Fra guerra e pace, la vita di ogni giorno continua.
di Fabio Antonelli
Lo scorso 6 dicembre per
l’etichetta Jazzhouse Records di Friburgo è uscito Fra guerra e pace
che, se non ho sbagliato a contare, è il venticinquesimo album di Pippo
Pollina, ultimo di un lungo percorso musicale nato nel lontano 1987 con il suo
primo disco Aspettando che sia mattino.
Venticinque
album in trentotto anni di carriera sono un bottino considerevole e magari ci si
potrebbe aspettare un calo fisiologico di creatività, invece, questo nuovo
capitolo musicale è forse uno dei migliori in assoluto della sua lunga carriera
musicale, un disco fortemente voluto, politico, con una impellente voglia di
continuare a dire la propria in un momento come questo in cui “La guerra è una
dimensione dalla quale l’uomo non si è mai staccato veramente. Quel luogo dove
la distruzione e lo sterminio familiarizzano con le altre vicende della vita.
Con l’amore, con le nascite, con la fame o la sete.” come si evince per parola
dello stesso Pollina, dal cospicuo libretto che accompagna il disco.
Disco
che si presenta con un ottimo package in cartonato che include il libretto vero
e proprio e la custodia sempre in cartonato e plastica del cd, con una
copertina costituita da una foto di una band proveniente da tempi lontani,
leggo poi dal libretto essere una foto gentilmente concessa a Pollina dalla
famiglia Avvento di Camporeale.
Ma
veniamo alle tracce del disco. Vigolais, il brano di apertura, pieno di
lirismo, toccante, delicato, splendidamente arrangiato, è dedicato a Chasper
Bardill, figlio del noto cantautore svizzero Linard Bardill, tragicamente
scomparso il 24 maggio 2025 all'età di 38 anni a causa di un incidente in
montagna, vittima di una valanga sul Rimpfischhorn, sopra Zermatt, nel Canton
Vallese. È cantato in modo autobiografico, in prima persona, esprimendo quel
desiderio della vittima di un ultimo saluto, un ultimo abbraccio reso
impossibile dall’improvvisa dipartita, toccanti i versi “Ed abbracciarvi / tutto
d’un fiato / questo sì, adesso sì. / Senza parole / nel verde di un prato, / proprio
così. / E non ci sarà vento / quella sera di maggio / non ci sarà più
rimpianto”.
Il
volo del colibrì è, invece, un
vibrante invito a vivere la propria vita a pieno, a credere ai propri sogni, a
continuare la strada intrapresa, sicuri che le tenebre, sebbene imminenti, non
faranno paura. È evidentemente un canto di speranza, bellissimi poi i versi
finali “Canta ma non dimenticare / chi ha pagato il conto / per la parola che
arricchisce / il tuo racconto. / La dignità della memoria / che rischiara / (e
la fronte sfiora) / la notte è dura / arriva ancora / ma non fa paura”.
È
ancora la speranza a prevalere sullo sconforto nella successiva Fra i petali
del girasole, canzone dalla struttura rockeggiante scritta a quattro mani
con Luigi Mariano, cantautore salentino, che narra la storia di un soldato
ucraino in licenza mentre sogna una vita migliore dopo la guerra, lontano dal Donbas.
La canzone si chiude poeticamente così “E poi su questo oceano radioattivo / io
più ti guardo e più mi sento vivo. / Bacio i tuoi capelli color del miele /
un’onda fra i petali del girasole / E finirà lo so… / questa guerra inutile”.
La
notte dei cristalli, quarta traccia
dell’album è stato anche il primo singolo e video ad anticipare l’uscita
dell’album, vedendo all’opera per la prima volta in assoluto Pippo Pollina con
i figli Julian “FABER” e Madlaina in una canzone dedicata alla tragica notte del
9 novembre del 1938 in cui avvenne un pogrom da parte della popolazione tedesca,
favorita dalla Gestapo, nei confronti degli ebrei, a seguito dell’attentato condotto
il 7 novembre a Parigi dal diciassettenne ebreo polacco Herschel Grynszpan ai
danni del diplomatico tedesco Ernst Eduard vom Rath. Da una delle pagine più
buie della storia recente Pippo Pollina riesce a costruire una magnifica
canzone molto pacata ed intimista introdotta dal flicorno di Alessandro Presti
con versi stupendi come questi “Sarai come quando hanno bruciato il tempio / in
nome di Perseo / E hanno spento il sogno caro a Galileo. / Sarai come quando
hanno cercato l’oro / e hanno trovato sangue, / nell’oscurità di una notte
qualunque”.
Ancora
più rivolta al presente è la successiva Free Palestina, con quel oud ad
ambientarla perfettamente, lo stile rock e versi pieni di sofferenza senza fine
“Non ci sono carezze, verità e certezze ieri né domani. / Poche le mani amiche
e gonfie le ferite. / Non ci sono canzoni a riempire di suoni le sere di Gaza /
Pietre, polvere e catrame. Freddo sete e fame. “cui fanno da contraltare le
voci sparse nel mondo al grido di “Free Palestina”.
Lava
la pioggia è, invece, un poeticissimo
canto purificatore, dall’incedere prima lento, battente e poi piano piano crescente,
un inno alla pioggia capace di lavare via dolori e sofferenze, di donare un
briciolo di speranza “Lava la pioggia / e ingrossa / i fiumi d’orgoglio e
velocità. / Sulle nostre vendette / le piroette / d’odio e viltà. / Lava la
pioggia lava / col suo dolore / ci salverà”.
