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lunedì, novembre 20, 2017

Il senno del pop? Il senno è quello di Mirco Menna …

di Fabio Antonelli

Mirco Menna è un altro di quei cantautori, forse cantautore è nel suo caso termine riduttivo, viste anche le sue esperienze in altri campi dell’arte, che non si può non intervistare e con grande curiosità all’uscita di un nuovo lavoro discografico composto da otto canzoni inedite e due bonus track. Il titolo del disco è “Il senno del pop” e, conoscendolo da un po’ di anni, credo voglia essere una sorta di depistamento, però sentiamo direttamente da lui che ha da raccontarci …

Copertina disco "Il senno del pop"


Il 3 novembre 2017, è uscito il tuo nuovo disco, sono rimasto colpito, ancor prima dell'ascolto, sia dalla copertina, il tuo volto per metà dipinto in stile Andy Warhol per metà foto in bianco e nero, sia dal titolo "Il senno del pop". Una doppia provocazione, una doppia anima?

No, provocazione non credo… tutt’al più pubblicità ingannevole. Sai quando nelle confezioni c’è scritto “l’immagine ha solo scopo di presentare il prodotto”, ecco, qui nemmeno questo. Uno vede la copertina un po’ Roy Lichtenstein, un po’ fumetto Marvel e si aspetta magari qualcosa di più… psichedelico. Però appunto, l’altra metà della faccia è proprio la mia, al naturale, senza trucco, per nulla pop-art. Il punto sta lì, in che cosa si intenda per “pop”. Personalmente ne ho un concetto piuttosto allargato, in passato ci sono state cose che si possono senz’altro definire “pop” molto diverse tra loro.

A proposito di concetto allargato, si può dire che anche a livello di contenuto il disco sia un crogiolo di elementi molto diversi fra loro, siamo lontani anni luce dai concept album, anzi forse è più simile ad un album di fotografie, di istantanee che rappresentano momenti diversi della tua vita e delle tue esperienze, è così?

E’ così, e ogni fotografia ha i suoi speciali colori, la sua luce, il diverso momento dello scatto, il suo soggetto, indipendente da quello a fianco.

Visto che, come hai anche sottolineato tu, i brani non hanno legami tra loro, se sei d'accordo, partirei da "Così passiamo", il brano scelto come singolo e video di lancio. In questa canzone che parla della precarietà dell'esistenza stessa, dell'essere di passaggio in questo mondo, non sei solo a cantare, con te la jazz singer Silvia Donati e sullo sfondo un mondo che va letteralmente in frantumi. Com'è nata l'dea del duetto e quanto credi sia importante fermarsi a riflettere in un mondo che invece corre corre e in cui tutti sembriamo onnipotenti?

Riflettere e speculare sono due parole delle mie brame... scusa, mi è scappato un giochetto di parole... sugli specchi, sul considerare l’essere fatalmente specchio della vita attorno a sé. Ma a parte le battute incomprensibili, sì, credo sia importante sempre, sia obbligatorio ragionare attorno all’esistenza. Infatti, nel mio piccolo, ci ho fatto su qualche canzone, tipo questa. Quanto a Silvia Donati, sono un suo fan da anni e anni, oltre a pregiarmi di esserle amico. Ha avuto un ruolo notevole durante la registrazione di questo lavoro, c’era sempre, diceva sempre la sua. Non so se ricordi un bellissimo gruppo femminile, tra i ‘90 e i duemila, le Silhouette. Ecco, c’era lei al canto e Camilla Missio, che ritroviamo anche qui, al basso. Stiamo parlando di due gigantesse eh, così belle e minute come sono...

Mirco Menna


Già che ci siamo allora parliamo di una altro meraviglioso duetto che è possibile ascoltare in questo tuo nuovo lavoro, forse avrai già intuito, sto facendo riferimento a "Prima che sia troppo tardi". La voce che duetta con te è una di quelle che scalda e "ruba spazio", permettimi la battuta, si tratta di Zibba, com'è nata questa ardita collaborazione? Hai scritto questa canzone che guarda al futuro, se non con l'ottimismo di Tonino Guerra almeno con qualche aspettativa, pensando già a lui o l'idea della condivisione è nata in seguito?

