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lunedì, febbraio 05, 2018

Sanremo d’Autore, perché Sanremo non è solo Sanremo

di Fabio Antonelli

Nel 2016, Patrizia Cirulli sorprese pubblico e critica con “Mille baci” (Incipit Records), un disco in cui musicò e interpreto poesie di grandissimi poeti dimostrando grandissima sensibilità. Ora dà alle stampe un nuovissimo progetto “Sanremo d’Autore” (Egea Music – 2018) in cui reinterpreta dodici canzoni di altrettanti artisti sanremesi, arrivati ultimi, penultimi o comunque esclusi dalla giuria alle serate finali, in una sorta di rivincita morale.

Cover "Sanremo d'Autore" - Foto di Renzo Chiesa


Dopo un bell'album che ti ha vista musicare e cantare poeti, sei tornata con un nuovo disco ancora nel ruolo d'interprete. La copertina ti ritrae sorridente uscire su un palco teatrale, accanto, scritto elegantemente a mano, il tuo nome e cognome e il titolo del progetto "Sanremo d'Autore". Titolo e copertina come sono nati? Il progetto com'è nato?

Parlando con un amico discografico era saltata fuori l'idea di pensare ad un disco di cover. Successivamente, parlando di questo con Francesco Paracchini, è nata l'idea di concentrarsi su brani sanremesi non premiati dalle giurie, anzi arrivati ultimi, penultimi o non ammessi alla serata finale. Belle canzoni che sono comunque arrivate al cuore degli ascoltatori e che hanno avuto il loro riconoscimento nel tempo. Il titolo mi è venuto in mente partendo appunto dalla parola "Sanremo" che è il filo conduttore. "D'Autore", in quanto tutti i brani sono firmati da grandi autori (ad esempio, nel brano dei Tazenda "Pitzinnos in sa gherra" compare anche Fabrizio De André). Un modo per dare valore anche agli autori che spesso non vengono nemmeno citati. Per quanto riguarda la copertina, ne avevo parlato con un amico e collaboratore, Ottavio Tonti, che mi ha suggerito l'idea del teatro e delle scritte a mano sulla copertina. Ne ho quindi parlato con Renzo Chiesa a cui è venuta l'idea di scattare la foto con il sipario del Teatro Carcano a Milano. Un'immagine allegra e gioiosa, una sorta di sintesi fra il palco di un teatro (che rimanda a Sanremo) e la "rivincita" delle canzoni in questione.

Curiosamente e, direi anche coraggiosamente, il disco si apre con una versione molto particolare di "Vita spericolata" di Vasco Rossi in cui tu non compari ma lasci la scena al maestro Vince Tempera che la esegue al pianoforte. Un inizio suggestivo e direi spiazzante, quasi a mettere in guardia l'ascoltatore che non si tratta del solito disco di semplici rifacimenti ... O sbaglio?

In effetti è così, non è un semplice disco di cover. C'è un filo conduttore e un significato preciso che lega le canzoni. "Vita spericolata" è una delle canzoni simbolo dei non valorizzati a Sanremo, non poteva mancare. Ho pensato anche di cantarla, l'ho provata. Poi la notte mi ha portato consiglio e ho avuto l'idea di non cantarla e di iniziare il disco così. Il tema portante del brano è bellissimo. Quando mi è arrivato il disco a casa e ho iniziato l'ascolto mi sono venuti i brividi. Una canzone storica.

Patrizia Cirulli - Foto di Valeria Bissacco


Vince Tempera, però, non è l'unico musicista con cui hai collaborato nella realizzazione del disco. La terza traccia, ad esempio, che è "Il tuo amore", canzone di Bruno Lauzi che nel lontanissimo 1965 a Sanremo fu totalmente ignorata ed esclusa persino dalla finale, vede un magnifico Sergio Cammariere duettare con te, mettendo a disposizione voce, pianoforte e curandone anche gli arrangiamenti. Com'è nata l'idea di coinvolgerlo nel progetto? Volevi forse un'atmosfera jazz? Come è avvenuta la collaborazione?

Sergio Cammariere è un artista che amo molto e, in effetti, l'idea della sua presenza con le sue atmosfere jazz era quello cui avevo pensato. Gli arrangiamenti sono stati curati da Sergio e suonano nel brano i suoi storici musicisti, Amedeo Ariano e Luca Bulgarelli. Sergio ha fatto un lavoro meraviglioso e le nostre voci si alternano e si sfiorano come a creare un'onda.

Visto che abbiamo affrontato da subito il discorso collaborazioni parlerei di Mario Venuti e la sua "Un altro posto al mondo", scritta con Kaballà e da lui presentata a Sanremo nel 2016, insieme al suo gruppo Arancia Sonora. Com'è stata cantarla con l'autore stesso? E' stato come ridare il giusto valore a una canzone, per certi versi, così poco sanremese?

Si tratta di una canzone bellissima a mio avviso, molto evocativa, capace di portarti altrove. Un brano che ho sempre amato. Ingiusto non averlo ammesso alla serata finale. Ho sempre avuto grande stima per Venuti e per Kaballà che, come hai ricordato tu, è l'autore del brano insieme a Mario. È stato un dono poter interpretare il brano insieme al suo autore, Mario è stato generoso.

