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sabato, marzo 05, 2016

Quando la poesia incontra la musica, a volte, è magia!



di Fabio Antonelli

Patrizia Cirulli - Foto di Ottavio Tonti

Patrizia Cirulli, cantautrice milanese dotata di una voce tanto particolare quanto affascinante, ha appena dato vita a un nuovo progetto discografico dal titolo “Mille Baci”. Un disco particolare, in cui sono grandi nomi della poesia italiana e internazionale a firmare i testi delle canzoni, nel senso che alcune poesie accuratamente scelte da Patrizia, sono diventate vere e proprie canzoni, il tutto con la collaborazione di grandi musicisti e la produzione artistica curata da Lele Battista.

La copertina del disco è una splendida fotografia che ti riprende mentre sei letteralmente baciata dal sole e, seppure a occhi chiusi, sorridente. A me piace molto questa immagine, perché credo rifletta pienamente il contenuto del disco? Sei d'accordo? Racconta poi la scelta del titolo "Mille baci".

È vero, è un'immagine che emana una sorta di "calore", è stata fatta a Milano al tramonto e si, riflette un po' il contenuto del disco. "Mille baci" si riferisce al famoso testo di Catullo, che è presente nel disco in forma canzone. Ho voluto poi chiamare così anche il disco perché i testi dei brani del disco sono poesie di grandi poeti e le loro parole sono come carezze, come baci che ci donano.

Il disco, come hai accennato tu, è un disco diverso, almeno nella genesi, nel senso che sei partita dai testi, tutte poesie più o meno note ma di poeti molto conosciuti, che tu hai musicato e quindi cantato. Com'è nata questa idea e com’è stata questa esperienza?

È nata nel 2010, dopo aver vinto il Premio Lunezia per aver musicato "Forse il cuore" di Salvatore Quasimodo, la mia prima poesia in musica. È successo qualcosa di molto bello, non me lo aspettavo. Solitamente, come cantautrice, partivo sempre dalla composizione della musica per poi arrivare al testo. Qui succede il contrario, si parte dal testo e si arriva alla musica, ma il testo ha già dentro di sé una musicalità. Mi sono appassionata molto a questa nuova modalità (che fra l'altro ho scoperto essere molto naturale per me) e così sono andata avanti scegliendo testi di altri poeti.

Nell'ascoltare la prima volta il tuo disco ho come avuto l'impressione che questi testi poetici, in molti casi a me sconosciuti, fossero stati da sempre delle canzoni, nati con quelle musiche e con quelle sonorità. C’è un desiderio di cantare, di liberare la voce, di lasciar suonare questi testi che è incredibile, è un'impressione che condividi?

Assolutamente si!!! La sensazione è proprio quella. Infatti, per me ormai sono "canzoni".  La mia intenzione è stata proprio questa, trasformare testi poetici in canzoni. Pensa che alcuni testi ho iniziato a canticchiarli così, in modo naturale, la musica prendeva forma in modo spontaneo. Infatti, non sento una “divisione” fra il testo e la musica, si fondono l'uno nell'altra. E' molto bello quello che dici “... ho come l'impressione che fossero stati da sempre delle canzoni”. E' proprio così, la sensazione è quella.  Non ho scelto testi molto famosi, solo un paio sono molto conosciuti. Sono canzoni a tutti gli effetti, si canticchiano, possono piacere o meno, e il valore aggiunto è che gli "autori" dei testi sono grandi poeti.

Nell'affrontare i testi di poeti stranieri come Oscar Wilde, Federico Garcia Lorca, Charles Baudelaire, Frida Kahlo e Fernando Pessoa hai, secondo me giustamente, optato per l'utilizzo del testo in lingua originale. E’ stato molto difficile affrontare questi testi?

Ho voluto cantarli in lingua originale per rispetto verso l'opera e gli autori. Il senso autentico delle parole scritte dell'autore si trova lì. Mi sono avvicinata con rispetto e curiosità. Mi sono fatta aiutare per la pronuncia da persone madrelingua, su alcune cose ho fatto più fatica rispetto ad altre. Alcune forme di pronuncia non sono molto semplici, ma alla fine è andata bene. Alla fine del disco, ho comunque aggiunto i brani con i testi di Oscar Wilde e Frida Kahlo cantati in italiano.

