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venerdì, aprile 22, 2016

Le crude ma sincere emozioni post-ideologiche di Giorgia del Mese

di Fabio Antonelli

Copertina CD "Nuove Emozioni Post-Ideologiche"


La cantautrice Giorgia del Mese, campana di origini, ma ormai toscana d’adozione, torna con il suo terzo lavoro discografico intitolato “Nuove Emozioni Post-Ideologiche“. Il nuovo progetto esce a cinque anni dal disco d’esordio ”Sto Bene” e a tre da ”Di Cosa Parliamo”, che vide la collaborazione importante di artisti come Paolo Benvegnù, Alessio Lega, Alberto Mariotti, Fausto Mesolella e fu prodotto e arrangiato da Andrea Franchi. Anche nel nuovo lavoro le collaborazioni importanti non mancano, così come l’apporto di Andrea Franchi, ma è soprattutto Giorgia, con la maturità dei suoi testi e l’energia delle sue musiche a tracciare una nuova via per la canzone d’autore, regalando nuove emozioni post-ideologiche.

Partirei, se sei d’accordo, dalla copertina del disco, quasi monocromatica, semplice, ma molto efficace nell'esprimere, il contenuto del disco che, forse ancor più dei due precedenti lavori, guarda la dura realtà circostante con lacerante lucidità ma che lassù, oltre quella fitta boscaglia di altissimi alberi, sembra lasciar intravedere una luce ... E' così?

Si è cosi, abbiamo scelto una prospettiva da cui guardare, ed è dal basso, in un contesto evocativo e quasi didascalico del tempo che viviamo: la foresta, per simboleggiare una contemporaneità complessa e insidiosa, ma la prospettiva guarda in alto, alla ricerca di una presa d'aria, di una boccata di freschezza che in questo disco si ricerca e afferma.

Musicalmente si può dire che ti sei mossa all'insegna della continuità, dentro sonorità rock ed elettroniche, mettendoti ancora una volta nelle mani di Andrea Franchi che, come per il precedente "Di cosa parliamo”, ha curato la produzione, gli arrangiamenti oltre che suonare questo progetto intitolato "Nuove emozioni post-ideologiche". Credi sia un sodalizio artistico destinato a durare, viste le soddisfazioni ricevute da entrambi? Chi ha scelto il titolo del disco, perfetta sintesi del contento dei tuoi testi?

Il produttore artistico è una figura importante nei miei lavori perché non ho mai considerato il cantautorato in modo classico o solo come narrazione, quindi il sound è identitario e su quello sperimentiamo, con Andrea Franchi, che anche in questo disco ha messo una firma importante. Era da molto tempo che stava pensando a una produzione francamente elettronica e post rock e così ne è venuto fuori un disco impetuoso e abbastanza inedito nel panorama indie-rock.

Il titolo?

Tutto mio!

Che si tratti di emozioni forti lo s'intuisce sin dalla prima traccia "Una nuova visione" in cui, dentro un abito rock assai tirato, canti "È tutto cosi post ideologico / Il male / Come usciremo da sta fine di merda / Come usciremo senza una sostanza / Come si esce da questo seicento". La fine delle ideologiche non ha portato davvero nulla di buono, è come fossimo dentro un nuovo seicento?

In realtà il Post -ideologico fa riferimento a una nuova ideologia in voga che ha sedotto anche molta sinistra: il qualunquismo populista e demagogico che promette di "Fare" senza un riferimento a una storia ideologica e politica col risultato di imborghesire e annacquare le coscienze di una classe che al massimo abdica a tutte le conquiste più importanti per aspirare al meno peggio ...



Si potrebbe quasi definire un'ideologia del nulla, ma tu non hai certo peli sulla lingua ad affrontare le tematiche con grande lucidità. Penso a un altro brano duro e teso come "Caro umanesimo". E' un crogiolo di versi taglienti come lame "Al casinò per giocare / A Berna a rubare / A Cuba a scopare / In Albania a costruire" o "Non ce ne frega niente / Dell’internazionale / Di questa gente / Caro umanesimo / Caro umanesimo / Siamo morti tutti / Democraticamente". Non c'è forse peggior male dell'ipocrisia?

“Caro umanesimo” è un brano che è venuto fuori e rimasto così ... è un urlo d’impotenza verso l’incapacità, anche di una sinistra antagonista o rivoluzionaria, di offrire accoglienza, solidarietà e salvare la vita a milioni di persone che scappano per vivere meglio e che, in questi giorni, sono anche caricate dalla polizia e mortificate, vendute dalle leggi degli stati. L'ipocrisia, in questi casi, si trasforma in razzismo democratico o in elemosina da elargire, mentre la soluzione per me è l'Apertura delle Frontiere.

