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venerdì, marzo 31, 2023

Rossella Seno: La figlia di Dio è tornata per raccogliere su di sé tutto il male del mondo

di Fabio Antonelli

Sembra quasi un miracolo, sono passati solo tre anni dal suo precedente album “Pura come una bestemmia (Azzurra Music - 2020), accolto dalla critica in maniera entusiastica che ecco Rossella Seno, veneziana ma da anni residente a Roma, pubblica un nuovo disco “La figlia di Dio”(Azzurra Music/ Disobedience Associazione Culturale – 2023), un concept-album per tutti coloro che in questa epoca di "rap", "trap" e musica "urban" non riescono a soddisfare la propria necessità di ascolto di buona musica d'autore, così come riportato nei siti online presso i quali è reperibile, in cui si è avvalsa di uno stuolo di prestigiosi collaboratori.


Sono solito cominciare dalla copertina di un disco, a maggior ragione lo vorrei fare per La figlia di Dio perché il titolo è già una provocazione, Caifa sono sicuro che si straccerebbe le vesti nel tempio. Com'è nato questo titolo?  È da esso che ha preso vita l'intero progetto? Poi direi che una riflessione la merita l'illustrazione, con Il tuo volto che guarda dall’alto, con compassione, i soggetti stessi del tuo disco, gli ultimi, i reietti. Mi ha ricordato, soprattutto per la scelta dei colori, la copertina del film di animazione Gesù - Un regno senza confini, ma ciò che più mi ha colpito, a livello contenutistico, è il fatto che mi sembra proprio la rappresentazione fedele del tuo modo di vivere la vita e di vedere il mondo che ti circonda. È davvero così?

La figlia di Dio è un brano di cui Sirianni mi parlò non appena vide la copertina di Pura come una bestemmia, il precedente album. In verità ad ispirarlo fu il film Dio esiste e vive a Bruxelles. Ti ricorderai EA, la sorella di Gesù, la vera salvatrice del mondo. E in effetti Federico sostiene che solo una donna può essersi fatta carico di tutto quella sofferenza. Per quanto riguarda i contenuti hai colto perfettamente il senso della copertina e dell'intero album, La figlia di Dio veglia sui più fragili, sugli oppressi, i disadattati, si fa carico di tutto il male del mondo e lo fa suo. E io lo sento tutto quel dolore, talvolta così fortemente da non riuscire neanche a respirare, paralizzata dall'impotenza. Non capisco come l'uomo possa causare così tanta sofferenza al suo stesso simile e distruggere l'ambiente in cui vive...


Beh, magari Dio non esiste e neppure i miracoli, ma i mezzi miracoli sì, se Federico Sirianni ti ha portata a realizzare un nuovo album dopo soli tre anni dal precedente Pura come una bestemmia. Ti ha donato la canzone che dà il titolo all'intero lavoro e che chiude il disco, ma ha anche tradotto due brani, La colomba (The dove) e Cantami (Sing me) di Allan Taylor. Cantami ha poi visto la partecipazione dello stesso Allan oltre ad essere confluita in un bellissimo video animato dai disegni di Roby il Pettirosso. Com'è ricaduta su questi due brani la tua scelta e come è nata la collaborazione con il cantautore inglese?

La vita non è una passeggiata e abbiamo bisogno di aggrapparci a qualcosa o a qualcuno, soprattutto nei momenti più difficili. Certo che se anche in natura vige la regola del più forte ci riesce difficile pensare ad un Dio buono e giusto. Ma chi non si rivolge a lui nella vita cercando conforto o speranza? O semplicemente per maledirlo... E i miracoli a volte accadono... Del mio incontro con Allan devo ringraziare un amico critico musicale, il quale affermò, in una delle nostre lunghe telefonate, quanto The dove, brano di Allan Taylor appunto, fosse nelle mie corde e come l'avrei cantato bene. E aveva ragione. Lo sentii immediatamente mio e cominciai a volare da subito tra le note di questa suggestiva canzone. Lo contattai, su Messenger, chiedendogli il permesso di interpretarla in italiano e di inciderla inserendola nell'album su cui stavo lavorando, allegandogli il link di Pura come una bestemmia. Mi rispose subito di sì. A quel punto affidai la traduzione a Federico Sirianni, l'autore che ritenevo più adatto, e anche una delle penne che più amo in assoluto, piacque molto anche ad Allan. Fu così che mi venne la sfrontatezza di chiedergli di scrivere un brano appositamente per me. Ci accordammo sulle tematiche da affrontare e dopo pochi giorni mi consegnò Sing me, altro capolavoro, la cui traduzione fu nuovamente affidata a Sirianni. Chiedere ad Allan di intervenire sul disco anche vocalmente è venuto naturale. Abbiamo altri progetti insieme, ma scaramanticamente preferisco non parlarne ancora. E pensa che non ci siamo mai conosciuti personalmente, il nostro è un rapporto "epistolare", solo che le mail hanno preso il posto delle lettere.


