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sabato, marzo 05, 2016

Quando la poesia incontra la musica, a volte, è magia!



di Fabio Antonelli

Patrizia Cirulli - Foto di Ottavio Tonti

Patrizia Cirulli, cantautrice milanese dotata di una voce tanto particolare quanto affascinante, ha appena dato vita a un nuovo progetto discografico dal titolo “Mille Baci”. Un disco particolare, in cui sono grandi nomi della poesia italiana e internazionale a firmare i testi delle canzoni, nel senso che alcune poesie accuratamente scelte da Patrizia, sono diventate vere e proprie canzoni, il tutto con la collaborazione di grandi musicisti e la produzione artistica curata da Lele Battista.

La copertina del disco è una splendida fotografia che ti riprende mentre sei letteralmente baciata dal sole e, seppure a occhi chiusi, sorridente. A me piace molto questa immagine, perché credo rifletta pienamente il contenuto del disco? Sei d'accordo? Racconta poi la scelta del titolo "Mille baci".

È vero, è un'immagine che emana una sorta di "calore", è stata fatta a Milano al tramonto e si, riflette un po' il contenuto del disco. "Mille baci" si riferisce al famoso testo di Catullo, che è presente nel disco in forma canzone. Ho voluto poi chiamare così anche il disco perché i testi dei brani del disco sono poesie di grandi poeti e le loro parole sono come carezze, come baci che ci donano.

Il disco, come hai accennato tu, è un disco diverso, almeno nella genesi, nel senso che sei partita dai testi, tutte poesie più o meno note ma di poeti molto conosciuti, che tu hai musicato e quindi cantato. Com'è nata questa idea e com’è stata questa esperienza?

È nata nel 2010, dopo aver vinto il Premio Lunezia per aver musicato "Forse il cuore" di Salvatore Quasimodo, la mia prima poesia in musica. È successo qualcosa di molto bello, non me lo aspettavo. Solitamente, come cantautrice, partivo sempre dalla composizione della musica per poi arrivare al testo. Qui succede il contrario, si parte dal testo e si arriva alla musica, ma il testo ha già dentro di sé una musicalità. Mi sono appassionata molto a questa nuova modalità (che fra l'altro ho scoperto essere molto naturale per me) e così sono andata avanti scegliendo testi di altri poeti.

Nell'ascoltare la prima volta il tuo disco ho come avuto l'impressione che questi testi poetici, in molti casi a me sconosciuti, fossero stati da sempre delle canzoni, nati con quelle musiche e con quelle sonorità. C’è un desiderio di cantare, di liberare la voce, di lasciar suonare questi testi che è incredibile, è un'impressione che condividi?

Assolutamente si!!! La sensazione è proprio quella. Infatti, per me ormai sono "canzoni".  La mia intenzione è stata proprio questa, trasformare testi poetici in canzoni. Pensa che alcuni testi ho iniziato a canticchiarli così, in modo naturale, la musica prendeva forma in modo spontaneo. Infatti, non sento una “divisione” fra il testo e la musica, si fondono l'uno nell'altra. E' molto bello quello che dici “... ho come l'impressione che fossero stati da sempre delle canzoni”. E' proprio così, la sensazione è quella.  Non ho scelto testi molto famosi, solo un paio sono molto conosciuti. Sono canzoni a tutti gli effetti, si canticchiano, possono piacere o meno, e il valore aggiunto è che gli "autori" dei testi sono grandi poeti.

Nell'affrontare i testi di poeti stranieri come Oscar Wilde, Federico Garcia Lorca, Charles Baudelaire, Frida Kahlo e Fernando Pessoa hai, secondo me giustamente, optato per l'utilizzo del testo in lingua originale. E’ stato molto difficile affrontare questi testi?

Ho voluto cantarli in lingua originale per rispetto verso l'opera e gli autori. Il senso autentico delle parole scritte dell'autore si trova lì. Mi sono avvicinata con rispetto e curiosità. Mi sono fatta aiutare per la pronuncia da persone madrelingua, su alcune cose ho fatto più fatica rispetto ad altre. Alcune forme di pronuncia non sono molto semplici, ma alla fine è andata bene. Alla fine del disco, ho comunque aggiunto i brani con i testi di Oscar Wilde e Frida Kahlo cantati in italiano.