Anche quando canti l'amore, però, non è mai né un amore banale né facile, non c'è mai un distacco dal reale e dal sociale, mi riferisco a "Bello trovarti", in cui per altro troviamo Andrea Mirò la prima ospite del tuo disco. Che cosa dire di versi come questi "Il sentimentalismo che ci ha fatto morire / sei tutto quello che volevo dire / quando mi dici che di classe si muore / e noi stiamo benissimo cazzo amore"?

L'amore è un’emozione che può essere raccontata in modo rigoroso e comunque non retorico, dipende da come vivi le tue relazioni e personalmente credo che la condivisione degli ideali e di un’etica sia la forma di amore più alta e serena.

Questa tua visione dell'amore, però, visto non solo come esperienza chiusa e privata, emerge anche in un'altra canzone d'amore "Soltanto tu", in cui è presente anche l'inconfondibile voce di Peppe Voltarelli. C'è quel duro contrasto tra "Tutto il dolore degli altri / Dentro i miei spazi / Dentro i miei pasti" e "Nei tuoi panni solo tu / Nei tuoi inciampi solo tu / Negli istanti che solleverai / Soltanto tu". Ti è stata ispirata da un'esperienza personale?

“Soltanto tu” è il brano più solipsistico e filosoficamente pessimista di tutto il disco, è un’amara presa d'atto che in alcuni momenti si è soli nell'affrontare le proprie fragilità e la condivisione non è di aiuto ... sono solo fatti tuoi. Per fortuna non sempre!  La voce di Voltarelli in questo brano è meravigliosa, potente, inquieta e profonda. Una bomba!

In questo disco, un po' come avevi fatto nel precedente, hai volto circondarti di vari amici musicisti. L'ultimo che vado a citare è Francesco Di Bella, anche se sarebbe dovuto essere il primo in realtà, perché l'album è stato anticipato dal bellissimo video di "Lacreme", in cui tu appunto duetti con lui nella revisione di questo storico brano dei 24 Grana. Com'è nata questa collaborazione e perché proprio con questo brano?

Gli artisti che hanno collaborato a questo disco sono musicisti importanti e di prestigio, ma sono soprattutto persone per bene, umanamente alte e questo per me fa la differenza. Con molta umiltà ed entusiasmo si sono messi in questo progetto senza risparmiarsi, gliene sono molto grata! Con Francesco Di Bella c’è un’amicizia profonda che va avanti da alcuni anni, grazie anche a Salerno: la città dove sono nata e dove lui vive attualmente. Sono stata una grande fan dei 24 Grana e quando ho potuto conoscere e avviare con Francesco la nostra amicizia, è stata una gioia poter proporre una cover di "Lacreme", a mio avviso una delle canzoni più belle e potenti scritte in napoletano.



In fondo, in questo disco c'è molto amore, anche se sempre difficoltoso da vivere. Personalmente amo molto "Fuoco tutto" da cui traggo questa immagine che mi ha colpito molto "Mentre scegli pietre per l’assalto / fuma un po’ più piano / cosi blocco quei tuoi occhi / dove prende fuoco tutto". Mi parli di questo bel brano?

“Fuoco tutto” è un brano che racconta un incontro avvenuto in un pomeriggio di agosto caldissimo, con un cielo cupo e gonfio, in cui ero a casa di Francesco Di Bella. Anch’io mi sentivo così cupa e gonfia, Francesco è riuscito a descrivermi, a parlare delle mie forze e delle mie fragilità come non avrei mai immaginato ... è esploso oltre ogni mia diga difensiva con la sua profondità. Un Pomeriggio di amicizia che ricorderò per sempre.

Direi di lasciare ai lettori il piacere di scoprire gli altri brani di questo emozionante disco. Vorrei, invece, chiudere l'intervista con una domanda più personale, legata un po' a quanto mi hai appena detto: quanto la musica, lo scrivere canzoni ti ha aiutato "ad avere gli occhi alti e fieri / e essere allegri lo stesso", come canti in "Tutto a posto"?

La musica, a volte,  salva la vita … altre volte può distruggerla ... a me è capitata la prima.




sabato, ottobre 11, 2014

Intervista a Giorgia del Mese



di Fabio Antonelli

La cantautrice Giorgia del Mese ha appena riproposto con una nuova veste musicale “Lacreme” dei 24 Grana, il brano vede anche la presenza di Francesco Di Bella, fondatore e autore dei 24 Grana e attualmente impegnato nel progetto "Ballads Cafè". Due sensibilità artistiche affini che si uniscono in una felice collaborazione, in un brano intenso, dolce e potente al tempo stesso che è presentato con un nuovo vestito elettro-pop curato dalla produzione artistica di Andrea Franchi. 



Giorgia è di questi giorni l'uscita di un tuo singolo o meglio di un singolo che ti vede impegnata in veste d’interprete di "Lacreme" un brano dei 24 Grana, per altro con Francesco di Bella, com’è nata l'idea di questa "cover"?