Se Allan Taylor rappresenta una novità tra le tue collaborazioni, ritroviamo però la firma, anzi la doppia firma di un tuo storico collaboratore come Pino Pavone, collaboratore storico anche di Piero Ciampi, guarda caso... Doppia firma perché per questo progetto ti ha donato due splendidi brani musicati da Massimo Germini, Candide delicatissima canzone sul tema della prostituzione con una gravidanza mai cercata, anzi subita e Prima che il gallo canti, la ricerca di un Dio spesso incomprensibile o mai vicino abbastanza. Com'è stata questa nuova collaborazione con Pino? 

Pino mi conosce come nessun altro. È il mio confidente, a lui rivelo tutte le mie miserie. Infatti, Prima che il gallo canti è una canzone indubbiamente biografica, la ricerca di un padre e non solo spirituale e la convinzione di aver sbagliato qualcosa. La vita d'artista, al di là delle gratificazioni, non è semplice, soprattutto per una personalità complessa come la mia. Pino ha scritto anche il testo dello spettacolo di cantateatro La figlia di Dio, recitato fuori campo da Riccardo Mei, che ha debuttato qui a Roma il 17 marzo.


Un'altra collaborazione preziosa credo sia stata quella di Michele Caccamo, sia in termini quantitativi che qualitativi. Lo si intuisce subito dall'incipit Nessuno è stato portato in cielo con la voce recitante di Alessio Boni, un misto tra preghiera e amara constatazione di come "per questi segni neri nessuno è stato portato in cielo". Passando per Don Gallo e i suoi millesimi, splendido ritratto di quel prete con "voce di lupo un sigaro acceso" che "aveva sempre deciso che su tutto l'amore conta", per approdare alle terribili Sono solo un suono e Un tempo immondo, terribili non perché brutte, ma perché feriscono il cuore, mettendo in evidenza la nostra impotenza di fronte a tanto dolore e tanto male. Sei d'accordo? Lo scrivere canzoni, nel tuo caso il cantarle, può essere medicina capace di lenire le ferite dell'anima? Te lo chiedo perché, ad esempio, ho sentito dire tante volte da Pippo Pollina come sia stata proprio la musica a salvargli la vita.

Questa domanda mi spiazza, perché non saprei cosa risponderti. La musica può lenire, ma questa che per me è più una missione che una professione a volte, più che una medicina, pare essere una maledizione. Metto in evidenza le situazioni che più mi stanno a cuore, ma questo non basta, né a me né agli altri. In fondo le mie mani sono troppo piccole per contenere tutto l'orrore e la mia voce flebile...

A proposito di missione mi vengono in mente i versi "E morì come tutti si muore / Come tutti cambiando colore / Non si può dire che sia servito a molto / Perché il male della terra non fu tolto" tratti da Si chiamava Gesù di Fabrizio De André, che hai inserito in questo tuo disco. Una canzone che sembra voler ribadire l'assoluta laicità di questo tuo progetto, non credi? Ti trovi allineata alla sua visione?

Un'opera laica ma allo stesso tempo religiosa. Non viene messa in discussione tanto l'esistenza di Dio, piuttosto il suo "operato". La figura del Cristo è fondamentale per la nostra religione, ne sono attratta, anzi, ho una vera e propria passione nei suoi confronti, un uomo rivoluzionario, magari seguissimo il suo insegnamento! Ma la sua morte, presunta o vera, pare non essere servita a niente... Nessun agnello ha tolto i peccati del mondo, nessun cuore redento.


È un'amara considerazione cui replicherei con le parole "Chi è senza peccato scagli la prima pietra", nel senso che non credo si possano attribuire a Dio le nostre colpe. In tal senso mi viene di citare questi versi "Perché voi possiate uscire / Perché io non possa entrare / Per qualche voto in più / Perché ho un altro colore / Di confine si muore / Di confine si muore / Di confine si muore" con quel "Di confine si muore" ripetuto tre volte, numero biblico, tratti da Requiem, un testo dell'antropologo Marco Aime che Massimo Germini ha musicato. Tema di massima attualità, ma direi anche tema eterno, a ribadire che il peggior nemico dell'uomo è l'uomo stesso, che ne pensi?

Ne sono assolutamente convinta. Che brutta roba quella dei confini. Non riusciamo a considerarci abitanti dello stesso unico pianeta. Ma è un atteggiamento insito nell'essere vivente, anche gli animali delineano il loro territorio.  Guarda quello che sta succedendo in Ucraina, una guerra incomprensibile che potrebbe trascinarci in un conflitto mondiale.