È nata in seguito, per via della reciproca simpatia e stima… e questo è chiaro almeno per il fatto che è un confronto tra maschi assolutamente perdente, per me... cantare dopo Zibba, con quella voce che ha, è da autolesionisti. Ma mi piace auto lesionarmi per simpatia e stima.

Parliamo ancora di collaborazioni importanti, come quella di Gianni Coscia che con la sua fisarmonica "pennella" magicamente la canzone "Sole nascente". Non ho usato a caso il verbo pennellare visto che il brano trae spunto da un famoso dipinto ma lascio a te l'onere di parlarne ...

Ho conosciuto il maestro Gianni Coscia (che se lo chiami "maestro" si secca) ad Alessandria, nel benemerito e amato circolo L’Isola Ritrovata, poi ci siamo visti più volte. Una notte gli ho parlato di questo brano, glielo ho fatto sentire in diretta, con la chitarra, a un tavolo. È stato per me un onore, diciamo pure la parola, che abbia accettato di suonarlo con me. E che lo abbia poi suonato così come lo ha suonato, da commuoversi. “Il sole nascente” è il titolo di un’opera del pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo, quello de “Il quarto stato”. E io sapevo che, oltre a essergli vicino per motivi di territorio, il maestro Gianni Coscia è vicino al Pellizza anche a causa delle idee che lo ispirarono.

In questo album di “fotografie”, una di quelle che amo di più, per la mia natura malinconica e triste è “Ora che vai via”, canzone che ci parla del mesto momento dell’addio definitivo quando si vorrebbe “guardare avanti quando avanti non c’è trovarsi ad invidiare il cielo a chi ce l’ha”. Per la delicatezza con cui è stata scritta e musicata potrebbe essere una canzone degli Avion Travel, davvero emozionante, in che momento è nata e come?

È figlia precisamente di un lungo momento, impossibile da evitare, di profondo sconforto. Credo che molte canzoni cosiddette “tristi” siano adatte a consolare la tristezza, per una specie di misterioso effetto omeopatico. Per quel che riguarda gli Avion Travel, beh, ti ringrazio molto del complimento.

“Vento maggiolino che fa gli occhi a calamaro / dallo scrigno del mattino schiude l’innocenza al divenire / e mostra già la fine a chi sta per partire” sono alcuni splendidi versi della canzone “Portati da un fulmine”, apripista del disco, bella, ariosa, che vien voglia di accompagnare nel canto, c’è tanta tenerezza in questa canzone dell’uomo maturo che guarda i giovani che ancora hanno molto da crescere e sperimentare. Quanto c’è di autobiografico in questa canzone? 

C’è il punto di vista. Sono appunto un tizio di una certa età, l’essere ragazzo è qualcosa che riguarda la mia memoria. Oppure, al presente, mi riguardano quelli che sono ragazzi oggi, in quella difficile età, potente e confusa… mi riguardano per affetto, posso condividere la loro giovinezza, ma soltanto attraverso gli occhi della memoria.

Mirco Menna


C'è un'altra canzone che amo particolarmente, parlo di "Arriverai", a partire da quella lunga introduzione, quasi volessi indugiare ancora un po' prima di sviluppare il tema della canzone che mi sembra essere quello di un amore forse più sognato che mai vissuto? E' così?
Sì, è una canzone d'amore vagheggiato, si rivolge a qualcuno che non esiste se non nell'idea. Bisogna avere molto fallito, per vagheggiare un amore con cura, serve tempo. Indugiare prima di arrivare al punto, poi, è uno dei miei schemi preferiti.

Ci resta da affrontare due tracce, una è "Il descaffalatore" un pezzo scritto su un personaggio creato per lo spettacolo teatrale “Spreco” di Andrea Segrè e Massimo Cirri, disegnato da Altan, l’altra è la title-track "Il senno del pop", mi parli brevemente di entrambe le canzoni? Soprattutto della canzone che dà il titolo al disco, una canzone che sembra davvero voler confondere i confini tra canzone d'autore e pop, a partire dal titolo.

"Il descaffalatore" è un funzionario del regime consumista. Ne "Il senno del pop" chi parla è un soggetto potenzialmente funzionale al regime "coverista", diciamo così. Troppo breve?