Ho conosciuto, per mia colpa, la discografia dei 24 Grana solo negli ultimi tempi e mi sono innamorata della scrittura di Francesco Di Bella, che è capace di essere profondo e spietato, intimo e sociale al tempo stesso. Sono caratteristiche che ammiro molto ... così ho scelto "Lacreme" che è un brano bellissimo, lo abbiamo riarrangiato con Andrea Franchi in chiave elettro pop, vicina alle sonorità del mio secondo disco "Di cosa parliamo " e ho cantato per la prima volta in napoletano insieme con Francesco Di Bella.

Beh, c'è chi come me ha conosciuto la loro musica solo dopo aver ascoltato la tua versione di "Lacreme", segno forse il riprendere in mano un brano di altri per presentarlo in altra veste è strumento efficace per diffonderne la conoscenza?

Sicuramente se un brano sopravvive al suo autore e ha la forza per essere rivisitato e anche, se vuoi, sconvolto da altri, significa che l’autore ha scritto una canzone che prescinde se stesso e questa è un’ambizione che hanno molti ... per fortuna ... poi Di Bella non è permaloso e, a parte questo giro di parole, glielo possiamo dire che sono io che ho fatto pubblicità a lui in questo caso.



Hai fatto riferimento, per lo stile in cui è riarrangiata e interpretata la canzone, al tuo ultimo album, in effetti, credo ci sia molta continuità e affinità con quel lavoro, in fondo è un brano che ti rappresenta molto, c'è la tua dolcezza, la tua energica vitalità e se vogliamo anche la tua rabbia, dico male?

E' un brano molto più intimista ed esistenziale rispetto alla scrittura di "Di cosa parliamo" che sicuramente contiene gli elementi che tu citavi, ma il mio è anche un disco più inquisitorio, più rivolto alla denuncia di una morale comune in profonda decadenza e questo ha lasciato poco spazio alla malinconia dolce ed estrema che invece c'è in "Lacreme".

Questo singolo lo consideri, quindi, più un episodio a se stante o potrebbe preludere a un cambio di registro anche nel tuo modo di scrivere e allo stesso tempo di combattere contro questa società?  Magari meno diretto e aggressivo?

Per ora mi sono confrontata effettivamente con il registro che non avevo ancora frequentato ed è stato liberatorio riuscire a concedersi un'espressione di fragilità, d’inquietudine che si attesta e non s’incazza, ma i motivi per usare la musica per raccontare la realtà per non solo resistere ma criticarla e cambiarla, sono sempre più numerosi ... quindi ... vedremo!!!

Vedo che il tuo animo ribelle è difficile da contenere ... è troppo presto dunque per parlare di nuovi progetti e soprattutto di nuove strategie comunicative? Definizione che mi boccerai subito, ma tant'è ...

No figurati. Per le strategie esistono gli uffici stampa e il mio è bravissimo! A parte le battute, sto lavorando al nuovo disco e probabilmente nel 2015 lo ascolteremo ... sto cercando di fare un lavoro serio e meditato che richiede tempo! Nel frattempo vi invito a guardare il videoclip di "Lacrime"  sul mio Canale YouTube (http://www.youtube.com/channel/UCDnQJ6P2JJb2pdRw_RvYHGQ).
E' un bellissimo cortometraggio realizzato da The Factory, ed è un lavoro di cui vado fiera ...

In attesa quindi di nuove notizie in merito al tuo prossimo lavoro discografico credo che valga davvero la pena guardare questo video perché un cortometraggio in bianco e nero così ben fatto è da tanto che non lo vedevo. Grazie per la disponibilità e alla prossima occasione.

Fabio grazie mille per la disponibilità, come sempre …



Sito ufficiale di Giorgia del Mese: http://www.giorgiadelmese.it/
Il video di “Lacreme”: http://youtu.be/8x-fsteS09E

domenica, agosto 18, 2013

Intervista a Giorgia Del Mese


di Fabio Antonelli

Giorgia del Mese, a due anni dalla pubblicazione del suo primo disco ”Sto Bene” (Pains record 2011) sta per uscire con un nuovo disco “Di cosa parliamo” (RadiciMusic 16 settembre 2013). Ho avuto la possibilità di ascoltare in anteprima questo suo nuovo progetto che vede la collaborazione di artisti ormai protagonisti indiscussi della scena indipendente italiana come Paolo Benvegnù, Alessio Lega, Alberto Mariotti (King of the Opera) e Fausto Mesolella. Subito affascinato da queste nuove sonorità e dalla forza dei testi, ho voluto subito intervistare la giovane cantautrice. Ecco cosa mi ha raccontato.

Giorgia Del Mese - Foto di Ilaria Costanzo


Se sei d'accordo, dopo un paio di domande sul progetto e sul suo package, vorrei affrontare il disco attraverso dei frammenti di brano che ti riporterò, quelli che più mi hanno colpito, per cercare di entrare in profondità in questo tuo nuovo progetto. Ci stai?

Ok.

