Visualizzazione post con etichetta Luigi Tenco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Luigi Tenco. Mostra tutti i post

lunedì, febbraio 05, 2018

Sanremo d’Autore, perché Sanremo non è solo Sanremo

di Fabio Antonelli

Nel 2016, Patrizia Cirulli sorprese pubblico e critica con “Mille baci” (Incipit Records), un disco in cui musicò e interpreto poesie di grandissimi poeti dimostrando grandissima sensibilità. Ora dà alle stampe un nuovissimo progetto “Sanremo d’Autore” (Egea Music – 2018) in cui reinterpreta dodici canzoni di altrettanti artisti sanremesi, arrivati ultimi, penultimi o comunque esclusi dalla giuria alle serate finali, in una sorta di rivincita morale.

Cover "Sanremo d'Autore" - Foto di Renzo Chiesa


Dopo un bell'album che ti ha vista musicare e cantare poeti, sei tornata con un nuovo disco ancora nel ruolo d'interprete. La copertina ti ritrae sorridente uscire su un palco teatrale, accanto, scritto elegantemente a mano, il tuo nome e cognome e il titolo del progetto "Sanremo d'Autore". Titolo e copertina come sono nati? Il progetto com'è nato?

Parlando con un amico discografico era saltata fuori l'idea di pensare ad un disco di cover. Successivamente, parlando di questo con Francesco Paracchini, è nata l'idea di concentrarsi su brani sanremesi non premiati dalle giurie, anzi arrivati ultimi, penultimi o non ammessi alla serata finale. Belle canzoni che sono comunque arrivate al cuore degli ascoltatori e che hanno avuto il loro riconoscimento nel tempo. Il titolo mi è venuto in mente partendo appunto dalla parola "Sanremo" che è il filo conduttore. "D'Autore", in quanto tutti i brani sono firmati da grandi autori (ad esempio, nel brano dei Tazenda "Pitzinnos in sa gherra" compare anche Fabrizio De André). Un modo per dare valore anche agli autori che spesso non vengono nemmeno citati. Per quanto riguarda la copertina, ne avevo parlato con un amico e collaboratore, Ottavio Tonti, che mi ha suggerito l'idea del teatro e delle scritte a mano sulla copertina. Ne ho quindi parlato con Renzo Chiesa a cui è venuta l'idea di scattare la foto con il sipario del Teatro Carcano a Milano. Un'immagine allegra e gioiosa, una sorta di sintesi fra il palco di un teatro (che rimanda a Sanremo) e la "rivincita" delle canzoni in questione.

Curiosamente e, direi anche coraggiosamente, il disco si apre con una versione molto particolare di "Vita spericolata" di Vasco Rossi in cui tu non compari ma lasci la scena al maestro Vince Tempera che la esegue al pianoforte. Un inizio suggestivo e direi spiazzante, quasi a mettere in guardia l'ascoltatore che non si tratta del solito disco di semplici rifacimenti ... O sbaglio?

In effetti è così, non è un semplice disco di cover. C'è un filo conduttore e un significato preciso che lega le canzoni. "Vita spericolata" è una delle canzoni simbolo dei non valorizzati a Sanremo, non poteva mancare. Ho pensato anche di cantarla, l'ho provata. Poi la notte mi ha portato consiglio e ho avuto l'idea di non cantarla e di iniziare il disco così. Il tema portante del brano è bellissimo. Quando mi è arrivato il disco a casa e ho iniziato l'ascolto mi sono venuti i brividi. Una canzone storica.

Patrizia Cirulli - Foto di Valeria Bissacco


Vince Tempera, però, non è l'unico musicista con cui hai collaborato nella realizzazione del disco. La terza traccia, ad esempio, che è "Il tuo amore", canzone di Bruno Lauzi che nel lontanissimo 1965 a Sanremo fu totalmente ignorata ed esclusa persino dalla finale, vede un magnifico Sergio Cammariere duettare con te, mettendo a disposizione voce, pianoforte e curandone anche gli arrangiamenti. Com'è nata l'idea di coinvolgerlo nel progetto? Volevi forse un'atmosfera jazz? Come è avvenuta la collaborazione?

Sergio Cammariere è un artista che amo molto e, in effetti, l'idea della sua presenza con le sue atmosfere jazz era quello cui avevo pensato. Gli arrangiamenti sono stati curati da Sergio e suonano nel brano i suoi storici musicisti, Amedeo Ariano e Luca Bulgarelli. Sergio ha fatto un lavoro meraviglioso e le nostre voci si alternano e si sfiorano come a creare un'onda.