Ecco, hai citato Frida Kahlo, credo tu abbia fatto molto bene ad aggiungere come bonus track la canzone "Poema para Diego Rivera" cantata in italiano, perché questa poesia che tu hai musicato è per me una delle più belle e toccanti tra le canzoni di questo disco. L’uso dell’italiano, questa versione, aiuta ad apprezzarne maggiormente la bellezza. Perché però Frida Kahlo è perché questo poema?

Anche qui sono d'accordo con te. È uno dei testi più belli e toccanti. Frida Kahlo è nel mio cuore da sempre. Non avrei mai immaginato di poter musicare un suo scritto. Poi per una serie di circostanze, sono andata a rivedere dei libri che avevo in casa da tempo e ho ritrovato questo testo. È nata subito la canzone. Il testo è dedicato a Diego Rivera, suo marito, e parla del grande amore che aveva per lui. Non solo, fa un elenco di tutto ciò che Diego era per lei e di quanto Diego facesse parte di lei. Conoscendo la sua storia e la loro storia, ho pianto molto mentre musicavo il testo. E ho pianto mentre la riascoltavo ... a volte anche mentre la cantavo. Ho ritenuto opportuno per questo mettere anche la versione in italiano.

Allora mi consolo, non sono l'unico a piangere ascoltando una canzone che tocchi le corde dell'anima ... A proposito di corde, in questo brano, come anche in "Deseo", "Primavera" e "Mille baci" troviamo alla chitarra Massimo Germini. La sua, però, non è l'unica collaborazione musicale di rilievo vero?

È vero, hanno suonato tanti grandi musicisti. Andrea Di Cesare, Tony Canto, Luigi Schiavone, Fausto Mesolella, Davide Ferrario. In "Mille baci" canta con me Giancarlo Cattaneo, speaker di Radio Capital e grande anima poetica, che apre anche il disco con due frasi di Oscar Wilde e recita nella traccia n.6 il testo in italiano di Baudelaire, prima del brano cantato da me in francese. In "Deseo", invece, canta con me l'attore spagnolo Sergio Muniz.

Patrizia Cirulli - Foto di Renzo Chiesa

A "Deseo", poesia di Federico Garcia Lorca, hai regalato una veste musicale molto latina e, come hai appena detto, hai duettato con Sergio Muniz, com'è nata questa collaborazione da cui è nato anche un bel video?

L'arrangiamento del brano è stato curato da Lele Battista, così come il resto del disco. Sentivo la necessità di avere una voce maschile nel brano “Deseo”, volevo la voce di un attore ed essendo il brano in lingua spagnola, pensavo quindi a un attore spagnolo. Parlando con un amico di questa mia intenzione, ci sono venuti in mente dei nomi e Sergio era il più indicato, in quanto è un grande appassionato di musica, suona e canta. L'ho contattato, gli è piaciuto molto il brano e l'idea della poesia in musica e così è nata questa collaborazione. Abbiamo poi girato il relativo video con la regia di Lorenzo Vignolo ed è stato un momento molto bello ... c'era "poesia" nell'aria ... e il mare della Liguria ha creato una bellissima cornice.

Facciamo un salto spazio-temporale. Nel disco, tra le varie chicche letterarie da te raccolte, trova spazio anche un testo di Eduardo De Filippo. E’ stata una scoperta casuale o era un frammento che già conoscevi prima di realizzare questo disco? Rispetto alla citata "Deseo", si cambia totalmente luogo, lingua e registro musicale, è indubbiamente un disco dai molteplici volti?

Si, è un disco che contiene molti mondi musicali. Questo rispecchia comunque il mio essere, mi piace comporre in questo modo, ogni brano ha una sua storia e un suo colore. Il testo di Eduardo non lo conoscevo, ho fatto una ricerca perché volevo cantare anche un suo testo, ma ne cercavo uno in italiano.  Alla fine è successo qualcosa di magico che mi ha portato a "Quanno parlo cu te" e una sera, un venerdì sera, lo ricordo ancora con emozione perché davvero è successo qualcosa di magico per me, è nata la canzone.  È stato poi per me un grande onore e una gioia immensa avere il permesso, l'approvazione e i complimenti da parte di Luca De Filippo per il brano realizzato.

Pur presentando sonorità molto varie, credo che il disco sia in fondo "trasportabile" durante i lives anche in una versione snella, voce chitarra o poco più, mantenendo comunque la propria integrità, non credi? Hai in allestimento un tour?