D'altronde credo che il male, quello sì, non abbia confini. Ho volutamente lasciato per ultimo Zohra, la canzone scritta da Matteo Passante su una schiava domestica pachistana di soli otto anni, schiava di una coppia sposata, Hassan Siddiqui e Umme Kulsoom che è stata torturata e uccisa per aver rilasciato erroneamente i pappagalli dei suoi padroni a Bahria Town, Rawalpindi, 1 giugno 2020. La canzone è piena di poesia, ma una crudele poesia, ho ancora impressi i duri versi conclusivi "Il reato commesso / è aver aperto la porta dell'uccello ingabbiato / Ma solo io lo capivo / Il profumo del cielo / Quando è primavera / Oggi ho messo le ali / E sono sopra quei cieli che il demonio ha creato/ Se la terra fu inferno nel nulla da cui canto è ancora più inverno". Mi ha riportato alla mente il verso "E libertà è un discorso per chi non sta in prigione" che Pierangelo Bertoli cantava in Leggenda antica. Sei stata tu a suggerire il tema a Matteo Passante?

Si, ho giurato a quella bimba che non l'avrei dimenticata, che l'avrei cantata. Ed è grazie a Matteo Passante e a Massimo Germini se ho potuto mantenere la promessa fatta.


Un'ultima domanda, o meglio una duplice domanda. Se non sbaglio tu nasci attrice e con gli anni sei diventata cantante, ma non sei una musicista, quanto è stato importante nel realizzare questo disco un personaggio come Massimo Germini? È vero che non sei una musicista, ma non ti è mai venuta voglia di provare a scrivere i testi delle canzoni che canti?

A dire il vero è entrata la musica per prima nella mia vita, dalla quale un certo punto ho preso una pausa. Il mio "personaggio" poco si sposava con ciò che volevo cantare. Troppo glamour e poco credibile per la canzone d'autore. Solo con gli anni ho acquisito credibilità. Per quanto riguarda i testi meglio affidarsi a chi lo sa fare, soprattutto se sei cresciuta a pane e Fossati. Mi chiedi quanto sia stato importante Massimo Germini? Senza di lui non esisterebbero questi album. È l'autore di gran parte delle musiche e arrangiatore di tutti i brani. Diciamo che musicalmente viaggiamo sulla stessa lunghezza d'onda. E non avrei potuto né voluto affidarmi a nessun altro che non fosse lui. È un grandissimo musicista e autore, dotato di particolare sensibilità. Vado orgogliosa di ciò che abbiamo fatto insieme. E gliene sono grata.

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lunedì, febbraio 05, 2018

Sanremo d’Autore, perché Sanremo non è solo Sanremo

di Fabio Antonelli

Nel 2016, Patrizia Cirulli sorprese pubblico e critica con “Mille baci” (Incipit Records), un disco in cui musicò e interpreto poesie di grandissimi poeti dimostrando grandissima sensibilità. Ora dà alle stampe un nuovissimo progetto “Sanremo d’Autore” (Egea Music – 2018) in cui reinterpreta dodici canzoni di altrettanti artisti sanremesi, arrivati ultimi, penultimi o comunque esclusi dalla giuria alle serate finali, in una sorta di rivincita morale.

Cover "Sanremo d'Autore" - Foto di Renzo Chiesa


Dopo un bell'album che ti ha vista musicare e cantare poeti, sei tornata con un nuovo disco ancora nel ruolo d'interprete. La copertina ti ritrae sorridente uscire su un palco teatrale, accanto, scritto elegantemente a mano, il tuo nome e cognome e il titolo del progetto "Sanremo d'Autore". Titolo e copertina come sono nati? Il progetto com'è nato?

Parlando con un amico discografico era saltata fuori l'idea di pensare ad un disco di cover. Successivamente, parlando di questo con Francesco Paracchini, è nata l'idea di concentrarsi su brani sanremesi non premiati dalle giurie, anzi arrivati ultimi, penultimi o non ammessi alla serata finale. Belle canzoni che sono comunque arrivate al cuore degli ascoltatori e che hanno avuto il loro riconoscimento nel tempo. Il titolo mi è venuto in mente partendo appunto dalla parola "Sanremo" che è il filo conduttore. "D'Autore", in quanto tutti i brani sono firmati da grandi autori (ad esempio, nel brano dei Tazenda "Pitzinnos in sa gherra" compare anche Fabrizio De André). Un modo per dare valore anche agli autori che spesso non vengono nemmeno citati. Per quanto riguarda la copertina, ne avevo parlato con un amico e collaboratore, Ottavio Tonti, che mi ha suggerito l'idea del teatro e delle scritte a mano sulla copertina. Ne ho quindi parlato con Renzo Chiesa a cui è venuta l'idea di scattare la foto con il sipario del Teatro Carcano a Milano. Un'immagine allegra e gioiosa, una sorta di sintesi fra il palco di un teatro (che rimanda a Sanremo) e la "rivincita" delle canzoni in questione.

Curiosamente e, direi anche coraggiosamente, il disco si apre con una versione molto particolare di "Vita spericolata" di Vasco Rossi in cui tu non compari ma lasci la scena al maestro Vince Tempera che la esegue al pianoforte. Un inizio suggestivo e direi spiazzante, quasi a mettere in guardia l'ascoltatore che non si tratta del solito disco di semplici rifacimenti ... O sbaglio?

