mercoledì, maggio 23, 2018

Lucina Lanzara dà voce e suono a Salina


di Fabio Antonelli

Nella biografia di Lucina Lanzara troviamo scritto: cantautrice, sperimentatrice vocale, produttrice musicale e teatrale. Di sicuro è artista mai propensa a ripercorrere strade già battute, se nel 2015 realizza il disco “Lucina canta e racconta De Andrè” (Kelikon Edizioni 2015), una rivisitazione in chiave mediterranea di vita e opere di Fabrizio De Andrè in realtà nata nel 2007, eccola ora proporci il suo “Isòla” (Nota Preziosa Edizioni 2018), un opera strumentale, sperimentale tra vocalizzi e jazz, tutta da ascoltare, nata come sonorizzazione live del documentario "Il resto dell'anno". Come resistere alla tentazione di saperne di più …

Cover cd "Isòla"


Sono sempre attratto dalle copertine dei dischi, in fondo sono il biglietto da visita di un progetto. La copertina di "Isòla" ti vede fasciata da un bellissimo abito e un altrettanto bel turbante in testa, com'è nata l'idea della copertina e perché quell'Isòla con evidenziato l'accento sulla o?

Rosa è il colore dominante di Isòla. Isòla è femmina. L’abito rosa evoca il viaggio in un mondo fatato, in un mondo di sogni ed emozioni. Il turbante mi restituisce il sapore d’oriente, il gioco di perle in mano come se con loro fossi stata germinata dalle acque. Isòla con l’accento sulla “o” come se fosse un neutro plurale: le cose che si fanno da sola, Isòla con un chiaro richiamo all’isola, al sole, al sale, alla completezza della donna.

Isola è un disco, per chi ti avesse conosciuta per il tuo progetto su De Andrè, decisamente spiazzante, tu qui è come se fossi completamente un'altra artista, compositrice raffinata sperimentale ma se poi ne conosci la genesi diventa tutto più comprensibile, me ne parli approfonditamente?

Nella mia rivisitazione di De Andrè c’è la donna, la donna amante, l’innamorata di De Andrè. C’è tutta l’acqua del Mediterraneo. Io sono Isòla, Isòla è la mia poetica. Il mio primo disco edito dalla RAI nel 2003 fu “Il canto del Sole”, un concerto per la Pace per voce sola e percussioni, scritto a margine dello scoppio della guerra in Iraq. Prima ancora, 1997, vivevo a Genova, intrisa dell’odore dei carruggi di Faber, e scrissi “De Mare”, assolutamente cantautorale, dopo alcuni anni (2006) edito ancora dalla RAI. Alcuni produttori mi chiesero di rispettare il mio pubblico, così lo avrei spiazzato ed io risposi che sono questa: in eterna evoluzione. Oggi sono felice di avere avuto il coraggio delle mie scelte: 6 dischi, 12 opere, tutte apparentemente diverse. Cerco sempre e solo il Suono e le Emozioni, nel Mediterraneo.

Credo tu sia riuscita pienamente ad essere te stessa ma come classificheresti, operazione orribile a dire il vero, questo tuo nuovo progetto? O meglio, come lo presenteresti ad un potenziale fruitore?

Lasciati prendere per mano e ti condurrò nel mondo dei sogni, tra Word Music jazz e New Age.
Hai visto, a proposito, questo post di Andrea Podestà "Dopo di che è successa la magia..."


in cui parla di me a Pieve Ligure accompagnata dagli straordinari Edmondo Romano al clarinetto e Riccardo Barbera al contrabbasso e loop station?

Si, ho visto, credo sottolinei soprattutto la dimensione concertistica di questo lavoro discografico, un'opera che è nata proprio per essere eseguita dal vivo vero? Qual è stata la genesi di questo bellissimo lavoro?

Ti ringrazio! Per la verità il disco ed il live sono due mondi a se stanti. Nel disco, Daniele Camarda, lo straordinario bassista cosmopolita, utilizza una loop station anni’70 che segue un algoritmo per cui il Suono si evolve e diventa irriproducibile, sempre diverso. In più il suo strumento è un basso a 7 corde che si è fatto costruire apposta e che Camarda utilizza talvolta come liuto, talvolta come contrabbasso, talvolta come Arpa. Non esisterà mai un live uguale al disco ma ciò che conta è il racconto e come il pubblico diventa parte integrante del racconto stesso. La genesi è la colonna sono del Documentario “il resto dell’anno”, di cui ho curato la colonna sonora, di Michele Di Salle e Luca Papaleo: mi fu chiesto di essere, con la mia voce, l’Isola di Salina. Così è stato. Una colonna sonora minimalista. Molta voce sola. Poi il giro del mondo per i Festival più importanti del Documentario. Nicchia. Sempre meravigliosa nicchia …

Lucina Lanzara - foto di Giuseppe Sinatra


A proposito di nicchia, c'è un artista di nicchia uomo o donna con cui vorresti collaborare ed unire la tua creatività, la tua voglia di sperimentare cose nuove?

Patrizia Laquidara, Max Manfredi, il compositore violoncellista Giovanni Sollima.

Tornando al tuo disco credi che in qualche modo il fatto che sia un lavoro puramente strumentale possa in qualche modo aprire le porte ad un ascolto oltre i confini nazionali? È vero che risuona di Mediterraneo ma è pur vero che la musica di qualità quella capace di emozionare supera ogni barriera, no?

Oh! Grazie! Si! Lo penso, lo vivo così. Non sono arrivata a pubblicare i testi nel Booklet in inglese ma on line lo è già. Alla presentazione del disco a Palermo ho avuto contatti con Roma Milano Genova con la traduzione estemporanea in inglese. Ho avviato una serie di contatti con l’estero ma non posso sbilanciarmi ancora. 

Nel citare tre artisti con i quali gradiresti collaborare hai fatto nomi molto interessanti, chissà che da ciò non possa nascere davvero un qualcosa di nuovo. Quando un artista pubblica un disco è come se mettesse la parola fine, il sigillo definitivo ad un proprio progetto e comincia a guardare oltre. Hai già in cantiere qualcosa di nuovo, nel caso si può già parlarne?

Esatto!!! Dovrei registrare tre lavori teatrali di cui esistono i DVD live, sono oratori moderni sperimentali: “Dies Natalis”, “Canto della Santuzza”, “Canta San Mercurio”. Dovrei finire il libro sulle “Voci Vicine” ma soprattutto registrare e pubblicare il nuovo disco da cantautrice! Già ho le canzoni! Mi manca il tempo!



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