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sabato, febbraio 10, 2018

Il Festival maschilista e i “Folli voli” di Grazia Di Michele


di Fabio Antonelli

"Il ranuncolo indossato dai cantanti di Sanremo è solo una foglia di fico che serve a nascondere il maschilismo evidente nella scelta delle canzoni. Non solo c’è una drammatica assenza di donne tra le interpreti in gara, ma neppure a livello autoriale è stato rispettato il contributo delle donne, che si ritrovano a cantare brani scritti da uomini, a farsi interpreti di sentimenti filtrati da una sensibilità maschile. Non solo fiori, la prossima volta, ma opere di bene".

Grazia Di Michele


Partirei subito, se s ei d’accordo, dalla tua critica rivolta alla direzione artistica del Festival di Sanremo, in cui sottolinei con forza l’assenza quasi assoluta di interpreti femminili o, qualora presenti, in ogni caso con pezzi scritti da colleghi uomini …

Beh, sai sono una cantautrice da una vita e ho scritto tantissime canzoni, con alcune di queste sono stata anche al Festival di Sanremo, però parliamo di canzoni, come ad esempio “Io e mio padre” (1990) la primissima che ho scritto che, credo, solo una donna possa descrivere così il rapporto tra una figlia e suo padre, un uomo ha ovviamente un altro tipo di rapporto. Se io scrivessi una canzone su mia madre, su mio figlio o sul mio modo di vivere la condizione femminile nel mondo, questa sarebbe conseguenza del mio essere donna o di aver  vissuto in prima persona negli anni ’70 il movimento femminista. Ritengo che nel mondo della musica cantautorale italiana, le donne  ci sono,ma faticano ad uscire fuori. Quando in questi giorni ho visto il Festival di Sanremo, dove tutti hanno messo un fiore per sensibilizzare tutti sul tema della violenza che le donne subiscono ogni giorno, poi mi sono detta “E’ giustissimo però perché in questo Festival alla fine non sono presenti testi scritti da donne e così poche interpreti? Non è certo una questione di quote perché le trovo in sé assurde".

Sì, lo sono in ambito politico, figuriamoci in ambito musicale …

Infatti, è però questione di riconoscere una realtà. Ad esempio trovo anche strano che in questo Festival sia totalmente assente il rap, assenza che puoi giustificare con il gusto personale, soggettivo, ma resta il fatto che noto delle stranezze … Sai poi perché ho notato l’assenza di storie femminili? Perché io con le donne ci parlo, parlo con loro quando vado a fare le master class, lì incontro cantautrici emergenti o affermate, ma questa realtà assai diffusa emerge. Mi sarei quindi aspettata una maggiore attenzione verso l’universo femminile, non so tu cosa ne pensi …

Sono d’accordo, perché credo non sia possibile che l’unico spazio in cui si possa sentire la canzone d’autore femminile sia quasi solo il Premio Bianca d’Aponte.

Sì certo,  metti per assurdo che fossi stata io il direttore artistico di questo Festival di Sanremo, credi che il Festival sarebbe stato così? Tu hai citato il Premio Bianca d’Aponte, certo è ottimo ma tante donne hanno provato ad entrare anche  nella vetrina sanremese,  sia quelle affermate che quelle meno, c’è un bel gruppo di cantautrici valide, dove sono?

Al Festival eri appena stata nel 2015 …

Sì, con Platinette, però anche quella operazione è nata per una  mia attenzione  nei confronti della discriminazione sessuale, Plati è un amico e ho cercato di stabilire con lui un  dialogo sulla sua condizione e ne è nata una canzone. Altre donne raccontano il loro modo di relazionarsi con la vita, con gli uomini, con l’amore, con i problemi, ed hanno una loro cifra poetica.

Assolutamente, penso ad esempio a Susanna Parigi, Patrizia Laquidara, due nomi che mi vengono in mente in questo istante …

Certamente, ma anche di più giovani e meno conosciute, è pieno di artiste valide. Cito Cristina Donà così come Erica Mou, ma sono davvero tantissime, in questo Festival sarebbe bastato mettere un Pooh in meno e chissà … (ride)

Cover CD "Folli voli"


Assolutamente si. Anche nel tuo nuovo disco “Folli voli”, d'altronde, in cui tra l’altro abbandoni il tuo ruolo classico di cantautrice per assumere quello di interprete, attingi a piene mani dal mondo musicale femminile e, direi, trasversalmente, visto che ascoltarlo è un po’ come girare per il mondo alla ricerca di vere e proprie perle musicali.