In effetti è così, non è un semplice disco di cover. C'è un filo conduttore e un significato preciso che lega le canzoni. "Vita spericolata" è una delle canzoni simbolo dei non valorizzati a Sanremo, non poteva mancare. Ho pensato anche di cantarla, l'ho provata. Poi la notte mi ha portato consiglio e ho avuto l'idea di non cantarla e di iniziare il disco così. Il tema portante del brano è bellissimo. Quando mi è arrivato il disco a casa e ho iniziato l'ascolto mi sono venuti i brividi. Una canzone storica.

Patrizia Cirulli - Foto di Valeria Bissacco


Vince Tempera, però, non è l'unico musicista con cui hai collaborato nella realizzazione del disco. La terza traccia, ad esempio, che è "Il tuo amore", canzone di Bruno Lauzi che nel lontanissimo 1965 a Sanremo fu totalmente ignorata ed esclusa persino dalla finale, vede un magnifico Sergio Cammariere duettare con te, mettendo a disposizione voce, pianoforte e curandone anche gli arrangiamenti. Com'è nata l'idea di coinvolgerlo nel progetto? Volevi forse un'atmosfera jazz? Come è avvenuta la collaborazione?

Sergio Cammariere è un artista che amo molto e, in effetti, l'idea della sua presenza con le sue atmosfere jazz era quello cui avevo pensato. Gli arrangiamenti sono stati curati da Sergio e suonano nel brano i suoi storici musicisti, Amedeo Ariano e Luca Bulgarelli. Sergio ha fatto un lavoro meraviglioso e le nostre voci si alternano e si sfiorano come a creare un'onda.

Visto che abbiamo affrontato da subito il discorso collaborazioni parlerei di Mario Venuti e la sua "Un altro posto al mondo", scritta con Kaballà e da lui presentata a Sanremo nel 2016, insieme al suo gruppo Arancia Sonora. Com'è stata cantarla con l'autore stesso? E' stato come ridare il giusto valore a una canzone, per certi versi, così poco sanremese?

Si tratta di una canzone bellissima a mio avviso, molto evocativa, capace di portarti altrove. Un brano che ho sempre amato. Ingiusto non averlo ammesso alla serata finale. Ho sempre avuto grande stima per Venuti e per Kaballà che, come hai ricordato tu, è l'autore del brano insieme a Mario. È stato un dono poter interpretare il brano insieme al suo autore, Mario è stato generoso.

Patrizia Cirulli - Foto di Ottavio Tonti


Uno dei pregi maggiori di questo tuo progetto, credo sia stato quello di far riscoprire all'ascoltatore alcune canzoni che davvero erano state ignorate o scartate dalla giuria sanremese, magari ricevendo solo il premio della critica, penso ad esempio a "Colpevole" cantata da un Arigliano già ottantunenne nel 2005. Personalmente trovo meravigliosa la tua versione voce e chitarra e, ancora una volta, emerge il tuo amore verso il jazz o sbaglio?

Non sbagli, è così!! È un amore che esiste ... Quando ho deciso di realizzare questo disco, uno dei brani che volevo assolutamente fare era proprio "Colpevole". Un brano che mi è sempre piaciuto tantissimo, la canto con il sorriso. Ricordo con emozione e divertimento l'esibizione di Arigliano al Festival. Mi piace molto l'atmosfera e l'ambientazione del brano originale e sono molto contenta della nuova veste sonora che vede Massimo Germini alla chitarra, con arrangiamento di Lele Battista.

Senza per forza passare in rassegna tutte le canzoni, che sono davvero una più bella dell'altra nelle tue versioni, ci sono però due canzoni "Rosanna" di Nino Buonocore e "Lei verrà" di Pino Mango che, per la particolarità delle voci dei due cantanti tu, con la tua voce scura e calda, hai saputo valorizzare con straordinaria bravura, tanto da farmele quasi preferire alle versioni originali. Affrontarle è stata per te quasi una sfida? Un voler dimostrare di potercela fare anche nei confronti di voci così lontane dalla tua? Se si, direi che ci sei pienamente riuscita ...

Intanto grazie Fabio per le tue parole e le tue impressioni!!! Per quando riguarda "Rosanna", mi sono trovata subito a mio agio nel cantarla e mi è piaciuto tantissimo!! Poi Joe Damiani ha realizzato un arrangiamento molto fresco e delicato. Per quanto riguarda "Lei verrà", avevo delle resistenze inizialmente e avevo anche pensato di non farla in quanto la vocalità di Pino è particolarissima e questo brano viene colorato dalla sua voce in modo unico. In un secondo momento, ho provato a rapportami a questo brano in modo semplice e diretto e ho provato a farlo a modo mio. È diventata, ovviamente, una cosa molto diversa. Sono molto contenta per la realizzazione di entrambi i brani.

