di Fabio Antonelli
Raccontare Edoardo De Angelis
in poche righe sarebbe un’impresa impossibile. Cantautore, paroliere, produttore
discografico, per i più diciamo che è entrato nella storia della musica leggera
italiana come autore della celebre “Lella”. Innumerevoli, nel corso della sua
carriera, le collaborazioni con altri musicisti e, proprio dalla collaborazione
con un gruppo di giovani artisti è nata la sua ultima fatica discografica “Ulisse
al confine del tempo”, prodotta da A.C. CulturArti, pubblicata da Azzurra Music
su licenza de Il Cantautore Necessario, e realizzata con il sostegno della
Regione Friuli - Venezia Giulia.
Nell'affrontare una nuova
opera discografica sono solito partire sempre dal package del disco,
innanzitutto dalla copertina che, in questo caso, è un prezioso disegno di
Clara De Angelis che ritrae l'idea di un veliero dalla vela rossa sostenuto sul
palmo di una mano. Io la leggo come una riflessione sul fatto che anche quando
ci si avventura per lidi sconosciuti, verso un futuro ignoto, alla scoperta del
mondo non si è mai realmente soli, può essere letta in tal senso? Poi c'è quel
titolo Ulisse al confine del tempo, che fa intuire come il tema
principale non sia tanto il viaggio in senso fisico ma il rapporto con il
tempo, con i propri sogni, i propri desideri, le proprie paure, il rapportarsi
con gli altri. È questa la chiave di lettura di questo tuo nuovo lavoro
discografico?
Indubbiamente, in questo caso più
che in altri, la grafica dell’album ha una parte significativa e importante. In
copertina, con la vela rossa, come nel film di Nolan, la nave di Ulisse naviga
su un palmo di mano. La mano, nella mia intenzione, è la mano del destino, del
fato, che in ogni momento cerca di rimetterci su un cammino segnato. Il viaggio
di Ulisse al confine del tempo è una sfida a proiettarsi, idealmente, sempre
oltre quel confine. Ulisse è ogni uomo che vive il suo tempo con coraggio, e continua
il suo percorso avendo raccolto sulla sua nave tutti i momenti, i sogni, i
desideri, le persone della vita passata, sempre alla ricerca di nuove
avventure. Tutti i disegni originali di copertina e booklet sono regali dei
miei nipoti Nica, Marco e Rosso, tutti e tre studenti dell’Artistico. La
copertina, come sempre, è di mia figlia Clara.
Hai citato Nolan e credo che
la chiave interpretativa che hai utilizzato abbia una certa vicinanza con
quella del grande regista, in fondo il vero protagonista del tuo Ulisse è il
rapporto con lo scorrere del tempo che è assegnato ad ognuno di noi. La vita
spesso offre possibilità di incontri proficui, bisogna saperli cogliere e tu mi
sembra lo abbia fatto con grande intelligenza, questo disco lo si può
considerare luogo di incontro, di scambio culturale tra artisti di generazioni
diverse? Quanto ti sei messo in gioco?
In effetti il mio Ulisse - per il
quale si può configurare una certa quota, non assoluta, di identificazione tra
personaggio e autore, è alle prese con il tempo. Con il tempo passato, con il
suo vissuto di componenti belle e amare, con la sua prima giovinezza (La
porta dei sogni), con la sua scelta di campo (Come uno scrittore),
con partenze e ritorni sentimentali (La tela di Penelope), con la
scoperta dell'universo femminile (Il peso della luna). È andato in cerca
di fortuna (Baciare la sposa) e si è scontrato frontalmente con la
pietra dura della vita, le sofferenze altrui, il dolore del mondo (Erano
solo uomini, Un infinito applaudire). E si ritrova tra il tempo già andato
e quello, incerto, del futuro (Ulisse al confine del tempo, Controcanto)
con il pensiero a tutte le "cose" che ha messo via nella sua grande
valigia (Ho rubato). Io, per buona sorte, ho condiviso la mia vita
professionale avendo occasione di lavorare e stringere amicizia con i migliori,
i più grandi: De André, Endrigo, Lauzi, De Gregori, Dalla, Battiato, Camilleri,
Paolini, Marcorè e tanti altri, E altre, la mia amica Tosca per tutte. Buona
sorte anche quella di aver scelto di lavorare a questo album con ragazze e
ragazzi delle mie residenze artistiche: Nicole Coceancig, Anna Cainero, Alvise
Nodale, Michele Arena, Antoine Ruiz, Luca Carrubba, e con altre e altri
musicisti davvero preziosi quanto disponibili. Una citazione speciale per Reno
Brandoni, che così bene ha saputo leggere e amplificare il mio sentimento con
la sua inquieta e straordinaria chitarra. Certo, mi sono affidato, e mi sono
messo in gioco. Ma il gioco è stato bellissimo, certamente ne valeva la pena!