Lascia
estasiati nell’ascolto la successiva canzone Questo tempo insieme,
secondo singolo e video di questo album. La canzone vede riuniti nel canto Pippo
Pollina, Marcello Mandreucci, Alfonso Moscato e la voce di strada Raquel Romeo,
strepitosa scoperta, almeno per il sottoscritto. Queste voci così diverse fra
loro si incrociano e mescolano in un canto che è un inno alla gioia dello stare
insieme, potere immenso della musica. Segno di vero amore il suggello finale “Se
mi cercherai io sempre ci sarò. / E ti aspetto anche se non te lo dirò”.
Il
fiume è un brano che scorre
lento come un fiume di pianura ma che inesorabile trascina con sé tutti gli
istanti di un’esistenza, quelli realmente vissuti e quelli semplicemente
sognati “E ti avrò se mai ti avrò / ombra di un istante / E sarai un sogno al
mattino / Il bacio di un amante / che c’era e non c’era. / Nuvola straniera di
frontiera…”.
Dolcissimo
e pieno di poesia è Hasta siempre, il pezzo dedicato a José Alberto
Mujica Cordano, il politico e guerrigliero uruguaiano che continuò a vivere in
una piccola fattoria a Rincón del Cerro, alla periferia di Montevideo anche
durante il suo mandato di presidente dell’Uruguay, rinunciando a vivere nel
palazzo presidenziale, autoriducendosi lo stipendio governativo. Il testo sarebbe
da riportare per intero, ma non lo farò, dico solo che è tutto da ascoltare per
la sua amorevole delicatezza, sia musicale sia poetica.
Il
brano successivo Rosabianca è dedicato a Sophie Magdalena Scholl, la
giovane attivista tedesca appartenente appunto alla Rosa Bianca, il gruppo di
ispirazione cristiana di amici tedeschi che pubblicarono una serie di manifesti
contro la dittatura del nazionalsocialismo, scegliendo la ribellione non
violenta al regime, che fu catturata e, infine, ghigliottinata dai nazisti. Ancora
un brano che lascia il segno, che ricorda questa straziante vicenda, per non dimenticare,
soprattutto in questo periodo sospeso tra ignavia o revisionismi “Eppure un
giorno si dirà / sarà stato qualche libro / o un prete di periferia. / Ma si
chiamava verità / e ti cantava ad alta voce / la sua dolce melodia”.
Il
disco si chiude con Piccola canzone per noi, una dolce e delicatissima
canzone direi necessaria per riappacificare l’animo dopo tanto dolore e
sofferenza, “Piccola canzone per noi / che accarezzi piano”.
In
definitiva un gran bel disco, forse uno dei più belli in assoluto tra quelli
ascoltati nel 2025, con un Pippo Pollina in gran spolvero sia dal punto di
vista musicale con notevoli invenzioni melodiche, sia dal punto di vista dei testi
carichi di poesia, che non sente il passare degli anni ma, anzi, appare più
ispirato che mai.
Un
disco che non troverete in streaming né su Spotify né su altre piattaforme per
scelta dell’autore che, ancora una volta, ha preferito prediligere la
distribuzione classica della propria musica attraverso i supporti fisici CD e LP
oltre che, ovviamente, attraverso una fitta scaletta di concerti tra Svizzera, Austria,
Germania, Liechtenstein ed Italia quasi sempre sold out.
Buon
ascolto, che di canzoni così ne abbiamo un gran bisogno.
Pippo
Pollina
Fra
guerra e pace
Jazzhaus
Records – 2025
Tracklist
01.
Vigolais
02.
Il volo del colibrì
03.
Fra i petali del girasole
04.
La notte dei cristalli
05.
Free Palestina
06.
Lava la pioggia
07.
Questo tempo insieme
08.
Il fiume
09.
Hasta siempre
10.
Rosabianca
11.
Piccola canzone per noi
Crediti
Pippo
Pollina (voce, chitarra acustica, pianoforte)
Julian
Pollina “FABER” e Madlaina Pollina – (voci in La notte dei cristalli)
Marcello
Mandreucci, Alfonso Moscato e Raquel Romeo – (voci in Questo tempo insieme)
Lenka
Bonaventurova (viola)
Daniel
Frankenberg (violino)
Jonas
Moosmann (violino)
Stefania
Verità (violoncello)
Martin
Kälberer (pianoforte, tastiere, fisarmonica, harmonium)
Daniel
Stelter (chitarra acustica ed elettrica)
Alex
Klier (basso elettrico)
Sven
Faller (contrabbasso)
Roberto
Petroli (sassofono, clarinetto, clarinetto basso)
Alessandro
Presti (flicorno)
Marcio
Robino (flauto)
Tommy
Baldu (batteria e percussioni)
Martin
Kälberer (batteria, percussioni, duduk, mandolino, mandola)
Werner
Schmidbauer (armonica)
Daniel
Stelter (mandolino e oud)
Registrato
nell'estate del 2025 presso Malawi Studio (Bad Endorf, Germania), Indigo
Records (Palermo, Italia) e Centochimere Studio (Zurigo, Svizzera).
Masterizzato presso LXK Studios a Monaco di Baviera da Alex Klier. Prodotto e
arrangiato per Jazzhaus Records (Friburgo, Germania) da Pippo Pollina e Martin
Kälberer. Partitura e arrangiamenti per archi e fiati di Roberto Petroli. Foto
di copertina per gentile concessione della famiglia AVVENTO (Camporeale,
Italia). Progetto grafico di Marc Raner.

