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sabato, luglio 07, 2012

Intervista a Micol Martinez


Intervista a Micol Martinez
di Fabio Antonelli

Micol Martinez è una giovane cantautrice milanese che, con soli due album all'attivo, ha già messo d'accordo la critica che, dopo aver accolto molto bene il suo disco d'esordio “Copenhagen” prodotto dal catanese Cesare Basile, si appresta ora a fare altrettanto con il suo nuovo disco “La testa dentro”, un disco che è stato già definito il disco della raggiunta maturità artistica, sentiamo cosa ci ha raccontato di questo suo nuovo progetto.



Il tuo nuovo disco s'intitola “La testa dentro”, perché questo titolo?

Perché sono partita forse dall'avere la testa eccessivamente dentro me stessa tanto da non riuscire più a guardare fuori e questo disco, in realtà, mi ha aiutato ad uscirne fuori, guardando alle persone che inevitabilmente entrano ed escono dalla propria vita e vuole essere un segno positivo.

Quanto c'è di te in questo disco?

C'è molto di me, di fatto è quasi impossibile che non ci sia niente di se in una propria creazione. C'è molto di me anche se spero di essere stata il filtro tra la realtà stessa e la presentazione di una nuova realtà che è il soggetto stesso delle canzoni, spero che le persone riescano a interpretare i brani e credo che in qualche caso sono anche riuscita a trasmettere qualche messaggio universale.

Si può dire che è un disco intimista, sotto un certo punto di vista?

Si, lo è un po' come tutti i miei lavori, è un po' il mio modo di esprimermi, anche come persona devo ammettere che non sono particolarmente socievole, vivo abbastanza per i fatti miei, ho le mie amicizie strette. Quindi è già il mio modo di comunicare a essere intimista e questo si sente anche nelle canzoni.

Vi si trova anche un certo linguaggio quasi ermetico?

Mah, ermetico... si, forse in alcuni casi, mi auguro non troppo ermetico, nel senso che vorrei che quello che scrivo arrivi, chiaramente scrivo a volte in senso metaforico, ma mi auguro che metaforicamente il messaggio arrivi, se poi chi ascolta interpreta un qualcosa che è lontano dalla mia idea di partenza poco importa, è sufficiente che si trovi in sintonia con le emozioni che cerco di trasmettere.

Diciamo che più che narrare storie, nelle tue canzoni narri sensazioni.

Si sensazioni, situazioni, in questo ultimo album sono soprattutto fotografie. Nel primo disco invece c'erano canzoni più concettuali, basti pensare a “Testamento biologico” che tratta del tema dell'eutanasia o a “Mercanti di parole” che tratta del mestiere di chi scrive canzoni, poesie o altro. In questo nuovo disco, invece, ogni canzone è la fotografia di una situazione o di un luogo. Ad esempio ”A filo d'acqua” è la fotografia del Mar Morto, dove sono stata per un mese e da quell'esperienza intensa è nata questa canzone.

In questo lavoro c'è la coesistenza di più stili, in alcuni casi c'è una spinta forse verso sonorità elettriche e distorsioni accentuate fino a raggiungere attimi di stasi e di grande tranquillità.

Beh, quello è dettato soprattutto dalla scrittura delle canzoni, secondo me le canzoni quando nascono hanno già in se un'idea di come dovranno poi essere prodotte, per cui ad esempio “Haggis (la testa dentro)” me l'immaginavo già suonata con le chitarre elettriche o elettro-acustiche ma comunque arrangiate in una certa maniera.

Si può dire che dietro a certe sonorità ci sia ancora qualche eco di Cesare Basile?

Non lo so, forse non tanto dietro le sonorità. E' vero che, all'uscita del primo disco, sono stata considerata da molti l'alternativa al femminile di Cesare Basile, forse perché “Copenhagen” era stato prodotto da Cesare e s'era sentita in un certo modo la sua influenza, ma è anche vero che quando io e Cesare ci siamo incontrati per iniziare quel progetto, ci siamo resi conto subito di avere gusti simili e anche un modo di scrivere molto vicino. In questo nuovo disco però non sento particolarmente la sua influenza, anche se è vero che nel disco ha suonato Luca Recchia che è stato un collaboratore di Cesare, insomma ruotiamo intorno ancora a quel mondo.

