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mercoledì, settembre 02, 2015

Hallenstadion Zürich, 22.08.2015 “Pippo Pollina: das grosse Finale”
di Fabio Antonelli



L’11 ottobre del 2012, nella magnifica cornice del Krone Circus di Monaco di Baviera, ebbi l’onore di assistere a uno dei più importanti concerti del lungo Tour con cui Pippo Pollina portò in giro “Süden” il fortunatissimo disco realizzato a sei mani con i musicisti bavaresi Werner Schmidbauer e Martin Kälberer e rimasi letteralmente stupefatto dall’accoglienza riservata dal pubblico tedesco a quell’evento, basti pensare a come la data fosse sold out da mesi e che la struttura ha una capienza di 5.000 posti.

Ora, invece, è passata poco più di una settimana da quel sabato 22 agosto in cui Pippo Pollina ha voluto congedarsi dal suo amato pubblico, dopo aver dichiarato di non voler più suonare dal vivo fino al 2017, attraverso un magnifico concerto durato quasi quattro ore, in cui  ha raccolto sul palco numerosissimi ospiti.

E’ vero, ha giocato in casa, si potrebbe direbbe usando una terminologia cara a chi ama il calcio, perché questo evento l’ha voluto realizzare all’Hallenstadion di Zurigo, la sua città adottiva, quello che l’ha accolto quasi fosse un proprio figlio molti anni fa, però credo che radunare un pubblico pagante di 13.000 persone, con biglietti che andavano da 80 a 50 franchi, in questo periodo di crisi economica, non sia proprio risultato da buttare …

Ciò però che fa più impressione, in termini positivi, è che queste grandi cifre ruotano intorno non a un cantante pop bensì a uno dei migliori esponenti della nostra canzone d’autore, uno che nelle canzoni canta si l’amore, ma anche l’impegno sociale, il desiderio di cambiare, di ribaltare tutto ciò che appare scontato e inevitabile, il tutto sempre con grande umanità, umiltà e soprattutto onestà intellettuale.

Forse è proprio questo suo essere autentico, unito alla forte volontà di avvicinarsi costantemente al pubblico spiegando quasi sempre nella lingua locale le canzoni prima di eseguirle, che è colto da un pubblico che, per la stragrande maggioranza, non capisce nulla dei testi delle sue canzoni se non attraverso le traduzioni sempre presenti nei libretti dei suoi dischi.

Altrimenti non mi spiegherei come un pubblico generalmente abbastanza freddo, come quello svizzero e tedesco, possa magari ridere a crepapelle durante alcune presentazioni, applaudire come un forsennato, fino ad arrivare letteralmente a saltare sulle poltroncine durante l’esecuzione dei pezzi più trascinanti.

In tal senso faccio una prima considerazione rivolta a chi mi sta leggendo e magari si starà chiedendo chi sia questo Pippo Pollina, perché in Italia è pressoché sconosciuto.

Di proposito non dico nulla, invito solo a cercare la sua musica, si accorgerà subito come la sua musica non sia per niente “pallosa”, anzi credo sia la dimostrazione di come la canzone impegnata possa essere anche gradevolissima da ascoltare, soprattutto quando sa toccare il cuore.

Torniamo però alla serata, Pippo ha suonato per quasi quattro ore insieme al suo fedele gruppo, il Palermo Acoustic Quintet e all’Orchestra da Camera “Musica viva”, diretta da Willy Honegger, ma mai come in quest’occasione il tempo è volato via, grazie anche alla presenza di ospiti molto diversi fra loro per stile, linguaggio musicale, quasi a voler dimostrare che la musica non può che unire popoli e culture anche molto distanti e lontane fra loro.

La lunga carrellata di ospiti è stata però aperta non da un musicista ma da Giovanni Impastato, fratello di Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino, giornalista, attivista e poeta italiano, noto per le sue denunce contro le attività di cosa che gli costarono la vita in un attentato, il 9 maggio 1978, a dimostrazione che per Pippo musica e impegno civile sono inscindibili e “Centopassi”, la sua canzone dedicata a Peppino, ne è il segno.

Alcuni degli ospiti della serata sono artisti che hanno collaborato con lui, come ad esempio Giorgio Conte che ha duettato con lui in “Mare mare mare”, canzone presente nel suo ultimo album “L’appartenenza” o la catanese Etta Scollo, che ha eseguito in duo con Pippo un paio di pezzi da brivido o come i già citati Werner Schmidbauer e Martin Kälberer, coautori di “Süden”.

C’è stato anche il cantautore svizzero-tedesco  Linard Bardill, che, nel lontano 1987, scoprì per caso Pippo mentre cantava “Eskimo” di Guccini, cercando di vivere di musica suonando per le strade della Svizzera e, conosciutolo meglio, lo invitò a partecipare a un progetto discografico in lingua romancia e alla relativa tournée. Fu la svolta per Pippo.

