giovedì, dicembre 13, 2012

Intervista a Charlotte Ferradini

di Fabio Antonelli



Partiamo dalla tua vittoria al Premio Bianca D’Aponte 2012, che esperienza è stata?

Beh, è stata senza dubbio l’esperienza più bella per quanto riguarda premi o concorsi per canzone d’autore cui ho partecipato, innanzitutto perché sono stati due giorni, quasi tre con le prove, durante i quali c’è stato modo di conoscersi non solo tra le concorrenti ma anche con la giuria e con il patron del Premio, Gaetano d’Aponte, che è stato carinissimo. Devo dire poi che, nonostante fossimo undici donne, il che avrebbe potuto far pensare che dietro le quinte fossimo lì pronte con i coltelli tra i denti, in verità io non ho sentito per niente la competizione. A parte il fatto che trovo proprio assurdo, parlare di competizione, perché quando in gioco c’è la canzone d’autore non c’è uno sfoggio di doti vocali semmai di mondi diversi di scrittura, di melodia, non solo di vocalità. Direi  che ognuna di noi proponeva un qualcosa di totalmente diverso dalle altre, così particolare e proprio, che sarebbe stato anche stupido mettersi a competere. Ecco perchè è stata una bella esperienza umana oltre che professionale, che secondo me, è anche la cosa più interessante in assoluto, poiché attualmente sono sempre meno le occasioni d’incontro e soprattutto confronto tra musicisti. Per quanto mi riguarda non mi aspettavo per nulla di vincere, non so se hai visto il video realizzato da Red Ronnie, lì, si vede che io ero proprio ignara di tutto e c’è stato anche un momento di commozione sul palco, giacché sebbene come dicevo non ci fosse quel clima da competizione, la tensione però all’ultima serata s’è sentita e quindi, dopo tre ore di concerto, siamo salite sul palco che eravamo tese come corde di violino e non so se sai com’è strutturato il Premio, non c’è solo il premio principale ma ci sono altri premi per l’interpretazione, la composizione, quello assegnato dalla critica, quindi quando ho visto sfilare tutti gli altri premi mi sono detta “va beh anche questa volta è andata male”... Poi però hanno fatto il mio nome e lì proprio non ho capito più nulla. E’ stata una bella soddisfazione personale, perché non era facile e penso che la qualità  in generale fosse piuttosto alta, inoltre ritengo che il cognome che porto soprattutto quando si partecipa a gare sia più uno svantaggio che un vantaggio …

Ritieni quindi che il fatto di essere la figlia di Marco Ferradini sia stato forse più un problema che non una facilitazione?

Quello sicuramente, m’è successo diverse volte.
Beh, in realtà a me piace il mio cognome, però soprattutto in Italia c’è questa tendenza a tracciare dei paragoni tra padre e figlio anche quando sono entità totalmente diverse, solo già per il fatto ad esempio che io sia una donna e Marco è un uomo, la voce è ovviamente diversa, tante cose sono diverse, però c’è sempre questa tendenza. Secondo me invece bisognerebbe valutare caso per caso, poi se uno è bravo è bravo, ma ritengo che anche se sei figlio di chissà chi, ma non vali nulla continuerai a non valere nulla ...

La canzone “Martarossa”, quella con cui hai vinto il Premio Bianca d’Aponte, com’è nata?

Sia “Martarossa”, sia la canzone in francese che ho cantato il giorno prima della finalissima e che s’intitola “Tremblante” sono nate a quattro mani con Bungaro. “Martarossa” in particolare richiama fin dal titolo il mio colore preferito, il rosso appunto,  perché forte e dirompente, ma in questa forza estrema trovo ci sia anche la fragilità delle emozioni. Martarossa quindi è un monito a dispiegare la propria emotività in modo costruttivo, a darsi il massimo delle possibilità nella vita, a mettere a frutto al massimo le proprie potenzialità. Lo stesso incipit “La fame agli occhi/ di aria selvatica/ su spiagge notturne/ di terra umida” riassume bene il senso del brano. Questa “Fame agli occhi” è, secondo me, quella spinta che di solito hanno solo le persone più interessanti e grazie alla quale poi riescono a raggiungere traguardi importanti.

 “Martarossa” vede quindi un tuo testo su musica di Bungaro, se ho ben capito.

Si, una fusione (ride).

Quella con Bungaro è stata una collaborazione casuale o c’è qualcosa in programma?
In realtà abbiamo scritto più di una canzone insieme, sono almeno cinque o sei brani, poi vedremo come andrà la vita, perché in realtà è stato un incontro casuale, non è accaduto una cosa del tipo ti chiamo ti scrivo e ti faccio realizzare un album, come magari succede in altri ambiti. La nostra collaborazione è nata dal fatto che lui apprezzava alcune cose che io facevo, gli avevo mandato alcuni miei pezzi da ascoltare, mentre a me è piaciuto da subito il suo modo di approcciarsi a un mondo cantautorale che non fosse il suo, cercando di trovare una chiave di lettura nuova, di creare un mondo condiviso.