Beh, ho voluto fare questo esperimento, anche se poi in realtà non è che abbia mai smesso di scrivere, solo che questa volta ho avuto voglia di giocare un po’ con la possibilità di interpretare brani scritti da altri che, però, parlassero di cose di cui avrei potuto parlare anche io, del mio rapporto con la musica, del modo di vivere l’amore.

E’ un po’ come se fossero sempre state dentro di te?

Sì, sì, anche perché alcune canzoni le conoscevo da tantissimo tempo come, ad esempio, “Uri” un brano di Noa che ho ascoltato ed amato tantissimo. Quindi, quando poi si è trattato di scegliere i brani, su alcuni sono andata a colpo sicuro, in maniera affettiva, come  nel caso di “Uri”, così come anche per il brano di Damien Rice (“The Blower’s Daughter” diventato “Non so guardare che te”) che ho ascoltato fino all’esasperazione. Non sono “cover”,  ma  adattamenti in italiano di brani che in qualche modo sono entrati nella mia vita, perché quando si parla di “cover” in realtà si sbaglia  perché la cover è riproporre una canzone così com’è…

Ah, lo so bene, sono stato cazziato su questo punto da Marco Ongaro (cantautore veronese) quando ho definito “cover” una sua traduzione di “Hallelujah” di Leonard Cohen e, ci ha tenuto molto a precisare che una cover è una cover, mentre una traduzione comporta un lavoro molto più complesso.

Assolutamente sì, i brani sono stati tradotti in italiano cercando di mantenere integro sia il significato sia il suono, il che non è facilissimo. Ti faccio l’esempio di “Falling Slowly” che è diventato “Folli voli”, che come vedi suona allo stesso modo pur avendo un significato letterale diverso, però racconta quello che effettivamente dice la canzone nella sua versione originale. Il disco, è nato per gioco, un pezzo dietro l’altro e, quando mi sono accorta che ne avevo fatti dieci, mi sono detta “Ecco, abbiamo pronto il cd”. Il disco è una parentesi molto leggera tra quanto fatto fino ad oggi e quanto sto, invece, scrivendo ora. E’ stato anche molto interessante da realizzare, perché entrare nel mondo degli altri a volte ti fa conoscere delle cose di te stesso, che non sai. Questo disco, come dicevi bene, è un viaggio e un viaggio arricchisce sempre…

Sai però, devo dirti che, ascoltando il disco, quello che sto dicendo non è un aspetto negativo ma è un pregio, è un po’ come se ci fosse un filo conduttore che lega tutti i brani, sarà forse il tuo modo di porgere le canzoni che le rende quasi tue, quasi fossero state scritte da te, certamente un modo di essere assolutamente riconoscibile.

Beh, forse è dovuto anche alla mia voce che è quella che è e, in qualche modo, lega tutto, anche se io non credo mai che la voce sia solo un fatto timbrico. In effetti, il fatto che tu dica che sembrano quasi essere state scritte da me è vero. Prendi, l’ultima canzone del disco ad esempio, “Come la musica” che è stata scritta da Bungaro ed è l’unico pezzo inedito presente nel disco, serviva un brano che fosse scritto italiano perché questo viaggio immaginario ad un certo punto doveva come riportarmi a casa e, ti giuro che quando l’ho sentito per la prima volta sono rimasta fulminata, perché avrei potuto partorirlo io tranquillamente, come se Bungaro mi avesse letto nel pensiero.

In questo disco, inoltre, duetti con alcuni degli autori dei brani.

Sì, c’è il brano greco “Anemos” (“Anime”) che è cantato con Kaiti Garbi, una cantante  molto popolare in Grecia e, in questo caso, l’abbiamo cantata in trio, insieme a Maurizio Lauzi, figlio di Bruno. Poi c’è “Embarcacao”, un brano della polacca Kayah che ha secondo me una voce strepitosa e che in italiano è diventato “Vele al vento” e, per finire, c’è “Folli voli” il brano che dà il titolo al disco, cantato con Ivan Segreto, un cantautore di origini siciliane che io adoro, bravissimo, originale, particolare. In questo caso l’ho chiamato, non conoscendolo, dicendogli che avevo una canzone che era la traduzione di “Falling Slowly”, canzone cantata da Glen Hansard e Markéta Irglovà, ci siamo dati appuntamento e, senza mai esserci visti prima, l’abbiamo cantata insieme alla velocità della luce. Ora stiamo preparando una presentazione alla Feltrinelli di Roma, cui seguiranno altre date presso varie sedi della Feltrinelli. Saremo, ad esempio, il 16 febbraio a Verona  , il 2 marzo a Milano.