Si, è così! I brani sono assolutamente fruibili in versione acustica, anche voce e chitarra, che è poi il modo in cui nascono, al di là degli arrangiamenti realizzati in studio.  Stiamo organizzando serate e concerti, da fine marzo si comincia.

Un'ultima curiosità. Visto che il disco è in termini musicali molto generoso, ben 16 tracce e 2 bonus tracks, c'è un brano cui più di tutti sei affezionata?

Più di uno!!! Frida Kahlo ed Eduardo come ti dicevo. Ma anche "Stringiti a me" di D'Annunzio.

Hai introdotto il nome di D'annunzio, ma allora direi che possiamo citare anche Trilussa, Umberto Saba, Alda Merini. In questo tuo nuovo progetto c'è un ricco mondo poetico-musicale, in attesa di essere ascoltato dagli amanti della musica di qualità. Credo che la tua voce particolare, quanto affascinante, meriti di essere ascoltata.

Grazie! In effetti li avrei citati tutti i poeti, amo ogni brano del disco e tutti questi poeti straordinari.

Copertina cd "Mille baci"
 Video canzone “Deseo”




Video canzone “Mille baci”: http://youtu.be/jmimRHOm5E0

Sito personale di Patrizia Cirulli: http://www.patriziacirulli.com/
Pagina personale su Facebook di Patrizia Cirulli: http://www.facebook.com/patrizia.cirulli.3
Pagina pubblica su Facebook di Patrizia Curulli: http://www.facebook.com/patrizia-cirulli-61967007544/?fref=ts

domenica, agosto 18, 2013

Intervista a Giorgia Del Mese


di Fabio Antonelli

Giorgia del Mese, a due anni dalla pubblicazione del suo primo disco ”Sto Bene” (Pains record 2011) sta per uscire con un nuovo disco “Di cosa parliamo” (RadiciMusic 16 settembre 2013). Ho avuto la possibilità di ascoltare in anteprima questo suo nuovo progetto che vede la collaborazione di artisti ormai protagonisti indiscussi della scena indipendente italiana come Paolo Benvegnù, Alessio Lega, Alberto Mariotti (King of the Opera) e Fausto Mesolella. Subito affascinato da queste nuove sonorità e dalla forza dei testi, ho voluto subito intervistare la giovane cantautrice. Ecco cosa mi ha raccontato.

Giorgia Del Mese - Foto di Ilaria Costanzo


Se sei d'accordo, dopo un paio di domande sul progetto e sul suo package, vorrei affrontare il disco attraverso dei frammenti di brano che ti riporterò, quelli che più mi hanno colpito, per cercare di entrare in profondità in questo tuo nuovo progetto. Ci stai?

Ok.

La prima domanda riguarda le motivazioni che ti hanno spinto a realizzare questo secondo disco intitolato "Di cosa parliamo" che sai, per certi versi mi ricorda "A muso duro" ma con molta più disillusione e soprattutto una grande amarezza di fondo.

Più che altro una presa di distanza da un’etica di sinistra sempre più connivente e fintamente indignata, che tutto riesce attraverso la complicità con la sedicente altra parte a mantenere le cose esattamente come sono, la seconda motivazione è la ricerca di una coerenza tra ciò che si afferma e ciò che si vive realmente, una critica a un paese abbastanza ruffiano e chiacchierone.

Perché proprio questo titolo e perché una copertina così piena di contrasto tra rosso e nero, simbolica quanto ermetica?

“Di cosa parliamo” è un invito a essere seri, non noiosi ovviamente, ma intransigenti e rigorosi. L a "lotta nei salotti", il "tanto per parlare”, la lamentela borghese e fine a se stessa ... quella la trovo molto molto noiosa, allora “Di cosa parliamo” è anche la ricerca di un dialogo autentico ... senza perdere tempo. La copertina richiama, oltre alla critica a volte feroce a volte più ironica e morbida, un richiamo di cambiamento e di rivolta che è il papavero rosso.

Passando ora ai brani, il disco si apre con “Stanchi”, questi i versi scelti “Ambizioni in miniatura / Sogni ridimensionati / Deviazioni / Per progetti tollerati / Gioca ancora gioca pure / Prova ancora e disgustati / Tu distinguiti e poi insegnami / La lotta nei salotti”.