No, assolutamente, meglio lasciare all’ascoltatore il gusto di scoprire di più, piuttosto vorrei mi dicessi qualcosa su una delle due bonus-track (l’altra è “Da qui a domani”, versione in quartetto e dal vivo di un brano precedentemente inciso e pubblicato nel disco con la Banda di Avola), mi riferisco a “Chiedo scusa se parlo di Maria”, un sentito omaggio a Giorgio Gaber, non certo una semplice cover, come mai hai scelto proprio questa sua recente canzone?

Intanto perché è meravigliosa, e poi perché l'avevo già scelta a suo tempo: è il rimissaggio di una versione già uscita con Il Mucchio Selvaggio tanti anni fa. Giorgio Gaber è una persona, un artista del quale si sente molto la mancanza. Non c'è nessuno, nel mondo del pop (perché a mio parere era assolutamente "pop") che faccia qualcosa di vagamente simile. Nella qualità certo, ma anche nei numeri, nel pubblico. Oggi non è più nemmeno concepibile.

Se sei d'accordo lascerei il nuovo disco e il tuo ruolo di cantautore, per affrontare un’altra delle tue molteplici vesti, quella di attore, che ti ha visto trai gli indiscussi protagonisti del recente spettacolo teatrale scritto da Max Manfredi, come hai vissuto l'esperienza di lavorare per Max e accanto a lui?

Oh, come sanno quelli che mi conoscono, io sono un ammiratore di Max Manfredi, ero suo fan ancor prima di cominciare a esserne collega. E quindi quando mi ha proposto di collaborare nel suo Faustus, è stata per me una bella soddisfazione, mi ci sono messo con grande gusto e impegno. Max è stato paziente con me, mi ha fatto sbagliare con calma ma alla fine siamo stati tutti contenti, direi.

Gaia Sommariva e Mirco Menna nello spettacolo teatrale Faustus di Max Manfredi


Forse non te l'ho mai raccontato, ma io ho scoperto il tuo mondo musicale attraverso un mio conterraneo, un certo Davide Bernasconi, in arte Davide Van De Sfroos, che un po' di anni fa dalle colonne di un suo blog consigliò ai suoi lettori di ascoltare un disco intitolato "Nebbia di idee" di un cantautore Mirco Menna che, a suo dire, di nebbia nella testa non ne aveva proprio, anzi ... Se tu, invece, volessi invitare i nostri lettori ad un nuovo ascolto, chi suggeriresti?

Sì, ricordo bene questo episodio di Davide, mi colse di sorpresa, una bella sorpresa. Gli sono grato.
Rispetto ai nuovi ascolti, la domanda è difficile… nel senso che ci sono molti bravi giovani musicisti, cantanti, autori, davvero molti: basterebbe guardare ai vari festival e premi dedicati a questo genere di artisti emergenti per rendersene conto. Ma non voglio sottrarmi alla domanda, sebbene dirò nomi che non sono più tanto "nuovi"... al volo: Emanuele Colandrea, Giovanni Truppi, Roberta Giallo, Diego Esposito… molto diversi tra loro, molto bravi secondo me.

Vorrei chiudere così, chiedendoti cosa diresti, se fossi un negoziante di dischi (ma ne esistono ancora?) ad un potenziale acquirente del tuo disco che, colpito dalla curiosa ed originale copertina del tuo “Il senno del pop” ti chiedesse "Ma che genere di disco è questo “Il senno del pop”? Chi è questo Mirco Menna?”.


"Il senno del pop" è un bel disco e Mirco Menna uno che se lo dice da solo, ma non ha torto.


Guarda qui il video del singolo in radio “Così passiamo” feat. Silvia Donati: 



Guarda qui il video di “Portati da un fulmine”:
























martedì, marzo 15, 2016

E improvvisamente … ecco Giua portarci una ventata di buona musica

di Fabio Antonelli

Giua


Maria Pierantoni Giua, in arte semplicemente Giua, è una cantautrice ligure nata si può dire con la chitarra in mano, perché ancora bambina è avviata dai suoi genitori alla musica e ben presto diverrà allieva del chitarrista Armando Corsi e dell'insegnante di canto Anna Sini. Dopo aver vinto alcuni importanti premi musicali tra cui Sanremo Lab, Castrocaro, Lunezia e due album all’attivo (Giua 2007 e TrE 2012), si propone ora al pubblico con “E improvvisamente” (uscito il 26 gennaio 2016), un progetto musicale nato da una collaborazione con Stefano Cabrera, violoncellista e arrangiatore degli Gnu Quartet.