Ecco, hai citato Frida Kahlo, credo tu abbia fatto molto bene ad aggiungere come bonus track la canzone "Poema para Diego Rivera" cantata in italiano, perché questa poesia che tu hai musicato è per me una delle più belle e toccanti tra le canzoni di questo disco. L’uso dell’italiano, questa versione, aiuta ad apprezzarne maggiormente la bellezza. Perché però Frida Kahlo è perché questo poema?

Anche qui sono d'accordo con te. È uno dei testi più belli e toccanti. Frida Kahlo è nel mio cuore da sempre. Non avrei mai immaginato di poter musicare un suo scritto. Poi per una serie di circostanze, sono andata a rivedere dei libri che avevo in casa da tempo e ho ritrovato questo testo. È nata subito la canzone. Il testo è dedicato a Diego Rivera, suo marito, e parla del grande amore che aveva per lui. Non solo, fa un elenco di tutto ciò che Diego era per lei e di quanto Diego facesse parte di lei. Conoscendo la sua storia e la loro storia, ho pianto molto mentre musicavo il testo. E ho pianto mentre la riascoltavo ... a volte anche mentre la cantavo. Ho ritenuto opportuno per questo mettere anche la versione in italiano.

Allora mi consolo, non sono l'unico a piangere ascoltando una canzone che tocchi le corde dell'anima ... A proposito di corde, in questo brano, come anche in "Deseo", "Primavera" e "Mille baci" troviamo alla chitarra Massimo Germini. La sua, però, non è l'unica collaborazione musicale di rilievo vero?

È vero, hanno suonato tanti grandi musicisti. Andrea Di Cesare, Tony Canto, Luigi Schiavone, Fausto Mesolella, Davide Ferrario. In "Mille baci" canta con me Giancarlo Cattaneo, speaker di Radio Capital e grande anima poetica, che apre anche il disco con due frasi di Oscar Wilde e recita nella traccia n.6 il testo in italiano di Baudelaire, prima del brano cantato da me in francese. In "Deseo", invece, canta con me l'attore spagnolo Sergio Muniz.

Patrizia Cirulli - Foto di Renzo Chiesa

A "Deseo", poesia di Federico Garcia Lorca, hai regalato una veste musicale molto latina e, come hai appena detto, hai duettato con Sergio Muniz, com'è nata questa collaborazione da cui è nato anche un bel video?

L'arrangiamento del brano è stato curato da Lele Battista, così come il resto del disco. Sentivo la necessità di avere una voce maschile nel brano “Deseo”, volevo la voce di un attore ed essendo il brano in lingua spagnola, pensavo quindi a un attore spagnolo. Parlando con un amico di questa mia intenzione, ci sono venuti in mente dei nomi e Sergio era il più indicato, in quanto è un grande appassionato di musica, suona e canta. L'ho contattato, gli è piaciuto molto il brano e l'idea della poesia in musica e così è nata questa collaborazione. Abbiamo poi girato il relativo video con la regia di Lorenzo Vignolo ed è stato un momento molto bello ... c'era "poesia" nell'aria ... e il mare della Liguria ha creato una bellissima cornice.

Facciamo un salto spazio-temporale. Nel disco, tra le varie chicche letterarie da te raccolte, trova spazio anche un testo di Eduardo De Filippo. E’ stata una scoperta casuale o era un frammento che già conoscevi prima di realizzare questo disco? Rispetto alla citata "Deseo", si cambia totalmente luogo, lingua e registro musicale, è indubbiamente un disco dai molteplici volti?

Si, è un disco che contiene molti mondi musicali. Questo rispecchia comunque il mio essere, mi piace comporre in questo modo, ogni brano ha una sua storia e un suo colore. Il testo di Eduardo non lo conoscevo, ho fatto una ricerca perché volevo cantare anche un suo testo, ma ne cercavo uno in italiano.  Alla fine è successo qualcosa di magico che mi ha portato a "Quanno parlo cu te" e una sera, un venerdì sera, lo ricordo ancora con emozione perché davvero è successo qualcosa di magico per me, è nata la canzone.  È stato poi per me un grande onore e una gioia immensa avere il permesso, l'approvazione e i complimenti da parte di Luca De Filippo per il brano realizzato.