Patrizia Cirulli - Foto di Ottavio Tonti


Uno dei pregi maggiori di questo tuo progetto, credo sia stato quello di far riscoprire all'ascoltatore alcune canzoni che davvero erano state ignorate o scartate dalla giuria sanremese, magari ricevendo solo il premio della critica, penso ad esempio a "Colpevole" cantata da un Arigliano già ottantunenne nel 2005. Personalmente trovo meravigliosa la tua versione voce e chitarra e, ancora una volta, emerge il tuo amore verso il jazz o sbaglio?

Non sbagli, è così!! È un amore che esiste ... Quando ho deciso di realizzare questo disco, uno dei brani che volevo assolutamente fare era proprio "Colpevole". Un brano che mi è sempre piaciuto tantissimo, la canto con il sorriso. Ricordo con emozione e divertimento l'esibizione di Arigliano al Festival. Mi piace molto l'atmosfera e l'ambientazione del brano originale e sono molto contenta della nuova veste sonora che vede Massimo Germini alla chitarra, con arrangiamento di Lele Battista.

Senza per forza passare in rassegna tutte le canzoni, che sono davvero una più bella dell'altra nelle tue versioni, ci sono però due canzoni "Rosanna" di Nino Buonocore e "Lei verrà" di Pino Mango che, per la particolarità delle voci dei due cantanti tu, con la tua voce scura e calda, hai saputo valorizzare con straordinaria bravura, tanto da farmele quasi preferire alle versioni originali. Affrontarle è stata per te quasi una sfida? Un voler dimostrare di potercela fare anche nei confronti di voci così lontane dalla tua? Se si, direi che ci sei pienamente riuscita ...

Intanto grazie Fabio per le tue parole e le tue impressioni!!! Per quando riguarda "Rosanna", mi sono trovata subito a mio agio nel cantarla e mi è piaciuto tantissimo!! Poi Joe Damiani ha realizzato un arrangiamento molto fresco e delicato. Per quanto riguarda "Lei verrà", avevo delle resistenze inizialmente e avevo anche pensato di non farla in quanto la vocalità di Pino è particolarissima e questo brano viene colorato dalla sua voce in modo unico. In un secondo momento, ho provato a rapportami a questo brano in modo semplice e diretto e ho provato a farlo a modo mio. È diventata, ovviamente, una cosa molto diversa. Sono molto contenta per la realizzazione di entrambi i brani.

Patrizia Cirulli - Foto di Valeria Bissacco


So che in questi giorni di Festival, avrai modo di presentare il disco proprio a Sanremo, per la precisione nella sede del Club Tenco, spero seguiranno altre occasioni live ... con che formazione porterai in giro il disco? A proposito di Club Tenco, il tuo disco non credi faccia da trait d'union tra questi due mondi spesso distanti fra loro, che aiuti in un certo senso il dialogo e l'abbattimento di certi confini?

Si, mercoledì 7 febbraio ci sarà una presentazione del disco nella sede del Club Tenco e sarò a Sanremo tutta la settimana per altre presentazioni. Il disco lo presentiamo in acustico, chitarra e voce. Questo disco credo che possa essere motivo di unione fra i due mondi, sono d'accordo con te. Il brano dei Tazenda, "Pitzinnos in sa gherra", porta la firma anche di Fabrizio De André, ad esempio. Poi ci sono brani di Lauzi, Tenco insieme ad altri autori considerati più "pop" (che non è una brutta parola!). La bellezza è bellezza e riesce ad andare oltre ogni confine e pregiudizio.

Concordo molto con questa tua ultima affermazione. Vorrei chiudere, se fossi d'accordo, con una domanda proiettata verso il futuro. Dopo questo progetto, che ti vede ancora una volta in veste di interprete, hai definitivamente abbandonato la via del cantautorato puro o queste barriere in realtà non esistono e quindi, chissà?

In realtà, nel disco precedente, "Mille baci", ho composto tutte le musiche, oltre ad interpretare tutti i brani. Mi sono aperta anche ad altro, non ho l'esigenza di fare per forza solo cose scritte interamente da me. Mi sono divertita moltissimo con questo ultimo disco e non escludo di fare altro come interprete. Mi piace fare ciò che mi appassiona. Il prossimo disco potrebbe essere composto da brani scritti da me e mi piacerebbe molto (ho brani nel cassetto che attendono...), anche se fra i miei progetti c'è anche un'altra idea che vorrei realizzare in veste di compositrice.

Quest'ultima mia domanda era, in effetti, una provocazione, perché in realtà so benissimo che tu non hai mai abbandonato l'attività creativa in senso stretto, per fortuna nostra. Solo una curiosità, per congedarci, hai già in programma qualche data dal vivo oltre alla settimana sanremese?


Grazie Fabio!! Il 24 marzo alla Casa delle Arti - Spazio Alda Merini, a Milano, altre date in via di definizione ... Ora affrontiamo la settimana sanremese!!!



sabato, marzo 05, 2016

Quando la poesia incontra la musica, a volte, è magia!



di Fabio Antonelli

Patrizia Cirulli - Foto di Ottavio Tonti

Patrizia Cirulli, cantautrice milanese dotata di una voce tanto particolare quanto affascinante, ha appena dato vita a un nuovo progetto discografico dal titolo “Mille Baci”. Un disco particolare, in cui sono grandi nomi della poesia italiana e internazionale a firmare i testi delle canzoni, nel senso che alcune poesie accuratamente scelte da Patrizia, sono diventate vere e proprie canzoni, il tutto con la collaborazione di grandi musicisti e la produzione artistica curata da Lele Battista.