Visto che abbiamo affrontato da subito il discorso collaborazioni parlerei di Mario Venuti e la sua "Un altro posto al mondo", scritta con Kaballà e da lui presentata a Sanremo nel 2016, insieme al suo gruppo Arancia Sonora. Com'è stata cantarla con l'autore stesso? E' stato come ridare il giusto valore a una canzone, per certi versi, così poco sanremese?

Si tratta di una canzone bellissima a mio avviso, molto evocativa, capace di portarti altrove. Un brano che ho sempre amato. Ingiusto non averlo ammesso alla serata finale. Ho sempre avuto grande stima per Venuti e per Kaballà che, come hai ricordato tu, è l'autore del brano insieme a Mario. È stato un dono poter interpretare il brano insieme al suo autore, Mario è stato generoso.

Patrizia Cirulli - Foto di Ottavio Tonti


Uno dei pregi maggiori di questo tuo progetto, credo sia stato quello di far riscoprire all'ascoltatore alcune canzoni che davvero erano state ignorate o scartate dalla giuria sanremese, magari ricevendo solo il premio della critica, penso ad esempio a "Colpevole" cantata da un Arigliano già ottantunenne nel 2005. Personalmente trovo meravigliosa la tua versione voce e chitarra e, ancora una volta, emerge il tuo amore verso il jazz o sbaglio?

Non sbagli, è così!! È un amore che esiste ... Quando ho deciso di realizzare questo disco, uno dei brani che volevo assolutamente fare era proprio "Colpevole". Un brano che mi è sempre piaciuto tantissimo, la canto con il sorriso. Ricordo con emozione e divertimento l'esibizione di Arigliano al Festival. Mi piace molto l'atmosfera e l'ambientazione del brano originale e sono molto contenta della nuova veste sonora che vede Massimo Germini alla chitarra, con arrangiamento di Lele Battista.

Senza per forza passare in rassegna tutte le canzoni, che sono davvero una più bella dell'altra nelle tue versioni, ci sono però due canzoni "Rosanna" di Nino Buonocore e "Lei verrà" di Pino Mango che, per la particolarità delle voci dei due cantanti tu, con la tua voce scura e calda, hai saputo valorizzare con straordinaria bravura, tanto da farmele quasi preferire alle versioni originali. Affrontarle è stata per te quasi una sfida? Un voler dimostrare di potercela fare anche nei confronti di voci così lontane dalla tua? Se si, direi che ci sei pienamente riuscita ...

Intanto grazie Fabio per le tue parole e le tue impressioni!!! Per quando riguarda "Rosanna", mi sono trovata subito a mio agio nel cantarla e mi è piaciuto tantissimo!! Poi Joe Damiani ha realizzato un arrangiamento molto fresco e delicato. Per quanto riguarda "Lei verrà", avevo delle resistenze inizialmente e avevo anche pensato di non farla in quanto la vocalità di Pino è particolarissima e questo brano viene colorato dalla sua voce in modo unico. In un secondo momento, ho provato a rapportami a questo brano in modo semplice e diretto e ho provato a farlo a modo mio. È diventata, ovviamente, una cosa molto diversa. Sono molto contenta per la realizzazione di entrambi i brani.

Patrizia Cirulli - Foto di Valeria Bissacco


So che in questi giorni di Festival, avrai modo di presentare il disco proprio a Sanremo, per la precisione nella sede del Club Tenco, spero seguiranno altre occasioni live ... con che formazione porterai in giro il disco? A proposito di Club Tenco, il tuo disco non credi faccia da trait d'union tra questi due mondi spesso distanti fra loro, che aiuti in un certo senso il dialogo e l'abbattimento di certi confini?

Si, mercoledì 7 febbraio ci sarà una presentazione del disco nella sede del Club Tenco e sarò a Sanremo tutta la settimana per altre presentazioni. Il disco lo presentiamo in acustico, chitarra e voce. Questo disco credo che possa essere motivo di unione fra i due mondi, sono d'accordo con te. Il brano dei Tazenda, "Pitzinnos in sa gherra", porta la firma anche di Fabrizio De André, ad esempio. Poi ci sono brani di Lauzi, Tenco insieme ad altri autori considerati più "pop" (che non è una brutta parola!). La bellezza è bellezza e riesce ad andare oltre ogni confine e pregiudizio.

Concordo molto con questa tua ultima affermazione. Vorrei chiudere, se fossi d'accordo, con una domanda proiettata verso il futuro. Dopo questo progetto, che ti vede ancora una volta in veste di interprete, hai definitivamente abbandonato la via del cantautorato puro o queste barriere in realtà non esistono e quindi, chissà?