La prima domanda riguarda le motivazioni che ti hanno spinto a realizzare questo secondo disco intitolato "Di cosa parliamo" che sai, per certi versi mi ricorda "A muso duro" ma con molta più disillusione e soprattutto una grande amarezza di fondo.

Più che altro una presa di distanza da un’etica di sinistra sempre più connivente e fintamente indignata, che tutto riesce attraverso la complicità con la sedicente altra parte a mantenere le cose esattamente come sono, la seconda motivazione è la ricerca di una coerenza tra ciò che si afferma e ciò che si vive realmente, una critica a un paese abbastanza ruffiano e chiacchierone.

Perché proprio questo titolo e perché una copertina così piena di contrasto tra rosso e nero, simbolica quanto ermetica?

“Di cosa parliamo” è un invito a essere seri, non noiosi ovviamente, ma intransigenti e rigorosi. L a "lotta nei salotti", il "tanto per parlare”, la lamentela borghese e fine a se stessa ... quella la trovo molto molto noiosa, allora “Di cosa parliamo” è anche la ricerca di un dialogo autentico ... senza perdere tempo. La copertina richiama, oltre alla critica a volte feroce a volte più ironica e morbida, un richiamo di cambiamento e di rivolta che è il papavero rosso.

Passando ora ai brani, il disco si apre con “Stanchi”, questi i versi scelti “Ambizioni in miniatura / Sogni ridimensionati / Deviazioni / Per progetti tollerati / Gioca ancora gioca pure / Prova ancora e disgustati / Tu distinguiti e poi insegnami / La lotta nei salotti”.

E’ una mia critica a tutti i piccoli movimenti non solo italiani ma anche europei, che hanno contestato il sistema, ma non hanno mai pensato a una vera alternativa ... senza una teoria, senza profondità.

In “La mia nuova casa” canti ”Ma non ho mai vissuto / Su una colonia sul mare / Non viaggio come Concato / Solo per cogliere un fiore / Ci basta poco, ci hanno fregato / Non c’è conflitto, ci basta poco”.

“La mia nuova casa” è una canzone autocritica. In passato ho avvertito, da parte mia, una sudditanza o comunque un’inadeguatezza e una mancanza di libertà a confrontarmi, soprattutto nell'ambito musicale o con gli addetti ai lavori, ho avuto una forte ansia da prestazione che mi ha danneggiato, poi con la maturità ... e ho detto, ma chi se ne frega ... e ho riacquistato in autenticità.

Non voleva quindi essere un attacco a Concato (rido)

No. Concato mi è simpatico ... è solo che non capisco in quale cartone animato viva ...

Lasciamo i cartoni animati, pardon Concato, al suo posto e rituffiamoci in "Alla rovescia", questi i versi scelti “E’ tutto alla rovescia / Però la vita è bellissima / E poi dico sul serio / Mica faccio politica / E sto solo aspettando / Mica do il perdono / Perché qualcuno ha davvero / Quel cielo per cazzo di stanza / E non è letterario”.

E’ una fotografia cruda ed essenziale di quello che penso sia una mentalità molto accreditata. Sembra, in questo momento, che sia vero tutto e il contrario di tutto, che abbiano tutti ragione, che il conflitto, anche quello sociale sia una forma datata e incivile di convivenza ma, in tutto questo, che è una modalità politica che va dall'alto al basso, esistono sempre le aspirazioni, le lotte e speranze di vita migliore per la maggioranza delle persone.

“Libera le strade libere senza delibere / E’ bianco, nero, prete chi può fare male / libera le strade libere senza delibere / Libera è l’idea che non esiste confine” questi i versi che ho colto in "Meglio di te".

Quando ho presentato questo brano alla semifinale di Sanremo Giovani, il presidente della giuria mi chiese "Ma lei in questo brano ce l’ha con la Lega?" ed io gli risposi "Io ce l’ho con la Lega a prescindere da questo brano” e, in finale, non ci sono mai andata, meglio cosi.

Lasciamo Sanremo, ma non la Lega o meglio il Lega, con Alessio Lega hai duettato in “Agosto”, uno dei brani più belli in assoluto. Ne riporto questi versi ” Ridi amore / Ha i muscoli il dolore /Ringhia /Ma si arrende presto / Che è tutto falso / Tranne questo abbraccio / Vedi la vita ha fretta / Di una croce / E un’altra udienza / E’ tolta / E pallidi ridiamo / Di una legge in voga / E Abbronzatissima”, cosa mi racconti di questa canzone?

E’ un brano cui sono molto affezionata, nato d'istinto in un momento personale molto triste, in cui si fa fatica a mantenere l'equilibrio, ma anche in questo ho avvertito una lacerazione che lasciava aperta la porta della guarigione, ho sempre avuto un ottimismo malinconico. Inoltre, come ricordavi, il brano è impreziosito dalla presenza di Alessio Lega e Fausto Mesolella, presenze di cui vado molto orgogliosa.

“Di cosa parliamo” è il brano che dà il titolo al disco, è forse il più immediato di tutti, almeno a livello musicale. A livello di testi, mi hanno colpito questi versi “Come sembriamo contro / Pur essendo obbedienti / Come sembriamo cortesi / Pur essendo distanti / Come sembriamo offesi / Pur essendo conniventi / Come siamo decenti”, mi parli di questo pezzo?

Questo è il brano che risente moltissimo delle scelte del produttore artistico Andrea Franchi che ha reso questo brano dilatato, elettronico ed efficace. Ho cercato, in questo testo, di esprimere la mia in sofferenza verso le parole i discorsi, il pensiero dichiarato che non si traduce in azione, ciò che fa la differenza tra una persona e una persona per bene.

In “Spengo”, mi pare di cogliere un’aspra critica al modo attuale di far televisione e non solo quella, ecco i versi scelti “E’ la sparizione del reale / L’arte del prestigiatore / Non mi dirà mai cosa dire / Ma l’argomento da trattare / E’ la sparizione del reale / La voce sorda del potere / Non mi dirà mai dove andare / Ma la strada che conviene”, non so se sono i più significativi ma mi hanno colpito molto.

“Spengo” era presente già in “La leva cantautorale degli anni Zero”. Qui, è stata completamente riarrangiata e ripensata. Non è una critica, basta guardare per caso ... anche se evitabile come esperienza … l'agenda setting del tg delle reti commerciali e, sembra quasi una replica.

In “Il bene” parti così “L’allegria non è una cosa seria / E la gente seria / Non vive così”, è lo scollamento tra mondo reale e mondo della politica?

Si proprio così e poi è una mia personale intolleranza verso la beneficenza come forma di aiuto, l'elemosina data da chi ha di più per sentirsi buono, un concetto di espiazione cattolica molto diverso dalla solidarietà sociale.

In “Vabbè”, invece,  c’è una certa autocritica o sbaglio? Ascoltando questi versi “Spera, prova, spara / Almeno un’opinione / Il mondo lo conosco / Ed è migliore di me / Che rido per finta / Che spero per poco / E presumo il perché” mi pare di evincere soprattutto questo guardarsi dentro. Sbaglio?

Si, questo non è un disco politico, ma politico-esistenziale, nella misura in cui la politica organizza le nostre esistenze e, spesso, crea delle depressioni, rende disarmati e infantili, facendoci delegare tutto ed è quello che racconto con una profonda ammissione di colpa, perché è successo anche a me ovviamente.

Siamo così giunti all’ultimo brano “Imprescindibili”, più intimista degli altri, musicalmente staccato dal resto de disco, un’ottima chiusura in cui ti trovi a cantare questi versi “Perché sei il padre e il figlio / Il partito e l’orgasmo / La grazia e l’inganno / Di avere afferrato il senso / L’esaltazione e l’impegno /Di aver detto per sempre / Ma per sempre è un bastardo” in compagnia di Paolo Benvegnù. Parlaci di questa esperienza con Paolo e di com’è nato questo bel brano.

Anche questa collaborazione con Paolo Benvegnù mi ha reso felicissima, ci siamo incontrati al premio Tenco 2011 e abbiamo deciso, dopo poco, di avviare una collaborazione che si è concretizzata in questo brano, l'unico che racconta l'amore inteso come relazione, un sentimento fatto di fatica e costruzione, a volte anche di noia, ma condividere la vita non è sempre facile. Io spesso sto antipatica a me stessa, figuriamoci a chi vive con me.

Un’ultima domanda. Se un possibile acquirente di dischi, incuriosito dalla copertina del disco dovesse rivolgersi al venditore chiedendo che genere di disco è, questi come dovrebbe rispondergli?

Il disco esce per RadiciMusic ed è distribuito da Egea, non vorrei dimenticare inoltre la collaborazione assolutamente dedita data a questo disco da Alberto Mariotti (King Of The Opera) è un disco con un’anatomia dark e abbigliamenti che vanno dalla new ave all’elettronica, dal rock anni 90’ al cantautorato …



Sito ufficiale di Giorgia Del Mese: www.giorgiadelmese.it
Giorgia Del Mese su Facebook: www.facebook.com/giorgia.delmese

martedì, gennaio 22, 2013

Intervista a Giorgia del Mese

di Fabio Antonelli

Giorgia del Mese è una giovane cantautrice salernitana che ha già alle spalle una nutrita messe di premi ricevuti, nel 2006 il riconoscimento come miglior cantautrice al premio nazionale per cantautori “Scrivendo canzoni”, nel 2007 il premio “Personalità artistica” al concorso Nazionale per cantautori “Premio Poggio Bustone” e il “Premio della critica” al concorso nazionale per cantautrici “Premio Bianca D’Aponte”, nel 2009 il Premio Nazionale per cantautrici “Tra musica e parole”e il premio della Critica e il “Top One Communication” al “Premio Bianca d’Aponte”, nel 2010 il premio “Migliore interpretazione” al Premio Bindi. Il 2011 è l’anno del suo esordio discografico con “Sto bene”che le permette di ottenere l’invito ad aprire la serata conclusiva del Premio Tenco nello stesso anno. Ora, si sta apprestando a realizzare il suo secondo disco, sentite cosa ci racconta.



So che hai in cantiere il tuo secondo disco, cosa si devono aspettare coloro che già ti conoscono? Sarà sulla scia del primo o sarà qualcosa di diverso?

A un anno e mezzo dal primo disco “Sto bene”, il secondo è nato da un’esigenza di raccontare il mio punto di vista su una realtà che ho raccontato in modo duro, disilluso e quasi dark, una riflessione su un modo di essere e di concepirsi di sinistra che ci ha portato alla complicità e ad abnegare a principi fondamentali come la solidarietà sociale, l'antirazzismo, l'antimperialismo. Il disco è nel solco del primo, riprendendo nelle liriche l'ironia e il sarcasmo, ma il mondo musicale sarà molto nuovo, perché mi sono avvalsa e ho ricercato importanti collaborazioni della scena indie rock italiana.

A proposito di collaborazioni indie, vedo tra queste due nomi, due mondi direi fra loro molto diversi come Paolo Benvegnù e Alessio Lega, come mai hai scelto di collaborare con due personaggi così diversi fra loro ma allo stesso tempo pieni di personalità? Com'è stato il rapporto con una personalità altrettanto forte come la tua?

Sono artisti che ho avuto la fortuna di conoscere nella mia esperienza e ai quali ho chiesto di collaborare visto la stima reciproca, rappresentano effettivamente due polarità che mi appartengono in modo complementare, il cantautorato d’impegno importante quale quello di Alessio Lega e il rock esistenziale, intimista di Paolo Benvegnù, è stato un felice riassunto della mia canzone.

Tra le altre collaborazioni, non posso non menzionare Fausto Mesolella musicista capace, secondo me, di lasciare un segno prezioso e tangibile in ogni lavoro in cui presti la sua arte, penso sarà stato un piacere per te collaborare con lui.

E’ stato un grande regalo di cui sono immensamente onorata e non posso aggiungere altro perché tutti conoscono il valore artistico e umano di Fausto, un maestro che mi ha dato un omaggio.

Il disco ha già un titolo? Puoi anticiparci qualche cosa?

Il disco ha una novità, anche perché richiede un contributo per chi vuole partecipare tramite uno strumento di raccolta fondi, si tratta di comprare il disco in anticipo per realizzarlo esecutivamente, almeno in parte, la campagna di crowfounding è sul sito www.musicraiser.com e andrà avanti fino al 1 marzo. Il disco vedrà la produzione artistica di Andrea Franchi (Paolo Benvegnù, Marco Parente, Alessandro Fiori) e la collaborazione di Gianfilippo Boni. Il titolo lo stiamo valutando, lo definirò in un momento di maggiore allegria …

Magari un "Sto bene ... ma non troppo"? Se non è il titolo adatto per il tuo secondo disco, però forse sintetizza il tuo stato d'animo, anche perché a guardarsi intorno, c'è poco da star bene, che dici?

Si, credo che il titolo “Sto bene” come abbiamo già avuto modo di raccontarci era una provocazione ma credo che proprio ora, in questo momento storico, mantenere un basso profilo per le nostre vite sia un crimine, per cui probabilmente “Low profile” ... è un titolo, ti anticipo, possibile ...

Poiché sognare, ancora c’è permesso e per ora non è tassato, quale sogno nel cassetto tiene nascosto Giorgia Del Mese?

Coltivare un’inquietudine costruttiva, un umanesimo socialista.

Se il nuovo progetto ha la stessa originalità di questa tua risposta, penso che sia da consigliare sulla fiducia.

Grazie, a presto allora.



Sito ufficiale di Giorgia del Mese: www.giorgiadelmese.it
Giorgia del Mese su Facebook: www.facebook.com/giorgia.delmese

martedì, dicembre 06, 2011

Recensione CD “Sto bene” di Giorgia del Mese

Giorgia del Mese: “Sto bene”
Se non milito, io canto!

di Fabio Antonelli


Giorgia del Mese, nativa di Avellino, ma da anni a Firenze, giunge al suo disco d’esordio “Sto bene” dopo un quinquennio d’importanti riconoscimenti, nel 2006 è migliore cantautrice al Premio Nazionale per cantautori “Scrivendo canzoni”, nel 2007 vince il premio “Personalità artistica” al Concorso Nazionale per cantautori “Premio Poggio Bustone” e il “Premio della critica” al concorso nazionale per cantautrici “Premio Bianca D’Aponte”. Nel 2009 vince il Premio Nazionale per cantautrici “Tra musica e parole” e i premi della critica e “Top One Comunication” al Premio Bianca D’Aponte”. Nel 2010 si aggiudica il premio “Migliore interpretazione” al Premio Bindi.