La copertina del disco è una splendida fotografia che ti riprende mentre sei letteralmente baciata dal sole e, seppure a occhi chiusi, sorridente. A me piace molto questa immagine, perché credo rifletta pienamente il contenuto del disco? Sei d'accordo? Racconta poi la scelta del titolo "Mille baci".

È vero, è un'immagine che emana una sorta di "calore", è stata fatta a Milano al tramonto e si, riflette un po' il contenuto del disco. "Mille baci" si riferisce al famoso testo di Catullo, che è presente nel disco in forma canzone. Ho voluto poi chiamare così anche il disco perché i testi dei brani del disco sono poesie di grandi poeti e le loro parole sono come carezze, come baci che ci donano.

Il disco, come hai accennato tu, è un disco diverso, almeno nella genesi, nel senso che sei partita dai testi, tutte poesie più o meno note ma di poeti molto conosciuti, che tu hai musicato e quindi cantato. Com'è nata questa idea e com’è stata questa esperienza?

È nata nel 2010, dopo aver vinto il Premio Lunezia per aver musicato "Forse il cuore" di Salvatore Quasimodo, la mia prima poesia in musica. È successo qualcosa di molto bello, non me lo aspettavo. Solitamente, come cantautrice, partivo sempre dalla composizione della musica per poi arrivare al testo. Qui succede il contrario, si parte dal testo e si arriva alla musica, ma il testo ha già dentro di sé una musicalità. Mi sono appassionata molto a questa nuova modalità (che fra l'altro ho scoperto essere molto naturale per me) e così sono andata avanti scegliendo testi di altri poeti.

Nell'ascoltare la prima volta il tuo disco ho come avuto l'impressione che questi testi poetici, in molti casi a me sconosciuti, fossero stati da sempre delle canzoni, nati con quelle musiche e con quelle sonorità. C’è un desiderio di cantare, di liberare la voce, di lasciar suonare questi testi che è incredibile, è un'impressione che condividi?

Assolutamente si!!! La sensazione è proprio quella. Infatti, per me ormai sono "canzoni".  La mia intenzione è stata proprio questa, trasformare testi poetici in canzoni. Pensa che alcuni testi ho iniziato a canticchiarli così, in modo naturale, la musica prendeva forma in modo spontaneo. Infatti, non sento una “divisione” fra il testo e la musica, si fondono l'uno nell'altra. E' molto bello quello che dici “... ho come l'impressione che fossero stati da sempre delle canzoni”. E' proprio così, la sensazione è quella.  Non ho scelto testi molto famosi, solo un paio sono molto conosciuti. Sono canzoni a tutti gli effetti, si canticchiano, possono piacere o meno, e il valore aggiunto è che gli "autori" dei testi sono grandi poeti.

Nell'affrontare i testi di poeti stranieri come Oscar Wilde, Federico Garcia Lorca, Charles Baudelaire, Frida Kahlo e Fernando Pessoa hai, secondo me giustamente, optato per l'utilizzo del testo in lingua originale. E’ stato molto difficile affrontare questi testi?

Ho voluto cantarli in lingua originale per rispetto verso l'opera e gli autori. Il senso autentico delle parole scritte dell'autore si trova lì. Mi sono avvicinata con rispetto e curiosità. Mi sono fatta aiutare per la pronuncia da persone madrelingua, su alcune cose ho fatto più fatica rispetto ad altre. Alcune forme di pronuncia non sono molto semplici, ma alla fine è andata bene. Alla fine del disco, ho comunque aggiunto i brani con i testi di Oscar Wilde e Frida Kahlo cantati in italiano.

Ecco, hai citato Frida Kahlo, credo tu abbia fatto molto bene ad aggiungere come bonus track la canzone "Poema para Diego Rivera" cantata in italiano, perché questa poesia che tu hai musicato è per me una delle più belle e toccanti tra le canzoni di questo disco. L’uso dell’italiano, questa versione, aiuta ad apprezzarne maggiormente la bellezza. Perché però Frida Kahlo è perché questo poema?

Anche qui sono d'accordo con te. È uno dei testi più belli e toccanti. Frida Kahlo è nel mio cuore da sempre. Non avrei mai immaginato di poter musicare un suo scritto. Poi per una serie di circostanze, sono andata a rivedere dei libri che avevo in casa da tempo e ho ritrovato questo testo. È nata subito la canzone. Il testo è dedicato a Diego Rivera, suo marito, e parla del grande amore che aveva per lui. Non solo, fa un elenco di tutto ciò che Diego era per lei e di quanto Diego facesse parte di lei. Conoscendo la sua storia e la loro storia, ho pianto molto mentre musicavo il testo. E ho pianto mentre la riascoltavo ... a volte anche mentre la cantavo. Ho ritenuto opportuno per questo mettere anche la versione in italiano.