A proposito di collaborazioni,
davvero tante e pregevoli in questo tuo nuovo progetto, nelle note di
accompagnamento al disco dici "Nulla di tutto questo lavoro sarebbe stato
possibile senza il consiglio prezioso dell'amico Francesco Giunta", come
vi siete conosciuti e come vivi questa decennale amicizia con il musicista
siculo?
In effetti Francesco Giunta -
amico fraterno da 45 anni - è un mio riferimento indispensabile. Ci siamo
conosciuti a Mondello a inizio anni '80, eravamo ospiti di una delle prime
edizioni del Cantamare. Io avevo allora una vera e propria hit radiofonica, Una
Storia Americana (da Anche meglio di Garibaldi, Durium, 1981) e lui
era premiato tra le giovani proposte con il suo primo album. Quella notte si
presentò e volle portarmi in giro per Palermo, che non conoscevo, fino
all'alba, parlandomi della storia della città e di quella della sua numerosa
famiglia. Da quella notte Palermo, Francesco e la sua famiglia divennero la mia
seconda casa. È riduttivo raccontarlo in cinque righe, ma fatto sta che
qualunque cosa che io scriva o pubblichi, prima di diventare pubblica passa dal
tavolo di Francesco e qualche volta i suoi suggerimenti sono così acuti e
interessanti da meritare, oltre ai ringraziamenti, anche una firma.
Ora se fossi d'accordo, vorrei
addentrarmi un po' nel disco, senza passare in rassegna tutte le tracce ma
cogliendo alcuni aspetti. Partirei da La tela di Penelope, per la quale
è stato realizzato anche un videoclip in un bellissimo bianco e nero, testo tuo
e musica del giovane cantautore di Civitavecchia Luca Carrubba che lo ha
cantato con te. Trovo meraviglioso l'alternarsi del recitato con la tua calda
voce e del cantato con l'apertura melodica di Luca. Il testo è pura poesia
"La tela di Penelope è un incanto / È una bellezza, un cruccio, un
divenire / La tela di Penelope è un inganno / L'eco di un giorno che non può
finire". Com'è nata questa traccia? Questa vostra collaborazione?
Due risposte per due domande. La
traccia è nata all'interno del Museo Etnografico del Friuli, a Udine. Il testo
parlato nasce come testo di una visita teatralizzata. I due attori lo
interpretavano assieme, all'unisono e contemporaneamente: voce e anima di donna
e uomo, insieme. Il luogo di questa scena è un'installazione del museo, che si
vede anche nel video che hai citato. Si tratta di un grande telaio di legno,
davanti al quale siede un'imponente figura femminile, interamente coperta da
una tela che ne lascia distinguere appena i contorni. Una perfetta Penelope.
Quando ho iniziato a lavorare all'album, ho pensato di utilizzare quel testo, e
ho chiesto a Luca se volesse musicarlo. Lui fece di meglio: lasciò il testo
senza toccarlo, nemmeno con la musica, e scrisse a contorno una bellissima
apertura, che in qualche modo rispondeva al testo iniziale. La nostra
collaborazione è nata quando nel settembre del 2023 dirigevo la giuria in un
concorso di cantautori, a Viterbo. Luca si stagliava nettamente sugli altri,
così pensai che meritasse di essere aiutato. Organizzai un suo concerto a Roma,
diventammo amici, e nel 2024 lo invitai alla residenza artistica che organizzo
all'inizio di ogni estate nella Val Pesarina, la Valle del Tempo. Luca vinse la
residenza, alla quale parteciparono quell'anno dei ragazzi davvero
sbalorditivi. A tutti chiesi di collaborare al mio futuro album, per offrire a
me la gioia di poter collaborare con giovani artisti effervescenti, e a loro la
possibilità di avere una visibilità professionale in più. Assunto dimostrato da
questa intervista ...
Molto interessante questa
genesi. A questo punto sono molto curioso di sapere com'è nata, invece, Un
infinito applaudire (Gaza City) per la quale è stato realizzato un altro
videoclip in bianco e nero molto toccante. Anche qui c'è un recitato scritto da
te e una musica, quasi sospesa, un po' come quelle nuvole che ad un certo
momento si vedono nel video, scritta da Reno Brandoni. Il tema è attuale ma,
allo stesso tempo, eterno, quei versi "Ma Dio non li aspettava così
presto. / Vedendoli arrivare, restò muto. / Era un'offesa all'ordine del cielo.
/ Non era preparato a quel saluto. / Pensò che non poteva sopportare / il peso
di quel fiore già reciso. / Girò la testa e non riuscì a fermare / la traccia
delle lacrime sul viso" riferiti all'arrivo in cielo dei bambini, fanno un
gran male, ci mettono di fronte all'estrema crudeltà della guerra, ma lascio la
parola a te.
Un infinito applaudire (Gaza
City) nasce molto tempo fa dal titolo, e da uno scherzo. Un mio carissimo
amico, dentista e musicista di spicco, maestro di fingerstyle, per il quale ho
scritto molti testi, un giorno mi mandò una sua musica da ascoltare. Era molto
bella. Gli risposi, sinteticamente: Un infinito applaudire. Lui rispose: Ogni
cosa che scrivi sembra il verso di una canzone. Quella cosa mi rimase in mente.
Poi ... sai come siamo fatti noi cantautori d'impegno: i dolori del mondo sono
anche i nostri, ci obbligano a scrivere canzoni. Questa canzone è stata la
prima dell'intero album a sbocciare. È nata di notte, con le immagini e i versi
che tu stesso hai riportato. I bambini di Gaza sono un simbolo di tutti i
bambini che soffrono per colpa nostra. Le immagini sono forti, sì, ma spero non
retoriche. Il testo intero era pronto all'alba, ma era solo un testo, e volevo
che diventasse una canzone. Ma io non volevo toccarlo, per me era fisso,
quello, il mio lavoro era finito. Ero esausto. Pensai a chi affidarlo per la
parte musicale. Reno Brandoni è un musicista, un chitarrista molto particolare,
che lavora forte sul sentimento, sulle emozioni. Io amo molto le sue cose. Gli
mandai il testo, da musicare. Gli piacque molto. Adesso devo svelare un
particolare della sua vita, che però lui stesso affronta con naturalezza. Reno
era molto malato, ma non mi disse nulla. Io aspettavo che lui lavorasse alla
canzone, ma il tempo passava, e lui, evidentemente non era in grado di
lavorare. Dopo più di un anno mi disse la verità e mi raccontò la sua storia.
Mi ringraziò per averlo aspettato. Preparò la musica, ma solo come sottofondo
al testo. Ci incontrammo nel luglio 2025 entrambi ospiti del Festival Ferentino
Acustica, organizzato proprio da Giovanni Pelosi. Mi fece ascoltare la sua
proposta, e la sera stessa presentammo la canzone al Festival. poi, nella
stesura dell'album, sono intervenuti altri straordinari musicisti: Andrea
Bitai, violoncello, Davide Raciti, violini, Alberto Corredig, percussioni ed
effetti sonori. IO sono ancora dentro le parole di quel testo... potrebbero
diventare una bandiera ... ma vengono ascoltate solo da persone come te, in
grado di condividerle ...
Un'altra canzone di cui vorrei
parlare è senza dubbio Erano solo uomini (Io sogno), perché è ispirata
al docufilm Cutro, 94… and more diretto da Angelo Resta, che
ricostruisce il drammatico naufragio avvenuto a Steccato di Cutro nella notte
tra il 25 e il 26 febbraio 2023 in cui morirono almeno 94 persone tra cui molti bambini, perché al tuo
fianco c'è una delle cantautrici emergenti che amo maggiormente Nicole
Coceacing e perché quei versi finali "Io sogno ... nessuno può fermarmi
quando sogno / un sogno non lo puoi cacciare via... / Io sogno ... e posso
andare ovunque quando sogno / qualunque casa al mondo è casa mia /perché io
sogno..." hanno dentro l'essenza dell'essere umano, quel anelito di
libertà che è matrice comune dell'intera umanità. Mi parli della sua stesura e
della collaborazione con Nicole che, per altro, ritroviamo anche nella
splendida Il confine del tempo?
Grazie, Fabio, per questa
domanda. La stesura di questa canzone è durata...il tempo materiale di
scriverla di getto, almeno fino allo special finale Io sogno. Devi
sapere che Angelo Resta è stato, negli anni passati, autore dei video di due
mie canzoni, Il mago e le stelle, con Neri Marcorè e il "mago"
Walter Di Francesco (clip premiata a Cortinametraggio) e Abbracciami,
con il Maestro scultore Antonio Cersosimo. Quando ha girato il docufilm Cutro,
94 and more ha scelto una mia canzone, Lettera dall'inferno per
commentare una delle scene più intense e strazianti. Per me era indispensabile
dedicare a questo film una canzone che potesse rappresentarlo compiutamente. La
canzone è nata come una figlia amata, a me molto somigliante. Poi, Nicole, con
la sua voce, la sua grinta di combattente, la sua precisione professionale, il
suo talento grande e spontaneo. Una perfetta compagna per questo brano, e per
l'altro condiviso, Il confine del tempo. Rimaneva così salvo il patto
fatto con i ragazzi della residenza artistica 2024, tra i quali certamente
NIcole si faceva notare. Così è andata. Lo speciale è arrivato in un secondo
momento ... perché non può, non deve esserci dolore che si consumi senza una
speranza, una luce. Ci sono diversi "bridge" e "special" in
questo album ... ma tutto veramente naturale, nato per pura esigenza
sentimentale. Nulla è stato costruito artificialmente, tutto è stato imposto
dalla parte più immediata, schietta del mestiere. Spero che si avverta, e che
questo ne semplifichi la lettura.
Credo si avverta e molto. Ti
dirò di più, il disco, dopo più di un ascolto, sebbene frutto di tanti
contributi e collaborazioni, dimostra una coesione sorprendente ed è come se ci
fosse un file rouge, forse una vela rossa, che unisce tutti i naviganti che
sono saliti su questa nave progetto. Ti pongo allora un’ultima domanda che è
anche una forma di augurio: hai mai pensato che questo disco potrebbe,
lavorandoci sopra, trasformarsi in uno spettacolo teatrale, una nuova forma di
teatro-canzone?
Amico mio, questo sarebbe un
sogno. Uno spettacolo multimediale con video, partecipazioni dal vivo e altre
da remoto, brani dal docufilm di Cutro ... un sogno non impossibile ma certo
difficilmente realizzabile, perché intanto i miei "ragazzi ospiti"
stanno diventando professionisti vivaci (artisti lo erano già) e sempre molto
impegnati. Infine, devo dire che dipende un po' anche da voi giornalisti,
divulgatori, informatori. Se avrete la forza di portare questo mio lavoro a
conoscenza di molti nuovi amici (e amiche, naturalmente) allora anche i sogni
più complicati possono diventare una fortunata realtà. Del resto, perché non
dovrebbe valere anche per me quello che ho scritto di getto nello special di Erano
solo uomini? Io sogno ... e posso andare ovunque quando sogno. Dai, Fabio,
vinciamola insieme questa lotteria!
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