Si potrebbe quindi dedurre che il titolo del lavoro derivi da un certo stato di soddisfazione per quanto realizzato fino ad ora ma non è per niente così, perché ascoltando il disco, ci si accorge ben presto che il titolo è un eufemismo e in realtà è espressione di una calma solo apparente.

Si potrebbe dire che è uno “sto bene” con la condizionale, anche durante la sua ottima apparizione nell’edizione 2011 del Premio Tenco (è stata chiamata anche dagli organizzatori del Premio Tenco), Giorgia ha voluto precisare che la musica per lei è un po’ come una valvola di sfogo e che, è approdata al linguaggio della canzone d’autore, come conseguenza del suo non militare più attivamente in difesa di certi ideali, un’espressione che la accomuna un po’ a quel “io canto per non ammazzare / perché se non canto mi sparo” della canzone “Arte” di Alessio Lega.

Ecco allora che, quelle che a un ascolto superficiale potrebbero sembrare canzoni musicalmente assimilabili al miglior pop d’autore, di botto rivelano tutto un mondo interiore in fermento, che a volte sfocia nel sociale altre volte si limita, invece, a rivelare le proprie difficoltà a rapportarsi con le persone che ci vivono accanto e con la società più in generale.

In ogni caso Giorgia del Mese annovera nel suo bagaglio d’artista ben più di un pregio, primo fra tutti la voce, duttile e profonda, che a tratti mi ricorda per passionalità e soprattutto personalità, quella della scomparsa Mia Martini. Dimostra poi una grinta e un’energia straordinarie nell’interpretare le proprie personalissime creazioni, canzoni che oscillano continuamente tra la migliore canzone d’autore nel senso più stretto del termine, il pop, il rock, il tutto dentro una cifra stilistica unica e riconoscibilissima.

Quali invece i contenuti di queste dieci tracce?

Si parte con “Cattivo tempo”, brano già presentato al pubblico durante la sua prima apparizione al Premio Bianca D’Aponte e che rivela sicuramente il lato più personale di Giorgia, evidente qui è il senso di smarrimento “magari mi chiamo così mi rispondo / magari mi scrivo così mi racconto / magari mi specchio riconosco il mio tratto”.

Lo stesso vale per la splendida “Non starmi a sentire” dove il disagio è quello provato dentro un rapporto a due, descritto tramite un numero considerevole di metafore “Come fosse agosto /senza un temporale / Una coperta in piuma d’oca / e fa già un caldo da morire” in cui però l’amore aiuta a guardare oltre le difficoltà “Come un amaro che se c’è va bene / Ma basta tutto il resto / per saziarmi il cuore / Non mi cambi l’umore / no no no no / Non starmi a sentire“.

Dal carattere pulsante e ondivago, in parte rockeggiante in parte melodica, “Così così” è come fosse la sua carta d’identità e ci rivela non tanto i tratti somatici di Giorgia, quanto il suo modo di essere cantautrice “Io voglio volare senza chiedere scusa / La musica la musica / è cambiata e allora osa“ e lei osa, eccome, con grande personalità.

Un suo forte sospiro, come quello emesso da chi ha ormai superato la soglia della sopportazione, introduce, dopo tre canzoni molto tese e tirate, il brano “Niente da espiare” uno dei più efficaci dell’intero progetto. Meno teso dei precedenti, permette all’ascoltatore di riprendere un po’ il fiato, ma non più di tanto, perché Giorgia ci canta decisa “L’aria crepuscolare non la reggo più e urlo / Guarda attenta c’è un cane / Amore non c’è più niente da espiare”.

“Scusa”, con il suo incedere lento, è invece un’amara riflessione su un rapporto d’amore che vien da lontano, tra tante difficoltà, come accade spesso, ora, però c’è come una maggiore maturità, che porta così a una nuova importante consapevolezza “e chiedo scusa / e non è cosa da niente / chiedere scusa / come chi non si difende / chiedere scusa non cambia il resto di niente”.

La title-track “Sto bene” mostra invece il lato più sociale di Giorgia che parte pur sempre dal proprio io, ma è soprattutto la rabbia di fronte alle mille contraddizioni del nostro paese a emergere e con vigore “io do un nome alle cose / ma mi devo calmare / conviene stare distesi / inspirare e sperare” fino all’unica sua personalissima conclusione “è una cosa normale / anch’io mi sento normale / mi assento un attimo e mi assento / ma vi giuro sto bene”.

“Odio l’estate” vola leggera come tante canzoni estive e per un attimo mi riporta alla mente, forse per il titolo forse per le sue indubbie doti vocali, l’indimenticabile Giuni Russo di “Un’estate al mare”, ma Giorgia non ci sta a certi stereotipi radiofonici, al divertimento a tutti i costi e allora canta “Estate ma ho una vendetta / basterà aspettare / il cielo grigio / si dà meno arie / mi siedo piano / e aspetto un temporale”.