E improvvisamente, a voler giocare con il titolo del tuo nuovo progetto discografico, si potrebbe dire che è arrivato questo tuo terzo disco, dopo quello d’esordio "Giua" e "TrE", scritto in coppia con il grande Armando Corsi. La copertina del disco ti coglie con il viso fotografato di profilo, da cui emerge comunque un bel sorriso. E' un sorriso che nasce dalla soddisfazione di aver realizzato, con "E improvvisamente", tutto quello che ti eri prefissata?

E' il sorriso di chi guarda con gusto e fiducia alle tante cose che mi sono capitate in questi anni, belle, difficili, inaspettate e al futuro, con speranza e voglia di costruire. “E improvvisamente” è una frase da completare, sapendo cogliere per la propria vita il lato positivo di quello che accade, anche quando non siamo pronti o non sarebbe quello che vorremmo.

"E improvvisamente" è anche il titolo della canzone che ha anticipato l'uscita del disco, in cui canti insieme a Zibba, una delle voci più calde e affascinanti che ci siano in Italia. Com’è nata questa canzone? È stata da subito pensata per questo magnifico duetto?

Conosco Zibba da tempo e la sua voce mi ha sempre emozionata, portata lontano. Quando ho scritto questa canzone, ho subito pensato a lui, a quello che avrebbe aggiunto, alla forza che gli avrebbe dato e Zibba mi ha fatto davvero un regalo dicendomi di sì!

Zibba, però, non è l'unico ospite del disco. In "Scivola sud", il cui testo è una poesia di Pier Mario Giovannone, troviamo un'altra splendida voce a giocare con te, quella di Pilar. E’ un vero piacere sentirvi evocare questa calda atmosfera, cui contribuisce anche l'inconfondibile chitarra di Armando Corsi. Anche quella con Pilar è una collaborazione partita da lontano? Ci sono altre voci femminili o maschili con cui in futuro vorresti magari collaborare?

Anche la collaborazione con Pilar nasce da un'amicizia e dal fatto che la sua voce, il suo lirismo, la sua sensualità e la sua ironia, mi sembravano perfette per questa poesia in musica rotolante di Sud, miraggi e Ruchè. Sono molto fortunata ad avere amici così! Una voce femminile che da sempre amo è di Ornella Vanoni, di un disco in particolare, 'Argilla' prodotto da Beppe Quirici e Paolo Fresu, ho sempre sognato di poter cantare con lei. Una voce maschile, invece, è quella di Caetano Veloso, una voce che definirei 'oltre', oltre il tempo oltre il sesso oltre la parola; una voce strumento, suono, una voce che mi piace tantissimo. Si può sognare, desiderare, giusto?

Assolutamente si, anzi credo che sia giusto il desiderio di vedere nel futuro realizzati i propri desideri, a muovere ad esempio le donne protagoniste di "Da lontano" e anche coloro di cui parli in "Tutti vanno via dall'Italia". Due canzoni musicalmente diversissime fra loro ma forse con un comune destino?

Un destino molto diverso in realtà. "Tutti vanno via dall'Italia" parla della così detta "fuga dei cervelli" e di una riflessione che ho fatto e sto facendo sull'opportunità di rimanere in Italia e costruire nuove possibilità per un presente e futuro migliore per tutti. E' anche un invito a unire in questo senso le forze (non è semplice sintetizzare su un argomento così complesso...). "Da lontano” è una canzone che nasce dopo aver conosciuto alcune donne che speravano che venire in Italia fosse l'occasione che cercavano e così non è stato. E' una canzone sulla speranza e sull'amarezza ed è anche una preghiera, affinché certi destini trovino protezione, giustizia, aiuto.