Patrizia Cirulli - Foto di Valeria Bissacco


So che in questi giorni di Festival, avrai modo di presentare il disco proprio a Sanremo, per la precisione nella sede del Club Tenco, spero seguiranno altre occasioni live ... con che formazione porterai in giro il disco? A proposito di Club Tenco, il tuo disco non credi faccia da trait d'union tra questi due mondi spesso distanti fra loro, che aiuti in un certo senso il dialogo e l'abbattimento di certi confini?

Si, mercoledì 7 febbraio ci sarà una presentazione del disco nella sede del Club Tenco e sarò a Sanremo tutta la settimana per altre presentazioni. Il disco lo presentiamo in acustico, chitarra e voce. Questo disco credo che possa essere motivo di unione fra i due mondi, sono d'accordo con te. Il brano dei Tazenda, "Pitzinnos in sa gherra", porta la firma anche di Fabrizio De André, ad esempio. Poi ci sono brani di Lauzi, Tenco insieme ad altri autori considerati più "pop" (che non è una brutta parola!). La bellezza è bellezza e riesce ad andare oltre ogni confine e pregiudizio.

Concordo molto con questa tua ultima affermazione. Vorrei chiudere, se fossi d'accordo, con una domanda proiettata verso il futuro. Dopo questo progetto, che ti vede ancora una volta in veste di interprete, hai definitivamente abbandonato la via del cantautorato puro o queste barriere in realtà non esistono e quindi, chissà?

In realtà, nel disco precedente, "Mille baci", ho composto tutte le musiche, oltre ad interpretare tutti i brani. Mi sono aperta anche ad altro, non ho l'esigenza di fare per forza solo cose scritte interamente da me. Mi sono divertita moltissimo con questo ultimo disco e non escludo di fare altro come interprete. Mi piace fare ciò che mi appassiona. Il prossimo disco potrebbe essere composto da brani scritti da me e mi piacerebbe molto (ho brani nel cassetto che attendono...), anche se fra i miei progetti c'è anche un'altra idea che vorrei realizzare in veste di compositrice.

Quest'ultima mia domanda era, in effetti, una provocazione, perché in realtà so benissimo che tu non hai mai abbandonato l'attività creativa in senso stretto, per fortuna nostra. Solo una curiosità, per congedarci, hai già in programma qualche data dal vivo oltre alla settimana sanremese?


Grazie Fabio!! Il 24 marzo alla Casa delle Arti - Spazio Alda Merini, a Milano, altre date in via di definizione ... Ora affrontiamo la settimana sanremese!!!



sabato, marzo 05, 2016

Quando la poesia incontra la musica, a volte, è magia!



di Fabio Antonelli

Patrizia Cirulli - Foto di Ottavio Tonti

Patrizia Cirulli, cantautrice milanese dotata di una voce tanto particolare quanto affascinante, ha appena dato vita a un nuovo progetto discografico dal titolo “Mille Baci”. Un disco particolare, in cui sono grandi nomi della poesia italiana e internazionale a firmare i testi delle canzoni, nel senso che alcune poesie accuratamente scelte da Patrizia, sono diventate vere e proprie canzoni, il tutto con la collaborazione di grandi musicisti e la produzione artistica curata da Lele Battista.

La copertina del disco è una splendida fotografia che ti riprende mentre sei letteralmente baciata dal sole e, seppure a occhi chiusi, sorridente. A me piace molto questa immagine, perché credo rifletta pienamente il contenuto del disco? Sei d'accordo? Racconta poi la scelta del titolo "Mille baci".

È vero, è un'immagine che emana una sorta di "calore", è stata fatta a Milano al tramonto e si, riflette un po' il contenuto del disco. "Mille baci" si riferisce al famoso testo di Catullo, che è presente nel disco in forma canzone. Ho voluto poi chiamare così anche il disco perché i testi dei brani del disco sono poesie di grandi poeti e le loro parole sono come carezze, come baci che ci donano.

Il disco, come hai accennato tu, è un disco diverso, almeno nella genesi, nel senso che sei partita dai testi, tutte poesie più o meno note ma di poeti molto conosciuti, che tu hai musicato e quindi cantato. Com'è nata questa idea e com’è stata questa esperienza?

È nata nel 2010, dopo aver vinto il Premio Lunezia per aver musicato "Forse il cuore" di Salvatore Quasimodo, la mia prima poesia in musica. È successo qualcosa di molto bello, non me lo aspettavo. Solitamente, come cantautrice, partivo sempre dalla composizione della musica per poi arrivare al testo. Qui succede il contrario, si parte dal testo e si arriva alla musica, ma il testo ha già dentro di sé una musicalità. Mi sono appassionata molto a questa nuova modalità (che fra l'altro ho scoperto essere molto naturale per me) e così sono andata avanti scegliendo testi di altri poeti.

Nell'ascoltare la prima volta il tuo disco ho come avuto l'impressione che questi testi poetici, in molti casi a me sconosciuti, fossero stati da sempre delle canzoni, nati con quelle musiche e con quelle sonorità. C’è un desiderio di cantare, di liberare la voce, di lasciar suonare questi testi che è incredibile, è un'impressione che condividi?

