di Fabio Antonelli
Avincola è un cantautore
romano che, personalmente, conosco sin dal suo primo ep “Il giullare e altre
storie” (Autoprodotto, 2009). Il suo percorso musicale negli anni è passato
dalla canzone impegnata, ispirata alle atmosfere cantautorali di Francesco
Guccini per approdare ad una poetica basata sulla quotidianità, sui giochi di
parole, sull’ironia, poetica molto vicina al mondo Panella-Battisti. Accanto a
questa evoluzione c’è stata anche la scrittura di un libro di grande successo
su Enzo Carella dal titolo “Enzo Carella - Dolce tu per tu” (2025) cui è
seguito, in maniera del tutto naturale il disco “Avincola canta Carella
(Autoprodotto, 2025) che gli ha fruttato la vittoria della Targa Tenco 2026
migliore Album di Interprete.
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| Foto di Raffaella Vismara |
Partirei, se tu fossi
d’accordo, da una mia considerazione personale, ossia che tu caro Avincola,
cantautore romano. hai una predilezione per i cantautori romani diciamo un
po' “sfigati”, quelli che avrebbero meritato molto più riscontro di quello effettivamente
ricevuto quando erano ancora in vita. Nel 2013 realizzasti il documentario L'ultimo
Romano su Stefano Rosso e lo scorso anno hai pubblicato il disco Avincola
canta Carella, con il quale ti sei aggiudicato la Targa Tenco migliore Interprete
2026. Io non credo sia una casualità ma ci sia dietro, prima di tutto un amore
per ciò che nasce dalla propria città e poi, il tentativo di togliere
la polvere da artisti che con la loro scrittura musicale hanno saputo
cogliere al meglio il proprio tempo, anzi forse sono addirittura fuori dal
tempo, nati eterni. Sei d'accordo?
Non parlerei di
"sfigati", nel senso che la così detta sfiga viene attribuita a chi
subisce un qualche cosa di negativo dall'intangibilità del caso. Invece
esistono delle responsabilità che - come spesso accade nel caso di artisti
ancora intrappolati nel buio - sono un miscuglio di fattori che hanno a che
vedere con la personalità dell'artista (spesso in questi casi, ricca di
inaspettate e ardite discese e salite), dal pubblico (molte volte disattento e
poco curioso) e dal mercato discografico (che dal mio punto di vista ha molte
volte il peso maggiore). Per quel che riguarda Roma, è possibile che ci sia un
profumo di radici che mi tiene aggrappato inesorabilmente a queste vite, ma nel
mio elenco che aggiorno costantemente ci sono infiniti cantautori sparsi
in tutto lo stivale. Io credo piuttosto di subire il fascino di chi, con
assoluta purezza ha continuato a scrivere canzoni a prescindere dai tempi,
regalandoci - come dici tu - repertori eterni e atemporali...
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| Foto di Raffaella Vismara |
So che tra le tue numerose e importanti collaborazioni artistiche annoveri quella con il paroliere e poeta Pasquale Panella, artefice ad esempio del testo della tua canzone Barrì del 2023, ma anche protagonista dello spettacolo teatrale Pasquale Panella legge Yeats con musiche tue e di Edoardo Petretti. Pasquale Panella è stato anche storico paroliere di Enzo Carella, è stato quindi lui il Virgilio che ti ha trasportato dentro i gironi danteschi del mondo poetico di Carella o, viceversa, l'interesse per Carella è partito da te ed è stato ovvio il tuo approdare a Pasquale Panella?
È curiosa la nascita di questo
progetto su Carella che io già conoscevo per via della mia passione - e direi
ossessione - per il cantautorato sommerso. Succede che nel 2021 partecipo al
Festival di Sanremo e vengo accostato da alcuni proprio a Carella, forse per le
movenze e il baffetto... chissà...
Poi Morgan mi propone di trasformare alcune poesie di Panella in canzoni;
poesie che lo stesso Panella aveva scritto come risposte poetiche a diverse
poesie di Morgan. Nel frattempo, decido di fare dei concerti carelliani che
hanno inaspettatamente un buon successo, arriva l'idea del libro e poi
dell'album. Di fondo il concetto è cercare di restituire luce a chi ha navigato
per troppo tempo nel buio...
E di luce, ma soprattutto di
colore, ne è piena la copertina che ritrae in maniera fumettistica Enzo
Carella, attorniato da due donne-sandwich, una bionda e una rossa con il suo
sguardo rivolto alla bionda. Io la trovo ironica, giocosa, scanzonata ma
forse Carella era proprio l'opposto. anzi forse proprio il suo carattere fu uno
dei principali ostacoli alla sua scalata al successo. Mi piacerebbe sapere chi
è l'autore della copertina e quale il motivo che ti ha spinto ad utilizzare
proprio questa splendida immagine sia per il libro Enzo Carella -
Dolce tu per tu sia per il disco (uscito in digitale) Avincola canta
Carella.
Anche la copertina dell'album
(che è praticamente la stessa del libro) ha una storia curiosa. Il mio caro
amico - scrittore comico - Alessandro Gori "Lo sgargabonzi" (con cui
abbiamo scritto il brano Letti) aveva appena pubblicato un suo libro ed
ero rimasto molto affascinato dalla copertina, così mi son fatto dare il
contatto del disegnatore e ho conosciuto Hurricane, che è un artista pazzesco
con una sensibilità fuori dal comune. Così chiacchierando abbiamo deciso di
dare alla copertina un senso di gioia e di surreale che contraddistingue le
sonorità e le parole dei brani Carella/Panella. Per farlo si è ispirato al
linguaggio visivo di Andrea Pazienza, io aggiungerei anche del grande Bonvi. La
cosa curiosa è che, dopo un paio di telefonate, ho scoperto che Hurricane è il
fratello di Nicola Manuppelli, mio amico e storico collaboratore di Panella!