Il fatto che tu abbia scritto cinque o sei brani con Bungaro fa presupporre che ci sia dietro il progetto di un tuo disco a venire?

Mah, questo non posso dirlo (ride), certo non posso dire che ci siamo messi a scrivere quei pezzi perché non sapevamo cosa fare, bisogna però vedere un attimo come gira il mondo in questo momento (ride), comunque sì, sicuramente.

Di là di questa collaborazione con Bungaro, vedi la possibilità di qualche altra collaborazione con altri artisti italiani o preferiresti piuttosto percorrere una tua strada personale?

No, a me piace il confronto, penso che da esso possano nascere mondi sonori molto interessanti purchè i due artisti che si mettono in gioco abbiano un mondo e un’identità ben precisa, quindi non lo escludo, perché girando tanto, ho accumulato una serie di contatti con persone che stimo molto a livello artistico. Con alcuni ho già messo in piedi qualche idea. E poi sono convinta che dal confronto si possa solo crescere.

So che hai partecipato ad anche altri concorsi, sul tuo profilo di Facebook ho appena visto alcune foto che ti ritraggono al Pigro 2012 …

In realtà lì ero come ospite, è stata una bellissima esperienza anche quella, ho conosciuto il figlio di Ivan Graziani, Filippo, che ho trovato molto bravo tra l’altro. In passato, in realtà, ho partecipato a Musicultura, dove sono stata tra i quaranta finalisti, ma ero ancora agli inizi di questo progetto cantautorale. Più di recente, un anno fa, ho invece partecipato al Lunezia, dove sono arrivata in finale con un brano completamente mio che s’intitolava “A fior di pelle”. Non ho comunque partecipato a moltissimi concorsi, anche perché ritengo sia bene valutare dove andare, onde evitare di trovarsi in contesti non propri. Siccome faccio un genere ben definito, ritengo sia utile confrontarsi con chi sta percorrendo strade simili alle mie. Come cantautrice ho partecipato anche a un altro progetto tutto al femminile, voluto dal critico musicale e scrittore Michele Monina,  dal titolo “Anatomia femminile”. L'idea di fondo è molto interessante: Monina ha chiamato ventitré cantautrici emergenti a raccontare il corpo della donna ed io per quell’occasione ho scelto i polsi, con un brano dal sapore un po’ latino che s’intitola “Rosso Amarena”. Volente o nolete  il rosso  circola sempre nelle mie canzoni.... Prima di approdare al mondo cantautorale mi sono divertita per molti anni a fare la cantante, partecipando a diversi progetti solo come voce, solo più recentemente ho sentito l'esigenza di dare voce anche ai miei pensieri in musica.



Poiché in queste tue esperienze passate hai spesso avuto a che fare con il mondo della canzone d’autore al femminile, hai qualche cantautrice che stimi in particolar modo?

Bella domanda questa (ride)
Mah, in quest’album “Anatomia femminile”, c’era ad esempio la cantautrice Veronica Marchi, che mi è piaciuta particolarmente, alla finale di Musicultura ho invece trovato molto interessante Angelica Lubian. C’è poi un’amica mia romana, che fa un genere molto diverso dal mio, che però mi piace molto e si chiama Chiara Vidonis. Ho appena letto poi che, a Sanremo Giovani, è passata questa Irene Ghiotto, non la conosco, però da un suo video di una cover che ho visto su Youtube, anche se forse è un po’ poco per giudicare, devo dire che mi sembra proprio valida come artista …

Tornando a te, per chiudere questa intervista, quali parole rivolgeresti a chi ancora non ti conosce, affinché si accosti alla tua musica?

Mah sicuramente le persone si avvicinano e si affezionano a un artista per “affinità elettiva” - per citare l'amico Goethe! - un po' come succede in amore: bisogna innamorarsi di un artista, del suo modo di esprimere forza e fragilità insieme, nelle sfumature della sua voce o negli anfratti del suo testo. Quando si parla poi di mondo cantautorale credo che questo discorso sia ancora più valido, perché un cantautore è una voce pensante, che canta quello che realmente sente e osserva della realtà che lo circonda. Per questo credo che sia sempre il pubblico a “scegliere” l'artista, non il contrario. Per quanto mi riguarda, sento di essere “vera” quando scrivo, suono e salgo su un palco portando la mia musica, poi non so se questa verità arrivi sempre al pubblico che mi ascolta, ma sono convinta che risieda lì il vero fattore x di un artista perché l'arte è comunicazione e solo chi si emoziona ed è coerente con quello che propone, riesce ad arrivare alla gente.



Pagina ufficiale di Charlotte Ferradini su Facebook: www.facebook.com/marta.ferradini

Nessun commento: