giovedì, maggio 30, 2013

Recensione CD "Mezzanota" di Chiara Jerì e Andrea Barsali



Mezzanota è il titolo del nuovo progetto della giovane cantautrice Chiara Jerì che, per l’occasione, si fa accompagnare in questo percorso musicale dal chitarrista Andrea Barsali.

Il contributo di Andrea, però, va ben al di là del semplice accompagnamento musicale con la sua fedele chitarra classica (per altro sempre curatissimo), poiché oltre che essere autore degli arrangiamenti, è anche coproduttore del disco con Chiara, tanto che il disco è firmato da entrambi.

Quale invece il ruolo di Chiera Jerì in questo disco che è stato definito dai due “l’istante in cui l’Intenzione diventa Musica” dove, notate bene, intenzione e musica sono scritte con la maiuscola?

Beh, lei qui presta la sua potente e profondissima voce ad alcuni tra i più bei pezzi della canzone d’autore italiana come La donna cannone di Francesco De Gregori, Canzone seconda di Pippo Pollina, Fino all’ultimo minuto di Piero Ciampi nonché l’inedita Amore mio hai ragione di Maurizio Tollo, già collaboratore di Chiara nel suo disco d’esordio, ma è soprattutto quando si mette a scrivere i testi a uscire a pieno la sua cifra stilistica.

Prendiamo ad esempio Notturno delle parole fuori posto, che si pone non a caso al centro della tracklist. Il brano, ispirato da questi versi “la raganella disidratata sul vetro inaridì / evaporò / bevve il sangue verde / il falco gira, e gli attribuiscono infamie, e arriva l’acqua, come sempre in ritardo” di Fabrizio De Andrè, ha fruttato a Chiara la vittoria nel 2009 al concorso musicale “Un notturno per Faber” organizzato a Genova dalla Fondazione De André e MySpace Italia, segno che anche come autrice di testi è artista capace di lasciare il segno.

Non è però l’unico esempio di buona scrittura presente in questo disco, provate ad ascoltare Innesco e sparo, ispirata a un avvenimento realmente accaduto, l’esecuzione fredda, lenta e atroce di Giannino Losardo, avvenuta nel lontano 1980 e che all’epoca dei fatti, era sindaco di Cetraro, una delle tante pagine buie della Calabria ma in fondo simile ad altre tante brutte storie della nostra povera Italia, proprio come quella raccontata in Malincuore, forse la canzone più bella in assoluto del suo primo disco Mobile Identità e qui inserita come ghost track a fine disco.

Musicalmente parlando, invece, i due si compensano alla perfezione in questo progetto, quanto Andrea con la sua chitarra sa inerpicarsi con i suoi arpeggi fino a raggiungere vette quasi inesplorate così Chiara sa inabissarsi con la propria voce fino a toccare profondità inaccessibili ad altre signore della canzone italiana.

Sentieri e suggestioni che magicamente però diventano univoci quando arrivano al cuore di chi ascolta. Un concetto semplice che il titolo dell’album spiega bene. Chiara e Andrea ci mettono Mezzanota, l’altra  metà è dentro ognuno di noi. Fategli ascoltare questo disco e s’incontreranno…



















Artista: Chiara Jerì e Andrea Barsali
Titolo album: Mezzanota
Etichetta: Autoprodotto

Produzione artistica:

Anno di uscita: 2013

Durata totale: 45:23


Elenco tracce:                                   
01. La ballata della Ginestra
02. La donna cannone
03. Amore mio hai ragione
04. Canzone II
05. Notturno dalle parole scomposte
06. Innesco e sparo
07. A goccia a goccia
08. Fino all’ultimo minuto
09. Vorrei

Brani migliori:
Notturno dalle parole scomposte
Innesco e sparo
Amore mio hai ragione


Musicisti e Ospiti:
Chiara Jerì: voce
Andrea Barsali: chitarra classica


Link:
www.facebook.com/andrea.barsali

mercoledì, maggio 15, 2013

Intervista ai Sulutumana


di Fabio Antonelli

Dal laboratorio artigianale dei sempre più apprezzati Sulutumana, è appena uscito un nuovo disco dall’ambizioso titolo “Non c’è limite la meglio”. Che qualcosa di nuovo bollisse in pentola, si era intuito da un po’, che però si trattasse sostanzialmente di una raccolta con un inedito (Lunedi mattina), forse non ce lo saremmo aspettato? Delusi? Dopo averlo ascoltato assolutamente no, anzi potremmo dire che sembra voler ribaltare quel concetto di Tancrediana memoria “bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla”. Ecco cosa ci hanno raccontato in proposito.



Dopo due album di canzoni per bambini come “La storia cominciò” e il recentissimo “Io non so leggere” del 2012, a ormai cinque anni dall’uscita dell’ultimo bel disco d’inediti “Arimo” del 2008, non nascondiamo che ci saremmo aspettati un disco di canzoni inedite anziché una raccolta come questo “Non c’è limite la meglio” eppure non siamo assolutamente delusi, anzi. Come mai questa scelta?
Tutto nasce da un confronto schietto e approfondito con il nostro attuale produttore Piero Cassano. Lui ha insistito affinché si arrivasse a realizzare una raccolta di brani del nostro repertorio storico, perché convinto che i SULUTUMANA non abbiano ancora raccolto quello che meritano, ossia un apprezzamento di pubblico su larga scala. Siamo stati ovviamente lusingati da quest’affermazione e per questo abbiamo deciso che, nonostante ci siano tanti brani nuovi che premono e fremono per uscire dal nostro studio di registrazione, questo poteva essere il passo giusto per iniziare una nuova e prestigiosa collaborazione e per far conoscere a un pubblico più vasto la nostra musica. L’ambizione di questo progetto è quindi quella di fare in modo che la cerchia dei nostri estimatori possa allargarsi oltre i confini del territorio in cui già da tempo siamo conosciuti e apprezzati. Si aggiunga inoltre che riteniamo che i brani di “Non c’è limite al meglio” brillino di una nuova luce rispetto alle incisioni precedenti, grazie anche all’apporto sapiente ed esperto proprio di Piero Cassano e Fabio Perversi, che sono stati molto bravi nel dare risalto alle nostre canzoni, senza per questo minimamente snaturare la nostra cifra stilistica.  

Questa raccolta si apre con l’unico inedito presente, intitolato “Lunedì mattina” e che vede autore del testo la voce del gruppo Gianbattista Galli. Com’è nato questo brano che si colloca a buon diritto tra i migliori di sempre?
Stavamo lavorando a testi e musiche nuove nella nostra sala prove, era un periodo in cui ci si vedeva sempre con la band il lunedì mattina. Questo appuntamento fisso è diventato il titolo di una canzone. Si tratta di una visione intima e piena di speranza sul futuro che diventa presente, radiografia di uno stato d’animo in un momento di dolce solitudine e di riflessione. Immagine reale e visionarie s’intrecciano nello spazio temporale che va dal risveglio all’incontro col mondo, una volta chiusa e lasciata alle spalle la porta di casa. In particolare ci è sembrato bello dare un po’ di dolcezza a un momento della settimana che in genere è piuttosto indigesto da affrontare.

Di questo disco a colpire è soprattutto l’atmosfera nuova che avete saputo donare a pezzi ormai stranoti ai vostri ammiratori, saranno forse i nuovi arrangiamenti ma le canzoni, così eseguite, sembrano da sempre presenti nell’immaginario bagaglio personale anche di chi le ascoltasse per la prima volta ma allo stesso tempo totalmente nuove. Non c’è davvero limite al meglio?
È stata una condizione imprescindibile. Dopo aver accettato di fare un disco che riproponesse brani già incisi, volevamo che le canzoni rappresentassero fedelmente l’attuale momento musicale della band. Dovevano pertanto apparire fresche e sorprendenti, al punto da poterle ritenere “nuove” a tutti gli effetti. Ci succede costantemente, quando suoniamo dal vivo brani anche datati, di cucire gli arrangiamenti in modo che il suonarli possa rivelare anche a noi, e non solo in chi ascolta, elementi di novità e di sorpresa. Lo facciamo per migliorarci e per scongiurare la noia.

Realizzare la tracklist di una raccolta penso sia operazione tra le più ardue, c’è una canzone o magari più d’una, del vostro passato che, a registrazioni concluse, avreste comunque voluto inserire?
No. Nel realizzare una raccolta crediamo sia più importante il carattere d’insieme che non il peso specifico del singolo brano. Bisogna valutare l’opera nella totalità per ottenere un risultato omogeneo e ben strutturato.  Speriamo di esserci riusciti.

Nel vostro sito ufficiale si legge che i Sulutumana -Nascono nel 1998 quando Gian Battista Galli (voce, fisarmonica) Francesco Andreotti (pianoforte, tastiere) e Nadir Giori (contrabbasso) decidono di costruire un percorso artistico “in proprio” – in realtà la vostra genesi parte da ben più lontano, quel 1987 in cui Gianbattista Galli e Michele Bosisio (uscito dal gruppo nel gennaio 2007) fondarono un duo poi diventato nel tempo un quintetto costituito dagli attuali componenti Gianbattista Galli, Francesco Andreotti, Nadir Giori più Angelo Galli e Andrea Aloisi. La copertina del nuovo disco però vi ritrae in tre, intorno ad un divano, dobbiamo supporre un‘ulteriore evoluzione della formazione?
Sin dalla prima canzone da noi composta, il nucleo “creativo” dei SULU è costituito da Giamba, Cecco e Nadir. E le prime canzoni risalgono proprio al 1998. Per questa ragione abbiamo ritenuto di “sfrondare” la nostra genesi, escludendo il periodo precedente in cui eravamo sostanzialmente una band di cover e in cui la maggior parte di noi ancora non aveva fatto della musica una scelta professionale e di vita. È una questione di sintesi che agevola l’approccio di chi ancora non ci conosce, e che in ogni caso non rinnega certo il passato remoto. 

Nonostante questi cambi di formazione non c’è stato mai alcun segno d’involuzione artistica, anzi possiamo ben dire che il sogno “su l’utumana” (sull’ottomana) prosegue imperterrito puntando sempre più in alto. Qual è il segreto allora, l’alchimia perfetta di queste canzoni, capaci di raccogliere sempre nuovi sostenitori?
Il segreto, se c’è, non lo conosciamo. Siamo però convinti che scrivere canzoni in tre anziché da soli determini un valore aggiunto indiscutibile al risultato finale. C’è una preselezione dei rispettivi provini che deve passare al vaglio di ciascuno di noi e che è molto esigente, c’è un confronto continuo che è di stimolo costante per migliorarsi, infine c’è una manipolazione reciproca del materiale che fa sì che il “prodotto finito” risulti più ricco e, di conseguenza, più bello (si spera!). 

Supponiamo che nei prossimi mesi continuerete con i lives di presentazione del disco, magari intercalati con spettacoli per bambini, un universo musicale parallelo ma altrettanto prezioso di cui magari parleremo in altra occasione, cosa intravedete però nella sfera di cristallo dei Sulutumana?
Dice il saggio: “Fammi indovino e ti farò ricco!”. Il nostro desiderio è di affermarci come band su un territorio il più vasto possibile. Siamo convinti che la nostra musica non abbia confini e possa mettere casa dovunque, in Italia ma anche all’estero, ad esempio in Francia. Siamo convinti che non sia una musica di nicchia per pochi intenditori o per palati fini, al contrario, pensiamo che sia fruibile da chiunque abbia orecchie e cuore da aprire all’ascolto e all’emozione. In concreto stiamo già lavorando all’uscita dell’album d’inediti, prevista entro la primavera 2014. Nel frattempo è partito il tour di “Non c’è limite al meglio” che ci vedrà impegnati fino a Ottobre. Abbiamo anche ripreso il vagabondaggio artistico con Andrea Vitali, con lo spettacolo “Canti e Racconti 2013”. E poi, come dicevi, i bambini. Che noi chiamiamo SULUTUmini, Il cd “Oggi non so leggere” è uscito solo sei mesi fa e sta avendo un bel successo, presto saremo in scena con l’omonimo spettacolo, insieme col regista, attore e drammaturgo Giuseppe Adduci (Teatrogruppo Popolare di Como). Per il momento potrebbe bastare così, poi si vedrà.




martedì, maggio 07, 2013

Intervista a Vincenzo Costantino “Cinaski”


di Fabio Antonelli

Nell’ottobre del 2012 è uscito il primo disco del poeta Vincenzo Costantino “Cinaski”, s’intitola “SMOKE parole senza filtro” ed è decisamente una piacevole anomalia nel panorama musicale italiano, visto che si tratta di un disco di poesie musicate o di canzoni recitate, autoprodotto con la complicità di Gibilterra e la produzione artistica di Francesco Arcuri. Incuriosito, ho ascoltato una prima volta il disco, l’ho lasciato sedimentare un po’, l’ho poi ripreso in mano più volte, affascinato, quasi ammaliato e, alla fine, ho voluto approfondire la questione con l’autore.




Io trovo assurdo il catalogare i dischi per generi, il cercare di attribuire un’etichetta ad un’opera, ma se proprio dovessi farlo, come definiresti questo tuo progetto “SMOKE parole senza filtro”?
Un disco pieno di affetti speciali, dove copulano poesia e musica senza supponenza con genuina emozione. Un genere raro.

Voglio essere un po’ provocatorio, la prima poesia  “Il terzo uomo” si chiude così “Tira fuori un taccuino / riprende a passeggiare / come se non avesse un cazzo da fare / e scrive / questa poesia”, allora aveva ragione il cantautore siracusano Carlo Muratori che una sera, durante la pausa di un suo concerto, mi disse che, per scrivere canzoni poetiche, aveva bisogno di oziare.
Hai ascoltato o letto male, la poesia dice come se non avesse un cazzo da fare, quello che secondo un luogo comune sembra “non fare un cazzo” è invece un momento di ricerca e di osservazione, l’osservazione della vita non è ozio e richiede tempo da dedicarle e non da perdere. Non ci si maschera dietro l’ozio, chi lo pratica per scelta lo sa e non cerca alibi.

Così facendo, sono già entrato a gamba tesa nel vivo del progetto, vorrei però fare un passo indietro, per complimentarmi con te per l’incredibile squadra di musicisti di cui ti sei circondato nel vestire di musica le tue poesie, si va da Francesco Arcuri a Simone Cristicchi, passando per Raffaele Kohler, Stefano “Edda” Ranpoldi, Alessandro Stefana, Michele di Toro fino a Vinicio Capossela e Folco Orselli. Che ruolo ha secondo te  la musica in questo progetto?
E’ il vestito ideale, la complice perfetta, partner sensuale. Musica e poesia sono figlie della stessa madre, l’emozione per la vita.

Il disco è ricchissimo di versi da annotarsi, proverò a citarne qualcuno a me più caro, come ad esempio i conclusivi “E per un attimo / Solo per un attimo / Vorrei tornare indietro” di “Be bop”, sbaglio se dico che in essi è racchiusa la nostalgia di tutto ciò che ormai è inevitabilmente passato, irrecuperabile?
La nostalgia cede il passo al rimpianto e diventa nobile quando guardando indietro trovi momenti che hai vissuto e quindi grazie al ricordo riesci a recuperare ma non a rivivere e ti illuminano il presente, cosa che il rimpianto non fa poiché guarda a momenti non vissuti. Molto più dolce il pianto del rimpianto e la nostalgia è una forma di pianto.

“Andare a dormire / mentre la città si sveglia. / Le valige sono piene di sogni / i treni pieni di rassegnazione” così scrivi in “E’ bellissimo”. Vivere la vita al contrario di come la vivono gli altri può essere una soluzione?
Non è vivere al contrario del vivere comune che diventa soluzione ma vivere secondo coscienza e cognizione di causa è la soluzione alla propria realizzazione, non ci sono regole, scegli di vivere come vuoi pagandone il prezzo e sarai vivo, per amare la vita bisogna tradire le aspettative.

Da trascrivere integralmente sarebbe “Il bar” perché in essa trovo sia colta in pieno l’essenza del vivere, mi limito a riportare questi versi “La vita va corretta, va corretta / E’ così difficile berla liscia”, vuoi dirmi qualcosa su questo testo?
Molti, travisando, pensano che sia un inno alla bevuta. In realtà è la poesia più triste che abbia mai scritto è la celebrazione della sconfitta, del vivere senza pose esistenziali, il Bar come momento sociale e non come circo. Si guarda sempre quello che c’è dentro al bicchiere e mai quello che c’è dietro.

In “Il re del bar”, invece, canti per davvero e ti giuro che è un piacere sentirti cantare, il pezzo sembra quasi il seguito  musicale e più ampio della precedente poesia, adorabile quel “guarda che luna, guarda che mare / guarda me”, sicuramente un triangolo amoroso ma anche un chiaro riferimento a Buscaglione?
E’ esattamente il seguito della poesia che irride alla posa della finta ebbrezza, all’ebbrezza competitiva alla gara a chi è più coglione a quelli che sanno tutto sulla vita e la morte di Buscaglione ma non sanno perché recitava quella parte, è come se quei versi li cantasse lui. E’ lui il re del Bar, suo malgrado.

Meravigliosa “In anticipo” con quei suoni di città che fanno da sottofondo e quei magnifici versi  “Arriverai in ritardo / Ma il ritardo sarà sempre un anticipo / di libertà”, pensiero profondo e geniale al tempo stesso, soprattutto in un mondo che sembra correre senza una meta precisa.
Il tempo di fare le cose, di vivere secondo i propri ritmi non perdendo neanche un momento del percorso è la cosa più preziosa che si possa avere e bisogna coltivarla lentamente.

Anche “L’eroe” è un crogiuolo di amare verità, come l’ultima serie di versi “vorrei fare un atto di coraggio / ma … sono ancora vivo”, a volte è davvero più difficile scegliere di continuare a vivere nonostante tutte le avversità che gettare la spugna. C’è un qualcosa di autobiografico in questa poesia, a parte “e forse farò l’amore cinque volte al giorno / e finalmente in due”?
C’è molto di autobiografico in tutto quello che scrivo, non so inventare la vita, e l’eroismo post mortem è la sconfitta maggiore. L’eroismo della sopravvivenza è senza gloria ed è delega di un assenza totale di tutela. Io vedo eroi ogni giorno e mi rattristo quando vedo celebrare l’assenza di uno stato vile in cerca di eroi.

Io adoro i finali, sia delle canzoni sia delle poesie, forse perché proprio  lì vado a cercarne la chiave di lettura e in “Le cento città” penso di non sbagliare a fare così, visti i versi “Solo chi ha paura della libertà ha il coraggio di inseguirla”, allora vuol dire che gli intrepidi eroi non hanno capito un cazzo del coraggio?
Il coraggio senza la paura non esiste, è incoscienza e per raggiungere la libertà ci vuole molta ma molta coscienza.

Il senso intero di questo progetto mi sembra di coglierlo proprio in “Niente è grande come le piccole cose”, in quel “Basterebbe guardarsi dentro / e intristirsi per il continuo bisogno di eroi”, nella ricerca di una via di fuga da una vita normata e regolata “E’ lecito domandarsi se ci sia vita su Marte”. Sono andato fuori strada?
Non di molto, in sostanza con questo disco ho voluto cantare e dare voce all’epica della quotidianità con tutta la sua gloria nella normalità, ho cantato le piccole cose i momenti insignificanti, senza le quali si perderebbe il senso della misura. E’ finita l’epoca degli eccessi e degli spacconi. I veri clown hanno delle opinioni e si sono sempre disegnati una lacrima sul viso, nascondendo la vera.

“Epitaffio” è un carniere pieno di chicche, di intuizioni e di perdizioni, non ne riporto alcun verso perché non voglio bruciare la curiosità del lettore/ascoltatore, ti chiedo solo com’è nata.
E’ nata specchiandomi nel finestrino di un treno mentre vedevo la mia faccia che scorreva dietro paesaggi di periferia, ferro poi alberi poi stazioni…ci siamo fatti domande io e la mia faccia ed è nata questa poesia.

Salto volutamente “Terra” non perché non mi piaccia ma perché qui il finale a sorpresa è fondamentale e parlandone ne rovinerei la sorpresa, ti chiedo solo se nasce da un episodio di vita vissuta.
Vera al 99%, la percentuale di invenzione è riservata alle marche di liquori.

In “Il poeta” torni al canto, per un tenerissimo omaggio a Bruno Lauzi, perché hai voluto omaggiare proprio questo cantautore e perché proprio attraverso questa magnifica e toccante canzone?
Ci sono canzoni e uomini che ti lasciano il segno, Lauzi è uno di questi ma non è il solo, e spesso vengono dimenticati o ricordati poco. Ho scelto questa canzone perché ho conosciuto veramente un vecchio poeta  che ha fatto la stessa fine ma per motivi diversi, non è stato ucciso dall’ amore ma dalla vita e dall’indifferenza e ho voluto cantarlo.

“Polvere di stelle” è una breve poesia dal quale trapela il tuo amore per la notte “Mi manca la notte come io manco a lei”, da cosa nasce questa predilezione per le ore notturne? E solo questione di polvere di stelle o c’è altro?
Non è una scelta di sponda, ma una predilezione per l’intimità e della mancanza di inerzia, amavo la notte e la consideravo la parte migliore del giorno ma da quando è stata invasa dal dilettantismo impolverato adesso il giorno è diventato la parte migliore della notte. Quando toglieranno anche il giorno saremo morti senza accorgercene.

Il disco si chiude con “Le case” e si chiude con versi in bilico tra speranza e disperazione  “un giorno anche la malinconia troverà pace / noi saremo tristi”, non ci sarà mai pace allora per i nostri cuori?
La pace è malinconia, almeno per me, e la malinconia è il preludio alla felicità ma non deve essere perenne. Quando non saremo più in grado di provare malinconia, di commuoverci senza sapere il motivo e non per immagini codificate allora non ci resterà che la tristezza. Il cuore se non strizza l’occhio all’anima, questa sconosciuta emerita, da solo vive per inerzia aspettando lo stop.

Voglio chiudere con una mia personale curiosità, legata al fatto di non aver ancora assistito alla messa in scena di questo progetto. Come viene realizzato lo spettacolo? Hai già in calendario date?
Ti / Vi invito a venire a vederlo. Una cosa sola vi posso anticipare, non ci saranno effetti speciali ma affetti quelli si, io ci metto l’anima voi il cuore e ci strizzeremo l’occhio.

Grazie.




Sito ufficiale di Vincenzo Costantino Cinaski: www.vincenzocostantinochinaski.it
Vincenzo Costantino Cinaski su Facebook: www.facebook.com/vincenzocinaskicostantino

mercoledì, maggio 01, 2013

Recensione CD "Non c'è limite al meglio" dei Sulutumana

Che i Sulutumana fossero bravi penso che ormai nessuno ne dubitasse, che però fossero capaci di dimostrare che non c’è davvero limite al meglio, forse non tutti ci avrebbero messo la mano sul fuoco.

La via della raccolta di canzoni, si sa, è sempre rischiosa e la possibilità di realizzare un disco che non aggiunga nulla, artisticamente parlando, al proprio percorso artistico è sempre alle porte. Le raccolte musicali, infatti, spesso dettate da esigenze di mercato oppure da pressioni delle case discografiche, si rivelano di solito dischi inutili, che ci sentiamo caldamente di sconsigliare quasi a priori, senza neppure ascoltarli.

Fare la stessa cosa con questo disco dei Sulutumana, sarebbe però stato un errore madornale, questo disco fortunatamente lo abbiamo ascoltato, riascoltato e riascoltato ancora, senza mai venirne a noia, anzi traendovi maggiore piacere a ogni nuovo passaggio, quasi si nutrisse di nuova linfa con l’uso.

Quali i meriti allora? Beh, partiamo dalla scelta delle canzoni inserite in questa raccolta che, a parte Lunedì mattina, l’unico inedito presente, attingono dai lavori precedenti, soprattutto dall’ultimo bel disco d’inediti Arimo (2008) da cui provengono ben 8 tracce fino a risalire a La danza (2001) da cui sono tratte autentiche perle come La Danza, Mia cara Ines, Carlina Rinascente e Il frigo.

Si potrebbe, forse, paragonare questa raccolta a L’indispensabile di Vinicio Capossela, almeno nel tentativo di fornire all’ascoltatore la possibilità di girare con, a portata di mano, quanto è ritenuto davvero indispensabile della produzione di un artista, ma sarebbe un paragone ingiusto nei confronti di questo disco, i cui pregi sono ben maggiori e non stanno certo nell’essere esaustivo, anzi in tal ottica questo disco è sicuramente deficitario, nel senso che mancano secondo noi alcune canzoni di grandissimo pregio come Piccola veliera o Il volo di carta, tanto per citarne un paio di assenze dal qui poco rappresentato Di segni e di sogni (2003), di cui troviamo traccia solo grazie a L’ultima onda.

No, non è certamente questo il motivo per cui possiamo ben gridare al piccolo miracolo.

A farci dire che questo disco non pone davvero limiti al meglio, è semmai il modo magistrale in cui questi 14 brani sono stati riarrangiati dai Sulu, sotto lo sguardo attento di Piero Cassano e Fabio Perversi che ne hanno curato la produzione artistica, suonati con grazia infinita e, infine, cantati con la consueta splendida e affascinate voce da Gianbattista Galli così da trasformarsi in piccoli congegni a orologeria, capaci di raggiungere il cuore dell’ascoltatore ed esplodervi dentro in un tripudio di emozioni.

Se non ci credete, provate a sedervi su un divano o “su l’utumana” come direbbero nel comasco, a mettere il disco nel lettore (quasi si trattasse di mettere un vinile su un grammofono) e lasciarvi coinvolgere dall’atmosfera senza tempo di queste canzoni, è un po’ come se ci appartenessero da sempre, provate e diteci se non vi pare di aver conosciuto anche voi Carlina Rinascente o di esservi innamorati di Iole o aver giocato a nascondino con loro, gridando a gran voce “liberi tutti”.

E’ vero, non trovate sperimentazioni, non viene percorsa alcuna via nuova nella scrittura poetica, ma qui la canzone d’autore è viva e splendente più che mai, vestita di grazia ed eleganza come raramente capita di incontrare.

















Artista: Sulutumana
Titolo album: Non c’è limite al meglio
Etichetta: EuroTeam
Distributore: ArtistFirst

Produzione artistica: Piero Cassano, Fabio Perversi

Anno di uscita: 2013

Durata totale: 56:50

Elenco tracce:
01. Lunedì mattina
02. La danza
03. Carlina Rinascente
04. Farfala sucullo
05. Il tuo culo
06. Il temporale
07. Canzone di Jole
08. Anam-Ji
09. Liberi tutti
10. Appeso per la luna
11. Viaggio
12. L’ultima onda
13. Mia cara Ines
14. Il frigo
15. Canzone del calzolaio ubriaco

Brani migliori:
La danza
Il tuo culo
Appeso per la luna


Musicisti e Ospiti:
Gian Battista Galli: voce, fisarmonica (1, 2, 3, 5, 6, 12, 14, 15), cori (4, 6)
Francesco Andreotti: pianoforte (1, 2, 3, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15), tastiere (4, 7, 8, 9, 10, 15), cori (9, 15)
Nadir Giori: contrabbasso (1, 2, 3, 5, 7, 12, 13, 14, 15), basso elettrico (4, 6, 8, 9, 10, 11), chitarra classica (9), chitarra semiacustica (11)

Beppe Pini: chitarra acustica (1, 2, 3, 5, 12, 13), chitarra elettrica (8, 14)
Samuel Elazar Cereghini: batteria (1, 2, 3, 5, 8, 12, 13, 14), percussioni (4, 6, 7, 9, 11, 15), steel drum (6. 10)
Andrea Aloisi: violino (2, 3, 4, 6, 7, 10, 14, 15), cori (6, 9, 15)
Angelo Galli: cori (2, 3, 6, 8, 9, 10, 15), voce (15)
Raffaele Cogliati: chitarra elettrica (4, 6, 7, 15), chitarra acustica (10, 11)
Marco Castiglioni: batteria (4, 6, 7, 9, 10, 11, 15)
Silvio Pozzoli: cori (6, 9, 15)
Maite Reyes Barò: cori (10)
Sofia Metropolitan Orchestra: archi e fiati (10)

Link:



venerdì, aprile 05, 2013

Recensione CD "Mala Testa" di Alessio Lega

“Vogliamo canzoni più amare / della melassa per radio / che mente parlando di cuore / un miele di male e di jodio / canzoni al cloruro di sodio / miniere stillanti salgemma / di amanti sfondanti l’armadio / ribelli a ogni stratagemma”. 

Così la voce di Paolo Pietrangeli (ospite nel disco) ci canta in Canzoni da amare, una sorta di manifesto programmatico di questo nuovo disco del cantautore salentino Alessio Lega (ma ormai residente a Milano da molti anni), quindi di canzoni al cloruro di sodio si tratta, come il sale indispensabili a che il cibo non sia sciapo, ma di cui non abbondare per non avere problemi di cuore. Già, perché ad ascoltare questo disco le emozioni che si provano sono di quelle forti. C’è tutta la rabbia che scaturisce nell’ascoltare La piazza, la loggia, la gru, canzone-racconto capace di riunire liricamente ‘morti’ (le otto vittime dell’attentato di piazza della Loggia nel 1974) e ‘vivi’ (i sei lavoratori immigrati arrampicatisi per protesta su una gru nel 2010 sempre a Brescia), la commozione di Rosa Bianca, bellissima canzone d’amore per Sophie Scholl, propagandista del gruppo antinazista ‘Rosa Bianca’, arrestata e ghigliottinata il 22 febbraio del 1943 nel cortile della prigione di Monaco. Rabbia dicevamo, ma anche quell’angoscia che scaturisce dalla paura di amare in Icaro o la dolcezza che troviamo nel brano I baci, quei baci profondi capaci di farci dire del faticoso quotidiano vivere “quando mi arriva un bacio in bocca/ mi pare quasi che valga la pena” fino ad un’insolita e sudamericana Difendi l’allegria, nata da una traduzione molto libera di una poesia dell’uruguaiano Mario Benedetti, un inno che aspira a difendere a denti stretti l’allegria fino all’ironico verso finale “difendi l’allegria dai comici” in cui Paolo Ciarchi, secondo ospite del disco, dà libero sfogo alla sua rumorosa creatività.