Assolutamente si!!! La sensazione è proprio quella. Infatti, per me ormai sono "canzoni".  La mia intenzione è stata proprio questa, trasformare testi poetici in canzoni. Pensa che alcuni testi ho iniziato a canticchiarli così, in modo naturale, la musica prendeva forma in modo spontaneo. Infatti, non sento una “divisione” fra il testo e la musica, si fondono l'uno nell'altra. E' molto bello quello che dici “... ho come l'impressione che fossero stati da sempre delle canzoni”. E' proprio così, la sensazione è quella.  Non ho scelto testi molto famosi, solo un paio sono molto conosciuti. Sono canzoni a tutti gli effetti, si canticchiano, possono piacere o meno, e il valore aggiunto è che gli "autori" dei testi sono grandi poeti.

Nell'affrontare i testi di poeti stranieri come Oscar Wilde, Federico Garcia Lorca, Charles Baudelaire, Frida Kahlo e Fernando Pessoa hai, secondo me giustamente, optato per l'utilizzo del testo in lingua originale. E’ stato molto difficile affrontare questi testi?

Ho voluto cantarli in lingua originale per rispetto verso l'opera e gli autori. Il senso autentico delle parole scritte dell'autore si trova lì. Mi sono avvicinata con rispetto e curiosità. Mi sono fatta aiutare per la pronuncia da persone madrelingua, su alcune cose ho fatto più fatica rispetto ad altre. Alcune forme di pronuncia non sono molto semplici, ma alla fine è andata bene. Alla fine del disco, ho comunque aggiunto i brani con i testi di Oscar Wilde e Frida Kahlo cantati in italiano.

Ecco, hai citato Frida Kahlo, credo tu abbia fatto molto bene ad aggiungere come bonus track la canzone "Poema para Diego Rivera" cantata in italiano, perché questa poesia che tu hai musicato è per me una delle più belle e toccanti tra le canzoni di questo disco. L’uso dell’italiano, questa versione, aiuta ad apprezzarne maggiormente la bellezza. Perché però Frida Kahlo è perché questo poema?

Anche qui sono d'accordo con te. È uno dei testi più belli e toccanti. Frida Kahlo è nel mio cuore da sempre. Non avrei mai immaginato di poter musicare un suo scritto. Poi per una serie di circostanze, sono andata a rivedere dei libri che avevo in casa da tempo e ho ritrovato questo testo. È nata subito la canzone. Il testo è dedicato a Diego Rivera, suo marito, e parla del grande amore che aveva per lui. Non solo, fa un elenco di tutto ciò che Diego era per lei e di quanto Diego facesse parte di lei. Conoscendo la sua storia e la loro storia, ho pianto molto mentre musicavo il testo. E ho pianto mentre la riascoltavo ... a volte anche mentre la cantavo. Ho ritenuto opportuno per questo mettere anche la versione in italiano.

Allora mi consolo, non sono l'unico a piangere ascoltando una canzone che tocchi le corde dell'anima ... A proposito di corde, in questo brano, come anche in "Deseo", "Primavera" e "Mille baci" troviamo alla chitarra Massimo Germini. La sua, però, non è l'unica collaborazione musicale di rilievo vero?

È vero, hanno suonato tanti grandi musicisti. Andrea Di Cesare, Tony Canto, Luigi Schiavone, Fausto Mesolella, Davide Ferrario. In "Mille baci" canta con me Giancarlo Cattaneo, speaker di Radio Capital e grande anima poetica, che apre anche il disco con due frasi di Oscar Wilde e recita nella traccia n.6 il testo in italiano di Baudelaire, prima del brano cantato da me in francese. In "Deseo", invece, canta con me l'attore spagnolo Sergio Muniz.

Patrizia Cirulli - Foto di Renzo Chiesa

A "Deseo", poesia di Federico Garcia Lorca, hai regalato una veste musicale molto latina e, come hai appena detto, hai duettato con Sergio Muniz, com'è nata questa collaborazione da cui è nato anche un bel video?

L'arrangiamento del brano è stato curato da Lele Battista, così come il resto del disco. Sentivo la necessità di avere una voce maschile nel brano “Deseo”, volevo la voce di un attore ed essendo il brano in lingua spagnola, pensavo quindi a un attore spagnolo. Parlando con un amico di questa mia intenzione, ci sono venuti in mente dei nomi e Sergio era il più indicato, in quanto è un grande appassionato di musica, suona e canta. L'ho contattato, gli è piaciuto molto il brano e l'idea della poesia in musica e così è nata questa collaborazione. Abbiamo poi girato il relativo video con la regia di Lorenzo Vignolo ed è stato un momento molto bello ... c'era "poesia" nell'aria ... e il mare della Liguria ha creato una bellissima cornice.