Pur presentando sonorità molto varie, credo che il disco sia in fondo "trasportabile" durante i lives anche in una versione snella, voce chitarra o poco più, mantenendo comunque la propria integrità, non credi? Hai in allestimento un tour?

Si, è così! I brani sono assolutamente fruibili in versione acustica, anche voce e chitarra, che è poi il modo in cui nascono, al di là degli arrangiamenti realizzati in studio.  Stiamo organizzando serate e concerti, da fine marzo si comincia.

Un'ultima curiosità. Visto che il disco è in termini musicali molto generoso, ben 16 tracce e 2 bonus tracks, c'è un brano cui più di tutti sei affezionata?

Più di uno!!! Frida Kahlo ed Eduardo come ti dicevo. Ma anche "Stringiti a me" di D'Annunzio.

Hai introdotto il nome di D'annunzio, ma allora direi che possiamo citare anche Trilussa, Umberto Saba, Alda Merini. In questo tuo nuovo progetto c'è un ricco mondo poetico-musicale, in attesa di essere ascoltato dagli amanti della musica di qualità. Credo che la tua voce particolare, quanto affascinante, meriti di essere ascoltata.

Grazie! In effetti li avrei citati tutti i poeti, amo ogni brano del disco e tutti questi poeti straordinari.

Copertina cd "Mille baci"
 Video canzone “Deseo”




Video canzone “Mille baci”: http://youtu.be/jmimRHOm5E0

Sito personale di Patrizia Cirulli: http://www.patriziacirulli.com/
Pagina personale su Facebook di Patrizia Cirulli: http://www.facebook.com/patrizia.cirulli.3
Pagina pubblica su Facebook di Patrizia Curulli: http://www.facebook.com/patrizia-cirulli-61967007544/?fref=ts

venerdì, ottobre 17, 2014

Recensione CD "Apnea" di Susanna Parigi

Apnea:" assenza, sospensione temporanea dell'attività respiratoria".
Apnea artistica:"Sospensione della cultura, dell'arte, dell'immaginazione".
Ma proprio dentro questa apnea nasce un nuovo modo di agire nell'arte, in maniera energica, invasiva e a volte anche violenta nei confronti delle persone e della società cosiddetta allineata.
È stato violentemente distrutto ogni tentativo di fare arte e cultura che non sia allineata, non solo dal nostro Paese ma dal sistema tutto. Dove il piccolo non può sopravvivere, è impensabile fare arte e cultura, perché arte e cultura non sono né saranno mai oggetti industriali; semmai artigianali.
Distruggendo il piccolo, si distrugge anche la possibilità di fare tesoro del dettaglio, della cura personale della progettazione, del materiale, del procedimento, delle persone che lavorano al progetto. In Italia, ormai, tanti artisti e persone che operavano in questo ambito, non hanno più lavoro e hanno dovuto smettere di credere e sperare.
Siamo in una sorta di Apnea.
In questo scenario, però, si aprono nuove possibilità. Chi aveva scelto questo mestiere solo per danaro se ne è andato, già da un bel po' di tempo.
Rimangono in trincea i veri credenti. Quelli che, come ha detto Garcia Lorca, ritengono sia «giusto che tutti gli uomini abbiano da mangiare, ma è altrettanto giusto che tutti gli uomini abbiano accesso al sapere. Che tutti possano godere i frutti dello spirito umano, poiché il contrario significa trasformarli... in schiavi di una terribile organizzazione sociale».
In Italia, con le leggi attuali, questi credenti sono privati delle più elementari forme di dignità, costretti a ricorrere, chiamiamolo con il suo vero nome, all'accattonaggio, al mendicare favori presso mecenati e a convertire i propri talenti e lavoro in hobby.
Si reca violenza non solo al mondo dell'arte, da qualcuno forse considerato 'volatile', ma alle vite di innumerevoli persone. Questo richiede risposta energica, invasiva, se necessario anche artisticamente violenta.
Da questo nasce Apnea Artistica, un nuovo modo, o forse antichissimo, di pensare la musica e credo le arti in generale. Non più allo scopo di arricchirsi in breve tempo e soddisfare il desiderio narcisistico alimentando urla di folle alienate, ma allo scopo, di ripristinare alcune funzioni vitali di un organismo atrofizzato, di favorire l'immaginazione e non la ripetizione, magari in qualche caso di consolare il cuore degli uomini, semplicemente lavorando giorno per giorno con passione, credendo alla necessità di una ridefinizione dei rapporti e recandosi non solo nei luoghi predisposti, ma ovunque ci sia qualcuno disposto ad ascoltare.