Ivan Segreto con Grazia Di Michele


Queste presentazioni come saranno, visto che il disco presenta sonorità particolari e dato che, credo, sarà impossibile ripresentare dal vivo i duetti in esso presenti.

Sarà presentato così, come spesso nascono i brani, cioè al pianoforte o alla chitarra, comunque in forma acustica, saranno eseguiti cinque o sei brani, quelli più adatti, perché difficilmente sarà possibile eseguirli tutti. In ogni caso credo che una canzone, se bella, anche la più energica, la più ricca di arrangiamenti, possa alla fine essere ricondotta  in una forma più semplice, senza perdere il proprio valore, penso ad esempio ad “Anemos”, anche se la fai in versione voce e chitarra sta in piedi comunque.

Tornando un attimo al discorso fatto sui testi, per le traduzioni hai fatto tu il lavoro o ti sei affidata a qualcuno?

Mi sono affidata ad Alberto Zeppieri, per un motivo molto semplice, le lingue da tradurre erano troppe. Alberto ha dovuto tradurre dall’israeliano al capoverdiano al brasiliano, ecc. Lui è proprio esperto in questo, non è solo un traduttore letterario ma è un musicista, quindi riesce a fare benissimo questa operazione che è molto complessa.

Lasciando questo disco che, come detto, ti vede protagonista come interprete, hai in cantiere qualcosa di nuovo a livello di scrittura?

Sì, non ti dico che è pronto ma quasi, un cd scritto a quattro mani con mia sorella Joanna, che si chiama “Ritratti” ed è un disco che parla di storie femminili

Tanto per cambiare …

(ride) No, ma queste sono dei ritratti molto particolari. Abbiamo cominciato a lavorarci quasi in contemporanea con “Folli voli” e sono stata per un po’ di tempo come su due binari, poi “Folli voli” ha preso la sua strada e a questo altro disco continuo a lavoraci finché non sarà pronto.

Vorrei farti una domanda che un po’ una provocazione, visto che s’è parlato così tanto di mondo musicale femminile, se dovessi invece farti scrivere un brano da un cantautore uomo da chi vorresti fartelo scrivere?

Che domandona che mi hai fatto … Accidenti, beh, se fosse italiano, mi piacerebbe fosse Paolo Conte.

Ah, punti in alto ….

(ride) Beh, mi hai fatto tu la domanda, io l’adoro, perché trovo che sia uno che, sia che scriva in maniera ironica sia che non scriva in maniera ironica, abbia comunque una  poesia sottile, delle immagini straordinarie, mi piace moltissimo.

Se, invece, dovessimo allargare il discorso oltre confine?

Beh, andando all’estero mi piacerebbe un brasiliano, Chico Buarque de Hollanda, tu sai che anche lì i cantautori sono poeti.

Ma lì trovi molto poetici più per i testi o per le sonorità?

Per tutte due gli aspetti, mi piace molto la musica brasiliana, poi Chico racconta la vita con una sensibilità unica.

Quindi, restando all’Italia, potresti duettare con Joe Barbieri?

Yess (ride). Ma io ne ho fatti davvero tanti di duetti, con Eugenio Finardi, Cristiano De Andrè, Massimo Ranieri, Tosca, Rossana Casale, Platinette, Randy Crawford e tanti altri. A me piace molto condividere con gli altri l’esperienza della musica, essendo anche musico terapeuta.

Visto che siamo nella settimana del Festival di Sanremo, al di là del discorso fatto sulle presenze o, peggio, non presenze femminili, come ti è sembrato il Festival quest’anno?

Mi sembra che ci siano poche canzoni belle, però ci sono. Mi piace molto la canzone di Ron o meglio di Dalla cantata da Ron, mi piace la canzone di Barbarossa, quella di Bungaro e Pacifico cantata con la Vanoni. Mi piace quella dei Decibel che non piace a nessuno e non so perché …secondo me è scritta e cantata bene.

Forse il fatto di averla dedicata ad un’artista così importante e famoso ha fatto si che la gente pensasse che l’ha fatto per trarne vantaggio, un po’ come è avvenuto con Mirkoeilcane, con la sua canzone sui migranti … non può essere?

