martedì, gennaio 22, 2013

Recensione CD "Qualcosa che vale" di Patrizia Cirulli


Patrizia Cirulli: “Qualcosa che vale”
E già … qualcosa che vale
di Fabio Antonelli

E già … qualcosa che vale, non è solo l’anticipare il mio parere su questo “originale” disco, ma è anche un sintetizzare il percorso che ha portato Patrizia Cirulli a pubblicare quello che, a tutti gli effetti, può considerarsi il suo disco d’esordio e che, a discapito di quanto fatto fino a oggi, la vede qui impegnata nel ruolo d’interprete e non di cantautrice quale normalmente è.

Cercherò di essere più chiaro.

Chi è Patrizia Cirulli?

Che Patrizia è una cantautrice l’ho già detto prima, non starò, però, qui a elencare tutte le sue partecipazioni a Premi e Rassegne di canzone d’autore perché altrimenti non finiremmo più, cito solo due riconoscimenti che evidenziano la sua bravura e completezza in veste di autrice, la Targa Siae per il miglior testo al Premio “Bianca D'Aponte” nel 2009 e il Premio Lunezia 2010, nella sezione “musicare i poeti”, per aver musicato la poesia di Salvatore Quasimodo “Forse il cuore”.

Torniamo però al passaggio da “E già” a “Qualcosa che vale”.

Per comprendere come si sia arrivati a questo disco, occorre risalire a un dialogo intercorso tra Patrizia e Franco Zanetti, durante il quale quest’ultimo le chiese se per caso non aveva mai provato a cantare qualche canzone del disco “E già” di Lucio Battisti, perché secondo lui Patrizia aveva la voce e l’intenzione giusta per farlo.

Patrizia, quella stessa sera, tornata a casa, iniziò ad ascoltare questo disco di Battisti, cercando di capire cosa mai avesse spinto Franco a chiedere questa cosa proprio a lei.

Ecco però un po’ di storia, “E già” fu il disco della svolta di Lucio Battisti, quella avvenuta dopo la rottura del sodalizio artistico con Mogol, quando per la prima volta si trovò senza il suo paroliere di sempre e decise quindi di scrivere personalmente i testi, aiutato da Velezia, pseudonimo di Grazia Letizia Veronese, paroliera, compositrice e, a quel tempo, sua moglie.

Fu un disco di svolta in tutti i sensi, perché musicalmente, in quell’occasione, Lucio decise anche di abbandonare chitarre e archi, per realizzare un intero disco, fu forse il primo in Italia a farlo, pieno di suoni sintetici, dovuti anche alla presenza di Greg Walsh nella duplice veste di arrangiatore e produttore.

Il disco, forse anche a causa di una scarsa promozione, rimase ben lontano dal successo dei suoi tempi d’oro, tanto che, a parte forse i suoi fan più accaniti, la maggior parte degli appassionati di musica ne ignora l'esistenza, a differenza invece dei successivi, seppur difficili e criptici, dischi nati dalla collaborazione fino alla sua morte, con Pasquale Panella.

Questa, in estrema sintesi, la storia di “E già”, ma noi qui non stavamo forse parlando di “Qualcosa che vale”, il disco di Patrizia?

Beh, allora torniamo a quei primi ascolti personali di Patrizia, durante i quali decise di prendere in mano la chitarra e provare a cantare quelle canzoni, partendo proprio dal primo brano “Scrivi il tuo nome”.
Forse proprio il sentirsi cantare questi versi “scrivi il tuo nome su qualcosa che vale / mostra a te stesso che non sei un vegetale / e per provare che si può cambiare / sposta il confine di ciò che è normale”, deve essere stata la chiave di svolta, il grimaldello per entrare in sintonia con lo spirito di quel disco di Lucio, il prendere coscienza dell’importanza di realizzare se stessi attraverso ciò in cui veramente si crede, magari affrontando anche strade nuove, al di fuori di quelle considerate canoniche.

Questo, forse, era ciò che voleva comunicare Lucio con questo suo disco di transizione e che forse non è giunto come desiderato, nel cuore degli ascoltatori, probabilmente anche perché la svolta elettronica, l’abuso di sintetizzatori e tastiere, di suoni artificiali spiazzò un po’ tutti rendendo difficile la comprensione di quanto voleva invece che arrivasse attraverso testi, diretti e semplici ma vanificati appunto dalla sovrastruttura musicale che, a volte, cozzava anche con le sue caratteristiche vocali che, sono sincero, non me l’hanno mai fatto amare più di tanto, pur riconoscendone il genio e la smisurata creatività.

Patrizia però, è stata brava a comprendere che proprio nei testi si celava buona parte del valore di quel disco e che, se Zanetti aveva proposto proprio a lei di cantare quei brani, non era certo per le sue caratteristiche vocali così distanti da quelle di Lucio, ma per i temi trattati nel disco spesso intimisti ed esistenzialisti, lo stesso terreno caro a Patrizia in veste di autrice.