Con destino comune, in realtà, intendevo la risoluzione forzata di abbandonare la propria patria, ma hai fatto bene a sottolineare i diversi intenti delle due canzoni. In questo tuo nuovo progetto c'è, però spazio anche per l'ironia, mi riferisco ad esempio a "Disamore infinito / #taggo voluto bene", canzone che prende il via con toni melodrammatici a descrivere la fine di un amore, per poi ... ma lascio raccontare a te.

...per poi arrivare a scoprire che non ci si può più lasciare come un tempo, perché qualcuno ha inventato i social e quindi non è più così facile tagliare i ponti con l'altro, perdersi di vista, dimenticarsi ... È una canzone ironica nata dalla lettura di un articolo di giornale in cui si parlava appunto di come l'avvento di Facebook, Twitter, ecc., abbia modificato i rapporti tra le persone, le modalità, i tempi. Forse però bisognerebbe riappropriarsi di una realtà un po' meno virtuale.

Lo credo anch'io, la vita reale è un'altra, quella magari anche difficile da affrontare, in cui ci sono padri che "ti mettono nomi / per tutta la vita / ti mettono i piedi / ti fanno la strada / e ti tolgono nomi / per tutta la vita / ti tagliano l'aria", come canti in "L''albero di manghi", una di quelle canzoni in cui gli arrangiamenti di Stefano Cabrera più ti hanno allontanata dai suoni latini cui eri abituata, ma è un bel sentire. Perché hai voluto aprire il disco proprio con questa canzone e com’è stato collaborare con Stefano?

Potrei definire 'L'albero di manghi' una specie di manifesto, del mio modo di scrivere, pensare, vivere e desiderare che una canzone, sia ponte tra me e qualcun altro. Mi sembrava un bel modo di cominciare, anche per la veste sonora che con Stefano abbiamo scelto di dargli e che, come tu stesso dici, prende una strada diversa dal mio disco precedente. Lavorare con Stefano è stato bello, arricchente, facile, mi ha permesso di trovare cose inaspettate, di imparare ed essere libera di cercare cose nuove, mi ha permesso di realizzare idee che avevo e non ero in grado di sviluppare da sola. Sono davvero felice di quello che è venuto fuori da questa collaborazione!

Giua


Un'altra canzone che a me piace molto è "Fragole e vento", l'ultima però di cui vorrei parlare anche per lasciare a chi legge la curiosità di cercare e conoscere il resto del disco. E’ una canzone dove la musica emerge come assoluta protagonista della tua vita, riporto solo un'immagine "la musica aggiunge lo zucchero e il sale". Quanto è importante per te la musica e, oggi come oggi, credi sia ancora possibile vivere di musica?

La musica mi accompagna da sempre. C'è anche quando non suono, canto o scrivo, perché è un modo di pensare, di vivere. Trasformarla poi in un lavoro ha fatto sì che fosse tutto più complesso, ma anche più bello e ogni giorno è buono per crescere, inventare cose nuove e nuovi modi di realizzarle. In generale viviamo un momento in cui è un lusso avere un lavoro, figuriamoci fare la musicista, ma con tenacia, passione e tante idee ci si può ancora riuscire. Lo spero e lo auguro a me e a tutte le persone che fanno questo da sempre.

Ho visto che il tuo disco è entrato, a buon diritto, tra i dischi consigliati nel sito della trasmissione televisiva “Che tempo che fa”, una bella notizia sicuramente non credi? Immagino poi che stia anche allestendo un tour di presentazione, hai già qualche data da segnalare? Concluderei cosi, se dovessi pubblicizzare il tuo progetto discografico che parole useresti?

Sono molto felice di questa segnalazione, è una bella soddisfazione. Certo, sarei ancora più felice se Fazio m’invitasse a cantare una canzone dal vivo nel suo programma, chissà, magari prima o poi! Con Egea stiamo ancora definendo le date del nuovo tour, per cui non posso darvi anticipazioni, ma le vedrete presto sul mio sito www.giua.it e sui social (prima data 17 marzo Teatro dell’Archivolto - Genova). Se dovessi pubblicizzare il mio progetto discografico, direi 'e improvvisamente, un disco e un concerto che ha voglia di andare lontano con chi ha voglia di andare lontano e di avvicinarsi alle cose che sembrano piccole per scoprire che sono molto di più di quello che potevamo immaginare'.