Pippo ha poi voluto sul palco anche una serie di artisti con i quali non ha mai collaborato direttamente ma che ammira fortemente, alcuni noti al pubblico svizzero e tedesco come Gigi Moto, Büne Huber von Patent Ochsner, Stefan Stoppok, uno invece a noi molto noto, Eugenio Finardi, un musicista che ha sempre stimato per lo spirito ribelle e la coerenza.

Non ultimi sono saliti sul palco, duettando con Pippo, anche i figli Madlaina e Iulian, entrambi cresciuti a suon di musica e che ora stanno cercando di intraprendere un proprio percorso artistico. Se la prima è apparsa molto emozionata sia nel cantare il pezzo scritto per “Süden”, sia nel duetto con Giorgio Conte dove è apparsa un po’ impacciata nel cercare di ricreare l’incanto di “Com’è bella la luna”, invece, il figlio maggiore, che ha voluto da subito scegliersi Faber come nome d’arte proprio per non far pensare di essere in qualche modo raccomandato dal padre, ha dimostrato di possedere voce, grinta e durezza da far impallidire lo stesso Pippo, credo anzi se ne sentirà parlare.

Per dovere di cronaca il mega concerto, dopo una serie di acclamatissimi bis, s’è concluso al ritmo di una forsennata “Bella ciao” che ha visto tutto il pubblico convenuto a Zurigo cantare e ballare, davvero un finale emozionante.

Io però non voglio chiudere qui, bensì fare una mia considerazione del tutto personale.

So che un paio di anni fa Pippo ha sottoposto all’attenzione della giuria che sceglie i brani per il Festival di Sanremo, due suoi pezzi inediti che non sono stati però presi in considerazione. Scelta lecita per carità, soprattutto nel caso fosse stata dettata da motivazioni puramente artistiche, un po’ meno nel caso in cui si fosse giustificata la bocciatura con la considerazione che Pippo Pollina è un big solo all’estero e non in Italia, quasi che gli onori e i meriti guadagnati in terra straniera qui non avessero valore … Ma si sa che qui si è big solo se si arriva da Amici o X-Factor…

Ciò che più sorprende il sottoscritto è, invece, che un Club come il Tenco, che ha fatto della canzone d’autore il proprio vessillo, non abbia mai invitato Pippo, l’unico, credo, esponente della canzone d’autore italiana che sia riuscito a esportare la propria opera, per lo più scritta e cantata in italiano, oltre confine.

E’ vero, la sua musica può anche non piacere e si sa che i gusti musicali sono del tutto personali e per questo sempre opinabili però, se penso che sul palco dell’Ariston, in una recente edizione, tanto per fare un esempio, s’è esibito Marco Fabi, cugino del ben più famoso Niccolò beh, allora mi domando come mai non si sia ancora rimediato a questa ingiustizia.

Sito ufficiale di Pippo Pollina: http://www.pippopollina.com/
Pippo Pollina su Facebook: http://www.facebook.com/pollinaofficial

mercoledì, dicembre 12, 2012

Pippo Pollina - Werner Schmidbauer - Martin Kälberer presentano “Süden”


11.10.2012 - Krone Circus – Monaco di Baviera

di Fabio Antonelli

L’11 ottobre scorso, ho avuto l’onore di essere invitato da Pippo Pollina al concerto di presentazione del nuovo disco “Süden”, tenutosi nel più grande circo stabile d’Europa, il Krone Circus di Monaco di Baviera.

So per certo di essere stato invitato come amico, ma penso che sotto sotto ci fosse anche l’intenzione di rendermi partecipe, di farmi toccare con mano, quell’enorme successo che sta riscontrando ormai non più solo nella sua terra d’adozione, la Svizzera, dove da anni risiede con la propria famiglia a Zurigo, ma anche in Germania, in Austria, in tutta quell’area che risponde al nome di Mitteleuropa.

Sinceramente avrei potuto anche scriverne a caldo, subito dopo aver vissuto quell’esperienza, direi indimenticabile, ma ho invece preferito lasciar sedimentare le emozioni, che quei magici momenti vissuti in terra straniera si stratificassero nel mio cuore.

Cercherò di essere obiettivo, anche se lungi da me il redigere una razionale cronaca della serata.

