pollina: www.pippopollina.com
Sito ufficiale di Martin Kälberer: www.martinmusic.de