E’ una mia critica a tutti i piccoli movimenti non solo italiani ma anche europei, che hanno contestato il sistema, ma non hanno mai pensato a una vera alternativa ... senza una teoria, senza profondità.

In “La mia nuova casa” canti ”Ma non ho mai vissuto / Su una colonia sul mare / Non viaggio come Concato / Solo per cogliere un fiore / Ci basta poco, ci hanno fregato / Non c’è conflitto, ci basta poco”.

“La mia nuova casa” è una canzone autocritica. In passato ho avvertito, da parte mia, una sudditanza o comunque un’inadeguatezza e una mancanza di libertà a confrontarmi, soprattutto nell'ambito musicale o con gli addetti ai lavori, ho avuto una forte ansia da prestazione che mi ha danneggiato, poi con la maturità ... e ho detto, ma chi se ne frega ... e ho riacquistato in autenticità.

Non voleva quindi essere un attacco a Concato (rido)

No. Concato mi è simpatico ... è solo che non capisco in quale cartone animato viva ...

Lasciamo i cartoni animati, pardon Concato, al suo posto e rituffiamoci in "Alla rovescia", questi i versi scelti “E’ tutto alla rovescia / Però la vita è bellissima / E poi dico sul serio / Mica faccio politica / E sto solo aspettando / Mica do il perdono / Perché qualcuno ha davvero / Quel cielo per cazzo di stanza / E non è letterario”.

E’ una fotografia cruda ed essenziale di quello che penso sia una mentalità molto accreditata. Sembra, in questo momento, che sia vero tutto e il contrario di tutto, che abbiano tutti ragione, che il conflitto, anche quello sociale sia una forma datata e incivile di convivenza ma, in tutto questo, che è una modalità politica che va dall'alto al basso, esistono sempre le aspirazioni, le lotte e speranze di vita migliore per la maggioranza delle persone.

“Libera le strade libere senza delibere / E’ bianco, nero, prete chi può fare male / libera le strade libere senza delibere / Libera è l’idea che non esiste confine” questi i versi che ho colto in "Meglio di te".

Quando ho presentato questo brano alla semifinale di Sanremo Giovani, il presidente della giuria mi chiese "Ma lei in questo brano ce l’ha con la Lega?" ed io gli risposi "Io ce l’ho con la Lega a prescindere da questo brano” e, in finale, non ci sono mai andata, meglio cosi.

Lasciamo Sanremo, ma non la Lega o meglio il Lega, con Alessio Lega hai duettato in “Agosto”, uno dei brani più belli in assoluto. Ne riporto questi versi ” Ridi amore / Ha i muscoli il dolore /Ringhia /Ma si arrende presto / Che è tutto falso / Tranne questo abbraccio / Vedi la vita ha fretta / Di una croce / E un’altra udienza / E’ tolta / E pallidi ridiamo / Di una legge in voga / E Abbronzatissima”, cosa mi racconti di questa canzone?

E’ un brano cui sono molto affezionata, nato d'istinto in un momento personale molto triste, in cui si fa fatica a mantenere l'equilibrio, ma anche in questo ho avvertito una lacerazione che lasciava aperta la porta della guarigione, ho sempre avuto un ottimismo malinconico. Inoltre, come ricordavi, il brano è impreziosito dalla presenza di Alessio Lega e Fausto Mesolella, presenze di cui vado molto orgogliosa.

“Di cosa parliamo” è il brano che dà il titolo al disco, è forse il più immediato di tutti, almeno a livello musicale. A livello di testi, mi hanno colpito questi versi “Come sembriamo contro / Pur essendo obbedienti / Come sembriamo cortesi / Pur essendo distanti / Come sembriamo offesi / Pur essendo conniventi / Come siamo decenti”, mi parli di questo pezzo?

Questo è il brano che risente moltissimo delle scelte del produttore artistico Andrea Franchi che ha reso questo brano dilatato, elettronico ed efficace. Ho cercato, in questo testo, di esprimere la mia in sofferenza verso le parole i discorsi, il pensiero dichiarato che non si traduce in azione, ciò che fa la differenza tra una persona e una persona per bene.

In “Spengo”, mi pare di cogliere un’aspra critica al modo attuale di far televisione e non solo quella, ecco i versi scelti “E’ la sparizione del reale / L’arte del prestigiatore / Non mi dirà mai cosa dire / Ma l’argomento da trattare / E’ la sparizione del reale / La voce sorda del potere / Non mi dirà mai dove andare / Ma la strada che conviene”, non so se sono i più significativi ma mi hanno colpito molto.