“Ad alta voce” è una canzone tesa che denuncia i soprusi fatti da chi indossa una divisa e lo fa vivendo il proprio ruolo ad alta voce “Io vivo ad alta voce / Per non farmi più assordare / E sparo prima / Di restarci troppo male” e allora autogiustifica quanto accaduto a un ragazzo di Ferrara così “E poi vedessi quei suoi occhi / Pieni di fuoco rosso / Per calmarlo è stata dura / Mica è colpa mia se è morto” e quello a un altro ragazzo di Torino così “Torino si sa / è un po’ particolare / E poi non stava tanto bene / Su quella ringhiera / Io l’ho spinto e lui è volato / E’ morto solo un poco prima”.

“Io parto” invece, compassata, quasi rassegnata, sembra proprio una resa, derivante da un’insoddisfazione, una noia legata a una situazione fatta di “parole pesanti pomeriggio interminabile / lento fastidioso verso già scritto”, è la fine di un rapporto “lascio chiavi amore e un portone, / parto senza fortuna, / lascio mani sottili e tenerezza per ore, / e chiari i suoi occhi come le sue idee inattaccabili, / lascio numeri spigoli e sbagli tu cercali”. C’è ineluttabilità nel finale “un pomeriggio così te lo dovevi aspettare”.

Sembrerebbe solo una rassegnazione momentanea, il disco sembra poi chiudersi all’insegna della speranza con quel senso di leggerezza derivante dal ritmo sudamericano di “Forte dei marmi”. La canzone, invece, ci descrive il viaggio verso il mare di due innamorati, non manca anche qui l’accenno al sociale “Ma si corre bene verso l’autostrada / Non c’è fila al seggio elettorale / L’astensionismo agevola / il tuo viaggio verso il mare”, ma quel che sembra un idilliaco viaggio d’amore, al secondo ingorgo stradale muta, “Scende il tuo sorriso / e sale il mio disagio” pensa lei e finalmente trova il coraggio per dirgli “Io non ti voglio più / non ti sopporto / Fai il finto modesto Finto Ma sia tutto tu / Io non ti ascolto più / Io non ti credo più / Dici no so’ nessuno / Ma sei così fiero / Sei buono solo tu”. E’ veramente la fine di un amore e non solo, è anche la fine di questo bel disco.

Già mi viene voglia di riascoltarmelo tutto e poi ancora e ancora, ben suonato, grazie anche all’ottima regia di Gianfilippo Boni, il disco non viene mai a noia, voce originalità e personalità sono un triduo vincente, brava Giorgia!















Giorgia del Mese
Sto bene

Pains Records - 2011

Acquistabile nei migliori negozi di dischi

Tracce                                                          
01. Cattivo tempo
02. Non starmi a sentire
03. Così così
04. Niente da espiare
05. Scusa
06. Sto bene
07. Odio l’estate
08. Ad alta voce
09. Parto
10. Forte dei marmi

Crediti
Giorgia del Mese: voce, cori (10)
Bernardo Baglioni: chitarre elettriche (1, 4, 5, 7, 8, 9), chitarre acustiche (5, 7, 8, 9)
Matteo Giannetti: basso (1)
Fabrizio Morganti: batteria (1, 7, 9)
Bruno Mariani: chitarre elettriche (2, 6), programmazione archi (2), chitarre acustiche (6), programmazioni ritmiche (6)
Marco Fontana: chitarre acustiche (2), cori (10), chitarra acustica (10), chitarra classica (10)
Lorenzo Forti: basso (2, 4, 5, 6, 8, 9), basso synth (3), basso (7), bassi (10) 
Marco Barsanti: batteria (2) 
Gianfilippo Boni: tastiere (2, 3, 4, 6, 7, 8), pianoforte (3, 4, 5, 6, 7, 9), rhodes (3, 4, 6), synth (3, 7, 8), programmazioni ritmiche (3, 4, 5, 10), chitarre acustiche (4, 5), archi (5), cori (10)
Paolo Amulfi: chitarre elettriche (3)
Alessandro Potini: batteria (8) 
Davide Zilli: pianoforte (10) 
Nicola Cellai: tromba (10)

Testi e musiche: Giorgia del Mese

Produzione artistica e arrangiamenti: Gianfilippo Boni (tranne “Non starmi a sentire” e “Sto bene” arrangiamenti Bruno Mariani)

Produzione esecutiva: Marco Pini

Registrato e mixato allo studio Paso Doble di Bagno a Ripoli da Gianfilippo Boni

Mastering: Tommy Bianchi al White Sound Studio

Fotografie: Mara Mezzopane

Art Design: Federica Ficarelli

Sito ufficiale di Giorgia del Mese: http://www.giorgiadelmese.it/
Giorgia del Mese su MySpace: www.myspace.com/giorgiadelmese