Allora mi consolo, non sono l'unico a piangere ascoltando una canzone che tocchi le corde dell'anima ... A proposito di corde, in questo brano, come anche in "Deseo", "Primavera" e "Mille baci" troviamo alla chitarra Massimo Germini. La sua, però, non è l'unica collaborazione musicale di rilievo vero?

È vero, hanno suonato tanti grandi musicisti. Andrea Di Cesare, Tony Canto, Luigi Schiavone, Fausto Mesolella, Davide Ferrario. In "Mille baci" canta con me Giancarlo Cattaneo, speaker di Radio Capital e grande anima poetica, che apre anche il disco con due frasi di Oscar Wilde e recita nella traccia n.6 il testo in italiano di Baudelaire, prima del brano cantato da me in francese. In "Deseo", invece, canta con me l'attore spagnolo Sergio Muniz.

Patrizia Cirulli - Foto di Renzo Chiesa

A "Deseo", poesia di Federico Garcia Lorca, hai regalato una veste musicale molto latina e, come hai appena detto, hai duettato con Sergio Muniz, com'è nata questa collaborazione da cui è nato anche un bel video?

L'arrangiamento del brano è stato curato da Lele Battista, così come il resto del disco. Sentivo la necessità di avere una voce maschile nel brano “Deseo”, volevo la voce di un attore ed essendo il brano in lingua spagnola, pensavo quindi a un attore spagnolo. Parlando con un amico di questa mia intenzione, ci sono venuti in mente dei nomi e Sergio era il più indicato, in quanto è un grande appassionato di musica, suona e canta. L'ho contattato, gli è piaciuto molto il brano e l'idea della poesia in musica e così è nata questa collaborazione. Abbiamo poi girato il relativo video con la regia di Lorenzo Vignolo ed è stato un momento molto bello ... c'era "poesia" nell'aria ... e il mare della Liguria ha creato una bellissima cornice.

Facciamo un salto spazio-temporale. Nel disco, tra le varie chicche letterarie da te raccolte, trova spazio anche un testo di Eduardo De Filippo. E’ stata una scoperta casuale o era un frammento che già conoscevi prima di realizzare questo disco? Rispetto alla citata "Deseo", si cambia totalmente luogo, lingua e registro musicale, è indubbiamente un disco dai molteplici volti?

Si, è un disco che contiene molti mondi musicali. Questo rispecchia comunque il mio essere, mi piace comporre in questo modo, ogni brano ha una sua storia e un suo colore. Il testo di Eduardo non lo conoscevo, ho fatto una ricerca perché volevo cantare anche un suo testo, ma ne cercavo uno in italiano.  Alla fine è successo qualcosa di magico che mi ha portato a "Quanno parlo cu te" e una sera, un venerdì sera, lo ricordo ancora con emozione perché davvero è successo qualcosa di magico per me, è nata la canzone.  È stato poi per me un grande onore e una gioia immensa avere il permesso, l'approvazione e i complimenti da parte di Luca De Filippo per il brano realizzato.

Pur presentando sonorità molto varie, credo che il disco sia in fondo "trasportabile" durante i lives anche in una versione snella, voce chitarra o poco più, mantenendo comunque la propria integrità, non credi? Hai in allestimento un tour?

Si, è così! I brani sono assolutamente fruibili in versione acustica, anche voce e chitarra, che è poi il modo in cui nascono, al di là degli arrangiamenti realizzati in studio.  Stiamo organizzando serate e concerti, da fine marzo si comincia.

Un'ultima curiosità. Visto che il disco è in termini musicali molto generoso, ben 16 tracce e 2 bonus tracks, c'è un brano cui più di tutti sei affezionata?

Più di uno!!! Frida Kahlo ed Eduardo come ti dicevo. Ma anche "Stringiti a me" di D'Annunzio.

Hai introdotto il nome di D'annunzio, ma allora direi che possiamo citare anche Trilussa, Umberto Saba, Alda Merini. In questo tuo nuovo progetto c'è un ricco mondo poetico-musicale, in attesa di essere ascoltato dagli amanti della musica di qualità. Credo che la tua voce particolare, quanto affascinante, meriti di essere ascoltata.

Grazie! In effetti li avrei citati tutti i poeti, amo ogni brano del disco e tutti questi poeti straordinari.

Copertina cd "Mille baci"
 Video canzone “Deseo”




Video canzone “Mille baci”: http://youtu.be/jmimRHOm5E0

Sito personale di Patrizia Cirulli: http://www.patriziacirulli.com/
Pagina personale su Facebook di Patrizia Cirulli: http://www.facebook.com/patrizia.cirulli.3
Pagina pubblica su Facebook di Patrizia Curulli: http://www.facebook.com/patrizia-cirulli-61967007544/?fref=ts

martedì, gennaio 22, 2013

Recensione CD "Qualcosa che vale" di Patrizia Cirulli


Patrizia Cirulli: “Qualcosa che vale”
E già … qualcosa che vale
di Fabio Antonelli

E già … qualcosa che vale, non è solo l’anticipare il mio parere su questo “originale” disco, ma è anche un sintetizzare il percorso che ha portato Patrizia Cirulli a pubblicare quello che, a tutti gli effetti, può considerarsi il suo disco d’esordio e che, a discapito di quanto fatto fino a oggi, la vede qui impegnata nel ruolo d’interprete e non di cantautrice quale normalmente è.

Cercherò di essere più chiaro.