Facciamo un salto spazio-temporale. Nel disco, tra le varie chicche letterarie da te raccolte, trova spazio anche un testo di Eduardo De Filippo. E’ stata una scoperta casuale o era un frammento che già conoscevi prima di realizzare questo disco? Rispetto alla citata "Deseo", si cambia totalmente luogo, lingua e registro musicale, è indubbiamente un disco dai molteplici volti?

Si, è un disco che contiene molti mondi musicali. Questo rispecchia comunque il mio essere, mi piace comporre in questo modo, ogni brano ha una sua storia e un suo colore. Il testo di Eduardo non lo conoscevo, ho fatto una ricerca perché volevo cantare anche un suo testo, ma ne cercavo uno in italiano.  Alla fine è successo qualcosa di magico che mi ha portato a "Quanno parlo cu te" e una sera, un venerdì sera, lo ricordo ancora con emozione perché davvero è successo qualcosa di magico per me, è nata la canzone.  È stato poi per me un grande onore e una gioia immensa avere il permesso, l'approvazione e i complimenti da parte di Luca De Filippo per il brano realizzato.

Pur presentando sonorità molto varie, credo che il disco sia in fondo "trasportabile" durante i lives anche in una versione snella, voce chitarra o poco più, mantenendo comunque la propria integrità, non credi? Hai in allestimento un tour?

Si, è così! I brani sono assolutamente fruibili in versione acustica, anche voce e chitarra, che è poi il modo in cui nascono, al di là degli arrangiamenti realizzati in studio.  Stiamo organizzando serate e concerti, da fine marzo si comincia.

Un'ultima curiosità. Visto che il disco è in termini musicali molto generoso, ben 16 tracce e 2 bonus tracks, c'è un brano cui più di tutti sei affezionata?

Più di uno!!! Frida Kahlo ed Eduardo come ti dicevo. Ma anche "Stringiti a me" di D'Annunzio.

Hai introdotto il nome di D'annunzio, ma allora direi che possiamo citare anche Trilussa, Umberto Saba, Alda Merini. In questo tuo nuovo progetto c'è un ricco mondo poetico-musicale, in attesa di essere ascoltato dagli amanti della musica di qualità. Credo che la tua voce particolare, quanto affascinante, meriti di essere ascoltata.

Grazie! In effetti li avrei citati tutti i poeti, amo ogni brano del disco e tutti questi poeti straordinari.

Copertina cd "Mille baci"
 Video canzone “Deseo”




Video canzone “Mille baci”: http://youtu.be/jmimRHOm5E0

Sito personale di Patrizia Cirulli: http://www.patriziacirulli.com/
Pagina personale su Facebook di Patrizia Cirulli: http://www.facebook.com/patrizia.cirulli.3
Pagina pubblica su Facebook di Patrizia Curulli: http://www.facebook.com/patrizia-cirulli-61967007544/?fref=ts

mercoledì, giugno 25, 2014

Intervista a Rossella Seno

Sono semplicemente una persona che ha delle cose da dire e lo fa con quello che ha: la voce.

di Fabio Antonelli

Dal 16 maggio, sulla piattaforma digitale  iTunes, è acquistabile “Luna su di me”, nuovo singolo della cantante e attrice veneziana Rossella Seno, i cui proventi economici andranno ad Animals Asia. Come non contattarla allora per saperne di più su quest’operazione di alto profilo e non solo …



Il 16 maggio, su iTunes, è uscito un tuo singolo, intitolato "Luna su di me", scritto da Massimo Germini, chitarrista storico di Roberto Vecchioni e dal giovane cantautore Paolo Fiorucci. Un brano molto bello ed emozionante, con un valore aggiunto, se mi permetti. Me ne parli?

Fu proprio Paolo Fiorucci, l'autore del testo del brano "Luna su di me" a mettermi a conoscenza delle atroci barbarie inflitte agli orsi della luna, così chiamati per via di una macchia bianca a forma di luna crescente disegnata sul torace, la cui bile è purtroppo un elemento prezioso della medicina tradizionale orientale. Questi poveri animali sono catturati e rinchiusi in piccole gabbie che a malapena riescono a contenerli e munti quotidianamente, con sistemi che causano loro infernali sofferenze fino a portarli alla morte.
Non potevo, da animalista quale sono, rimanere indifferente. Ho dunque cercato un modo concreto per aiutare l'associazione che si occupa della loro liberazione dalle "fattorie della bile", Animals Asia, e l'ho fatto con ciò che avevo a disposizione: una struggente canzone che descrive perfettamente la loro sofferenza e la morte come unica via di fuga dall'orrore di cui solo l'uomo sembra essere capace. Si, l'unica specie che distrugge l'ambiente in cui vive, che uccide per piacere, per lucro ...

Sono d'accordo, credo che il video, fatto d’illustrazioni, aiuti moto nel rafforzare il messaggio insito nella canzone. Da chi è nata l'idea del video?