Semmai cercherò di riportare alla luce alcune suggestioni, partendo dall’attesa, l’arrivo composto dei ben 2500 spettatori paganti che da mesi avevano prenotato quella serata di presentazione di “Suden”, un disco a sei mani che porta la firma anche di Werner Schmidbauer e Martin Kälberer, l’attesa frenetica al bar per l’ultimo boccale di ottima birra bavarese, l’ultima sigaretta (quasi fosse quella concessa a un condannato a morte) per chi, poi la campanella, che avvisa che mancano solo quindici minuti all’inizio dello spettacolo previsto rigorosamente per le ore 20.00 (direi un orario impensabile da noi), mancano ormai dieci minuti ma già gli uscieri si apprestano a chiudere i battenti.

Entrato in quella magnifica struttura, in cui il legno è il materiale che domina, dalla forma circolare come tutti i tendoni da circo (sebbene questo non sia un tendone), mi rendo conto del motivo di tanto rigore nel far rispettare gli orari d’inizio concerto, c’è tanto di televisione tedesca che riprenderà il tutto per poi trasmettere in seguito l’intero concerto.

Tra il pubblico e il palco quindi ci sono un po’ di addetti alle riprese e il braccio della gru che poi farà sorvolare la telecamera telecomandata radente, le teste degli spettatori, ma è un disturbo del tutto sopportabile.

All’ingresso dei tre musici sul palco io provo subito a scattare qualche fotografia, faccio in tempo però solo a scattare una foto, un addetto alla sicurezza mi si avvicina, mi dice qualcosa in tedesco che ovviamente non comprendo, ma mi è comunque chiaro che non potrò più fotografare nulla da quel momento in poi, probabilmente per motivi legati ai diritti televisivi.


Meglio quindi rispettare le regole, qui non siamo certo in Italia …



E’ proprio Pippo, accolto da un calorosissimo applauso, ad aprire lo spettacolo con “Dove sei stato” uno dei brani contenuti nel nuovo disco dal quale i tre attingeranno per gran parte dell’intera serata, s’intuisce da subito che la struttura del Krone Circus è di quelle che garantisce un’acustica impeccabile per questo genere di musica. Si parte alla grande.

Tra una canzone e l’altra Pippo e Werner, cercano di spiegare com’è nata la loro amicizia, l’idea di realizzare questo disco insieme, io ovviamente non comprendo nullo visto che il tedesco mi è totalmente oscuro, intuisco solo di cosa stiano parlando grazie ad una precedente intervista realizzata con Pippo. Non capisco nulla ma percepisco che il pubblico è letteralmente rapito dai due, spesso il racconto è sottolineato da fragorose risate del pubblico, sembra quasi di essere a un cabaret dove i confini e i ruoli si confondono, non so bene se la parte della spalla la stia reggendo Werner o Pippo, so solo che la gente ride divertita.

Non tutto però quanto è rappresentato sul palco è da ridere, perché Pippo a un cero punto parla della propria terra natia, marchiata a fuoco dalla presenza invadente e opprimente della mafia, è il momento di una toccante “Centopassi”, è l’occasione per parlare del suo fuggire dalla sostanziale privazione di libertà di pensiero, del suo migrare all’estero di cui “Chiaramonte Gulfi” rappresenta solo l’aspetto più ironico.

Il legame con la tradizione e con la propria terra natia non è mai rinnegato, superba la sua esibizione con il tamburello, arte musicale trasmessale dal percussionista Alfio Antico, che qui s’intreccia con uno strumento nato invece proprio in territorio svizzero, il curiosissimo Hang, che nelle mani sapienti di Martin, capaci di passare continuamente dalla fisarmonica, alle percussioni, alle tastiere e a tanto altro, riesce a ipnotizzare tutti i presenti.

E’ il momento di una pausa, di un’altra sigaretta per chi proprio non ne può fare a meno, poi è ancora Pippo a far ripartire lo spettacolo con “Qualcosa di grande”, una delle canzoni più belle del nuovo disco insieme a “Bruno”, la canzone dedicata a Bruno Manser, lo speleologo misteriosamente scomparso in Borneo, dopo aver duramente contrastato i disboscamenti selvaggi voluti dalle multinazionali del legname, per l’occasione sul palco a cantare c’è anche Madlaina Pollina, figlia di Pippo, giovanissima autrice del brano. La sua esibizione è quasi da consumata frequentatrice di palchi musicali, alla fine il pubblico apprezza con grande entusiasmo.

Voglio però sottolineare una cosa che mi ha colpito, seppur caloroso il pubblico tedesco è incredibilmente rispettoso di chi sta sul palco, ascolta con la massima attenzione ogni singola canzone, solo alla fine applaude o no quanto appena ascoltato, un comportamento che in Italia purtroppo è riscontrabile solo nell’ambito della musica classica.