Quindi l'humus è sempre quello?

Eh beh, si questo lo ammetto ,anche se sono contenta che questo nuovo lavoro mi rappresenti al 100% , anche se magari non sono ancora arrivata alla massima potenzialità nella scrittura ma ciò è dovuto più ad una questione personale di sicurezza o meglio di insicurezza, resta il fatto che il disco è proprio come lo volevo e ne sono molto felice.

Per promuovere il disco hai usato molto lo strumento videoclip, il disco è stato infatti anticipato dal videoclip di “60 secondi”, mentre adesso è appena uscito un secondo bellissimo video del brano “L'alveare”...

Beh, diciamo che ci sono elementi di richiamo, che non sono stati forse voluti nei due video, ma bene o male nel primo video io faccio fuori qualcuno ironicamente e nel secondo ci sono comunque immagini abbastanza forti, c'è comunque quel concetto di cui ti parlavo prima della testa dentro, dell'avere la testa così rivolta a se stessi da divorarsi. Un essere umano ha comunque bisogno di nutrirsi e si nutre con quello che è al di fuori di se, ma se non riesce a farlo perché sé troppo rivolto verso il proprio interno, finisce per divorare i suoi stessi organi interni. La stessa cosa può avvenire in una relazione quando ci si guarda vicendevolmente, dimenticandosi di se e si finisce per divorare quasi l'altro, per vivere la vita dell'altro. Nel video di “L'alveare” abbiamo cercato di rappresentare questa situazione in un modo un po' grottesco, quasi Felliniano, ricordando un po' anche David Lynch, perché comunque il brano era nato come un qualcosa di divertente, ironico, grottesco. Penso che ne sia uscito un video meraviglioso, anche grazie alla regista Alessandra Pescetta, che è una delle migliori interpreti di questo periodo storico. Ho visto molti suoi lavori, è una regista di video arte, è anche un'ottima collaboratrice quando si lavora sul set e consiglio quindi a tutti di vedere questo videoclip, non tanto per la canzone mia, ma perché è secondo me una piccola opera d'arte.

E' stato molto impegnativo realizzare questo videoclip?

Beh, diciamo che sono stata per dodici ore ricoperta da cibo, seppioline, spaghetti al nero di seppia, ho dovuto mangiare queste cose più volte nella stessa giornata, è stato ridicolo, divertente, alla fine avevo tutti i denti neri e non è che fossi così “profumata”, considerando tutto il pesce avuto addosso.

C'è un brano di questo disco cui sei più affezionata?

Dipende un po' dai momenti, in linea generale “Sarà d'inverno” perché in quel brano credo di essere riuscita pienamente ad utilizzare me stessa quale canale di trasmissione di quanto volevo comunicare all'ascoltatore.

A livello di critica, sia il primo disco “Copenhagen”, sia questo nuovo disco, sono stati ben accolti, com'è stato recepito invece dal pubblico il nuovo disco durante queste prime date?

Mi sembra bene, anche se fino ad ora non ho fatto molte date, il vero tour comincerà ad ottobre, sono però stata ospite a Lifegate, c'è stata la presentazione alla Salumeria della Musica, il live a Radio Popolare per Pachanka, la partecipazione a “Rincorro il vento”, serata dedicata a Fabrizio De André svoltasi al Carroponte il 23 giugno, qualcosa insomma s'è mosso.

Il consiglio è di seguire la tua attività concertistica attraverso la pagina ufficiale su Facebook e di andare a vedere i video di cui si parlava e non solo quelli, perché non tutti sanno ma Micol è anche un'ottima interprete di canzoni altrui.

Grazie, beh potete trovare un po' di video anche sul mio canale personale di Youtube.

Ricordo che tra le chicche c'è anche una bellissima parodia di Carla Bruni ...

(ride) in merito a quel video vorrei precisare una cosa, ho scritto un commento in cui dicevo “voglio essere Carla Bruni”, pochi però hanno capito che era stato scritto in senso ironico, anzi colgo l'occasione per ribadirlo qui a chiare lettere, è ironico! Quando ho fatto quel video mi stavo annoiando, avevo il computer davanti, mi sono truccata un po' come lei e ho pensato di fare un omaggio soprattutto a mia madre che ama tanto quel brano, tutto lì! (ride)



Micol Martinez su MySpace: www.myspace.com/micolmartinez

giovedì, marzo 29, 2012

Recensione CD "La testa dentro" di Micol Martinez

Micol Martinez: “La testa dentro”
L’amore … visto da dentro! Coinvolgente …

di Fabio Antonelli

Micol Martinez ha sempre la capacità di stupirmi nel bene e nel male.