“Spengo” era presente già in “La leva cantautorale degli anni Zero”. Qui, è stata completamente riarrangiata e ripensata. Non è una critica, basta guardare per caso ... anche se evitabile come esperienza … l'agenda setting del tg delle reti commerciali e, sembra quasi una replica.

In “Il bene” parti così “L’allegria non è una cosa seria / E la gente seria / Non vive così”, è lo scollamento tra mondo reale e mondo della politica?

Si proprio così e poi è una mia personale intolleranza verso la beneficenza come forma di aiuto, l'elemosina data da chi ha di più per sentirsi buono, un concetto di espiazione cattolica molto diverso dalla solidarietà sociale.

In “Vabbè”, invece,  c’è una certa autocritica o sbaglio? Ascoltando questi versi “Spera, prova, spara / Almeno un’opinione / Il mondo lo conosco / Ed è migliore di me / Che rido per finta / Che spero per poco / E presumo il perché” mi pare di evincere soprattutto questo guardarsi dentro. Sbaglio?

Si, questo non è un disco politico, ma politico-esistenziale, nella misura in cui la politica organizza le nostre esistenze e, spesso, crea delle depressioni, rende disarmati e infantili, facendoci delegare tutto ed è quello che racconto con una profonda ammissione di colpa, perché è successo anche a me ovviamente.

Siamo così giunti all’ultimo brano “Imprescindibili”, più intimista degli altri, musicalmente staccato dal resto de disco, un’ottima chiusura in cui ti trovi a cantare questi versi “Perché sei il padre e il figlio / Il partito e l’orgasmo / La grazia e l’inganno / Di avere afferrato il senso / L’esaltazione e l’impegno /Di aver detto per sempre / Ma per sempre è un bastardo” in compagnia di Paolo Benvegnù. Parlaci di questa esperienza con Paolo e di com’è nato questo bel brano.

Anche questa collaborazione con Paolo Benvegnù mi ha reso felicissima, ci siamo incontrati al premio Tenco 2011 e abbiamo deciso, dopo poco, di avviare una collaborazione che si è concretizzata in questo brano, l'unico che racconta l'amore inteso come relazione, un sentimento fatto di fatica e costruzione, a volte anche di noia, ma condividere la vita non è sempre facile. Io spesso sto antipatica a me stessa, figuriamoci a chi vive con me.

Un’ultima domanda. Se un possibile acquirente di dischi, incuriosito dalla copertina del disco dovesse rivolgersi al venditore chiedendo che genere di disco è, questi come dovrebbe rispondergli?

Il disco esce per RadiciMusic ed è distribuito da Egea, non vorrei dimenticare inoltre la collaborazione assolutamente dedita data a questo disco da Alberto Mariotti (King Of The Opera) è un disco con un’anatomia dark e abbigliamenti che vanno dalla new ave all’elettronica, dal rock anni 90’ al cantautorato …



Sito ufficiale di Giorgia Del Mese: www.giorgiadelmese.it
Giorgia Del Mese su Facebook: www.facebook.com/giorgia.delmese

martedì, gennaio 22, 2013

Recensione CD "Qualcosa che vale" di Patrizia Cirulli


Patrizia Cirulli: “Qualcosa che vale”
E già … qualcosa che vale
di Fabio Antonelli

E già … qualcosa che vale, non è solo l’anticipare il mio parere su questo “originale” disco, ma è anche un sintetizzare il percorso che ha portato Patrizia Cirulli a pubblicare quello che, a tutti gli effetti, può considerarsi il suo disco d’esordio e che, a discapito di quanto fatto fino a oggi, la vede qui impegnata nel ruolo d’interprete e non di cantautrice quale normalmente è.

Cercherò di essere più chiaro.

Chi è Patrizia Cirulli?

Che Patrizia è una cantautrice l’ho già detto prima, non starò, però, qui a elencare tutte le sue partecipazioni a Premi e Rassegne di canzone d’autore perché altrimenti non finiremmo più, cito solo due riconoscimenti che evidenziano la sua bravura e completezza in veste di autrice, la Targa Siae per il miglior testo al Premio “Bianca D'Aponte” nel 2009 e il Premio Lunezia 2010, nella sezione “musicare i poeti”, per aver musicato la poesia di Salvatore Quasimodo “Forse il cuore”.