Quando in un album devi condensare il percorso musicale di un artista come Enzo Carella, poliedrico, sfuggente ad ogni classificazione e spesso infedele persino a sé stesso, in senso positivo intendo, credo che scegliere 14 brani tra i 53 brani dei suoi 6 album di studio sia stata un'operazione abbastanza complessa. Ti sei lasciato guidare da un filo conduttore, dall'istinto, come è nata insomma la track-list definitiva? C'è qualche canzone che magari, a posteriori, avresti voluto comunque inserire?
Fosse stato per me le avrei messe
tutte... Volevo che fossero poste in ordine cronologico, per dare la sensazione
anche di come quel modo di scrivere parole e musica sia cambiata nel tempo.
Scegliere è stato molto complicato, mi sono concentrato dividendo il primo
Carella (quello che è un pochino più conosciuto) scegliendo le canzoni più in
vista come "Barbara" che non avrei mai potuto - né voluto - non
inserire. Poi la seconda parte, ovvero la più oscura e misteriosa e ho fatto
molta fatica perché è soprattutto importante conoscere quella parte. Alla fine,
mi son lasciato guidare scegliendo quelle che dinamicamente erano
"giuste" per il mio modo personale di seguire il racconto.
Nel realizzare l'album, oltre
che di ottimi musicisti ti sei avvalso di alcune collaborazioni, tra queste
voglio sottolineare quella con Anna Castiglia, perché giovane cantautrice,
perché donna e perché vincitrice della Targa Tenco migliore Opera Prima 2025.
Com'è nata questa vostra collaborazione?
Con Anna ci siamo conosciuti
indirettamente attraverso Morgan. È un caso che nel mio album ci siano due
donne - lei e Mille - e due uomini: Dente e Ciliari. Non mi importava. Per me
ciò che è essenziale è che si trattasse di artisti di cui ho molta stima e che
amano Enzo Carella. Purtroppo, abitando in città lontane, non ci siamo
incontrati per registrare Amara ma ho voluto che si sentisse
completamente libera nell'interpretazione, e non avevo dubbi sulla sua miscela
di sensibilità e sensualità vocale. Così è andata anche con Ciliari che ha
addirittura un tatuaggio con scritto Malamore. Con Dente e Mille, invece,
è successo che sono stati ospiti di un mio live a Milano, non avevamo provato
nulla, sono saliti e abbiamo cantato. Il tutto è stato talmente puro e magico
che ho deciso di inserire quelle versioni live nel disco…
Alla fine, si può dire che questo disco tu lo abbia portato avanti praticamente da solo dal momento in cui hai pensato di realizzarlo come seguito naturale del libro, fino alla pubblicazione e distribuzione in digitale. Quindi massima libertà di azione ma anche un impegno notevolmente dispendioso dal punto di vista intellettuale. È un'operazione che rifaresti, un'esperienza che ti senti di consigliare a chi si appresta a realizzare un nuovo disco?
Il fatto di fare tutto in piena
autonomia è stata una scelta per evitare che nel disco e soprattutto nel libro,
ci mettessero le mani persone che non capivano di cosa si stesse parlando. È
sempre delicato realizzare qualcosa che ha a che fare con artisti poco
conosciuti. Io sono stato e sono tutt'ora doppiamente felice per la riuscita
del libro che è stato per due volte best seller su Amazon e dell'album che ha
appena vinto la Targa Tenco, oltre a tantissimi concerti e presentazioni che mi
hanno portato in giro per tutt'Italia. Questo dimostra che ad oggi è possibile
- e direi in molti casi necessario - agire in piena autonomia per evitare di
sporcare i propri progetti ed essere orgogliosi quando ci si mette al letto la sera...
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| Foto di Raffaella Vismara |
Un'ultima domanda, d'obbligo. Hai citato la Targa Tenco 2026 come migliore Album di Interprete, ti aspettavi un risultato del genere? Che cosa hai provato nel salire sul palco del Tenco per riceverla?
Non me lo aspettavo affatto. Speravo nella cinquina, ma vincere è stata una sorpresa. La mia emozione si propaga in diverse traiettorie. Intanto io sono un fruitore del Tenco, lo amo profondamente e credo che sia il luogo musicale che più andrebbe preservato e custodito in questo paese. Ho sempre amato il cantautorato anni '70, quindi quando ho saputo che avrei lasciato traccia del mio passaggio tra artisti immensi come Guccini e Lolli, ho avuto un moto dentro di me di commozione e allegria. Poi il fatto di aver fatto tutto da solo, senza casa discografica, produzione, ufficio stampa, mi gratifica ancor di più e dimostra che ad oggi non è necessario partecipare a tutti i costi a un talent o passare per il così detto "mainstream". Altra cosa che mi riempie di orgoglio e felicità, è il fatto di aver fatto "tornare" Enzo Carella sul palco dell'Ariston dopo ben 47 anni. Il Tenco offre una grande speranza, ovvero che la curiosità possa essere la chiave per una forma di controcultura e di un nuovo respiro...