Guarda, l’ho pensato, poi però c’è il pop di Metal-Moro in cui cantano un brano sul terrorismo, quindi se fosse vero ciò che dici, che viene punita la strumentalizzazione, credo allora sarebbe grave strumentalizzare anche il terrorismo in una canzone, cosa su cui non concordo assolutamente. In fondo il brano dei Decibel è molto spirituale, intelligente e originale  Non sopporto i brani inutili invece, e ce ne sono…

Dei Volo, che mi dici? Mi pare di aver letto da qualche parte una tua esternazione …

Guarda, hanno fatto questo omaggio a Sergio Endrigo, sembrava una marcia funebre. Non si può fare una romanza di una canzone di Endrigo, non puoi fare un tributo ad uno dei massimi esponenti della canzone d’autore e, invece che entrare tu nel suo mondo, di rispettarne la semplicità la classicità, lo trascini a tutti i costi nel tuo … Poi l’hanno rallentata tanto che quasi mi sono addormentata, non ho parole.




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lunedì, aprile 18, 2016

Pilar sempre più magnifica interprete con “L’amore è dove vivo”

di Fabio Antonelli

Copertina CD "L'amore è dove vivo"

Il 30 ottobre scorso, è uscito “L’amore è dove vivo”, il nuovo album di Pilar, accompagnato anche dal video di “Eternamente” (musica di Bungaro, testo di Pilar e Pino Romanelli), girato da EmbrioNet per la regia di Stanislao Cantono di Ceva, in cui compare lo chef Massimiliano Mariola di Gambero Rosso Channel. “L’amore è dove vivo” è il suo terzo disco dopo l’esordio di “Femminile singolare” e il successivo “Sartoria italiana fuori catalogo”. In questi giorni, è uscito un nuovo video del brano “Il Colore delle Vene” incentrato sulla tematica delle Unioni Civili, di cui Elisabetta Cinà e Serenella Fiasconaro sono sia interpreti sia autrici e produttrici. Da qui è partita la mia intervista.

Vorrei partire, se sei d'accordo, dall'ultima novità discografica che ti riguarda, ossia l'uscita del nuovo video del brano "Il colore delle vene", tratto dal tuo nuovo disco "L'amore è dove vivo" e incentrato sulla tematica delle Unioni Civili. Com'è nata l'idea del video, che vorrei raccontassi brevemente per chi ci legge? Credi davvero che "se l'amore è amore oltrepassa le parole / se l'amore è amore attraversa le paure", come canti nello splendido brano?

Con Elisabetta Cinà ed Elisabetta Fiasconaro della Pathos Concerti, con la quale lavoro, abbiamo commentato pressoché tutti i giorni ciò che è accaduto e che accade in Italia intorno ai diritti civili e alla legge Cirinnà. Elisabetta e Serenella stanno insieme da sette anni, aspettano da sempre la possibilità di poter avere il riconoscimento legale del loro essere famiglia. E' arrivato dunque naturale l'idea di fare un video de “Il colore delle Vene”. L'amore insieme alla curiosità rappresenta il motore del mondo. Nessuno chiede il permesso di amare chicchessia. Due adulti consenzienti si amano e basta. Le parole non servono proprio perché il gesto amoroso è già oltre il ragionamento, l'amore governa con la modalità più efficace che esista: l'esempio.

Hai ragione nel dire che le parole a volte non servono. Se io guardo la copertina del tuo disco, vedo una donna innamorata, ma che soprattutto crede nell'amore e ha voglia di comunicarlo al mondo attraverso le proprie canzoni, è così?

Quella donna è innamorata della vita perché è centrata su di sé, non per egocentrismo ma per maturità, per consapevolezza. La grande conquista, infatti, è che essere spostati sempre sui bisogni dell'altro non è sintomo di generosità ma d’inutile sacrificio, perché se non si è felici con se stessi, non ci può essere un'espressione sana di amore. La musica per me è uno strumento per liberare questa espressione.

Per esprimerlo in questo in questo nuovo album hai collaborato con due grandi artisti, Pierre Ruiz che ne ha curata la produzione esecutiva oltre che scrivere il testo di "En confidence" e con Bungaro, cui si deve non solo la produzione artistica ma le musiche di quasi tutto il disco. Sei stata tu a scegliere loro o viceversa? Com’è nata l'idea di realizzare questo splendido disco?