Sono passati nove anni da Resistenza e amore, disco d’esordio che nel 2004 fruttò ad Alessio la Targa Tenco Opera Prima e dopo altri cinque dischi ecco il nuovo lavoro, frutto di una lunga gestazione. Riunisce tredici canzoni di Alessio, una di Ascanio Celestini intitolata Monte Calvario e quattro frammenti secondo uno schema che prevede, quasi fosse un’opera di musica contemporanea, un’ouverture rappresentata da Frizullo e tre parti: tornare a bomba cioè il tornare su temi cari con nuove canzoni, romanzo di formazione ovvero le canzoni del proprio vissuto, le storie cantate ossia la canzone di narrazione, quella che più manca nel panorama cantautorale italiano e che qui, possiamo ben dire, raggiunge i massimi livelli. Diciamo che, sin dal primo ascolto, si avverte molto la presenza del geniale polistrumentista Rocco Marchi che ha co-firmato con Alessio i pezzi, lasciando trasparire un’attenzione maniacale al particolare, al dettaglio, sia nei testi sia negli arrangiamenti, mentre copertina e progetto grafico sono stati affidati a Matteo Fenoglio. Il risultato finale è un oggetto prezioso, da gustare in ogni suo elemento, da custodire con amore anche se un limite (forse l’unico) possiamo imputarlo alla “gestione” del libretto: un’enorme tovaglia di carta, bello per le illustrazioni e gli appunti presenti, quanto fragile nelle operazioni di ripiegamento… Arriverà una nuova Targa Tenco? Chissà, sono molti i fattori in gioco comprese le poco amate (ma inevitabili) operazioni di marketing. E se pensiamo che questo disco s’intitola Mala Testa, perché dedicato a Enrico Malatesta, scrittore e anarchico caro ad Alessio, come lui un inguaribile “mala testa”, ma che non contiene nessuna canzone che s’intitoli Malatesta….capite bene che Alessio e il suo mondo con il marketing hanno poco a che fare. O meglio, una canzone con questo titolo in realtà esiste, ma è stata scritta a registrazioni concluse … La ghost-track quindi non c’è, non andate a cercarla, farà parte della versione a tiratura limitata in vinile (con meno tracce però rispetto al cd), di prossima uscita, ma questa è già un’altra storia. 



















Artista: Alessio Lega
Titolo album: Mala Testa
Etichetta: Obst und Gemüse
Distributore: Audioglobe

Produzione artistica: Rocco Marchi
Anno di uscita2013
Durata totale60:36

Elenco tracce:
Ouverture
01. Frizullo
Parte prima – tornare a bomba
02. Canzoni da amare
03. Addio morettin
04. Risaie
05. Monte Calvario
06. Spartaco
Parte seconda – romanzo di formazione
07. La scoperta di Milano
08. Icaro
09. Dormi, dormi …
10. I baci
11. Insulina
Parte terza – le storie cantate
12. Matteotti
13. Rosa Bianca
14. Corso Regina Coeli
15. Isabella di Morra
16. Difendi l’allegria
17. Esecuzione produttiva
18. La piazza, la loggia, la gru

Brani migliori:
Risaie
I baci
Rosa bianca

Musicisti e Ospiti:
Alessio Lega: voce
Rocco Marchi: pianoforte, eko tiger, pianet, synth
Andrea Faccioli: chitarre, banjo, autoharp
Francesca Baccolini: contrabbasso
Andrea Belfi: batteria, percussioni, fischi

Paolo Pietrangeli: voce (2)
Paolo Ciarchi: voci, percussioni, trombazzi, armonica a bocca (2, 6, 7, 15, 16)

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