Chi è Patrizia Cirulli?

Che Patrizia è una cantautrice l’ho già detto prima, non starò, però, qui a elencare tutte le sue partecipazioni a Premi e Rassegne di canzone d’autore perché altrimenti non finiremmo più, cito solo due riconoscimenti che evidenziano la sua bravura e completezza in veste di autrice, la Targa Siae per il miglior testo al Premio “Bianca D'Aponte” nel 2009 e il Premio Lunezia 2010, nella sezione “musicare i poeti”, per aver musicato la poesia di Salvatore Quasimodo “Forse il cuore”.

Torniamo però al passaggio da “E già” a “Qualcosa che vale”.

Per comprendere come si sia arrivati a questo disco, occorre risalire a un dialogo intercorso tra Patrizia e Franco Zanetti, durante il quale quest’ultimo le chiese se per caso non aveva mai provato a cantare qualche canzone del disco “E già” di Lucio Battisti, perché secondo lui Patrizia aveva la voce e l’intenzione giusta per farlo.

Patrizia, quella stessa sera, tornata a casa, iniziò ad ascoltare questo disco di Battisti, cercando di capire cosa mai avesse spinto Franco a chiedere questa cosa proprio a lei.

Ecco però un po’ di storia, “E già” fu il disco della svolta di Lucio Battisti, quella avvenuta dopo la rottura del sodalizio artistico con Mogol, quando per la prima volta si trovò senza il suo paroliere di sempre e decise quindi di scrivere personalmente i testi, aiutato da Velezia, pseudonimo di Grazia Letizia Veronese, paroliera, compositrice e, a quel tempo, sua moglie.

Fu un disco di svolta in tutti i sensi, perché musicalmente, in quell’occasione, Lucio decise anche di abbandonare chitarre e archi, per realizzare un intero disco, fu forse il primo in Italia a farlo, pieno di suoni sintetici, dovuti anche alla presenza di Greg Walsh nella duplice veste di arrangiatore e produttore.

Il disco, forse anche a causa di una scarsa promozione, rimase ben lontano dal successo dei suoi tempi d’oro, tanto che, a parte forse i suoi fan più accaniti, la maggior parte degli appassionati di musica ne ignora l'esistenza, a differenza invece dei successivi, seppur difficili e criptici, dischi nati dalla collaborazione fino alla sua morte, con Pasquale Panella.

Questa, in estrema sintesi, la storia di “E già”, ma noi qui non stavamo forse parlando di “Qualcosa che vale”, il disco di Patrizia?

Beh, allora torniamo a quei primi ascolti personali di Patrizia, durante i quali decise di prendere in mano la chitarra e provare a cantare quelle canzoni, partendo proprio dal primo brano “Scrivi il tuo nome”.
Forse proprio il sentirsi cantare questi versi “scrivi il tuo nome su qualcosa che vale / mostra a te stesso che non sei un vegetale / e per provare che si può cambiare / sposta il confine di ciò che è normale”, deve essere stata la chiave di svolta, il grimaldello per entrare in sintonia con lo spirito di quel disco di Lucio, il prendere coscienza dell’importanza di realizzare se stessi attraverso ciò in cui veramente si crede, magari affrontando anche strade nuove, al di fuori di quelle considerate canoniche.

Questo, forse, era ciò che voleva comunicare Lucio con questo suo disco di transizione e che forse non è giunto come desiderato, nel cuore degli ascoltatori, probabilmente anche perché la svolta elettronica, l’abuso di sintetizzatori e tastiere, di suoni artificiali spiazzò un po’ tutti rendendo difficile la comprensione di quanto voleva invece che arrivasse attraverso testi, diretti e semplici ma vanificati appunto dalla sovrastruttura musicale che, a volte, cozzava anche con le sue caratteristiche vocali che, sono sincero, non me l’hanno mai fatto amare più di tanto, pur riconoscendone il genio e la smisurata creatività.

Patrizia però, è stata brava a comprendere che proprio nei testi si celava buona parte del valore di quel disco e che, se Zanetti aveva proposto proprio a lei di cantare quei brani, non era certo per le sue caratteristiche vocali così distanti da quelle di Lucio, ma per i temi trattati nel disco spesso intimisti ed esistenzialisti, lo stesso terreno caro a Patrizia in veste di autrice.

Decise allora di registrare in maniera casalinga, solo voce e chitarra, i brani del disco, con l’idea poi di farli ascoltare a un amico, un cultore di Lucio Battisti, un amico che risponde al nome di Francesco Paracchini, “uno che bazzica” con la musica da una vita (è il Direttore della rivista di Musica Italiana L’Isola che non c’era).

Fu amore a prima vista e anzi, tra i due, nacque l’idea, secondo me geniale, di far si che quei brani, incisi solo voce e chitarra, andassero a comporre questo disco che tutto è, fuorché un disco di cover nel senso attribuito ormai comunemente a questo termine, mantenendo lo stesso impianto musicale, cioè la voce calda e scura di Patrizia e la chitarra, come solo strumento musicale, direi quindi un vero e proprio azzardo, il voler realizzare un disco acustico, rileggendo un disco esclusivamente elettronico.

