giovedì, novembre 22, 2012

Intervista a Giorgio Pezzana, direttore artistico di Biella Festival



di Fabio Antonelli

Si è conclusa da circa un mese la 14° edizione di Biella Festival, è tempo di bilanci a freddo, dettati più dal raziocinio che dal cuore, da che parte pende la bilancia di quest’ultima edizione? Si può già pensare a una prossima edizione o magari si rischia la fine, come sta forse accadendo al Premio Tenco, sicuramente il più importante Premio della Canzone d’autore che abbiamo attualmente in Italia?

Spero di non emulare il Premio Tenco, almeno nella sua fase più affannosa. La 14a edizione di Biella Festival, giustamente, deve essere valutata a freddo. Oggi posso dire che si è trattato di un'ottima edizione, non tanto per auto gratificare l'Organizzazione di cui sono a capo, ma in virtù delle tante mail che mi sono arrivate dagli artisti, italiani e stranieri, felici di avere partecipato, a prescindere dalle classifiche. Questo è il vero carburante del festival. E per questo mi sento di dire che avremo una 15a edizione, nonostante le difficoltà che, anno dopo anno, vanno facendosi sempre più pressanti.

Personalmente ritengo che non ci sia per niente una crisi della canzone d’autore in termini di qualità e i nomi usciti da questa 14° edizione, dalla vincitrice Nagaila con “Terra da scoprire” a Francesco Vannini con “Bomboletta spray” e Erika Biavati con “Non mangio la pizza con le mani”, rispettivamente secondo e terzo classificati, sono lì a dimostrarlo. Semmai è in crisi tutto l’indotto della canzone italiana sia essa d’autore sia di consumo, quali pensi possano essere i possibili rimedi a questa involuzione in termini di mercato?

Purtroppo la gente conosce e apprezza soltanto ciò che vede in televisione e in televisione passano in modo pressoché esclusivo gli artisti delle major, “piazzati” nei vari palinsesti a suon di denaro. Naturalmente ciò ha escluso da anni ogni forma di meritocrazia. E questo significa che in Italia e nel mondo c'è tantissima bella musica che non ascolteremo mai. La canzone d'autore è vivissima e le produzioni di qualità non mancano. Noi, come altri festival come il nostro, ne siamo la dimostrazione inconfutabile. Ma qui si parla di nicchie, spazi per appassionati. Mi piace la campagna promossa su Facebook che ha quale obiettivo la raccolta di firme per indurre la Rai a riconoscere maggiori spazi alla musica indipendente. E' una campagna giusta e generosa che però non porterà a nulla, perché le produzioni indipendenti non possono acquistare spazi televisivi e qualora dovessero riuscire a farlo, certamente le major farebbero di tutto affinché questi spazi non siano comunque concessi. I rimedi possibili? Creare ambiti sempre più qualificati in rete, uscendo dall'attuale caos in cui qualunque strimpellatore si autodefinisce artista. Internet non potrà mai scoraggiare del tutto i cialtroni, ma cercare di dare adeguata visibilità e cornice a chi lo merita davvero, credo sia possibile. Poi, proporre le proprie produzioni ai concerti. La vincitrice di Biella Festival 2011, con il cd prodotto dall'Associazione AnniVerdi che promuove Biella Festival, in poche settimane ha venduto centinaia di copie.

Il Biella Festival s’è sempre distinto da altri Festival soprattutto nel cercare di essere dalla parte dei musicisti, dall’iscrizione gratuita a un premio in denaro di 1.000 Euro, mettendo a disposizione del vincitore l’ufficio stampa del Festival, uno Studio Grafico per la realizzazione della copertina del cd da realizzarsi con il sostegno di Biella Festival, una consulenza gratuita di un esperto per la distribuzione online del cd stesso. Insomma s’è sempre contraddistinto per il suo sguardo proiettato al futuro, considerando la vittoria come punto di partenza e non di arrivo di un artista. Non pensi che sia soprattutto questa mancanza di fiducia in un possibile futuro a disincentivare i giovani musicisti, credo che sia ormai pensiero diffuso il chiedersi per quale motivo iscriversi a un Premio, se questo poi non muoverà di una virgola il futuro artistico di nessuno?

Non sono un indovino quindi non posso pronosticare il futuro di nessuno. Di questi tempi poi tutto è ancora più difficile. Però, da Biella Festival sono transitati in pochi anni Nathalie, approdata poi tra i big di Sanremo, Serena Abrami, inserita sempre a Sanremo nella sezione nuove proposte, Margherita Pirri, vincitrice del “Demo Award”, Francesca Pignatelli tra i finalisti di X- Factor. Non solo, anche tra gli ospiti stranieri che da cinque anni calcano il palcoscenico di Biella Festival, proprio quest'anno, la cantante spagnola Shani Ormiston, è stata selezionata tra i finalisti dell'Hollywood Music in Media Awards 2012, Premio per la Musica Indipendente. Con questo voglio dire soltanto due cose: evidentemente le scelte che operiamo vanno nella direzione giusta e a confermarcelo sono altre manifestazioni ove i “nostri” artisti quasi sempre primeggiano e poi, forse, portiamo un po' di fortuna. Credo ce ne sia abbastanza per ritrovare un po' di fiducia, sapendo tra l'altro che Biella Festival è una manifestazione che ai ragazzi non sottopone contratti capestro travestiti da spese di partecipazione o inesistenti opportunità.

Se vi sarà, come mi auguro, una nuova edizione di Biella Festival, ci saranno novità rispetto a quanto visto quest’anno e soprattutto si volgerà ancora a Biella o com’è accaduto proprio con il Tenco, lo vedremo migrare verso altri lidi?
Biella Festival è sinceramente difficile immaginarlo altrove. A meno di cambiarne la denominazione, la qual cosa sarebbe una follia dopo avere impegnato quattordici anni per dare credibilità a un marchio. Qualche novità nella prossima edizione ci sarà sicuramente e potrebbe riguardare il numero dei finalisti. Stiamo pensando di ridurlo, evitando in tal modo le dolorose eliminazioni della prima serata. Attualmente i chiamati a Biella sono venti e dopo la prima serata cinque sono rimandati a casa. E' una regola che provoca talvolta situazioni spiacevoli, che vorrei in qualche modo evitare. E' certo però che per non eliminare più nessuno tra quelli che saranno chiamati a Biella, dovranno evidentemente rimanere in gara solo artisti di altissima qualità.

Niagala - Vincitrice di Biella Festival 2012


mercoledì, ottobre 17, 2012

Recensione CD "italia talìa" di Mario Incudine



Mario Incudine: “italia talìa”
Si canta si balla si ride si piange, cosa si può pretendere di più …

di Fabio Antonelli

“Italia talìa” s’intitola il nuovo disco del prolifico cantautore di Enna, Mario Incudine, anzi per essere precisi s’intitola “italia talìa”, cioè “italia guarda” e penso non sia un caso che il nome che identifica il nostro paese sia scritto con la “i” minuscola, proprio come se Italia non fosse ancora un nome proprio.

D’altronde proprio “Italia tàlia” la canzone che dà il titolo al disco e lo apre, comincia con questi versi “Italia talìa, st’Italia c’aspetta na sula bannera / ne n’capu e ne sutta / Italia talìa / quanti parlati strani / e l’italia ca voli canciari ammiscannu ‘i culuri” e si esprime attraverso sonorità certamente più legate al mondo arabo, che non alle tradizioni sicule, basta dare un’occhiata agli strumenti utilizzati, dal corno tunisino a bendir, darbouka, cangira e riq e, forse non a caso, il brano si chiude con questi versi “Italia talìati appinnuta all’Europa / tra l’Africa e ‘u mari / c’a testa ‘nta negghia e un piedi ‘nto suli”. Questa canzone non è solo il brano che fa da apripista, ma è un po’ la cartina di tornasole di questo disco che è musicalmente un crogiuolo d’influenze tra le più varie e si muove tra momenti di commozione, spasmi d’amore, impegno politico e inviti al risveglio da quel torpore sociale e culturale che ormai non attanaglia solo la Sicilia ma tutto il nostro bel paese. A proposito d’invito al risveglio, proprio qui troviamo versi di aperta denuncia “Italia talìa a sti figghi toi / ca sulu ammazzati addiventanu eroi” o ancora “Italia talìa ti pigghianu a muzzicuni / ti manciunu l’ossa sti quattru cugghiuni” fino al finale “Italia talìa c’è cu parti e cu resta / c’è ancora cu dormi / mentri l’Italia s’è desta”.

Di questa canzone forse ho già detto troppo, non vorrei si pensasse che il disco si esaurisse in un brano si bello e trascinante ma episodio isolato.

Assolutamente no, il disco è invece un susseguirsi di brani molto diversi fra loro sia musicalmente, sia per i temi scelti, per un totale di tredici brani tra cui è difficile individuare eventuali punti deboli e da cui è anche difficile discernere il meglio tra canzoni comunque sempre di alto valore.

Se prendiamo ad esempio la seconda traccia “Forsi chiovi”, ci si può rendere conto di cosa intendevo per varietà musicale e tematica, qui non si parla tanto di condizioni meteorologiche, bensì di stravolgimenti interiori e la causa di ciò? L’amore, che “arriva comu un timpurali e ti scummina ‘a ragiuni” e la musica è instabile quanto l’amore, si passa da melodie mediterranee a sonorità irlandesi con tanto di zampogna a “paru” e flauto di canna.

Che dire allora dell’intima e notturna “Duedinotte”, qui l’andamento ondivago ci permette di riprenderci dai passaggi più commoventi e strazianti, come quando Mario, quasi pregando, canta “Se li stiddi comu ‘na funtana di lu celu  cadissuru ccà / ti ‘ntrizzassi aneddu e curuna / si sapissi comu si fa”. Bella la presenza femminile, rappresentata dalla voce di Anita Vitale.

Parte quindi una musica orientaleggiante, ma non ci si ritrova immersi in un canto mistico, bensì in un canto di protesta “Fiat voluntas Fiat”, un invito a reagire contro la politica sciagurata della Fiat con quel “Avanti Populu senza riscossa, dopu ‘na vita di manciarini l’ossa / ora ccà fora a scavarini a fossa picchi la vita nun è cchiù la stissa”, cui si contrappone il quasi ecclesiale “Fiat voluntas Fiat”. Se anche qui maiuscole e minuscole hanno un loro significato, il Popolo finalmente sembra avere una propria identità “Dopo undici anni di pigghiata ppi fissa / torna lu Popolu alla riscossa” anche se occorre stare attenti perché “a Termini, a Melfi, a Pomiglianu, c’è ancora cu ci joca cuu lu nostru destinu”.

La successiva “Malaerba” è un'altra bella canzone di denuncia del malaffare italiano “Tempu di minchiati a raffica, di programmi a presa rapida / picciutteddi a prezzu di favuri. / Di tiranni democratici e di sucasangu anemici tenuti festi e arregalanu tisori” ma soprattutto dell’indifferenza della gente “Unni ci chiovi sciddica” ossia “Dove ci piove scivola”, un modo di dire che sta a significare “Tutto mi lascia indifferente”.

Con “Lassa e passa” sembra di essere catapultati dentro un qualche villaggio turistico della nostra penisola, perché il brano sembra quasi una danza da ballare spensieratamente durante le vacanze estive, ma se si ascoltano bene le parole del testo, ci si accorge subito che c’è poco da ridere e divertirsi. Dietro all’ironia del pezzo, garantita anche dalla presenza, anche in veste di autore, di Nino Frassica, c’è ancora una volta la denuncia di tanto malcostume “il ponte sullo stretto (lassa) che bellu stu progettu (passa) le mani nel cassetto le ha messe l’architetto” o ancora “andare all’ospedale (lassa) fussi cosa normali (passa) ma si mittissi ‘nfila a chiamamu n’to trimila”.

Dopo tanto ritmo da ballare è il momento di tirare un po’ il freno, “Cammina e curri” introdotta dal clarinetto di Antonio Putzu e sorretta dal pianoforte di Antonio Vasta, è una bella riflessione sulle difficoltà di vivere in questa società perché “ca l’omu nun è fattu ppi li cieli e Icaru pi lu spinnu di vulari / squaggiò i so ali e sulu iu a muriri” e perché “ca a storia nun si scrivi ccu la pinna e arreti a ogni petra c’è lu sangu du cu ha passatu prima ‘nta stù ‘nfernu”.

Come si diceva, le influenze musicali si intrecciano fra loro anche all’interno di una stessa canzone e, in “I passi di dumani”, tra fresche sonorità mediterranee riconosciamo a tratti anche rimandi ispanici e lo sguardo di Mario questa volta si posa sui passi della gente, quasi che le persone si potessero riconoscere dai passi, mi ha fatto venire in mente il film Bianca di Nanni Moretti.

Splendida è “Duminica matina”, storia dolente di chi ha avuto il coraggio di denunciare chi pensa “ammazzamuli a unu a unu, pp’ammaisciari l’autri”, tra ricordi di bambino di peccati di certi peccati mai confessati “Ricordu di carusu quannu mi iva a cunfissari c’era sempri quarci cosa, ca un arrinisceva a diri”, ma nell’adulto c’è una presa di coscienza, magari impulsiva, ma c’è “ e senza ragiunari, mi misi a fari nomi e a dirti tutto chiddu ca un si puteva diri” con le relative conseguenze “Persi tutti li sonni, ma nun persi la dignità. / Persi la mia famiglia, ma un persi la libertà” fino alla finale invocazione “Un mi lassati sulu P’un mòriri daveru / ca ccu li spaddi ‘o muru un si vidi lu celu”.

Commovente, fino alle lacrime, è la successiva “Escuse muà pur mon franzé”, si intuisce sin dal titolo che si tratta di una lettera di un emigrante scritta in un francese a dir poco maccheronico, ma attenzione perché non c’è nulla da ridere già, perché in questa lettera c’è il racconto di un sopravvissuto alla tragedia di Marcinelle e della sua vergogna per essere l’unico fra tanti ad essersi salvato, mentre tutti gli altri no non ne sono usciti, quindi “Escuse muà, mi nni scappai ppi lu gran scantu e la virgogna ca di triccentu Diu mi salvau”.

“Salina” è una canzone che era già presente nel disco “Anime Migranti” e che rappresenta bene lo spirito di chi si avventura per mare, con quel ritornello che recita “S’ un pozzu iri avanti un mi mannari arreri lassatimi ammenz’o mari” e che penso sia il pensiero di tanti migranti che abbandonano la propria terra in cerca di possibile futuro.

“Li culura” è pura poesia o per lo meno ci conduce verso una visione poetica della vita, sin dai primi passi sottolineati da una splendida chitarra slide fino ai versi conclusivi “Lu sugnu ‘u malatu e tu ‘a malattia / tu si lu passu e iu sugnu la via / iu sugnu ‘u poeta e tu ‘a puisia / iu lu parrinu e tu l’Avi Maria”, proprio prima della chiusura con tanto di zampogna a “paru”.

Chiude il disco “Notti di stranizza”, introdotto dalle note suadenti di una fisarmonica, intrecciate al crescente tintinnare di un tamburello, poi è una vera e propria esplosione di ritmo e di passionalità, preludio di una notte d’amore e di carnalità, che per una volta cerca di sfuggire alle regole “Levati ‘i scarpi susiti ‘a gonna / prega la luna prega ‘a Madonna / Ca perdona la carni di ccu voli piccari / è l’ultima notti di tentazioni l’ultima notti pi fari l’amuri”.

La musica è finita ed è giunto il tempo di fare bilanci e, scusatemi il gioco di parole, l’ago della bilancia pende tutto a favore di questo nuovo album di Mario Incudine per la sua voglia di raccontare e denunciare apertamente i mali che affliggono non solo la sua amata/odiata Sicilia, di parlare schiettamente di sociale, di svegliare coscienze intorpidite dall’immobilismo e dalla rassegnazione, il tutto senza mai annoiare, cercando di mescolare con abilità innovazione e tradizione, legame musicale con il territorio a influenze provenienti da culture lontane.

Con “italia talìa” Mario Incudine riesce a far commuovere, divertire, persino ballare con energia, cosa si potrebbe chiedere di più a quelle che, come magari avrebbe potuto dire Bennato, in fondo “sono solo canzonette”?



















Mario Incudine
italia talìa

UNIVERSAL MUSIC - 2012

Acquistabile presso i migliori negozi di dischi e qui: http://www.marioincudine.info

Tracklist
01. Italia talìa
02. Forsi chiovi
03. Duedinotte
04. FIAT voluntas FIAT
05. Malaerba
06. Lassa e passa
07. Camina e curri
08. I passi di dumani
09. Duminica matina
10. Escuse muà pur mon franzé
11. Salina
12. Li culura
13. Notti di stranizza

Crediti
Mario Incudine: voce, mandola (5), saz baglama (6), tzouras (8), chitarre acustiche (9), mandolino (11), mandoloncello (11), chitarra acustica (12)
Anita Vitale: voce (1, 3, 5, 11, 13), cori (1, 13)
Faisal Taher: voce (1, 13)
Placido Salamone: ukulele (1), chitarre elettriche (2, 4, 6, 9, 12, 13), chitarre acustiche (2, 6, 8, 11, 13), chitarra slide (12)
Antonio Vasta: fisarmonica (1, 2, 3, 4, 5, 6, 8, 10, 11, 13), zampogna a”paru” (2, 6, 11, 12), cori (6), pianoforte (7), organetto diatonico (9)
Antonio Putzu: sax soprano (1, 6, 9), corno tunisino (1), flauto tunisino (2), flauto dolce contralto (2), clarinetto (3, 5, 6, 7, 8, 11, 13), flauto di canna (4, 6, 8, 12), duduk (4, 13), marranzano (5, 6), flauto irlandese (9)
Riccardo Laganà: bendir (1, 4), darbouka (1, 11), cangira (1, 4), riq (1, 4, 5, 6, 9, 11, 12), tamorra (2), daf (5, 12), tamburello (6, 8, 11, 12, 13), dumbek (6, 8), tamburo muto (11)
Pietro Vasile: 1° violino (1, 4, 7, 10), violino (2)
Vincenzo Di Silvestro: 2° violino (1, 4, 7, 10)
Maurizio Longo: viola (1, 4, 7, 10)
Joanna Pawlic: violoncello (1, 4, 7, 10)
Emanuele Rinella: batteria (1, 2, 4, 5, 6, 8, 9, 11, 12, 13)
Pino Ricosta: basso elettrico (1, 2, 4, 5, 6, 8, 9, 11, 12, 13)
Massimo Germini: bouzouki (2, 4, 5, 8, 10, 11), ukulele (5, 10), chitarra classica (8)
Franco Barbarino: mandola (2, 11), laud (9), oud (11), banjo (12)
Mario Saroglia: melodica (2), pianoforte (3, 5, 10), campane (5), cori (6, 9, 11, 12, 13), scrittura e direzione archi (7, 10), chitarra classica (13), tastiere (13)
Tony Canto: chitarra classica (3)
Giovanni Arena: contrabbasso (3, 7, 10)
Giorgio Rizzo: cajon (3)
Simona Sciacca: voce (4, 6)
The Accappela Swingers: cori (4, 6, 9, 11, 12, 13)
Mariangela Vacanti: cori (4, 6, 9, 11, 12, 13)
Francesca Incudine: cori (4, 6, 9, 11, 12, 13)
Ketty Ragno: cori (4, 6, 9, 11, 12, 13)
Nino Frassica: voce (6)
Daniele Zappalà: tromba (10)

Produzione esecutiva: Arturo Morano per Art Show Records
Produzione artistica: Mario Saroglia e Kaballà
Direzione artistica e musicale, arrangiamenti, pre-produzione e programmazione: Mario Saroglia negli Studi Omnia Beat di Milano
Edizoni musicali: Omnia Beat – Emi Publishing

Registrato e mixato da Vincenzo Cavalli al Sonoria studio recording di Scordia (CT)
Assistente: Lorenzo Mangano
Masterizzaro da Roberto Barillari negli studi Fonoprint di Bologna
Assistente: Roberto Bartilucci
Coordinamento: Davide Monforte, Virginia Colonna

Traduzione testi in italiano: Paolo Merlini   

Sito ufficiale di Mario Incudine: www.marioincudine.info


giovedì, settembre 13, 2012

Aspettando il Tenco 2012

di Fabio Antonelli





Settembre è tempo di vendemmia, si raccolgono i frutti di un’intera stagione vinicola, ma anche “Settembre è il mese del ripensamento …” cantava Guccini nella sua “Canzone dei dodici mesi” e, estrapolato da quel contesto, il verso calza a pennello con l’attività di ascolti e riascolti di dischi in vista del voto per l’assegnazione delle Targhe Tenco.

Si sa che non è mai compito facile cercare di trarre il meglio da una vasta produzione di dischi che, per quanto riguarda il Premio Tenco, copre l’arco temporale che va dal 1.8.2011 al 31.7.2012, c’è sempre il rischio di dimenticarsi di qualche ascolto meritevole.

Non mi dilungherei quindi oltre in preamboli e affronterei subito la Targa più importante quella del Migliore album dell’anno.

Targa Tenco Migliore album dell’anno

Scelta più che mai ardua direi quest’anno e non per penuria di opere meritevoli, semmai per abbondanza e questo non è certo un cattivo segno, partendo dai dischi usciti nel 2011, direi che merita ancora attenzione Vitamia il nuovo disco di Gianmaria Testa, senza dubbio meno coeso del precedente, si attesta comunque su un livello molto alto, presenta alcune chicche già entrate a buon titolo fra la sua produzione migliore.

Tra le novità più interessanti in assoluto, citerei il fresco progetto TrE che vede protagonisti in un ipotetico triangolo la brava Giua, un veterano come Armando Corsi e il loro amore per la musica, ironia, leggerezza ed eleganza sono le cifre stilistiche di questo magnifico lavoro.

Più che una conferma è Respiro il nuovo disco di Joe Barbieri, come il respiro impalpabile ma necessario, direi “vitale”, c’è poi eleganza, un amore viscerale per la musica, un tono confidenziale come non mai. Da ascoltare in intimità per apprezzarne ogni minima sfumatura.

C’è poi il ritorno del Fabularasa, il gruppo pugliese con D’amore e di marea vola alto, molto alto, nel disco ci sono autentiche perle musicali ma ho come la sensazione che il loro disco d’esordio fosse meno pensato e ripensato e, forse proprio per questo, più immediato. A differenza di altri dischi probabilmente necessita forse di più ascolti. Riascoltiamo.

Un outsider, che mi ha lasciato esterrefatto per la bellezza cristallina del suo nuovo disco Generi di conforto, è il milanese Folco Orselli, per anni accomunato a Vinicio Capossela (nel solito gioco dei rimandi tutto italiano) che questa volta si è voluto regalare un disco con tanto di orchestra e il risultato si sente. Atmosfere segnate da jazz, blues e, testi ispirati e … la sua splendida voce.

Voce? Beh allora come si fa a non citare Zibba, io dico sempre che con quella voce potrebbe cantare anche l’elenco telefonico, ma Zibba va oltre la sua voce, con quella sua scrittura densa ma capace di mirare dritta al cuore di ognuno, il suo disco Come i passi sulla neve è opera più che meritevole.

Altrettanto meritevole è il nuovo disco di Pippo Pollina intitolato Süden, certo è un disco un po’ particolare, essendo nato dalla forte amicizia che unisce Pippo a Werner Schmidbauer e Martin Kälberer, due musicisti bavaresi. Le canzoni sono quindi parte in italiano e parte in tedesco, però le difficoltà linguiste sono abbattute dalla bellezza delle melodie e dall’universalità dei valori cantati nel disco, dedicato a ogni sud del mondo.

In chiusura, ma non certo in ordine di valore, un altro disco che è più che una conferma di un ottimo artista, mi riferisco a Ennio Rega che con Arrivederci Italia ha sfornato un gran bel disco, un titolo che la dice lunga sulla sua originalissima visione del nostro tarlato mondo italico. Ironico, sarcastico, pungente, da ascoltare con attenzione.

Le donne? Tre su tutte.

Una è Fiorella Mannoia che, finalmente, con Sud (ma toh, lo stesso titolo del disco di Pollina e in fondo lo stesso tema) ha deciso di scriversi da sola le canzoni e direi con ottimi risultati, una via da continuare a percorrere con fiducia, molto bello anche dal punto di vista musicale.

Poi c’è Pilar, voce meravigliosa ma anche abile scrittrice dei propri testi (le musiche sono di Bungaro tranne una canzone musicata da Tony Canto), muovendosi tra italiano, francese e spagnolo dona pure emozioni. Sartoria italiana fuori catalogo è un disco che per il suo stile tra retrò e classicismo potrebbe varcare senza problemi i confini dell’Italia.

Come non citare poi una giovane come Micol Martinez, penso che il suo La testa dentro oltre ad essere una conferma di quanto mostrato con il suo disco d’esordio dimostri che la cantautrice milanese abbia le idee molto chiare e sappia proporre un linguaggio musicale originale e direi inconsueto nel panorama musicale italiano, provare ad ascoltare per credere.

Targa Tenco Migliore Opera prima

Quest’anno mi trovo a segnalare ben pochi dischi e mi sono chiesto se ciò sia dovuto al fatto che la messe sia stata meno abbondante degli altri anni, se ho prestato meno attenzione alle novità o se incida sempre più il fatto che le nuove proposte siano spesso poco e mal distribuite.

Passando ai nomi estrarrei dal cilindro un’autentica sorpresa, il giovane Giacomo Lariccia, romano ma emigrato a Bruxelles e che, senza soldi, è riuscito a farsi produrre da un centinaio di amici, in una sorta di microazionariato, il suo bel disco d’esordio Colpo di sole, un sapiente mix di mediterraneità, freschezza e impegno.

Un’altra novità m’è giunta dall’estremo nordest, si tratta della friulana Elsa Martin che con vERsO ha voluto “giocare” sin dal titolo che, partendo dalla parola giunge al senso della propria storia (ERO), continuando poi a mescolare ancor le proprie carte da gioco, attingendo da versi della tradizione, scrivendo testi propri sia in italiano sia in friulano, insomma un rompicapo che l’ha portata a essere inserita in questa categoria anziché in quella dialettale, ma che importa se il disco vale?

Un’altra voce femminile, piena di grazia, mi ha colpito sin dal primo ascolto, mi riferisco a Roberta Barabino e il suo Magot, un disco all’insegna della delicatezza, virtù sempre più rara ai giorni nostri. E’ un disco da ascoltare lontani dal rumore di fondo che ci circonda, allora libererà tutta la sua bellezza.

Tra le novità non posso non citare Andrea Belmonte e Valentina Pira, compagni nella vita e artisticamente con il nome di Le canzoni da marciapiede, con il loro Al pranzo di nozze hanno creato una magnifica metafora del nostro vivere oggi, opera sospesa tra cabaret e burlesque, con un po’ di Bertolt Brecht e un po’ di Édith Piaf, con tanto Andrea e Valentina. Da gustare seduti, come a un pranzo.

Non tralascerei neppure l’esordio discografico di Roberta Di Mario con il suo Tra il tempo e la distanza, ottima pianista, dotata di una voce molto interessante quasi magnetica, ha saputo creare una mistura di canzone d’autore, raffinato pop e intrigante jazz. Il disco si lascia apprezzare da subito ma non è segno di banalità, non ci credete? Ascoltatelo.

Targa Tenco Migliore Opera in dialetto

Anche questa categoria trovo sia stata piuttosto avara di produzioni o, solito discorso, non mi è giunta voce, forse è subentrata la pigrizia mia nel non andare a scovare dischi in giro per l’Italia, mah vediamo cosa ho trovato.

Italia talìa è il nuovo disco di Mario Incudine, funambolico e iper attivo musicista siciliano, è un fervido invito a guardare i mali di questa Italia, un invito al risveglio e all’impegno rivolto non solo alle coscienze di tanti giovani siciliani, ma alle coscienze di tutti gli italiani, musicalmente è spumeggiante, ricco d’influenze che vanno dal mediterraneo occidentale ai Balcani, fino al Medio Oriente. Piacevolissimo.

La mia seconda segnalazione è riservata a un altro disco cantato in siciliano (dovrò trasferirmi lì?), si tratta di C'era cu c'era a firma I Lautari, un gruppo che partendo dalla musica popolare tradizionale reinventa un proprio originalissimo mondo musicale, a tratti trascinate, a tratti commovente fino allo spasimo, i testi sono attualissimi come quelli del disco di Incudine e dietro quest’ottima produzione troviamo un nome che è una garanzia, Carmen Consoli che per altro canta in prima persona in una traccia del disco.

Targa Tenco Migliore Interprete

Solitamente qui mi trovavo spiazzato, non particolarmente amante del genere ho sempre fatto fatica a trovare i nomi da inserire nella rosa dei candidati alla Targa per interprete, invece …

Invece, mi trovo davanti ad un nugolo di ottime proposte che hanno saputo risvegliare l’attenzione spesso sopita nei confronti di chi interpreta canzoni non proprie da parte del sottoscritto.

Partirei, in ordine rigorosamente casuale, con il disco Di fame, denaro, passioni di Umberto Sangiovanni e la Daunia Orchestra dedicato ad alcuni testi immortali del cantautore e poeta pugliese Matteo Salvatore, disco raffinatissimo in cui le liriche di salvatore si stagliano su una scrittura musicale jazz di primissima qualità.



Totalmente diverso per sonorità, intrise questa volta di folk americano, per certi versi immenso, per comprenderne la portata basterebbe guardare la scaletta dei brani scelti da Massimo Priviero e il violinista Michele Gazich per il loro personalissimo omaggio a quelli che sono stati gli amori giovanili di entrambi e di tanti, ma tanti cultori del folk d’oltre oceano, il progetto s’intitola Folkrock e contiene brani di Bob Dylan, Van Morrison, Bruce Springsteen, Neil Young, ecc..
Passiamo all’universo femminile, anche qui le offerte di valore non mancano.

C’è il nuovo disco di Claudia Pastorino, registrato dal vivo durante una tournée durata quasi due anni e dedicata al maestro del tango argentino Astor Piazzolla in occasione del ventennale dalla sua scomparsa, Tango che ho visto ballare … è un sincero atto d’amore verso la poetica di quest’artista argentino, tanto che per facilitarne l’accesso all'ascoltatore, è pressoché interamente cantato in italiano, da una delle più belle voci della canzone di qualità italiana.

Altrettanto bella è la voce di Giuliana Bergamaschi, veronese, forse il nome ai più dirà poco o nulla ma è stata colei che ha dato voce a uno dei più ispirati progetti del cantautore, anch’egli veronese, Marco Ongaro, mi riferisco al suo Shakespeariana. Giuliana ha voluto questa volta prestare la sua voce e soprattutto le sue doti interpretative, a una manciata di cantautori veronesi tra i quali spiccano il nome di Massimo Bubola e ancora Ongaro. Il disco s’intitola Il cielo d'Irlanda è di Verona, come darle torto.

C’è un’altra cantante donna che è tornata all’opera ripartendo da un progetto che è uno scarto notevolissimo rispetto al suo passato dance, mi riferisco a Lu Colombo che ha voluto affrontare un grande poeta della canzone come Joaquin Sabina, il disco anche qui cantato in italiano per lo stesso motivo di quello della Pastorino, s’intitola Molto più di un buon motivo e c’è davvero molto più di un buon motivo per ascoltare la sua interpretazione.

Infine, per concludere, un gruppo. Un gruppo? Si, trattasi di I Luf originari della Valcamonica, il cui leader Dario Canossi per anni è stato accostato, a volte in maniera negativa, a Francesco Guccini (per altro suo grande amore giovanile) quasi ne avesse volontariamente plagiato la voce. Stanco di sentirsi accostare al maestrone, Dario s’è detto “perché non osare un disco in cui I Luf cantino le canzoni di Guccini?”. I Luf cantano Guccini è un gran disco che sa tanto di Guccini, ma che è altrettanto pregno delle sonorità care a I Luf. Pregevolissimo. 

mercoledì, settembre 05, 2012

Intervista a Gerardo Tarallo (Direttore Artistico) intorno al Premio Sergio Endrigo



di Fabio Antonelli

COMUNICATO 
Gli Organizzatori del Premio Sergio Endrigo 2012, preso atto delle difficoltà logistiche e organizzative conclamate da una miope e totale assenza di partners, collaboratori e/o sponsors, rendono noto con grande rammarico che l'edizione 2012 del Premio non potrà in alcun modo essere realizzata. 
Pertanto il presente comunicato annulla i precedenti e invalida il Regolamento Generale del Premio, pubblicato sul sito www.premiosergioendrigo.it 
Gli Organizzatori nel chiedere scusa di quanto sopra si augurano di poter riprendere e realizzare il progetto in futuro.

A seguito delle pesanti critiche mosse da Claudia Endrigo figlia di Sergio Endrigo e Presidente della Giuria del Premio intitolato al padre, nei confronti sia della Media Association Service (la società che ha prodotto e curato il Premio) sia del Direttore Artistico Gerardo Tarallo, ho pensato fosse giusto intervistare anche Gerardo per sentire cosa ha da replicare.                                    

Enrico Ruggeri con Gerardo Tarallo
Gerardo, partirei se sei d’accordo, dalla stessa domanda che ho posto in precedenza a Claudia Endrigo, com’è nata l’idea di realizzare la prima e per ora unica edizione del Premio Sergio Endrigo che c’è stata al Teatro Smeraldo di Milano nei giorni 3 e 4 ottobre del 2011?

L'idea del Premio Endrigo è nata a Milano tra me e Massimo Monti Presidente della Musicisti Associati Produzioni nonché Produttore della M.A.S.. Pertanto l'idea è solo e soltanto nostra! Io personalmente contattai nel marzo 2009 la Sig.ra Endrigo  e le parlai di questo nostro progetto. Le proposi di incontrarci per esporle la nostra idea e lei nel mese di settembre venne a Milano per concretizzare l'accordo. I rapporti erano cordiali al punto che mi confidò il suo grande desiderio di voler realizzare un CD con dieci brani di suo padre e io, trovando la cosa molto nobile, mi resi disponibile a realizzarlo. Era talmente entusiasta che mi mandò subito i brani che voleva interpretare ed io cominciai addirittura a  scrivere anche un paio di bozze di arrangiamenti. Poi  nel tempo le cose sono cambiat ...

Una delle prime critiche mosse dalla figlia di Sergio è però proprio legata alla scelta del Teatro Smeraldo, nell’intervista Claudia ha affermato che la scelta iniziale era in realtà un’altra e che ha appreso di questa variazione solo dalle pagine di Facebook, com’è che si è arrivati al Teatro Smeraldo (per altro un ottimo teatro?)

L'idea prima nostra era quella di realizzare l'evento al Teatro Dal Verme gestito dalla Provincia e dal Comune di Milano. Dal dicembre 2010 al marzo 2011 però restammo in balìa di politici, assessori e quant'altro che, dopo mille assicurazioni e promesse, litigando tra loro, non  riuscirono a darci la disponibilità del Teatro. A fine marzo allora optammo per il Teatro Smeraldo (tempio milanese della musica d'autore). Il Patron Gian Mario Longoni accettò subito con entusiasmo di ospitare la nostra iniziativa. Io personalmente inviai immediatamente alla Sig.ra Endrigo tutto il carteggio intercorso con i vari Assessorati per dimostrarle il perché del cambio del Teatro, ma non è bastato a spegnere la polemica.

Dalle parole di Claudia Endrigo sembrerebbe che il problema più grosso a livello organizzativo sia stato l’incomunicabilità, è vero che l’avete lasciata all’oscuro delle scelte artistiche e tecniche consegnandole, di fatto, un prodotto bello ma blindato?

Io non credo che la M.A.S. abbia confezionato un prodotto blindato: la Sig.ra Endrigo ci aveva dato mandato di realizzare l'evento e noi l'abbiamo realizzato come facciamo sempre e continueremo a fare: con le nostre forze, il nostro team affiatato e le nostre idee. La Direzione Artistica  mi  venne affidata (con ampi poteri) dal Produttore Massimo Monti ed io ho portato fino in fondo il mio lavoro, seguendo l'Orchestra e le prove, correggendo gli arrangiamenti, facendo da tramite con i concorrenti, scegliendo gli ospiti, suggerendo una tonalità anziché un'altra, riunendo per ben tre volte la Commissione d'Ascolto: tutto secondo esperienza e serietà professionale, comunicando di volta in volta alla Sig.ra Endrigo il progredire degli eventi, ricevendo però sempre risposte di malcontento (riuscì a contestare anche la scelta di Massimo Cotto come conduttore e a dare il veto su un paio di grossi nomi di ospiti). Spesso mi ha dato del megalomane ma  io nonostante il suo parere da oltre 35 anni continuo a fare il musicista.

Da spettatore posso dire di aver assistito a un doppio spettacolo di ottimo livello, già la presenza di un’orchestra di tale levatura, in un Premio legato alla canzone d’autore e destinato a giovani emergenti più che una rarità è un evento eccezionale, i concorrenti sono stati di buon livello, gli ospiti di valore e molto professionali, ricordo in proposito ancora e, con una certa emozione, l’improvvisata partecipazione del maestro Renato Sellani che, presente tra il pubblico non s’è certo tirato indietro, quando è stato invitato a salire sul palco e, ha voluto rendere un toccante omaggio a Sergio Endrigo. Tuttavia è doveroso ammettere che il pubblico delle grandi occasioni è mancato, colpa della mancanza di un ufficio stampa e dei pochi manifesti stampati e distribuiti nel capoluogo lombardo, come ha affermato la figlia di Endrigo?

Io non capisco con quali argomenti la Sig.ra Endrigo possa affermare che ci saremmo avventurati in un evento così importante senza l'appoggio di un Ufficio Stampa: chiarisco una volta per tutte che il Premio Sergio Endrigo 2011 è stato promozionato dall'Ufficio Stampa del Teatro Smeraldo, uno dei più importanti e potenti d'Italia e da Ticket One (altro colosso pubblicitario). La storia metropolitana dei 500 manifesti è una barzelletta che si è inventata, ma non fa ridere, anzi fa pensare!! D'altronde per noi parla tutta la rassegna stampa del Premio. Se infine non c'è stato l'afflusso di pubblico che lei si aspettava, l'esperienza mi insegna che un evento del genere ha bisogno di tempo per acquisire consensi e non può esplodere al primo anno di vita. Ma lei queste cose non le sa!

Sempre su Facebook, era stato creato un gruppo dedicato al Premio Sergio Endrigo del quale ora non v’è più traccia, un’altra critica di Claudia è stata quella di una scarsa democraticità all’interno di questo gruppo, pare che l’amministratore del gruppo, non so se eri tu, abbia cancellato commenti critici verso l’operato della direzione artistica del Premio, cosa c’è di vero?

La pagina “Premio Sergio Endrigo” su FB  era stata una mia idea ma non l'ho gestita direttamente. La scarsa democraticità di cui si parla è stata piuttosto una manifestazione di profondo rispetto verso l'Artista che rappresentava: i commenti non erano tali, bensì insulti e minacce da parte di quattro o cinque autori maleducati non ammessi al Premio ai quali si accodò subito la Sig.ra Endrigo (senza alcuna cognizione di causa) minacciando azioni legali contro di noi (avevamo in pratica una nemica in casa). Qualsiasi logica umana a questo punto suggeriva di cancellare quegli improperi volgari e di cattivo gusto  per preservare il nome del Premio. La pagina poi è stata cancellata lo scorso agosto perché non aveva più senso di esistere ed anche perché  la sua chiusura è stata  chiesta più volte con toni poco educati e sereni  dalla stessa Sig.ra Endrigo.

Sono state mosse critiche anche al fatto che i brani di Endrigo affidati ai concorrenti siano stati “imposti” anziché fatti scegliere tra la vasta produzione di Sergio, io non penso che la tua sia stata una scelta fatta a caso, cosa ti ha spinto a preferire questo tipo di linea?

La scelta dei brani di Endrigo da affidare ai concorrenti non è stata una lotteria, ma una scelta accurata dettata da molti fattori: in primis la popolarità dei brani, perché allo spettatore non puoi offrire 12 brani inediti accoppiati ad altrettanti brani di Endrigo poco conosciuti:  rischi di appesantire lo spettacolo ed io dovevo badare a non cadere in quell'errore. I brani sono stati comunque scelti con logica da musicista in base all'estensione vocale, alla capacità interpretativa e alla timbrica di ogni singolo concorrente. Le canzoni non sono state imposte ma affidate per aggiungere  un “esame” in più ai cantanti in concorso che, comunque hanno accettato tutti con entusiasmo il brano loro affidato.

Un’altra accusa mossa da Claudia riguarda che l’Organizzazione avrebbe dovuto realizzare un CD contenente le canzoni partecipanti inedite e del repertorio di Sergio e che, una percentuale sulle vendite, sarebbe stata devoluta alla gemellata onlus Save The Children, quanto scritto nell’Art. 16 del Regolamento è avvenuto?

Il CD del Premio Endrigo 2011 ha avuto tempi lunghi nel lavoro di post-produzione, ma sarà portato a termine e sarà pubblicato quando le esigenze di mercato ce lo permetteranno, soprattutto nel rispetto di quanto promesso a SAVE THE CHILDREN nostro partner da oltre dieci anni di tante altre manifestazioni da noi realizzate.

Chiuso il capitolo prima edizione, ufficialmente nel sito dedicato al Premio, è detto che la seconda edizione del Premio Sergio Endrigo non potrà prendere vita sostanzialmente a causa di problemi logistici, di mancanza di partners, collaboratori e sponsors, ma è tutto?

I problemi  elencati sono autentici e veri: la M.A.S. non può accollarsi ancora una volta da sola un'altra edizione senza sponsor o partners. C'è poi la delusione di aver lavorato sodo per raccogliere offese e minacce da parte di chi al contrario avrebbe dovuto essere dalla nostra parte. E' necessario sottolineare che la Si.gra Endrigo non volle presenziare la Conferenza Stampa e che il giorno precedente la prima serata dell'evento minacciò pubblicamente su FB di bloccare tramite i suoi legali le serate e tutto il nostro lavoro, lasciando ai lettori la libertà di pensare a noi come dei comuni delinquenti. Credo che tutto abbia un limite!!

Prima di congedarti vorrei porti un’ultima domanda sulla prima edizione, alla quale ho assistito da semplice spettatore, però alla fine della semifinale mi sono posto questa domanda che ora giro a te, ha un senso che Il Premio al Miglior Testo, scelto e assegnato dal M.E.I. nel corso della prima serata (semifinale) sia andato a Guido Politi con la sua canzone “Madam” ma che Guido non sia neppure approdato alla serata finale? I casi sono due o la musica di “Madam” era così scarsa da inficiare il valore complessivo della canzone stessa oppure nel lavoro svolto dalla giuria, qualcosa di opinabile ci possa essere, non credi?

Io non so perché la Giuria ha deciso in tal senso ma me ne sono ben guardato dal chiederlo per rispetto a tutti i componenti. So solo che la canzone “Madam” di Politi era a mio parere tra le più belle del concorso e meritava altro destino. Ma i giudizi sono soggettivi e io li rispetto. Concludo infine col ringraziarti per questa intervista che mi ha permesso di precisare molte cose sul Premio Sergio Endrigo 2011 e tengo a sottolineare che tutto quanto da me dichiarato è pienamente condiviso dalla Società per la quale opero: ho parlato quindi anche a nome di tutto lo staff.
Grazie ancora Fabio e buon lavoro!!



Sito ufficiale del premio: www.premiosergioendrigo.it



Gerardo Tarallo - biografia
Autore, compositore, arrangiatore, direttore d'orchestra. Allievo a Napoli del grande MARIO GANGI dal 1964 al 1970, ha studiato chitarra e armonia.  Nel 1970 è a Roma music-maker nel giro di Stelvio Cipriani, Elvio Monti e del cantautore Piero Ciampi.  Nel 1971 si trasferisce a Milano dove diventa ben presto il pupillo di musicisti del calibro di Tony De Vita, Marcello Minerbi e Pino Calvi. Nel 1972 un suo brano rappresenta l'Italia al Festival  Europeo di Lisbona e gira il mondo con ben 5 versioni. Arrangiatore e autore di molti altri brani di successo ha collaborato con svariati personaggi di rilievo. E' Direttore Artistico del Bimbofestival dal 1988. Dal 1992 al 2000 ha diretto artisticamente la Peter Pan Production, dal 2000 al 2003 è stato Direttore Artistico del Martesana Rock. E' stato inoltre consulente artistico e Autore della Durium, della Panarecord , della Start e membro della Giuria di Sanremo Giovani. Nel 2011 ha diretto artisticamente la prima edizione del Premio Sergio Endrigo. Dal 2004 è Direttore Artistico della label  milanese Musicisti Associati Produzioni.