Decise allora di registrare in maniera casalinga, solo voce e chitarra, i brani del disco, con l’idea poi di farli ascoltare a un amico, un cultore di Lucio Battisti, un amico che risponde al nome di Francesco Paracchini, “uno che bazzica” con la musica da una vita (è il Direttore della rivista di Musica Italiana L’Isola che non c’era).

Fu amore a prima vista e anzi, tra i due, nacque l’idea, secondo me geniale, di far si che quei brani, incisi solo voce e chitarra, andassero a comporre questo disco che tutto è, fuorché un disco di cover nel senso attribuito ormai comunemente a questo termine, mantenendo lo stesso impianto musicale, cioè la voce calda e scura di Patrizia e la chitarra, come solo strumento musicale, direi quindi un vero e proprio azzardo, il voler realizzare un disco acustico, rileggendo un disco esclusivamente elettronico.

Ora si poneva però il “problema” di scegliere a quale chitarrista affidare le musiche e poi perché a un solo chitarrista? Se decidessimo di affidare le singole canzoni ad altrettanti bravi chitarristi, ognuno dei quali capace di dare il proprio prezioso contributo interpretativo, partendo dal proprio trascorso musicale?

Così immagino possa essere proseguito quel cammino, che ha portato alla scelta finale di impiegare quattordici chitarristi diversi, tra cui spiccano nomi noti anche al grande pubblico come quelli di Pacifico, Fausto Mesolella, Paolo Bonfanti, Mario Venuti tanto per citarne qualcuno senza voler fare torto agli altrettanto validi musicisti, ai quali affidare i dodici brani che compongono il disco.

Così, dopo quasi cinque anni di gestazione, dovuti in parte anche agli impegni dei singoli interpreti, ma penso anche alla mancanza di una vera e propria produzione (leggesi soldi), si è finalmente arrivati alla gestazione di questo disco che, senza voler esagerare, penso meriti più che un pensierino, in vista delle nomine per le Targhe Tenco 2013 “Sezione Interpreti” perché, lo so che non si dovrebbe mai dire ma forse questa volta, a livello interpretativo, la rilettura di Patrizia supera anche l’originale.

Nell’affermare ciò non mi riferisco soltanto ad un discorso di interpretazione vocale (anche se non nego che la tonalità della sua voce mi affascini più di quella che aveva Lucio) ma, soprattutto, alla scelta, altrettanto spiazzante come poteva esserlo stata allora quella di Lucio, di riscrivere un disco elettronico, pieno zeppo di strani suoni artificiali, in una nuova veste acustica, affidando per giunta le parti musicali solo a chitarre, seppur diverse fra loro per tecniche esecutive e sonorità.

In quest’azzardo, sono però i testi e le melodie delle canzoni di Lucio a uscirne vincenti, quasi rigenerate sotto una nuova luce.

Non ne siete convinti?

Provate ad ascoltarlo e, se poi non vi convince ancora, riascoltatelo … se, però dopo vi entrasse nel cuore non riuscendo più a liberarvene, non prendetevela con il sottoscritto.


















Patrizia Cirulli
Qualcosa che vale

FPPC - 2012

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Tracklist
01. Scrivi il tuo nome
02. Mistero
03. Windsurf Windsurf
04. Rilassati ed ascolta
05. Non sei più solo
06. Straniero
07. Registrazione
08. La tua felicità
09. Hi-Fi
10. Una montagna
11. Slow Motion
12. E già

Crediti
Patrizia Cirulli: voce
Pacifico: chitarra (1)
Luigi Schiavone: chitarra (2)
Andrea Zuppini: chitarra (3)
Massimo Germini: chitarra (3)
Giorgio Mastrocola: chitarra (4)
Fausto Mesolella: chitarra (5)
Walter Lupi: chitarra (6)
Giuseppe Scarpato: chitarra (7)
Fabrizio Consoli: chitarra (8)
Paolo Bonfanti: chitarra (9)
Carlo Marrale: chitarra (10)
Simone Chivilò: chitarra (10)
Carlo De Bei: chitarra (11)
Mario Venuti: chitarra (12)

Progetto di Franco Zanetti e Patrizia Cirulli

Produzione artistica di Francesco Paracchini

Foto di Patrizia Cirulli a cura di Franco Papetti, Mario Papetti e Carlo Di Giusto

Musiche di Lucio Battisti, testi di Velezia

Mixato da Raffaele “Raffa” Stefani presso FM Studio di Monza

Pre-produzione e registrazione voci: Lele Battista presso Le Ombre Studio

Progetto grafico: Joe Pivolo presso van Houten labs

Sito ufficiale di Patrizia Cirulli: www.patriziacirulli.com


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