Copertina CD "e improvvisamente"


Sito ufficiale di Giua: http://www.giua.it/
Pagina personale di Giua su Facebook: http://www.facebook.com/maria.giua/
Canale di Giua su Youtube: http://www.youtube.com/user/mariagiua



venerdì, marzo 14, 2014

Andrea Celeste, dal jazz al cantare la “sua” amata Genova.

di Fabio Antonelli

Andrea Celeste, toscana d’origine, ma ormai genovese d’adozione da sette anni, dopo aver debuttato nel 2008 in ambito jazz con “My Reflection”, un album che ha riscosso ampi consensi della critica, tanto da essere paragonata ad Anita Baker, Diana Krall e Eva Cassidy, seguito da “Enter Eyes” (209) in duo con il pianista Andrea Pozza e “Something Amazing” (2012), ha voluto omaggiare Genova con il disco “Se stasera sono qui”, che la vede interprete di canzoni note e meno note di alcuni tra i più importanti protagonisti della “scuola genovese”.



Andrea, tu musicalmente vieni da un trascorso, seppur breve di grande soddisfazione ma legato al mondo del jazz, in veste anche di compositrice. Come mai ti sei voluta avvicinare alla canzone d'autore in veste d’interprete, per la prima volta cantando in italiano?

E' nato tutto da un viaggio che ho fatto a NY nel 2012. Sono stata lì un mese, ho cantato, ascoltato tante cose e ho capito che a me mancava esprimermi nella mia lingua madre. Soprattutto ho rivalutato il mio retaggio culturale, il mio essere italiana e ho deciso di tornare a cantare per la mia gente. Tornata da NY, ho ricevuto a grande sorpresa il Premio Via Del Campo e l'ho preso un po' come un segno visto che non avevo ancora pubblicato album in italiano. Ho deciso di partire studiando la canzone dei cantautori genovesi perché ritengo che questo gruppo di artisti abbia donato moltissimo alla musica italiana, sia in quantità sia in qualità. Essendo ormai genovese da sette anni, mi sembrava giusto così. Da lì il passo per uno spettacolo dedicato ai cantautori, è stato breve e dopo il tour dell'estate scorsa, il disco.

Come mai hai voluto intitolare il disco proprio con il brano "Se stasera sono qui" di Luigi Tenco, che qui condividi con la voce calda e scura di Zibba? Sembra quasi che ti sentissi dentro che quello era un duetto con chi di lì a poco avrebbe trionfato nella sezione giovani a Sanremo? Scherzi a parte, immagino sia stata una scelta ragionata?

Ahahha!
In verità ho pensato alla frase "se stasera sono qui" come a una sorta di frase di presentazione... Se stasera sono qui è perché ... Ho qualcosa da raccontare, da cantare, da condividere... E poi adoro Luigi Tenco.
Ho chiamato Zibba perché avevo avuto l'idea di riarrangiare il brano in chiave jazz manouche e sentivo la bellissima voce calda di Zibba fin dall'inizio. Ho fatto una scelta puramente artistica e sono felice del risultato.

Lo immaginavo, la stessa copertina, che ti immortala con quell'aria fresca e sbarazzina, sembra voler dire proprio, eccomi qua a cantare canzoni non mie, in parte note, ma rivestire di nuova vitalità, piene di fragrante bellezza.

Grazie, sono felice che il messaggio sia così chiaro e pulito.



Tornando proprio alla canzone che da il titolo al disco, giustamente hai detto della scelta di riarrangiare il brano in chiave jazz manouche, quanto credi ci si possa spingere nel rimaneggiare una canzone non propria senza rischiare magari di "tradirla"?

Io credo che chi si prende la briga di ripresentare il brano di un altro artista sia "obbligato" a farne una propria lettura. Personalmente non amo sentire "cover", ovvero brani semplicemente risuonati e cantati esattamente come l'originale, ma preferisco sempre "sentire una nuova visione" dello stesso messaggio, qualcosa che lo rinnovi o lo complichi o lo renda anche diverso, perché no? Altrimenti mi ascolto l'originale. Questo è l'approccio che cerco di mantenere come interprete.