Torniamo però al passaggio da “E già” a “Qualcosa che vale”.

Per comprendere come si sia arrivati a questo disco, occorre risalire a un dialogo intercorso tra Patrizia e Franco Zanetti, durante il quale quest’ultimo le chiese se per caso non aveva mai provato a cantare qualche canzone del disco “E già” di Lucio Battisti, perché secondo lui Patrizia aveva la voce e l’intenzione giusta per farlo.

Patrizia, quella stessa sera, tornata a casa, iniziò ad ascoltare questo disco di Battisti, cercando di capire cosa mai avesse spinto Franco a chiedere questa cosa proprio a lei.

Ecco però un po’ di storia, “E già” fu il disco della svolta di Lucio Battisti, quella avvenuta dopo la rottura del sodalizio artistico con Mogol, quando per la prima volta si trovò senza il suo paroliere di sempre e decise quindi di scrivere personalmente i testi, aiutato da Velezia, pseudonimo di Grazia Letizia Veronese, paroliera, compositrice e, a quel tempo, sua moglie.

Fu un disco di svolta in tutti i sensi, perché musicalmente, in quell’occasione, Lucio decise anche di abbandonare chitarre e archi, per realizzare un intero disco, fu forse il primo in Italia a farlo, pieno di suoni sintetici, dovuti anche alla presenza di Greg Walsh nella duplice veste di arrangiatore e produttore.

Il disco, forse anche a causa di una scarsa promozione, rimase ben lontano dal successo dei suoi tempi d’oro, tanto che, a parte forse i suoi fan più accaniti, la maggior parte degli appassionati di musica ne ignora l'esistenza, a differenza invece dei successivi, seppur difficili e criptici, dischi nati dalla collaborazione fino alla sua morte, con Pasquale Panella.

Questa, in estrema sintesi, la storia di “E già”, ma noi qui non stavamo forse parlando di “Qualcosa che vale”, il disco di Patrizia?

Beh, allora torniamo a quei primi ascolti personali di Patrizia, durante i quali decise di prendere in mano la chitarra e provare a cantare quelle canzoni, partendo proprio dal primo brano “Scrivi il tuo nome”.
Forse proprio il sentirsi cantare questi versi “scrivi il tuo nome su qualcosa che vale / mostra a te stesso che non sei un vegetale / e per provare che si può cambiare / sposta il confine di ciò che è normale”, deve essere stata la chiave di svolta, il grimaldello per entrare in sintonia con lo spirito di quel disco di Lucio, il prendere coscienza dell’importanza di realizzare se stessi attraverso ciò in cui veramente si crede, magari affrontando anche strade nuove, al di fuori di quelle considerate canoniche.

Questo, forse, era ciò che voleva comunicare Lucio con questo suo disco di transizione e che forse non è giunto come desiderato, nel cuore degli ascoltatori, probabilmente anche perché la svolta elettronica, l’abuso di sintetizzatori e tastiere, di suoni artificiali spiazzò un po’ tutti rendendo difficile la comprensione di quanto voleva invece che arrivasse attraverso testi, diretti e semplici ma vanificati appunto dalla sovrastruttura musicale che, a volte, cozzava anche con le sue caratteristiche vocali che, sono sincero, non me l’hanno mai fatto amare più di tanto, pur riconoscendone il genio e la smisurata creatività.

Patrizia però, è stata brava a comprendere che proprio nei testi si celava buona parte del valore di quel disco e che, se Zanetti aveva proposto proprio a lei di cantare quei brani, non era certo per le sue caratteristiche vocali così distanti da quelle di Lucio, ma per i temi trattati nel disco spesso intimisti ed esistenzialisti, lo stesso terreno caro a Patrizia in veste di autrice.

Decise allora di registrare in maniera casalinga, solo voce e chitarra, i brani del disco, con l’idea poi di farli ascoltare a un amico, un cultore di Lucio Battisti, un amico che risponde al nome di Francesco Paracchini, “uno che bazzica” con la musica da una vita (è il Direttore della rivista di Musica Italiana L’Isola che non c’era).