In realtà, nel disco precedente, "Mille baci", ho composto tutte le musiche, oltre ad interpretare tutti i brani. Mi sono aperta anche ad altro, non ho l'esigenza di fare per forza solo cose scritte interamente da me. Mi sono divertita moltissimo con questo ultimo disco e non escludo di fare altro come interprete. Mi piace fare ciò che mi appassiona. Il prossimo disco potrebbe essere composto da brani scritti da me e mi piacerebbe molto (ho brani nel cassetto che attendono...), anche se fra i miei progetti c'è anche un'altra idea che vorrei realizzare in veste di compositrice.

Quest'ultima mia domanda era, in effetti, una provocazione, perché in realtà so benissimo che tu non hai mai abbandonato l'attività creativa in senso stretto, per fortuna nostra. Solo una curiosità, per congedarci, hai già in programma qualche data dal vivo oltre alla settimana sanremese?


Grazie Fabio!! Il 24 marzo alla Casa delle Arti - Spazio Alda Merini, a Milano, altre date in via di definizione ... Ora affrontiamo la settimana sanremese!!!



venerdì, marzo 14, 2014

Andrea Celeste, dal jazz al cantare la “sua” amata Genova.

di Fabio Antonelli

Andrea Celeste, toscana d’origine, ma ormai genovese d’adozione da sette anni, dopo aver debuttato nel 2008 in ambito jazz con “My Reflection”, un album che ha riscosso ampi consensi della critica, tanto da essere paragonata ad Anita Baker, Diana Krall e Eva Cassidy, seguito da “Enter Eyes” (209) in duo con il pianista Andrea Pozza e “Something Amazing” (2012), ha voluto omaggiare Genova con il disco “Se stasera sono qui”, che la vede interprete di canzoni note e meno note di alcuni tra i più importanti protagonisti della “scuola genovese”.



Andrea, tu musicalmente vieni da un trascorso, seppur breve di grande soddisfazione ma legato al mondo del jazz, in veste anche di compositrice. Come mai ti sei voluta avvicinare alla canzone d'autore in veste d’interprete, per la prima volta cantando in italiano?

E' nato tutto da un viaggio che ho fatto a NY nel 2012. Sono stata lì un mese, ho cantato, ascoltato tante cose e ho capito che a me mancava esprimermi nella mia lingua madre. Soprattutto ho rivalutato il mio retaggio culturale, il mio essere italiana e ho deciso di tornare a cantare per la mia gente. Tornata da NY, ho ricevuto a grande sorpresa il Premio Via Del Campo e l'ho preso un po' come un segno visto che non avevo ancora pubblicato album in italiano. Ho deciso di partire studiando la canzone dei cantautori genovesi perché ritengo che questo gruppo di artisti abbia donato moltissimo alla musica italiana, sia in quantità sia in qualità. Essendo ormai genovese da sette anni, mi sembrava giusto così. Da lì il passo per uno spettacolo dedicato ai cantautori, è stato breve e dopo il tour dell'estate scorsa, il disco.

Come mai hai voluto intitolare il disco proprio con il brano "Se stasera sono qui" di Luigi Tenco, che qui condividi con la voce calda e scura di Zibba? Sembra quasi che ti sentissi dentro che quello era un duetto con chi di lì a poco avrebbe trionfato nella sezione giovani a Sanremo? Scherzi a parte, immagino sia stata una scelta ragionata?

Ahahha!
In verità ho pensato alla frase "se stasera sono qui" come a una sorta di frase di presentazione... Se stasera sono qui è perché ... Ho qualcosa da raccontare, da cantare, da condividere... E poi adoro Luigi Tenco.
Ho chiamato Zibba perché avevo avuto l'idea di riarrangiare il brano in chiave jazz manouche e sentivo la bellissima voce calda di Zibba fin dall'inizio. Ho fatto una scelta puramente artistica e sono felice del risultato.

Lo immaginavo, la stessa copertina, che ti immortala con quell'aria fresca e sbarazzina, sembra voler dire proprio, eccomi qua a cantare canzoni non mie, in parte note, ma rivestire di nuova vitalità, piene di fragrante bellezza.

Grazie, sono felice che il messaggio sia così chiaro e pulito.



Tornando proprio alla canzone che da il titolo al disco, giustamente hai detto della scelta di riarrangiare il brano in chiave jazz manouche, quanto credi ci si possa spingere nel rimaneggiare una canzone non propria senza rischiare magari di "tradirla"?