Con Bungaro collaboriamo dal 2009 circa, abbiamo scritto insieme un disco che poi ho anche in parte prodotto ("Sartoria Italiana Fuori Catalogo"), c'era da un po’ nell'aria l'idea di immaginare un nuovo progetto facendomi vestire più i panni d’interprete che quelli di autrice e con la complicità di alcuni tra gli autori da me preferiti, tutti artisti incredibili. Da Pacifico, a Joe Barbieri, da Mauro Ermanno Giovanardi al genio di Sandro Luporini e poi ho firmato anch’io stessa alcuni brani. E' un progetto molto ambizioso che, insieme alla Esordisco di Pierre (Ruiz) si è potuto concretizzare. Ci siamo scelti a vicenda, abbiamo molti riferimenti comuni, artistici e umani. C'era questa possibilità ed è stata felicemente raccolta.

Pilar - Foto di Paolo Soriani - Napoli

Tra le canzoni scritte da te, voglio citare il brano "Autoctono italiano", che si potrebbe definire di-vino e in cui il testo elenca ben settantatre nomi di vitigni autoctoni italiani, sfruttandone nome assonanza e, permettimi di dirlo, una voce strepitosa. Pilar non solo brava cantautrice ma anche esperta di enologia, varrebbe la pena di organizzare una tournée per cantine, non credi? Come definiresti questa canzone?

Questa canzone è nata da una chiacchierata e poi da una scommessa, quella di scrivere una canzone celebrativa del vino che non fosse retorica e o già sentita, perché il rischio in casi del genere è altissimo e, invece, proprio perché è nata come un "divertissement" è esattamente questo l'effetto che produce: gioco, leggerezza, conoscenza. Il vino è nutrimento, è storia, radice. Un tour nelle cantine? Me lo auguro...!

"Forteresse" è una delle canzoni che amo di più, si cambia totalmente genere, ma questa tua interpretazione di una delle due sole canzoni presenti nel disco che non vedano la presenza di Bungaro (l'autore è Michel Fugain), ha intensità e sensualità da vendere. Da cosa è dettata la scelta di questo stupendo canto d'amore francese?

La scelta di Forteresse è stata dettata semplicemente dall'amore verso la lingua francese che mi accompagna da sempre, del resto cantare in diverse lingue, è una cosa per me naturale e che anche grazie agli studi classici e cameristici è diventata quasi irrinunciabile. Il brano di Michel (Fugain) mi ha colpito da subito, è semplice, diretto, intimo ed epico al tempo stesso. E l'arrangiamento che ne ha fatto Federico Ferrandina, devo dire, ne esalta perfettamente il sapore agrodolce.

Tra gli artisti che hanno scritto per te in questo disco, Joe Barbieri occupa un posto particolare nel mio cuore perché credo che abbia un modo di scrivere delicato, intimo e confidenziale unico, non so se tu sia d'accordo. C'è invece magari qualche altro artista, oltre a quelli che già l'hanno fatto, che desidereresti ti scrivesse una canzone?

Joe è un grande autore, quello che scrive può essere bisturi o piuma e considero "Di Pugno tuo", la canzone che ha scritto per me insieme a Bungaro, un piccolo miracolo. Per quanto riguarda altri desideri di collaborazione ... sarà banale, ma posso dire che questo disco ne ha già esauditi tre o quattro e per adesso mi prendo l'immenso piacere di far vivere queste canzoni, nonché di ricominciare io stessa a scriverne altre.

Pilar - Foto di Paolo Soriani

Da questo punto di vista non ti manca proprio nulla, una voce meravigliosa e una capacità di scrittura invidiabile. Basta ascoltare "Occhi coltelli" per rendersene conto, lì la sensualità e la duttilità della tua voce credo siano fondamentali. In che circostanze è nata questa bella canzone?

Avevo portato a Tony (Bungaro) una decina di testi, alla fine abbiamo scelto questo non solo per il vantaggio di una metrica già assemblata ma anche per la totale assenza di sconti, compromessi stilistici. Ci sto tutta dentro in questa canzone. Non è un caso se poi la musica che ha scritto Tony e l'arrangiamento di Antonio Fresa hanno due caratteristiche che amo molto: libertà e asimmetria (due concetti che spesso coincidono anche in ambito non musicale).

Allora non ho sbagliato a citare proprio questa canzone, ho pensato anch'io ti rappresentasse nella tua molteplicità. Di materiale per i concerti ormai ne hai a disposizione molto, come sta andando il tour? So che il 24 aprile, ad esempio, sarai a Milano nell’importante cornice del Blue Note?

Il 24 aprile saremo al Blue Note a Milano, il 29 a Ivrea, il 6 maggio a Caserta, il 12 a Torino e poi il 19 al Bravo Caffè. Ho una band eccezionale, faremo tanta bella musica.