Durante la seconda parte del concerto c’è spazio ancora per un classico del repertorio di Pippo, “Sambadio” accolto con grande entusiasmo dai presenti, segno che la sua musica ha ormai fatto breccia nel DNA del pubblico tedesco, la conclusione dell’intera sera è affidata a “Passa il tempo”, un brano che permette ai tre di ringraziare tutti quelli che hanno garantito questo spettacolo di altissimo livello.

Qui termina ufficialmente la serata, la televisione chiude le riprese ma la musica continua, un pubblico ormai scatenato non vuole staccarsi dai suoi beniamini, si susseguono ben quattro pezzi tra cui un’incredibile “Bella Ciao”, con tutto il pubblico tedesco in piedi a battere il tempo con le mani, un qualcosa che in Italia forse sarebbe possibile vedere solo al Concerto del 1° maggio.

Già, a proposito di Concerto del 1° maggio, non sarebbe ora che anche in Italia qualcuno si accorgesse del talento di quest’artista, capace di smuovere e accalorare anche i freddi spiriti teutonici?


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mercoledì, luglio 25, 2012

Intervista a Pippo Pollina intorno a “Süden”

di Fabio Antonelli



Da chi è partita l'idea di realizzare questo disco a tre voci e due lingue?

Io Werner e Martin siamo diventati amici per caso, dieci anni fa e sai come?
Se ti va, t’invito a guardare questa presentazione del progetto:



Il video mi ha rubato la seconda domanda, che era appunto perché avete voluto intitolare il progetto “Süden”?

Sia io sia Werner, siamo originari dal sud delle nostre rispettive nazioni ma esiste anche il tentativo di spiegare il sud attraverso una prospettiva legata alle emozioni, c'è una canzone di Werner che s’intitola appunto “Im Süden von meim Herzen” (A sud del mio cuore) come se anche il cuore potesse avere una sorta di connotazione geografica.

Da un ascolto complessivo del disco mi sembra di poter dire che si respiri aria di anni '70, con quei cori a tre voci e melodie spesso sognanti, quasi aveste realizzato il disco in un'immaginaria Woodstock o è solo una mia impressione? Si guarda al passato ma c''è molta speranza in un possibile futuro migliore...

Hai azzeccato in pieno. Ci siamo ispirati un po’ a Crosby, Still, Nash and Young ed è stata una cosa abbastanza dichiarata, gli argomenti, ma anche gli arrangiamenti. Abbiamo deciso di fare un cd praticamente da soli, solo in tre brani v'è l’aggiunta di tre ospiti, altrimenti tutto è suonato da noi e, cantato, naturalmente.

“Passa il tempo” è il brano che apre il disco ed è uno di quei pezzi che riascolteresti all'infinito, “Passa il tempo … però non passa il mio amore” è questo il motivo per cui continuare a sperare?

Ci sono cose che "non passano", basta con le cose usa e getta, forse cambia la relazione ma il sentimento umano che sta alla base del medesimo rimane, il suo presupposto cioè l'amore non finisce, forse cambia, ma se qualcuno ti vuole bene, lo farà sempre.

Bellissimo, hai ragione, a proposito di sentimenti, di emozioni una delle canzoni più toccanti del disco penso sia “Bruno” è firmata e cantata, in parte, da tua figlia Madlaine Pollina, penso ci sia da esserne fiero no, segno che quel che si è seminato non è andato perso.

Sono felice che lei faccia le cose che più ama. Fra queste v'è la musica, scrive delle bellissime canzoni come Julian mio figlio. Se un giorno penseranno di intraprendere questa strada sarò al loro fianco, altrimenti sarò ... al loro fianco, ugualmente (sorride). Bruno è dedicata a Bruno Manser, scomparso in Borneo nel 2000, ucciso dalla lobby del legno, non so se lo conosci ... Bruno Manser, svizzero di Basilea, s’impegnò allo strenuo per salvare la foresta del Borneo, minacciata da ditte australiane che iniziarono a devastare la foresta di quel luogo. Manser si trasferì in Borneo e familiarizzò con gli aborigeni, diventando uno di loro, imparandone la cultura, la lingua e il modo di vivere. Fu accettato da quella tribù, tornò in Svizzera per organizzare delle manifestazioni che dessero risalto alla problematica della difesa della foresta in Borneo davanti all'ONU a Ginevra, insomma, si fece malvolere poi, quando tornò in Borneo nel 2000, scomparve misteriosamente e nessuno lo vide più.

La canzone gli rende merito e tocca le corde del cuore, “La vita è bella così com'è” è invece dedicata a Elke? Chi è Elke e com'è nata questa meravigliosa canzone?