Credo che se non si parta da questo scritto-manifesto di Apnea, che campeggia nel sito della cantautrice e musicista fiorentina, manifesto che pian piano sta diventando anche un movimento, aperto a tutti gli artisti che avranno voglia di riconoscersi e che vi potranno aderire, prendendo contatto con la stessa artista, non sia però possibile cogliere a pieno il valore di questo suo nuovo progetto.

Cominciamo con il dire che il disco comprende appena nove tracce, di cui la prima Quello che non so è brevissima solo 1’52” ed è introdotta dalle dolcissimi note del pianoforte di Susanna sulle quali parte poi, s’innesta la voce traballante del piccolo Fabio Di Benedetto, subentrano poi gli archi ed ecco, finalmente, entrare in gioco anche la splendida voce di Susanna fino alla domanda finale “Ma quello che non so / io lo vorrei capire / ma come? / Come?”. Forse proprio da qui deve ripartire la rinascita della cultura, dalla curiosità di conoscere, di comprendere, dalla ricerca personale della verità. Non a caso, nel libretto del disco, è riportata una riflessione di José Mujica, Presidente dell’Uruguay, che si chiude così “… se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L’alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui, che però ti tolgono il tempo per vivere”. Tema di grandissima attualità.

Se la prima traccia è una brevissima introduzione l’ultima, LIBeRI, è un testo liberamente tratto da “Libri e libertà” di Federico Garcia Lorca, questa volta non cantato ma recitato da Susanna su un tappeto sonoro molto particolare e suggestivo, dominato a tratti da percussioni ancestrali. La chiave di lettura di questa conclusione è già insita nel titolo, scritto proprio così, evidenziando con il maiuscolo la parola LIBRI, perché solo attraverso una cultura diffusa a ogni strato sociale, si potrà un giorno pensare di giungere a una libertà per tutti. Nel libretto, in proposito, è riportato un piccolo estratto da Garcia Lorca che dice “Io se avessi fame e mi trovassi invalido in mezzo alla strada, non chiederei un pane, ma chiederei mezzo pane e un libro … e a coloro che non hanno mezzi economici, rivolgo l’invito di dedicarsi alla lettura, di coltivare la propria intelligenza come unico mezzo di liberazione economica e sociale”. Si potrebbe pensare che se Garcia Lorca fosse ancora vivo probabilmente non guarderebbe certo la nostra televisione spazzatura.

In mezzo, restano appena sette tracce, che potrebbero sembrare poca cosa in termini numerici, ma che se ascoltate e “riascoltate” con la dovuta attenzione rivelano invece una densità di temi e concetti impressionanti.

Come accade spesso nelle canzoni di Susanna, sono le donne a essere le protagoniste delle sue canzoni, proprio come in Donne esoteriche, che comincia con i versi “Dare potere agli uomini è stato catastrofico... / Urge il ritorno all’universo vulvico ...”, in cui ancora una volta saranno le donne a essere le protagoniste dell’unica vera rivoluzione culturale possibile, donne viste da Susanna come dono di Dio ma che, con molta ironia, hanno bisogno per essere esoteriche di “Pepe rosso un bel po’, grasso d’ippopotamo. / Sotto sale essiccare sette semi di sesamo”.