Ora si poneva però il “problema” di scegliere a quale chitarrista affidare le musiche e poi perché a un solo chitarrista? Se decidessimo di affidare le singole canzoni ad altrettanti bravi chitarristi, ognuno dei quali capace di dare il proprio prezioso contributo interpretativo, partendo dal proprio trascorso musicale?

Così immagino possa essere proseguito quel cammino, che ha portato alla scelta finale di impiegare quattordici chitarristi diversi, tra cui spiccano nomi noti anche al grande pubblico come quelli di Pacifico, Fausto Mesolella, Paolo Bonfanti, Mario Venuti tanto per citarne qualcuno senza voler fare torto agli altrettanto validi musicisti, ai quali affidare i dodici brani che compongono il disco.

Così, dopo quasi cinque anni di gestazione, dovuti in parte anche agli impegni dei singoli interpreti, ma penso anche alla mancanza di una vera e propria produzione (leggesi soldi), si è finalmente arrivati alla gestazione di questo disco che, senza voler esagerare, penso meriti più che un pensierino, in vista delle nomine per le Targhe Tenco 2013 “Sezione Interpreti” perché, lo so che non si dovrebbe mai dire ma forse questa volta, a livello interpretativo, la rilettura di Patrizia supera anche l’originale.

Nell’affermare ciò non mi riferisco soltanto ad un discorso di interpretazione vocale (anche se non nego che la tonalità della sua voce mi affascini più di quella che aveva Lucio) ma, soprattutto, alla scelta, altrettanto spiazzante come poteva esserlo stata allora quella di Lucio, di riscrivere un disco elettronico, pieno zeppo di strani suoni artificiali, in una nuova veste acustica, affidando per giunta le parti musicali solo a chitarre, seppur diverse fra loro per tecniche esecutive e sonorità.

In quest’azzardo, sono però i testi e le melodie delle canzoni di Lucio a uscirne vincenti, quasi rigenerate sotto una nuova luce.

Non ne siete convinti?

Provate ad ascoltarlo e, se poi non vi convince ancora, riascoltatelo … se, però dopo vi entrasse nel cuore non riuscendo più a liberarvene, non prendetevela con il sottoscritto.


















Patrizia Cirulli
Qualcosa che vale

FPPC - 2012

Acquistabile presso i migliori dischi di musica

Tracklist
01. Scrivi il tuo nome
02. Mistero
03. Windsurf Windsurf
04. Rilassati ed ascolta
05. Non sei più solo
06. Straniero
07. Registrazione
08. La tua felicità
09. Hi-Fi
10. Una montagna
11. Slow Motion
12. E già

Crediti
Patrizia Cirulli: voce
Pacifico: chitarra (1)
Luigi Schiavone: chitarra (2)
Andrea Zuppini: chitarra (3)
Massimo Germini: chitarra (3)
Giorgio Mastrocola: chitarra (4)
Fausto Mesolella: chitarra (5)
Walter Lupi: chitarra (6)
Giuseppe Scarpato: chitarra (7)
Fabrizio Consoli: chitarra (8)
Paolo Bonfanti: chitarra (9)
Carlo Marrale: chitarra (10)
Simone Chivilò: chitarra (10)
Carlo De Bei: chitarra (11)
Mario Venuti: chitarra (12)

Progetto di Franco Zanetti e Patrizia Cirulli

Produzione artistica di Francesco Paracchini

Foto di Patrizia Cirulli a cura di Franco Papetti, Mario Papetti e Carlo Di Giusto

Musiche di Lucio Battisti, testi di Velezia

Mixato da Raffaele “Raffa” Stefani presso FM Studio di Monza

Pre-produzione e registrazione voci: Lele Battista presso Le Ombre Studio

Progetto grafico: Joe Pivolo presso van Houten labs

Sito ufficiale di Patrizia Cirulli: www.patriziacirulli.com


martedì, gennaio 15, 2013

Intervista a Patrizia Cirulli intorno a “Qualcosa che vale”

di Fabio Antonelli



Com’è nata l’idea di realizzare questo disco? Conoscevi già bene la produzione di Battisti per cui il discorso è nato da lì o c’è altro?

Beh, conosci forse qualcuno che non lo conosca? Sappiamo tutti chi è, poi è chiaro che può piacere o no, come tutte le cose, credo però che la sua genialità non possa essere messa in discussione, di là dei gusti. Il discorso di questo disco, in generale, è nato parlando con Franco Zanetti, ormai sono passati cinque anni da quell’incontro in cui è stato lui a dirmi “Perché non provi a cantare qualche brano di questo disco di Lucio”. Io, in realtà, non ci avevo mai pensato, però mi sono subito detta non penso che abbia scelto una persona a caso, come mai gli sono venuta in mente io, ci sarà un motivo. Poi, a casa, sono andata ad ascoltare quelle canzoni e qualcosa ho capito (ride), questa per lo meno è la mia opinione ma credo che sia anche la sua. Di là di tutti i discorsi su Battisti, su quello che può rappresentare questo disco, poi magari ne parliamo, c’è qualche canzone, magari non tutte, qualcuna ha qualcosa di pertinente con il mio mondo, con il mio modo di approcciarsi alle cose, perché se tu vai a vedere, ci sono argomenti trattati che vanno a scavare nella profondità, nell’interiorità dell’essere umano, per cui secondo me è questo l’aggancio che era scattato inconsapevolmente, forse, (ride) nella mente di Zanetti, quando me ne aveva parlato in quell’incontro. Con lui, però, se ne era solo parlato, tutto questo è avvenuto dopo, quando sono tornata a casa e sono andata a riascoltarmi il disco, perché se tu ascolti il disco originale è completamente elettronico, un po’ spiazzante, a volte non riesci neanche a cogliere quello che Battisti sta dicendo, quasi che avesse voluto un po’ mascherare quello che stava facendo e dicendo. Se tu invece prendi queste canzoni come ho fatto io e provi a cantarle, solo vice e chitarra, con il testo di fronte, a metterti in relazione …

Beh, in tal caso penso che emergano di più anche i testi.