Ho pensato che le parole del testo se accompagnate da immagini potessero arrivare meglio, e che un cartone animato, o comunque un video d'animazione, fosse la giusta soluzione. Ho incontrato quella bella anima che è Raffaella Barbieri, che ha sposato la causa e si è messa a disegnare orsi giorno e notte. Credimi non è stato facile realizzare questo progetto, senza un budget ... (chi investe là dove non c'è un ritorno economico?) Però sono stata fortunata, perché strada facendo si sono aggiunte altre persone che hanno messo a disposizione ciò che avevano-potevano.

Il brano, per altro, è inserito in una compilation dal titolo “Il cielo degli orsi”, anch'essa frutto della collaborazione generosa di tanti talenti musicali al servizio di una giusta causa, giusto?

Sì, proprio in quell'occasione ho conosciuto Fiorucci. Mi ha contattata per chiedermi di partecipare al progetto "Il cielo degli orsi", in favore dell'orso marsicano. Paolo e Massimo hanno scritto per me quel capolavoro che è "Luna su di me". Tutto nacque da lì. Grata e onorata.

Lasciamo ora le cause animaliste e torniamo più al mondo della canzone in senso stretto, al tuo ruolo d’interprete nell'ambito della canzone d'autore. Si può dire che la tua carriera sia sempre stata legata a nodi stretti con la figura di Piero Ciampi, com'è nato questo tuo amore e com’è cresciuto nel tempo?

Scherzando, e non troppo, dico che Piero è la figura maschile più presente nella mia vita. E' nata per caso, feci un provino per il film "Adius" di Ezio Alovisi, non fui presa per il ruolo da protagonista e fu la mia fortuna. Perché interpretai una delle donne di Piero, e lo feci in un recital cantando accompagnata al piano dal maestro Lilli Greco, (che grave perdita non averlo più tra noi ... ) e quando si decise di fare la promozione del film con uno spettacolo di teatro canzone, la scelta cadde su di me. Poi la realizzazione dell'ep che prese il titolo dall'inedito, più altri tre brani arrangiati da Marchetti e suonati dall'orchestra di Roma, tra cui "L'amore è tutto qui" di Ciampi-Marchetti e Pavone, Persona oltre che Artista. Amico ... si. In effetti, sono benvoluta dagli amici di Piero, quelli veri ...

Tu hai sempre avuto un ottimo rapporto sia con la canzone d'autore sia con il teatro, non è un caso il tuo ritorno sulle scene con lo spettacolo "Cara Milly”.

"Cara Milly" - parole d'amore e di guerra già cantate da Carla Mignone, di Giuseppe De Grassi, non è la celebrazione del personaggio, bensì un viaggio lungo un secolo, affrontando, con canzoni e monologhi, tematiche purtroppo attuali, quale l'odio, la guerra, come stupida conseguenza, il maschilismo... ciò che volevo e che voglio è restituire dignità alla donna, così maltrattata, in questi ultimi tempi più mai ...   dare  voce ai più fragili, ai deboli, agli ultimi.



Tu sei da sempre interprete, c'è qualche cantautore, magari anche poco noto al grande pubblico, che più di altri ameresti interpretare o al quale vorresti chiedere che ti scrivesse una canzone?

Ho già chiesto a Giulio Casale e ad Alessio Bonomo, che per me hanno scritto "Avvenente" e "La sposa al vento". La prima esalta la donna e il suo essere, la seconda invece è un caso di violenza ... una delle troppe violenze subite dalle donne, che confondono l'amore con qualcosa che tutto è fuorché amore.  Poi c'è un autore teatrale, Francesco Olivieri, che scrive davvero bene ... mi piacerebbe far musicare alcuni suoi scritti.

Non vedi però, nel tuo futuro artistico, la possibilità di essere anche autrice dei testi che canti?

Perché quando c'è chi lo sa fare così bene? Con gli autori sia di testi teatrali sia di canzoni ho detto di cosa avrei voluto parlare, ma ho affidato a loro il compito di scrivere ...

D'altronde è anche vero che spesso chi scrive canzoni non ha certo le tue doti vocali e interpretative, a ognuno il proprio mestiere. Piuttosto, tornando a guardare il futuro nella sfera di cristallo, scruti qualche nuovo progetto che ti veda protagonista?

Sì, un nuovo progetto discografico, con Dossena, della CNI. Riprenderò "Cara Milly" e ci sono altri due spettacoli ciampiani in vista. E poi "Gli ultimi non saranno i primi" di Olivieri ... ci sto ragionando su come poterlo portare in scena … C'è molto da dire, c'è molto da fare …

Un'ultima domanda, ti sei divisa spesso tra il ruolo di attrice e quello di cantante, in quale ti senti più a tuo agio? Ti senti più te stessa?

Come attrice sono scesa a compromessi, come cantante mai. Ho rifiutato anche due Sanremo ...  che poi, vuoi per deresponsabilizzarmi, io non mi sento né attrice né cantante, semplicemente una persona che ha delle cose da dire e lo fa con quello che ha: la voce, che sia parlare o cantare, poco importa (ecco perché la prosa cantata o teatro canzone, come vogliamo definirlo).