Beh, questa è una storia più personale, Elke è una persona importante che non c'è più, ma la cosa che posso dire è che il nostro problema è che ci poniamo delle domande alle quali non siamo in grado di rispondere, poiché la nostra dimensione non lo consente e le persone che possono darci risposta hanno perso queste percezioni di spazio e tempo che ci governano. Entrare in contatto con loro non è facile o forse non è neanche possibile ... chissà. Non ci resta che accettare la vita nel pieno delle sue contraddizioni.

Personalmente trovo molto bella anche “Eis und Schnee”, con quel suo incedere sicuro, quell'armonica a bocca, l'intrecciarsi delle voci, il tuo ingresso che purtroppo è l'unico pezzo che capisco? Perché non avete pensato a una traduzione totale del disco nelle due lingue usate?

Sai perché Fabio? Perché non avrei mai pensato che questo cd vedesse la luce in Italia, Storiedinote ha deciso di pubblicarlo all'ultimo momento, è un esperimento ardito, in Italia c'è un provincialismo pazzesco e questo genere di cose non sono molto apprezzate, sempre che non ti chiami De André o Vasco Rossi, ben inteso.

Non tocchiamo questo tasto altrimenti apriremmo una parentesi che non chiuderemmo più, no?

Ah si, eppure queste sono le cose che fanno specie. Se ti va, sei cordialmente invitato a uno dei nostri concerti oltralpe, giacché in Italia non metteremo piede, mi farebbe piacere e penso che così riusciresti ad avere una chiara visione di come vanno le cose da queste parti.

Guarderò il calendario e ti farò sapere, grazie, intanto continuerei il percorso intrapreso lungo i solchi, pardon, le tracce del disco, “Ultima dolcezza” è davvero una piccola dolcissima canzone, stupenda con quell'immagine “Sarai un'ombra tutta / scolpita nel meriggio / sarai una lunga sete / figlia del miraggio”, com'è nata?

Ho immaginato il momento struggente dell'addio e di com’è difficile lasciar andare vie le persone cui si vuole bene, c'è qualcosa di profondamente magico nell'addio, che ci riconduce all'essenza.
Prima della vita non avevamo percezione di nulla poi, improvvisamente, questo regalo e ci accorgiamo di esserci senza che lo avevamo chiesto e senza che lo siamo guadagnato. Poi, ancora, non siamo soli ma c'è tanta gente con noi ma è tutto un passaggio, che conduce chissà dove e in questo passaggio c'è la consapevolezza di condividere.

Una canzone escatologica dunque?

Si parte dalla "banalità" dell'amore, visto come una cosa terrena, un addio non voluto ma "dovuto", per poi passare a una successiva dimensione che punta più in alto, ma sempre di "ultima dolcezza" si parla e si canta.

Si cambia registro con “Il mondo è la mia patria”, forse tra i pezzi più belli, carico di fiducia in questo mondo che dovrebbe essere la patria di tutti, bellissimo quel “lo rifarei”, il non rinnegare mai le proprie scelte.

Sono contento che ti piaccia, questa traccia è viva per miracolo, non volevo metterla, poi, però Werner e Martin mi hanno convinto. Io mi sento un cittadino del mondo veramente, con delle chiare radici italiane e siciliane, con un’identità precisa che è la e nessuno la tocca, né la discute. Tuttavia mi sento partecipe del destino di questo pianeta, certo ho delle mie propensioni, quindi ci sono luoghi dove sono più a casa che altri, in generale, ma la questione è capirsi con gli altri e non è l'appartenenza geografica che per me è fondamentale, è piuttosto l'appartenenza umana, ci sono siciliani che detesto e con cui non ho nulla a che spartire, conosco giapponesi meravigliosi con cui condivido amicizia e altro. A contrario ci sono amici inseparabili italiani. L’Europa è un progetto interessante e importante se parte dalla cultura e non dall'euro.

Pienamente d'accordo soprattutto su quest’ultimo punto e ringrazio allora Martin e Werner per averti convinto a inserire questo brano.

(sorride).

Volando ancora alto “Qualcosa di grande” è una meravigliosa preghiera, uno sguardo rivolto verso il cielo, la ricerca di un'altra vita, un canto pieno di speranza, è sta scritta e pensata con Werner? Com'è nata?

Le canzoni le abbiamo scritte separatamente, poi ciascuno di noi le ha proposte all'altro e ha aggiunto un cameo o una strofa o due nella sua rispettiva lingua. “Qualcosa di grande” è il desiderio di rigenerazione che nasce dopo un periodo di crisi, la crisi è crescita. Ogni crescita presuppone uno sforzo di superamento di difficoltà le quali spesso hanno a che fare con le abitudini alle cose e alle persone.
   
Una curiosità, la foto di copertina dove è stata scattata? In Sicilia?

Si. Siamo in cima alle colonne distrutte del tempio grande di Selinunte.

Ancora uno sguardo al passato per guardare con speranza al futuro?