Esatto, emergono di più i testi e senti che c’è un qualcosa che devi andare a scavare, di là dalla poetica e dell’estetica del testo per trovarvi il contenuto, questo ovviamente accade in alcune canzoni più che in altre come avviene in tutti i dischi. Questa cosa mi ha affascinato molto, così come l’idea di fare una cosa completamente opposta, rispetto al disco originale che era completamente elettronico, pensare invece una cosa acustica, questo mi ha ancora più affascinato e da lì in poi sono andata avanti da sola. Ho poi incontrato (ride), Francesco Paracchini il direttore dell’Isola che non c’era, cui ho portato dei provini eseguiti solo con la chitarra, registrati in casa, perché sapevo che lui amava il mondo di Battisti, in realtà anche lui rimase sorpreso perché come sai anche tu, questo disco non l’ha mai considerato nessuno.

In effetti, è forse il disco di Battisti meno conosciuto in assoluto.

Esatto, anche quando vedi i programmi in televisione, piuttosto che sentirne parlare in qualche evento, pare che per Battisti sia esistito solo, forse giustamente, il periodo d’oro di Mogol o quello criptico di Panella, visto come momento ultimo della sua fase di creatività, ma questo stadio lo saltano sempre (ride). Francesco ed io, condividendo quest’amore, abbiamo cominciato piano a pensare, sull’onda dell’entusiasmo, di voler creare qualcosa di bello e valido. Così è nato tutto, abbiamo cominciato a pensare, canzone per canzone, a chi avrebbe potuto suonarla, quindi abbiamo cominciato a pensare a un chitarrista per ogni canzone, abbiamo provato a farci venire in mente dei nomi, cercando di abbinare nomi a canzoni sull’onda di ciò che provavamo in quel momento. Abbiamo allora cominciato a contattarli, hanno accettato tutti subito, poi magari non sono riusciti tutti subito a realizzare la cosa, come ti ho detto, abbiamo impiegato cinque anni (ride) a mettere insieme tutti. Sai, ci sono nomi importanti, c’è Mario Venuti, c’è Pacifico, c’è Mesolella, Marrale, tanto per citarne qualcuno e ognuno aveva i suoi impegni, concerti, dischi, per cui hanno detto di si tutti, subito, ma poi magari per fornirti la canzone scelta ci hanno messo cinque mesi per la parte operativa, però credo che il bello sia che tutti abbaino reagito con entusiasmo all’idea.

Ognuno poi con il proprio stile e la propria personalità, per cui ne è venuto fuori un qualcosa di veramente bello da ascoltare.

Sono contento che ti sia piaciuto anche perché mi dicevi che non sei proprio battistiano, ma in fondo, forse, nemmeno io.

No, guarda, ci tengo a precisare il concetto, riconosco il genio e le capacità innovative di Battisti però, a essere sincero, lo conosco ancora poco e, soprattutto, non m’è proprio mai piaciuto a livello vocale. Invece il tuo disco, con quei brani cantati con un timbro vocale totalmente diverso, direi agli antipodi, m’è piaciuto subito.

Grazie, sono molto contenta di questo tuo entusiasmo.

Volevo chiederti però, a proposito dei vari brani contenuti nel disco, se sei d’accordo con me, nel fatto che la chiave di lettura di questo disco è proprio il brano di apertura, “Scrivi il tuo nome”.

Bravo, è vero.

In questo momento stavo leggendo nuovamente il passo di quella canzone, in cui dice “mostra a te stesso che non sei un vegetale / e per provare che si può cambiare / sposta il confine di ciò che è normale” ecco, secondo me, in quel passaggio è racchiuso l’intero significato di quel disco, il voler cambiare rispetto a quanto fatto fino a quel momento, il non rispettare più soltanto le logiche di mercato. Lucio in quel momento era così lanciato che, qualsiasi cosa avesse scritto restando nei solchi di quanto già fatto, avrebbe funzionato a meraviglia, qui invece decide di botto di tentare nuovi percorsi, basti pensare al solo fatto di aver realizzato questo disco utilizzando massicciamente suoni elettronici, cosa che non aveva mai fatto in precedenza.

Infatti, penso sia stato uno dei primi se non il primo a utilizzare questa elettronica in Italia per un intero lavoro discografico e se pensiamo che, ancor oggi, la maggior parte degli artisti più conosciuti, farebbe qualunque cosa pur di rimanere in cima alle vendite, al primo posto in classifica …

Comunque il discorso che facevo io, direi che si può comunque legare anche al disco che hai realizzato tu, perché nel tuo piccolo hai preso un disco che era totalmente elettronico e ne hai fatto un disco totalmente acustico o quasi, ne hai fatto un qualcosa di totalmente diverso ed è un puro azzardo, perché dell’immensa discografia di Battisti hai scelto in assoluto il suo lavoro meno conosciuto.