Susanna è però ben conscia di come sia difficile non lasciarsi contaminare da ciò che ci circonda, in Tutte le cose si attaccano addosso, pervasa da suggestioni morriconiane, vi si trovano accenni a “la corruzione in famiglie per bene, / il malcostume di raccomandare”, a “certa attitudine per litigare, / certa abitudine di possedere”, fino al finale “la convinzione, il pensiero malato / che il successo tolga ogni peccato”. Quanto malcostume imperversa nella nostra società, dalla politica allo sport allo spettacolo ed è sempre più difficile restarne puliti.

Proprio alla politica, ma non solo, diciamo a tutti gli uomini di buona volontà, è rivolta la canzone L’uomo che cammina, un invito a operare non per il proprio successo o per i propri interessi ma per le generazioni che verranno dopo di noi, secondo una logica cristologica “E’ l’uomo che cammina, dice: / Amatevi, non dice: Amatemi”.

Se questo è l’esempio da seguire, però la realtà è purtroppo assai diversa, costellata da gente che non si rende conto della propria mediocrità e falsità, come in Che noia. Ancora una volta però è l’ironia a dominare il brano, in cui Susanna si definisce donna “che scopa sempre, / ma lo fa sostanzialmente / per analisi sociale, / per cultura generale / e per dare un contributo / etologico e morale / alla società”, una donna pronta anche a giustiziare con un bidè, dopo una notte insonne, gli acari nelle proprie mutande.

L’ironia dura giusto un istante, perché Venivamo tutte dal mare, testo scritto a quattro mani da Susanna e Kaballà, è invece una triste splendida canzone, dedicata a tutte le donne migranti venute “come merci da trasportare, per l’inganno occidentale, perfette” ma alla fine “forti abbastanza da ribaltare l’equilibrio occidentale ... perfette”. Il riferimento letterario, nel libretto, è “Pentimento” una poesia di Erri De Luca.

Sonorità totalmente diverse, elettroniche, quasi in stile Alberto camerini ma ancora intrecciate a trame d’archi e pianoforte, ci portano all’indignazione di Filtro elettronico verso il maniacale filmare tutto, persino “l’applauso maniacale alla bara mentre cade”, per poi condividerlo immediatamente sui vari social network, perdendone così irrimediabilmente il senso stesso dell’essere lì, in quel preciso momento, “quanto vorrei esserci stata a Woodstock / e non vederlo dentro un film adesso”.

Piacevole è, infine, Carica erotica, ironica canzone intorno al tema suggerito dal titolo stesso, una canzone per una volta non costruita sul pianoforte bensì sulla chitarra, con sonorità da bossanova.


Il disco, in termini di durata è molto breve, quasi quanto un EP, ma molto concettuale, tanto che se un appunto va fatto, è che è proprio questo suo intrinseco concettualismo finisce per essere pregio e difetto al tempo stesso, perché se le canzoni dal punto di vista letterario appaiono dense di significato, ricche di agganci letterari e cantate da Susanna con l’originale fascino che la contraddistingue, pagano però dazio nell’essere poco immediate e capaci di emozionare sin dal primo ascolto.



Artista: Susanna Parigi
Titolo album: Apnea
Etichetta: 103 Edizioni Musicali
Distributore: Self

Produzione artistica: Susanna Parigi
Anno di uscita: 2014
Durata totale: 28:47

Elenco tracce:                                   
01. Quello che non so
02. Donne esoteriche
03. Tutte le cose si attaccano addosso
04. L’uomo che cammina
05. Che noia
06. Venivano tutte dal mare
07. Filtro elettronico
08. Carica erotica
09. LIBeRI

Brani migliori:
Venivano tutte dal mare
Donne esoteriche
Tutte le cose si attaccano addosso

Musicisti e Ospiti:
Susanna Parigi: voce e pianoforte
Ferruccio Spinetti: contrabbasso
Matteo Giudici: chitarre
Michele Guaglio: basso
Nicola Stranieri: batteria e percussioni
Aurora Bisanti: violino solista
Alessio Nava: trombone
Roberto Fazari: chitarre elettriche
Coro Les Femmes ésotériques: Beatrice Burrello, Patrizia  Bolla, Paola Candeo, Sabrina Giambalvo, Chiara Pakagi, Chiara Bugatti