Bella questa, non ci avevo pensato.
   
A proposito di presente e futuro come sta andando il tour?

Abbiamo iniziato da una settimana, 6 concerti 7500 persone finora e continueremo fino alla fine di marzo, avremo novanta date, a Praga, Vienna, Berlino, Salisburgo, Amburgo, Zurigo, ecc. Il cd è entrato nella hit parade tedesca per quattro settimane, sono fiero. Non credo che la canzone d'autore italiana abbia fatto presenza lì a parte la Nannini, sempre che si possa definire canzone d'autore, non so.

Mah ... quindi un grande successo, date ovunque, tranne che nella tua Italia ...

A ottobre anche a Washington e persino a Tirana in Albania, te ne racconto una: venerdì scorso abbiamo suonato a Monaco di Baviera, il teatro tenda era esaurito da marzo, 3800 persone. Allora chiedo al mio ufficio stampa italiano: “Perché non facciamo venire un giornalista importante a Monaco, una firma di quelle storiche, del Corriere delle Sera oppure di Repubblica oppure un settimanale di contenuti ma di larga diffusione?”. L'organizzazione era pronta a pagare le spese di alloggio, di viaggio. Dopo un mese di lavoro hanno alzato bandiera bianca … non interessava a nessuno. Eppure le notizie c'erano tutte, disco in hit parade e 4.000 persone in teatro.

Forse erano presi con le preselezioni di X-Factor o di Amici ...

Sarà …

E' davvero vergognoso, ma è lo specchio di com’è considerata la musica di qualità in Italia …




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Sito ufficiale di Werner Schmidbauer: www.wernerschmidbauer.de
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Recensione CD "Süden" di Schmidbauer Pollina Kälberer


Schmidbauer Pollina Kälberer: “Süden”
Aria di passato per continuare a sperare nel futuro, disco necessario!
di Fabio Antonelli

Questo disco è la storia di un'amicizia.
Ci sono cose che stanno scritte nell'aria e che aspettano solo di essere lette, così come ci sono tante canzoni che aleggiano nel vento in attesa che qualcuno le componga e le regali a tutti noi.
Allo stesso modo le amicizie sono quelle perle che improvvisamente arricchiscono la collana della nostra vita in maniera improvvisa ma naturale.
Cantare e suonare insieme, frequentarci con regolarità e scambiarci idee di vita e passioni è stata una cosa che fin dall'inizio della nostra conoscenza ci è sembrata ovvia e quasi scontata. Eppure parlavamo lingue diverse e provenivamo da due realtà culturali lontane …
(Pippo Pollina)

Così inizia il commento di Pippo Pollina a questo suo nuovo disco scritto a sei mani con Werner Schmidbauer e Martin Kälberer, due musicisti bavaresi conosciuti davvero per caso una sera in cui suonava in un bar e d’improvviso gli si ruppe una corda della chitarra, chiese allora se qualcuno dei presenti fosse in grado di cambiarla mentre nel frattempo avrebbe raccontato barzellette e fu così che si fece avanti Werner che, cercata la corda giusta la riparò rapidamente. Vista l’abilità dello sconosciuto, Pippo gli chiese se era un musicista e, avutane conferma, gli chiese di cantare con lui una sua canzone e così avvenne. Quella sera in sala c’era anche l’amico Martin, erano in realtà venuti entrambi per ascoltare Pippo, attirati dalle lodi tessute dal loro organizzatore a Bad Aibling nei confronti di questo cantautore italiano.

Lì, in quella sera, è nato un rapporto di sincera amicizia, di scambi d’idee, d’ideali comuni vissuti con intensità e che è confluito in questo magnifico disco.

Sembra incredibile come queste tre voci e queste lingue, apparentemente così lontane fra loro, siano riuscite a miscelarsi, a sovrapporsi, a incastonarsi creando un caleidoscopico universo dal quale ci si lascia ben presto irretire e di fronte al quale si rimane estasiati, quasi senza fiato, nel vedere come la musica sia davvero linguaggio universale.

Musicalmente il disco respira a pieni polmoni aria di anni ’70, a più riprese sembra di ascoltare quelle sonorità, quel gusto per le melodie, l’uso dei cori a più voci che caratterizzarono il magico e irripetibile sound del Festival di Woodstock, vengono così in mente nomi come Crosby, Stills, Nash & Young, è come se si facesse un tuffo nel passato per riuscire a guardare con più speranza in un futuro ancora possibile e realizzabile.