Vorrei affrontare questo suo nuovo disco di Micol, intitolato “La testa dentro” facendo un raffronto tra le prime due tracce, perché secondo me sintetizzano bene quel che ho inteso dire appena sopra, quel bene e quel male.

I due brani “Haggis (la testa dentro)” e “60 secondi” presentano più di un’analogia. Sono entrambi caratterizzati da una scrittura solo apparentemente semplice e diretta, in realtà molto studiata, oserei dire cesellata con cura.

In “Haggis (la testa dentro)” c’è come un gioco di specchi, si passa da “Ho camminato per ore / lasciando passo dopo passo il peso del tuo peso / Ho ascoltato per ore / le mie ossa costruirsi ricomporsi una ad una” a “Ho camminato per giorni / ho aumentato il passo solo per non guardarti”, da “Hai camminato per anni / lasciando mano alla mano il peso del suo peso / Ho ascoltato per anni / le nostra ossa consumarsi poi spezzarsi una ad una” a “Hai camminato per anni / rallentando il passo solo per non guardarmi”, c’è una dilatazione e poi una contrazione del tempo, ci sono cambi di soggetto dall’io al tu, fino a diventare un noi nella conclusione “Guardaci / ripiegati / a divorare / guardati / guardaci / ripiegati / a divorare / a divorarci dentro”. Una bella lezione di stile, originale, d’indubbia qualità, ciò che mi convince meno è l’aspetto musicale, quel suono ipnotico, un po’ lisergico, trovo sia affascinate, anche se mi pare che nel finale si abusi con rumori e distorsioni, quasi si volesse dare l’impressione di strappare il brano all’ascoltatore.

In “60 secondi” questo gioco di specchi spazio-temporali sembra voler continuare, ecco allora che si passa da “60 giorni in una sola notte / 100 anni e un secolo in un solo giorno / la linea della mia bocca questa notte è la corda con cui mi legherò a te” a “60 secondi in un solo respiro / la linea della tua bocca in un solo giorno / mi piega a te”, passando dall’iniziale “taglierò il tuo nome / chiuderò le labbra / mi lascerò il privilegio di …” a “taglierò il mio nome / chiuderò le labbra / ci lasceremo il privilegio di … “, vi è un rapporto che evolve da due io a un noi “Non conoscerti ancora / non conoscerci ancora / non conoscerci / non conoscerci ancora”. Insomma, una grande maturità compositiva a livello di testi, anche qui però il teso rock/pop che Micol s’è costruito intorno sembra, almeno nella prima parte della canzone, soffocarla ed è un peccato perché ha una voce bellissima, che accosterei per certi versi a quella di Nada e, renderla quasi incomprensibile, è un vero delitto.

“Questa notte” è invece una canzone sognante, bucolica, cantata con quella voce calda e languida che soppesa ogni parola, che sembra voler far toccare con mano all’ascoltatore questo momento di stasi perfetta. Bello ancora una volta il passaggio dall’io al noi, da “Questa notte non finge / ed io sdraiata sull’erba / a masticare radici / senti l’odore di muschio e di terra questa notte” a “Questa notte non finge / e noi sdraiati sull’erba / a strappare radici / e mille astri ci piovono addosso questa notte”. Bellissimo il violino di Marco Sica.

Forse ancor più bella, sin dai primi versi “Sono la strega dentro l’alveare / sono la madre in fondo al tuo bicchiere / sono la terra prima di essere fango / sono l’incoscienza in una sola estate”, è “L’alveare” con quel ritmo sincopato, con quel basso che sembra pulsare come un cuore, con quella sua voce che affascina e strega più della “strega dentro l’alveare”. Una figura di donna dominante e, forse per questo, ancora più provocante.