Fu amore a prima vista e anzi, tra i due, nacque l’idea, secondo me geniale, di far si che quei brani, incisi solo voce e chitarra, andassero a comporre questo disco che tutto è, fuorché un disco di cover nel senso attribuito ormai comunemente a questo termine, mantenendo lo stesso impianto musicale, cioè la voce calda e scura di Patrizia e la chitarra, come solo strumento musicale, direi quindi un vero e proprio azzardo, il voler realizzare un disco acustico, rileggendo un disco esclusivamente elettronico.

Ora si poneva però il “problema” di scegliere a quale chitarrista affidare le musiche e poi perché a un solo chitarrista? Se decidessimo di affidare le singole canzoni ad altrettanti bravi chitarristi, ognuno dei quali capace di dare il proprio prezioso contributo interpretativo, partendo dal proprio trascorso musicale?

Così immagino possa essere proseguito quel cammino, che ha portato alla scelta finale di impiegare quattordici chitarristi diversi, tra cui spiccano nomi noti anche al grande pubblico come quelli di Pacifico, Fausto Mesolella, Paolo Bonfanti, Mario Venuti tanto per citarne qualcuno senza voler fare torto agli altrettanto validi musicisti, ai quali affidare i dodici brani che compongono il disco.

Così, dopo quasi cinque anni di gestazione, dovuti in parte anche agli impegni dei singoli interpreti, ma penso anche alla mancanza di una vera e propria produzione (leggesi soldi), si è finalmente arrivati alla gestazione di questo disco che, senza voler esagerare, penso meriti più che un pensierino, in vista delle nomine per le Targhe Tenco 2013 “Sezione Interpreti” perché, lo so che non si dovrebbe mai dire ma forse questa volta, a livello interpretativo, la rilettura di Patrizia supera anche l’originale.

Nell’affermare ciò non mi riferisco soltanto ad un discorso di interpretazione vocale (anche se non nego che la tonalità della sua voce mi affascini più di quella che aveva Lucio) ma, soprattutto, alla scelta, altrettanto spiazzante come poteva esserlo stata allora quella di Lucio, di riscrivere un disco elettronico, pieno zeppo di strani suoni artificiali, in una nuova veste acustica, affidando per giunta le parti musicali solo a chitarre, seppur diverse fra loro per tecniche esecutive e sonorità.

In quest’azzardo, sono però i testi e le melodie delle canzoni di Lucio a uscirne vincenti, quasi rigenerate sotto una nuova luce.

Non ne siete convinti?

Provate ad ascoltarlo e, se poi non vi convince ancora, riascoltatelo … se, però dopo vi entrasse nel cuore non riuscendo più a liberarvene, non prendetevela con il sottoscritto.


















Patrizia Cirulli
Qualcosa che vale

FPPC - 2012

Acquistabile presso i migliori dischi di musica

Tracklist
01. Scrivi il tuo nome
02. Mistero
03. Windsurf Windsurf
04. Rilassati ed ascolta
05. Non sei più solo
06. Straniero
07. Registrazione
08. La tua felicità
09. Hi-Fi
10. Una montagna
11. Slow Motion
12. E già

Crediti
Patrizia Cirulli: voce
Pacifico: chitarra (1)
Luigi Schiavone: chitarra (2)
Andrea Zuppini: chitarra (3)
Massimo Germini: chitarra (3)
Giorgio Mastrocola: chitarra (4)
Fausto Mesolella: chitarra (5)
Walter Lupi: chitarra (6)
Giuseppe Scarpato: chitarra (7)
Fabrizio Consoli: chitarra (8)
Paolo Bonfanti: chitarra (9)
Carlo Marrale: chitarra (10)
Simone Chivilò: chitarra (10)
Carlo De Bei: chitarra (11)
Mario Venuti: chitarra (12)

Progetto di Franco Zanetti e Patrizia Cirulli

Produzione artistica di Francesco Paracchini

Foto di Patrizia Cirulli a cura di Franco Papetti, Mario Papetti e Carlo Di Giusto