Tutto il disco è stato suonato dai tre amici musicisti, con solo pochi altri contributi e questo contribuisce a dare compattezza all’intero lavoro e allo steso tempo a conferire un’aria conviviale, gli spettatori del loro tour possono star sicuri che ascolteranno dal vivo uno spettacolo non molto lontano da quanto è stato suonato in studio di registrazione, l’impressione è che quest’amicizia, questa complicità sia rintracciabile in ogni singola nuota suonata.

Le tracce che compongono la tracklist sono ben sedici per un minutaggio di oltre 63 minuti, quasi che la copiosità della messe prodotta dai tre, fatichi a stare nello spazio consentito da un cd singolo, ma vi assicuro che di queste tracce nulla è superfluo, nulla suona inappropriato e non c’è una traccia che non emozioni profondamente.

Per motivi di spazio e anche di lingua, unica pecca è che il libretto riporta i testi delle canzoni nella lingua originale in cui sono state scritte senza traduzioni, mi limiterò a toccare solo alcuni brani, partendo proprio da quello di apertura “Passa il tempo”, una canzone di Pippo, pregna di malinconia per tutto quello che inevitabilmente passa, ma la speranza non muore mai perché “Passa il tempo … Però non passa il mio amore, lui non muore, lui non capirà qual è il senso di queste parole. E per questo sopravviverà”.

Una delle canzoni più belle in assoluto per l’intrinseca dolcezza è “Bruno” ed è firmata da Madlaina Pollina, figlia di Pippo che, oltre a dimostrarsi un’ottima autrice, ci dona un bellissimo cameo con la sua meravigliosa voce. Ancora adesso scrivendone mi vengono le lacrime agli occhi ripensando ai versi “Look at the river that flows like me / look at the sun and there I will be / forever here in the place I love / I’m here and there I’m beyond and above“ dedicati a Bruno Manser il quarantottenne speleologo misteriosamente scomparso nell’agosto del 2000 in Borneo, dopo aver vissuto, unico bianco, con la popolazione Penan, un'etnia nomade nascosta nella giungla dello Sarawak e averne difeso il territorio dall’ignobile sfruttamento delle multinazionali del legname.

“Camminando” dipinge quello che è lo stato d’animo di chi abbandona la propria patria in cerca di migliore fortuna, magari anche deludendo le aspettative nutrite da altri “Ed io penso a mia madre e con lei i suoi sorrisi, / mi vedeva dottore nei suoi sogni ormai in crisi, / ed io penso alle sue carezze e al suo pianto salato / quando venne il giorno triste in cui me ne sono andato” però sempre guardando avanti “Camminando, camminando troverai la tua strada, / sarà come la volevi e non è poi lontana, / Camminando, camminando avrai freddo alle mani / Ed allora metti i guanti ed affronta il domani”.

Un dolcissimo e suadente pianoforte apre “La vita è bella così com’è”, un’intima canzone di quelle che riguardano la sfera personale di un autore, è il canto del non detto “Cosa non mi hai detto / In questo tempo lungo e mai distratto / Cosa non ti ho detto / Lo capirai se ancora non l’hai fatto” e del non vissuto “Perché la vita è bella così com’è / E nessuno mai può dirle addio / Finché avrà i vostri occhi / A illuminarla”. Una canzone che guarda oltre la vita e che è dedicata a una persona Elke, nel libretto non è detto altro.

C’è ancora il pianoforte ad aprire “Dove sei stato”, ma qui ha un ritmo più incalzante, il brano è molto corale e lingua italiana e tedesca si contendono alla pari gli spazi per parlare del tema della lontananza, partendo dalla domanda iniziale “Dove sei stato in tutto questo tempo in cui non t'ho cercato” fino all’invocazione finale “rimani qui … geh bleib halt da…”.

E’ sempre il pianoforte a introdurci nell’atmosfera quasi impalpabile di “Ultima dolcezza”, poi entra la voce meravigliosa e calda di Pippo a cantare questi versi “Adesso che il vento si è posato su di noi / e la terra è un puntino lontano / e la pace dei tuoi occhi fra queste onde sull’oceano / ecco cosa resterà / sarai un’ombra tutta scolpita nel meriggio / sarai una lunga sete figlia del miraggio / la vita è una speranza, è il tuo sorriso acceso / la vita è l’innocenza di un bacio mai perduto”, è il momento di una fisarmonica e a chiudere ancora il pianoforte. Che cosa posso aggiungere? E’ solo puro incanto.

E’ molto diverso il sound di “Il mondo è la mia patria”, un brano molto accattivante che nei contenuti rispecchia in pieno il modo di vedere il mondo di Pippo “Il mondo è la mia patria, il mondo è la mia via / il suo canto al tramonto mi tiene compagnia / Ed ogni suo sorriso ed ogni suo dolore / E’ una ferita aperta sul mio cammino in fiore”, ideali sempre ben presenti e mai rinnegati neppure quando è avvenuto l’incontro che gli ha cambiato la vita “Poi un bel giorno guardando i tuoi occhi / così grandi e diversi dai miei / da coprire milioni di sguardi/ lo rifarei”.