In “Sarà d’inverno” è descritto, invece, un amore esclusivo “e avremo tamburi per abbattere il tempo / e avremo bastoni / per scuotere tutti gli alberi del mondo“, in cui vi si addensano molteplici immagini di gran fascino, piene di sensualità “e avremo il cielo / scolpito dentro alla carne / e avremo lingue lunghissime / e leccheremo via tutto il male del mondo / noi avremo il veleno per uccidere il veleno”. Lento, cadenzato dalle percussioni e da bei cori di fondo, è tra i brani migliori.

E’ un violino nordico, che suona irlandese, quello che apre “Nel movimento continuo”, ma ben presto il brano vira al rock e subentrano chitarre elettriche e distorsioni. Il testo si apre con una bella immagine “Mi porto addosso ogni parola che scrivo e ancora nuoto / porto l’alba sulla schiena e qualcosa di te sotto le palpebre”, dopo però il tutto si fa un po’ ripetitivo, secondo canoni cari al pop, a me poco congeniali.

Molto più coinvolgente, ancora un po’ psichedelico, è “A filo d’acqua”, un brano che si apre con una stupenda immagine “Dentro un mare di cielo / nel giorno arancio che si piega alla sera / la pioggia di sale misurava il nostro tempo”. C’è ancora, quasi fosse il leit-motiv dell’intero disco, quel passare dall’io al noi, dal “Disegnavo conchiglie, disegnando … / conchiglie sulle mie caviglie“ al “Disegnavi conchiglie, disegnando … / conchiglie sulle mie caviglie”.

Percussioni battenti e chitarre elettriche distorte, ci addentrano in “Coprimi gli occhi”, una sorta d’invocazione amorosa, un forte desiderio di un amore che isoli dal mondo, dalle luci che stanno fuori “Chiudi la porta / accosta le tende / spegni le stelle / ferma qui il tempo / fai buio mio amore”, così “quando buio sarà / ci incontreremo ogni notte / e quando buio sarà / ci incontreremo ogni notte / non ci vedremo andare via”. Un amore clandestino?

Il disco si chiude con “Un nome diverso”, un brano lievissimo, cantato solo voce e chitarra, un canto d’amore e pieno di speranza, come si evince dai versi “e noi andremo più veloci del nostro tempo / ci chiameremo ogni giorno con un nome diverso / e quando dimenticheremo di ricordare / sarà solo un attimo e torneremo a parlarci”.

E’ forse solo questione di gusti personali, ma io continuo a preferire Micol così, come canta in quest’ultima traccia, con semplicità disarmante, capace però, di rendere evidente tutta la sua naturale classe, in ogni caso, tanto per intendersi, di questo disco io non scarterei proprio nulla.

In definitiva direi che “La testa dentro” esprime pienamente il talento di Micol Martinez, una ragazza che ha dalla sua una voce originale e molto affascinante, una bellezza un po’ anni ’70 che emerge con forza dagli scatti di Claudio Devizzi Grassi e che mi ricorda un po’ Françoise Dorléac, sorella di Catherine Deneuve, ma soprattutto una capacità, direi unica, di scrivere con intensità, passionalità e maturità sorprendenti dell’amore, il motore primo dell’umanità, qui colto però in una dimensione intima e perciò ancor più coinvolgente.





















Micol Martinez
La testa dentro

Discipline Records / Venus - 2012

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Tracklist
01. Haggis (la testa dentro)
02. 60 secondi
03. Questa notte
04. L’alveare
05. Sarà d’inverno
06. Nel movimento continuo
07. A filo d’acqua
08. Coprimi gli occhi
09. Un nome diverso

Crediti
Micol Martinez: voce, cori
Luca Recchia: basso, organo, piano, shruti, sybth, kalimba, cori
Giovanni Calella: chitarra elettrica, chitarra acustica
Alessio Russo: batteria e percussioni
Marco Sica: violino
Raffaele Kohler: tromba, flicorno

Testi e musiche: Micol Martinez

Produzione artistica: Luca Recchia e Guido Andreani

Registrazioni: Luca Recchia e Guido Andreani con studio mobile presso Cascina Martinez e BeatRice Home Studio

Missaggi: Guido Andreani presso BeatRice Home Studio

Mastering: Alessandro Gengy Di Guglielmo presso Elettroformati

Progetto grafico: Micol Martinez e Claudio Devizzi Grassi

Foto e impaginazione: Claudio Devizzi Grassi

Produzione esecutiva: Micol Martinez

Micol Martinez su MySpace: www.myspace.com/micolmartinez