Io credo che chi si prende la briga di ripresentare il brano di un altro artista sia "obbligato" a farne una propria lettura. Personalmente non amo sentire "cover", ovvero brani semplicemente risuonati e cantati esattamente come l'originale, ma preferisco sempre "sentire una nuova visione" dello stesso messaggio, qualcosa che lo rinnovi o lo complichi o lo renda anche diverso, perché no? Altrimenti mi ascolto l'originale. Questo è l'approccio che cerco di mantenere come interprete.

Mi trovi pienamente d'accordo e tra i brani presenti nel disco, forse uno dei più belli in questa chiave di lettura è la swingheggiante versione di "La ballata dell'amore cieco", non sei d'accordo?

Grazie Fabio. Trovo che il testo di quella canzone sia di una bellezza crudele e profonda, è stata una grande sfida cantarlo.

C'è un brano che più di tutti ti ha lasciato pienamente soddisfatta e appagata, magari proprio per come sei riuscita a creare qualcosa di nuovo da un brano non nuovo?

Devo dire che uno dei brani di cui sono più soddisfatta è "Sera sul mare". Per prima cosa credo che il testo, una poesia del grande poeta genovese Riccardo Mannerini e riadattato in alcuni punti con grande arte e altrettanta poesia da Marco Ongaro, sia straordinario. Credo che tutti dinanzi alla potenza del mare ci sentiamo così ... Il brano è stato musicato da Vittorio De Scalzi e fa parte dell'album "Gli Occhi Del Mondo". Ti dico solo che la versione originale è talmente perfetta e ben suonata che mi sono chiesta mille volte "ma perché ho deciso di cantare proprio questo brano!?!?!". Poi sono arrivata ai ferri corti con me stessa e ho detto "ok, adesso ti siedi al piano e trovi un'idea!". La potenza del testo e la perfezione della melodia hanno fatto si che decidessi di suonarla io stessa spogliandola totalmente dal portamento ritmico e armonico dell'originale e lasciando che i tasti del piano e la voce semplicemente riportassero le cose allo stato "nudo e crudo". Ne sono molto orgogliosa, ci tenevo a cantare un testo di Riccardo Mannerini e volevo che fosse diverso da tutto quello che avevamo fatto fino ad allora.

A proposito di Vittorio De Scalzi, c'è anche un suo brano inedito che hai avuto la fortuna di cantare qui, com'è andata la questione? Come hai avuto “Mentre cadiamo giù”?

Chiesi a Vittorio di scrivere un brano per me perché due anni fa volevo provare Sanremo. Dopo due giorni venne in studio e aveva scritto questa bellezza dal titolo "Mentre cadiamo giù". Che dire, Sanremo non l'abbiamo sicuramente vinto, ma il brano resta una perla rara e dimostrare la grande maestria di chi ha fatto la storia della musica italiana, quella bella. Ho deciso poi di inserirlo in "Se stasera sono qui" per rendere omaggio a un artista che non ha mai smesso di evolversi e che è stato così generoso da regalarmi un così bel brano e addirittura venirlo a cantare con me in studio. La vita è piena di sorprese, non bisogna arrendersi mai...

Vittorio De Scalzi è, in effetti, il secondo ospite di questo disco, mi permetto ora di chiederti una cosa, nel caso ci fosse un seguito a questo disco, un nuovo omaggio alla canzone d'autore genovese, l'ipotesi di cantare un brano di un artista colto e raffinato come Max Manfredi la vedresti operazione possibile?

Certamente! Abbiamo parlato tempo fa di una collaborazione, ma poi non realizzammo niente. Max è un artista davvero unico, sarebbe bello collaborare.

Ma una Andrea Celeste in veste di cantautrice?

Sulla carta sarei già una cantautrice, anche se in Inglese. Diciamo che sto lavorando a un disco in Italiano, scrivendo in collaborazione con Karen Ciaccia e altri bravissimi artisti genovesi.

Bella notizia, godiamoci intanto questa stupenda interprete, stai portando in giro il disco in questo periodo? Dove è possibile vederti dal vivo?

Per adesso abbiamo in programma uno showcase al Fim - Fiera Internazionale della Musica a Maggio e stiamo lavorando per il tour estivo sperando di poter portare in tante piazze questa musica.

Te lo auguro di cuore, perché c'è tanto bisogno di musica di qualità.

Grazie per la definizione, ne sono lusingata.



Sito ufficiale di Andrea Celeste: http://www.andreaceleste.it/
Andrea Celeste su Facebbok: http://www.facebook.com/andreacelestemusic
Canale Youtube di Andrea Celeste: http://www.youtube.com/user/andreacelestemusic