Mi trovi pienamente d'accordo e tra i brani presenti nel disco, forse uno dei più belli in questa chiave di lettura è la swingheggiante versione di "La ballata dell'amore cieco", non sei d'accordo?

Grazie Fabio. Trovo che il testo di quella canzone sia di una bellezza crudele e profonda, è stata una grande sfida cantarlo.

C'è un brano che più di tutti ti ha lasciato pienamente soddisfatta e appagata, magari proprio per come sei riuscita a creare qualcosa di nuovo da un brano non nuovo?

Devo dire che uno dei brani di cui sono più soddisfatta è "Sera sul mare". Per prima cosa credo che il testo, una poesia del grande poeta genovese Riccardo Mannerini e riadattato in alcuni punti con grande arte e altrettanta poesia da Marco Ongaro, sia straordinario. Credo che tutti dinanzi alla potenza del mare ci sentiamo così ... Il brano è stato musicato da Vittorio De Scalzi e fa parte dell'album "Gli Occhi Del Mondo". Ti dico solo che la versione originale è talmente perfetta e ben suonata che mi sono chiesta mille volte "ma perché ho deciso di cantare proprio questo brano!?!?!". Poi sono arrivata ai ferri corti con me stessa e ho detto "ok, adesso ti siedi al piano e trovi un'idea!". La potenza del testo e la perfezione della melodia hanno fatto si che decidessi di suonarla io stessa spogliandola totalmente dal portamento ritmico e armonico dell'originale e lasciando che i tasti del piano e la voce semplicemente riportassero le cose allo stato "nudo e crudo". Ne sono molto orgogliosa, ci tenevo a cantare un testo di Riccardo Mannerini e volevo che fosse diverso da tutto quello che avevamo fatto fino ad allora.

A proposito di Vittorio De Scalzi, c'è anche un suo brano inedito che hai avuto la fortuna di cantare qui, com'è andata la questione? Come hai avuto “Mentre cadiamo giù”?

Chiesi a Vittorio di scrivere un brano per me perché due anni fa volevo provare Sanremo. Dopo due giorni venne in studio e aveva scritto questa bellezza dal titolo "Mentre cadiamo giù". Che dire, Sanremo non l'abbiamo sicuramente vinto, ma il brano resta una perla rara e dimostrare la grande maestria di chi ha fatto la storia della musica italiana, quella bella. Ho deciso poi di inserirlo in "Se stasera sono qui" per rendere omaggio a un artista che non ha mai smesso di evolversi e che è stato così generoso da regalarmi un così bel brano e addirittura venirlo a cantare con me in studio. La vita è piena di sorprese, non bisogna arrendersi mai...

Vittorio De Scalzi è, in effetti, il secondo ospite di questo disco, mi permetto ora di chiederti una cosa, nel caso ci fosse un seguito a questo disco, un nuovo omaggio alla canzone d'autore genovese, l'ipotesi di cantare un brano di un artista colto e raffinato come Max Manfredi la vedresti operazione possibile?

Certamente! Abbiamo parlato tempo fa di una collaborazione, ma poi non realizzammo niente. Max è un artista davvero unico, sarebbe bello collaborare.

Ma una Andrea Celeste in veste di cantautrice?

Sulla carta sarei già una cantautrice, anche se in Inglese. Diciamo che sto lavorando a un disco in Italiano, scrivendo in collaborazione con Karen Ciaccia e altri bravissimi artisti genovesi.

Bella notizia, godiamoci intanto questa stupenda interprete, stai portando in giro il disco in questo periodo? Dove è possibile vederti dal vivo?

Per adesso abbiamo in programma uno showcase al Fim - Fiera Internazionale della Musica a Maggio e stiamo lavorando per il tour estivo sperando di poter portare in tante piazze questa musica.

Te lo auguro di cuore, perché c'è tanto bisogno di musica di qualità.

Grazie per la definizione, ne sono lusingata.



Sito ufficiale di Andrea Celeste: http://www.andreaceleste.it/
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Canale Youtube di Andrea Celeste: http://www.youtube.com/user/andreacelestemusic