E’ davvero difficile discernere il meglio tra tante gemme, proprio come quando ci s’imbatte in quella meraviglia di “Qualcosa di grande”, una canzone dall’andamento quasi epico, in cui Pippo, partendo da un’umana riflessione “E rinascerò volgendo gli occhi al cielo / come non ho fatto / un po’ perduto / un po’ distratto / e me ne andrò / per la mia strada / convinto di un’idea / di un’altra vita che mi aspetta” giunge a una fiduciosa speranza, quasi una convinzione “E sarà / qualcosa di grande / a mostrarmi quel mondo / che verrà / a bussare alla porta / la mia casa è aperta / e sorrido e rincorro parole / Il mattino è un preludio un trionfo del sole / sarà”. Splendida.

Come dicevo prima, è soprattutto dettata da motivi di spazio la scelta di non affrontare una a una anche le tracce scritte da Werner Schmidbauer perché meriterebbero altrettanto spazio di riflessione, ne cito solo una “Im Süden von meim Herzen” perché contiene in se il motivo fondamentale per cui questo disco è stato intitolato “Süden”. Basta ascoltare i versi cantati da Pippo per rendersene conto “Al sud del mio cuore c’è una casa di campagna / dove tutto è quiete riposano i pensieri / e dove il vento si è fermato in un abbraccio dolce / ed i tuoi occhi un cielo dove lo sguardo fugge”, sembra che anche il cuore abbia una sua mappa geografica e che anche lì possa esistere un sud, che non è ovviamente un luogo geografico ma un modo di vivere la vita, dove vi è ancora spazio per l’amore e soprattutto per la speranza in un futuro umanamente possibile, un futuro che non sia solo economia e finanza e dove tutto non sia usa e getta come lo è ad esempio la maggior parte della musica attuale.

Mi chiedo: è solo il disco di tre inguaribili sognatori? Non credo, penso che ci sia tanto bisogno di un disco che, guardando al passato e senza mai rinnegarlo, anzi gettandovi le fondamenta, abbia il coraggio di portare avanti i propri ideali guardando al futuro con fiducia perché sono solo le armi di sempre, amore e speranza, a poterci risollevare dopo ogni caduta.

Concludo sottolineando il bellissimo package cartonato che, almeno per la versione italiana, include un bellissimo libretto con i testi, le note di credito (unica pecca come dicevo le traduzioni) ma soprattutto con dei bellissimi scatti fotografici in bianco e nero di Andrea Bix (tranne ”Nebelmeer di U.Stolle). Nella copertina i tre musicisti sono fotografati sulle colonne del tempio di Selinunte (Trapani), quasi a voler comunicare che dalle macerie del passato si può costruire con fiducia un futuro migliore.

Non lasciatevelo assolutamente sfuggire! 


















Schmidbauer Pollina Kälberer
Süden

Storie di note - 2012

Acquistabile presso i migliori negozi di dischi

Tracklist
01. Passa il tempo
02. Die ganz groBe Kunst
03. Bruno
04. Mia san zua
05. Camminando
06. Im Süden von meim Herzen
07. La vita è bella così com’è
08. Nebelmeer
09. Dove sei stato?
10. Eis und Schnee
11. Ultima dolcezza
12. Gschenk
13. Il mondo è la mia patria
14. Zusammen-Hang
15. Qualcosa di grande
16. Zwoa Gschichtn oa Liad

Crediti
Werner Schmidbauer: voce, chitarra, guitalele, armonica a bocca
Pippo Pollina: voce, chitarra, tamburello, pianoforte (7)
Martin Kälberer: voce, pianoforte, keyboards/programming, percussioni, fisarmonica, vibrandoneon, hang, mandolino
Madlaina Pollina: voce (3)
Michael Mikes Lücker: chitarra (1, 3, 4, 5, 7, 9, 13)
Thomas Simmerl: batteria (1, 3, 4, 11, 13)

Prodotto da: W. Schmidbauer, P. Pollina, M.  Kälberer

Registrazione e missaggio: aprile/maggio 2012 presso Malawi-Mystery-Mix Studio Hemhof di Martin Kälberer

Coverdesign e foto: Andrea Brix (foto “Nebelmeer” di U. Stolle)

Sito ufficiale di Süden: www.suedenmusik.com
Sito ufficiale di Werner Schmidbauer: www.wernerschmidbauer.de
Sito ufficiale di Pippo Pollina: www.pippopollina.com
Sito ufficiale di Martin Kälberer: www.martinmusic.de