Si hai ragione, è vero. Infatti, qualcuno che mi conosce bene, me l’ha anche detto (ride), notando proprio quello che hai rilevato tu adesso e dicendomi, col sorriso sulle labbra, che Lucio quest’operazione se la poteva permettere sia dal punto di vista economico sia di popolarità, mentre io ho fatto la stessa operazione, senza però essere né ricca né famosa come lui (ride). Tanto è quello che tu senti dentro, che ti spinge a realizzare certe cose, almeno questo per quel che mi riguarda. Come hai detto tu, non è un’operazione commerciale, altrimenti una avrebbe scelto altre cose per mostrarsi, per andare su tutti i canali, in realtà è proprio il processo contrario, perché come avviene anche con le mie produzioni, non ho mai scritto canzoni per cercare di far presa sulle persone, sui discografici, non ho mai cercato la canzonetta un po’ ruffiana, è proprio il mio modo di pormi di fronte alle cose alla musica, alla vita in generale, il fare solo quello che mi piace e che è buono per me e, se poi (ride) piace anche agli altri, tanto meglio. Questo disco è nato allo stesso modo.

Questo progetto sta avendo un seguito live?

Si, abbiamo fatto questi due bei concerti di presentazione, uno a Milano alla Palazzina Liberty a novembre, l’altro alla fine di novembre a Roma all’Auditorium del Parco della Musica, nei quali hanno partecipato anche alcuni ospiti del disco e, adesso, stiamo programmando altri concerti che da febbraio – marzo, andranno in scena anche in altre città d’Italia.

Dal vivo da chi ti fai accompagnare, visto che il disco è stato realizzato con uno stuolo di chitarristi?

(ride) Il chitarrista che ha lavorato con me fino ad ora è stato Davide Ferrario, che purtroppo dal 19 di gennaio mi abbandonerà perché inizia la tournée con Franco Battiato, meglio per lui ovviamente, però dispiace più a noi, perché sarà impegnato parecchio e quindi non potrà garantire sempre la sua presenza, anche perché poi, appena terminerà con Battiato, comincerà con la Nannini, quindi … (ride)

Ti ha proprio lasciata fuori dalla sua agenda …

(ride) Già, orami è già prenotato. A parte gli scherzi, fino ad ora c’è stato lui più alcuni ospiti tra quelli presenti nel disco, probabilmente sarà poi Giorgio Mastrocola, che è il collaboratore di Lele Battista, di Battiato poi, quasi sicuramente ci sarà in alcune date Fausto Mesolella, che verrà in veste di ospite.

La risposta da parte della critica, invece, com’è stata fino a ora?

Guarda, direi che è stato accolto in modo positivo, soprattutto da quei gruppi di fan di Lucio Battisti, che ovviamente sono le persone più attente a questo genere di discorso musicale, commenti positivi sono venuti proprio anche da loro, alcuni all’inizio magari un po’ scettici perché sai che se vai a toccare il loro idolo (ride) ma il bello è che poi hanno molto apprezzato, perché comunque hanno visto che c’è stato un rispetto in questa mia interpretazione, si può dire che sia stata semplicemente una rilettura. Mentre da parte dei giornalisti finora sono arrivati solo commenti positivi, quindi direi che stia andando molto bene.

Tornando al titolo del disco, “Qualcosa che vale”, com’è nato?

Come ben sai, “Qualcosa che vale” è una frase scritta nella canzone che citavi prima, “Scrivi il tuo nome” e che, come dicevi tu giustamente, è un po’ il simbolo di tutto il disco. E’ stata la prima canzone che ho cantato a casa, con la chitarra ed è stata proprio quella la frase chi mi ha colpito più di tutte, perché è talmente importante, così bella. Prova a pensare al fatto di scrivere il tuo nome su qualcosa che vale, questo testo ti sta dicendo tremila cose che non hanno a che fare con la musica, hanno a che fare con la vita, c’è l’importanza di dare valore alle cose e a se stessi, quindi da lì m’è venuta questa idea e mi sono detta, perché non chiamare questo disco proprio “Qualcosa che vale”? E’ un po’ un simbolo, il portarsi dietro questo concetto sia dal punto esecutivo visto che ci sono ben quattordici chitarristi straordinari, che non si sono limitati a eseguire un brano ma hanno portato la loro personalità e creatività, sia delle canzoni scritte da Battisti e da sua moglie Grazia Letizia Veronese (nel disco accreditata come Velezia). Per me il valore di quel disco è insito nella creatività di aver scritto queste canzoni di cui mi sono innamorata, per cui perché non dare valore a tutto questo e chiamarlo “Qualcosa che vale” e così è stato.

Che in sintesi, aggiungo io, potrebbe essere anche il giudizio su questo progetto, un disco che vale la pena assolutamente di ascoltare.

Beh, ma allora tu … (ride), grazie.



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Servizio del TG2 sull'evento di presentazione del disco "Qualcosa che vale", rivisitazione in acustico dell'album "E già" di Lucio Battisti del 1982