Musiche di Lucio Battisti, testi di Velezia

Mixato da Raffaele “Raffa” Stefani presso FM Studio di Monza

Pre-produzione e registrazione voci: Lele Battista presso Le Ombre Studio

Progetto grafico: Joe Pivolo presso van Houten labs

Sito ufficiale di Patrizia Cirulli: www.patriziacirulli.com


Intervista a Giorgia del Mese

di Fabio Antonelli

Giorgia del Mese è una giovane cantautrice salernitana che ha già alle spalle una nutrita messe di premi ricevuti, nel 2006 il riconoscimento come miglior cantautrice al premio nazionale per cantautori “Scrivendo canzoni”, nel 2007 il premio “Personalità artistica” al concorso Nazionale per cantautori “Premio Poggio Bustone” e il “Premio della critica” al concorso nazionale per cantautrici “Premio Bianca D’Aponte”, nel 2009 il Premio Nazionale per cantautrici “Tra musica e parole”e il premio della Critica e il “Top One Communication” al “Premio Bianca d’Aponte”, nel 2010 il premio “Migliore interpretazione” al Premio Bindi. Il 2011 è l’anno del suo esordio discografico con “Sto bene”che le permette di ottenere l’invito ad aprire la serata conclusiva del Premio Tenco nello stesso anno. Ora, si sta apprestando a realizzare il suo secondo disco, sentite cosa ci racconta.



So che hai in cantiere il tuo secondo disco, cosa si devono aspettare coloro che già ti conoscono? Sarà sulla scia del primo o sarà qualcosa di diverso?

A un anno e mezzo dal primo disco “Sto bene”, il secondo è nato da un’esigenza di raccontare il mio punto di vista su una realtà che ho raccontato in modo duro, disilluso e quasi dark, una riflessione su un modo di essere e di concepirsi di sinistra che ci ha portato alla complicità e ad abnegare a principi fondamentali come la solidarietà sociale, l'antirazzismo, l'antimperialismo. Il disco è nel solco del primo, riprendendo nelle liriche l'ironia e il sarcasmo, ma il mondo musicale sarà molto nuovo, perché mi sono avvalsa e ho ricercato importanti collaborazioni della scena indie rock italiana.

A proposito di collaborazioni indie, vedo tra queste due nomi, due mondi direi fra loro molto diversi come Paolo Benvegnù e Alessio Lega, come mai hai scelto di collaborare con due personaggi così diversi fra loro ma allo stesso tempo pieni di personalità? Com'è stato il rapporto con una personalità altrettanto forte come la tua?

Sono artisti che ho avuto la fortuna di conoscere nella mia esperienza e ai quali ho chiesto di collaborare visto la stima reciproca, rappresentano effettivamente due polarità che mi appartengono in modo complementare, il cantautorato d’impegno importante quale quello di Alessio Lega e il rock esistenziale, intimista di Paolo Benvegnù, è stato un felice riassunto della mia canzone.

Tra le altre collaborazioni, non posso non menzionare Fausto Mesolella musicista capace, secondo me, di lasciare un segno prezioso e tangibile in ogni lavoro in cui presti la sua arte, penso sarà stato un piacere per te collaborare con lui.

E’ stato un grande regalo di cui sono immensamente onorata e non posso aggiungere altro perché tutti conoscono il valore artistico e umano di Fausto, un maestro che mi ha dato un omaggio.

Il disco ha già un titolo? Puoi anticiparci qualche cosa?

Il disco ha una novità, anche perché richiede un contributo per chi vuole partecipare tramite uno strumento di raccolta fondi, si tratta di comprare il disco in anticipo per realizzarlo esecutivamente, almeno in parte, la campagna di crowfounding è sul sito www.musicraiser.com e andrà avanti fino al 1 marzo. Il disco vedrà la produzione artistica di Andrea Franchi (Paolo Benvegnù, Marco Parente, Alessandro Fiori) e la collaborazione di Gianfilippo Boni. Il titolo lo stiamo valutando, lo definirò in un momento di maggiore allegria …

Magari un "Sto bene ... ma non troppo"? Se non è il titolo adatto per il tuo secondo disco, però forse sintetizza il tuo stato d'animo, anche perché a guardarsi intorno, c'è poco da star bene, che dici?

Si, credo che il titolo “Sto bene” come abbiamo già avuto modo di raccontarci era una provocazione ma credo che proprio ora, in questo momento storico, mantenere un basso profilo per le nostre vite sia un crimine, per cui probabilmente “Low profile” ... è un titolo, ti anticipo, possibile ...

Poiché sognare, ancora c’è permesso e per ora non è tassato, quale sogno nel cassetto tiene nascosto Giorgia Del Mese?

Coltivare un’inquietudine costruttiva, un umanesimo socialista.

Se il nuovo progetto ha la stessa originalità di questa tua risposta, penso che sia da consigliare sulla fiducia.

Grazie, a presto allora.



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